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a nostra provincia, ricca di storia e cultura, è stata il terreno fertile in cui sono fiorite personalità degne di nota, concittadini illustri che nel corso dei secoli si sono distinti in molti ambiti del sapere: poeti e scrittori – Leopardi su tutti – così come personalità del mondo della musica della pittura e dell’architettura, ma anche giuristi, storici missionari e uomini che, ognuno nel proprio ambito, hanno lasciato segni importanti e indelebili nella nostra terra e nel mondo.

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-Giacomo Leopardi

(Poeta, n. Recanati 29 giugno 1798, m. Napoli 14 giugno 1837)


E' il massimo poeta marchigiano e tra i più importanti della letteratura italiana. Dopo una giovinezza appassionatamente dedita agli studi classici e filosofici, sopratutto legandosi alla cultura materialista e sensista francese, che gli consentono precoci occasioni di creazione in campo storico, scientifico, nella traduzione dal latino e dal greco, ottiene giovanissimo grande considerazione che egli cerca di tradurre in occasione per poter lasciare la vita del paese e ottenere occasioni di lavoro intellettuale. Nel 1825 si trasferisce a Milano a Bologna, a Firenze e a Pisa e infine a Napoli. Personalità piena di vigore lirico e di grande capacità  riflessiva, come emerge, oltre che dalle sue opere poetiche come i Canti, dalle sue scritture filosofiche (Operette morali) e dallo Zibaldone (enorme raccolta di pensieri e appunti che ne documenta la formazione e il pensiero filosofico), Leopardi è rimasto nella memoria letteraria come il poeta della malinconia e della misera condizione umana immaginate e tradotte in termini, linguistici e sentimentali, di grande modernità.

-Ugo Betti

(Drammaturgo, n. Camerino 4 febbraio 1892, m. Roma 9 giugno 1953)


È stato uno dei più noti personaggi di Camerino e tra i maggiori drammaturghi italiani, legato alla scuola del cosiddetto "teatro di parola" che comincia con Pirandello per arrivare a Silvio d'Amico, Diego Fabbri e a Betti stesso. Nella vita fu un magistrato capace di guardare oltre il carattere formale del diritto, come rivela nel suo dramma più noto e rappresentato: Corruzione al palazzo di giustizia (1949), dal quale fu tratto anche un film di successo). Scrisse poesie e racconti ma è rimasto nella storia della letteratura sopratutto come drammaturgo (La casa sull'acqua, 1927, Frana allo scalo nord, 1936, Il cacciatore d'anitre, 1940, Delitto all'isola delle capre, 1950).

-Annibale Caro

(Letterato, n. Civitanova Marche 19 giugno 1507, m. Roma 21 novembre 1566)


Tutti lo ricordano come il traduttore dell'Eneide di Virgilio, ma Annibal Caro fu anche un tipico letterato della seconda metà del Cinquecento, membro di accademie e autore di successo. Comincia la sua carriera con testi licenziosi sotto la protezione di Giovanni Guidiccioni, vescovo di Fossombrone, per poi essere assunto come segretario di Pier Luigi Farnese. Grazie alla elevazione del Farnese a duca di Parma e Piacenza, Caro divenne capo dell'amministrazione della giustizia. Ritiratosi a Frascati nel 1563, dopo un periodo al seguito del cardinale Alessandro Farnese, si dedica alla traduzione dell'Eneide, considerata il suo capolavoro. Oggi si tende a rivalutare la sua produzione più intima e meno retorica come emerge dalle Lettere famigliari, considerato il miglior epistolario del XVI secolo.

-Libero Bigiaretti

(Scrittore, n. Matelica 16 maggio 1905, m. Roma 3 maggio 1993)


Trasferitosi a Roma con la famiglia a sei anni, Bigiaretti ha continuato a rappresentare molti suoi racconti e romanzi nella città di origine, con la quale è rimasto un profondo legame per tutta la vita. Esordisce nel 1936 come poeta (Ore e stagioni), lavora come giornalista per "Lettere d'oggi" e inizia la sua attività di romanziere con Esterina nel 1942. Seguono tra le altre Carlone (1950), I figli (1954), I racconti (1961), Le indulgenze (1966) che ottiene il premio Viareggio. Dal 1952 al 1964, come molti intellettuali italiani tra i quali Volponi, Pampaloni, Codignola, collabora con Adriano Olivetti a Ivrea, dove dirige l'ufficio stampa della Olivetti. È stato anche presidente della Società italiana autori ed editori.

-Beniamino Gigli

(Cantante lirico, n. Recanati 20 marzo 1890, m. Roma 30 novembre 1957)


Dopo Enrico Caruso è stato il cantante italiano più amato e acclamato dal pubblico. Figlio del campanaro di Recanati ebbe modo di studiare la musica piuttosto tardi, nel 1911, a Roma dove si poté trasferire con una borsa di studio al Liceo musicale di Santa Cecilia. Debuttò a Rovigo nella Gioconda, ma fu al Metropolitan di New York, tra 1920 e 1932, che divenne famoso in tutto il mondo come tenore. Tornato in Italia negli anni Trenta cantò prevalentemente al teatro dell'Opera di Roma, fino al ritiro dalle scene nel 1956, lasciando il ricordo di una voce dal timbro estremamente particolare.

-San Nicola da Tolentino

(Santo, n. Sant'Angelo in Pontano 1245, m. Tolentino 10 settembre 1305)


È uno dei santi più venerati e noti delle Marche. Agostiniano, fece il predicatore dal 1275 in diverse città italiane. Fu proclamato santo nel 1446 e papa Alessandro VII lo fece protettore della cristianità. Gli fu dedicata da Pio VI, nella città dove finì i suoi giorni, una grandiosa chiesa divenuta basilica nel 1783, dove è stato ritrovato il suo sarcofago sotto il pavimento del notissimo "cappellone" basilicale.

-Matteo Ricci

(Macerata, October 6, 1552, Beijing, May 11, 1610)


Insieme a Leopardi è forse il più famoso maceratese di ogni tempo, notissimo in Cina dove giunse nel 1582, dopo l'ingresso nella Compagnia di Gesù, gli studi al Collegio Romano e due anni di preparazione passati a Goa. Attento osservatore dei costumi e della cultura cinese, nell'intento di fare proselitismo religioso studiò la lingua e la letteratura cinesi, avviò ottimi contatti con l'autorità arrivando ad essere intimo e poi astronomo e geografo dell'imperatore. Noto in Cina come Li Ma Tu, dove è considerato una specie di secondo Confucio, Ricci ha avuto il merito di avere spiegato la Cina ai suoi contemporanei ma anche di aver divulgato le conoscenze scientifiche e i fondamenti del credo cristiano e del pensiero occidentale ai Cinesi. Nel lungo periodo di permanenza in Cina, Ricci costruì anche orologi e carte geografiche, pubblicò diverse traduzioni per la corte imperiale che contribuirono ad accrescerne la stima e la considerazione.

-Giuseppe Tucci

(Orientalista, n. Macerata 5 giugno 1894, m. San Polo dei Cavalieri 5 aprile 1984)


È stato il maggior orientalista italiano del Novecento, vero erede del suo concittadino Matteo Ricci (vedi). Profondo conoscitore delle lingue orientali, ha studiato la cultura, la filosofia, le religioni e l'archeologia dell'estremo oriente con lunghe campagne di studi in India, Nepal, Afghanistan, Persia, Tibet. Ha insegnato a Roma, a Napoli in università indiane. Accademico d'Italia ha ricevuto il premio Nerhu. Nel 1933 ha fondato l'Istituto italiano per il medio e l'estremo oriente e, nel 1957, il Museo nazionale di arte orientale di Roma. Tra i suoi studi Linee di una storia del materialismo indiano (1933), sette volumi di saggi sull'Indo-tibetica (1932-42), una Storia della filosofia indiana.

-Alberico Gentili

(Giurista, n. San Ginesio 14 gennaio 1552, m. Londra 19 giugno 1608)


È uno dei personaggi italiani più noti in Inghilterra dove si era dovuto rifugiare nel 1580 per le accuse di eresia insieme al padre Matteo (n. San Ginesio 1517, m. Londra 1602, medico) e al fratello Scipione (San Ginesio 1563, Altdorf 1616; giurista anche lui e precettore del conte di Ottemburg ad Altdorf, editore dei Commentari di diritto civile del Donello nel 1595), dopo gli studi giuridici a Perugia. Dal 1582 operò come professore di diritto civile a Oxford per diventare poi Cancelliere dell'ateneo. È stato uno dei massimi studiosi di diritto internazionale, che concepiva come un mezzo per pacificare l'Europa del XVI secolo dilaniata dalle lotte di religione. La sua opera maggiore è il De jure belli (1598).

-Ivo Pannaggi

(Pittore, n. Macerata 1901, m. 1981)


Artista del secondo momento futurista che introdusse nell'ambiente più classico e accademico marchigiano. Partecipò all'esposizione futurista di Macerata del 1922 e firmò il "Manifesto dell'arte meccanica" del 1922. Nel 1925 prepara le scene de I prigionieri di Baia di Marinetti. Negli anni Trenta frequenta l'ambiente della Bauhaus e inizia una vivace produzione di grafica pubblicitaria.

-Scipione [Gino Bonichi]

(Pittore, n. Macerata 25 febbraio 1904, m. Arco 9 novembre 1933)


È stato uno dei protagonisti della cosidetta "scuola romana" (detta anche "Scuola di via Cavour"), insieme a Mafai e Mazzacurati. Dopo gli studi all'Accademia di belle arti, a Roma, sviluppa sopratutto negli anni 1925-30, prima di morire giovanissimo di tisi, un sentimento poetico irrazionale e simbolistico venato di ironia, erotismo e senso barocco. Tra le sue opere più note il Ritratto del cardinale Vannutelli sul letto di morte (1930), il Ritratto di Ungaretti, Cavalli davanti al mattatoio, Le monache. Fu anche disegnatore (molti suoi disegni sono comparsi su "L'Italia letteraria") e fine scrittore (Le civette gridano, 1938, Carte segrete, 1942 edite postume a cura di Enrico Falqui).

-Camilla Battista

(Clarissa, n. Camerino 9 aprile 1458, m. Camerino 31 maggio 1524)


Camilla nasce il 9 aprile 1458 nella corte dei Varano. Figlia prediletta di Giulio Cesare, principe di Camerino, trascorre la sua giovinezza tra feste, balli e divertimenti. Studia il latino, legge i classici, impara a dipingere, a suonare, ad andare a cavallo. Cresce vivace ed esuberante, immersa nel lusso della vita di corte. Nei progetti del padre, Camilla è destinata a un matrimonio di nobile convenienza, ma la sua vita assume una condizione imprevista. Un venerdì santo, si reca a una predica durante la quale il frate, Domenico da Leonessa, chiede ai presenti di versare almeno una lacrima ogni venerdì per amore di Colui che ha dato la vita per noi. Camilla, a soli 9 anni, prende sul serio questo proponimento e lo porta avanti con fedeltà, e spesso anche con grande fatica. Lo Spirito scava in lei lo spazio per accogliere il vangelo. Inizia a farsi pressante dentro di lei la voce che la sollecita a prendere la decisione di dedicarsi completamente al servizio di Cristo. Ma lei non ne vuole sapere e comincia a lottare con Dio. Alla fine di questa intensa lotta spirituale, a 23 anni decide di entrare nel Monastero delle Clarisse di Urbino, assumendo il nome di Suor Battista. Dopo soli due anni fa ritorno a Camerino nel Monastero che il padre ha costruito per lei e dove attualmente sono custodite ed esposte le sue spoglie. Per ulteriori informazioni visita il sito http://www.clarissecamerino.it