I
l nostro patrimonio monumentale attraversa e testimonia secoli di storia, spaziando dall’architettura religiosa, che si esprime in magnifiche chiese abbazie e santuari, a quella civile, ricca di monumenti e palazzi signorili di antica memoria, a quella militare, con la sua pregevole serie di rocche fortezze castelli e mura di cinta.

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Apiro

-Abbazia di Sant’Urbano
Affresco nell'Abbazia di Sant'Urbano

Consacrata nel 1086, ma risalente a prima dell’anno Mille, fu ricostruita nel XIII secolo. All’inizio del XV sec. iniziò la sua decadenza che la spinse nel 1442 ad unirsi all’Abbazia di Valdicastro, tenuta dai Camaldolesi, che se ne occuparono fino al 1810.


Restaurata nel XX secolo la chiesa attualmente presenta forma romanico-gotica, semplice facciata e tre belle absidi. L' interno, a tre navate (quella centrale gotica, mentre le due laterali di tipo romanico), è diviso a metà da un'iconostasi che separa la parte riservata ai fedeli dal presbiterio, molto rialzato e anch'esso a tre navate. Notevoli i capitelli cubici decorati a bassorilievo con figure zoomorfe e fitomorfe. Interessante la cripta sottostante il presbiterio, anch'essa a tre navate, separate da muri e comunicanti tra loro mediante anguste aperture. La varia articolazione dei piani e dei volumi e la singolare separazione del corpo anteriore da quello posteriore dell'edificio fanno di S. Urbano una chiesa unica nelle Marche. Non più adibita al culto, la chiesa ospita ora manifestazioni culturali.
Indirizzo Sulla strada di Poggio S. Vicino
Proprietà: privata
Data costruzione: Prima dell'anno 1000
-Chiesa della Madonna della Misericordia o della Figura

La chiesa è stata costruita alla fine XIV sec attorno ad un muro affrescato, detto “Figura” attribuito ad Ottaviani Nelli di Martino da Gubbio (1375-1444). Fu corpo unico con l’Ospedale dei Pellegrini trasformato successivamente in Monte Frumentario.


La chiesa della Figura ha rappresentato, per il popolo di Apiro, il centro della devozione mariana. Per i nostri padri, la Madonna della Figura era il punto di riferimento di ogni loro azione: era consuetudine recarvisi, allorquando ci si accingeva a compiere un lungo viaggio o in procinto di stipulare un affare importante, per invocarne la protezione.
Data costruzione: Fine XIV Secolo
-Chiesa di San Francesco delle Favete

Sorge nell’omonima contrada a pochi chilometri da Apiro. La tradizione narra che San Francesco abbia sostato in questi luoghi ed abbia compiuto diversi miracoli.


In questa zona San Francesco si trovò a far visita al monastero benedettino di S. Urbano dell’Esinante, dove i monaci gli assegnarono un'area dipendente dal castello di Favete, per costruirvi un convento. Il Santo in pochi giorni operò miracoli fondando la chiesa e il convento. Sebbene quasi totalmente distrutta dalle intemperie, nella zona è ancora visibile la grotta all'interno della quale il Santo si ritirava in preghiera.
Data costruzione: XIV Secolo
-Chiesa di San Francesco Entro le Mura

E’ sicuramente la chiesa più antica di Apiro, costruita prima del XII sec. In essa si sovrappongono due stili: quello romanico, originale, e quello barocco, successivo e risalente ai primi del ‘700 per l’interno della chiesa.


Di rilevante valore artistico il portale di stile romanico- bizantino, risalente al XIII sec., decorato ai lati con colonnine tortili e lisce, affiancate alternativamente. Nel 1865 la chiesa divenne proprietà del Comune di Apiro.
Data costruzione: Prima del XII sec.
-Chiesa di San Leopardo

Tutta la struttura esterna, costruita da pietre irregolari squadrate, è a forma quadrangolare completata da un abside semicircolare sulla quale si eleva l’altare maggiore, illuminato da una sottile monofora in pietra calcarea bianco-rosea.


Data costruzione: X-XI Secolo
-Chiesa di San Michele Arcangelo

Le sue prime notizie risalgono al 1033. Il vicolo retrostante, detto “vicolo delle catacombe” lascia pensare, tuttavia, ad una preesistente struttura antica.


Data costruzione: 1033 circa
-Chiesa di San Salvatore – Santa Maria ad Nives

Una delle più antiche del nostro territorio, sorge su una collinetta panoramica a sud del paese a m. 513 slm. La sua struttura, che comprende chiesa e sagrestia è formata da blocchi di pietre squadrate.


Data costruzione: XII Secolo
-Chiesa di San Sebastiano – Convento dei P.P. Cappuccini

Eretta nel 1546, le fu annesso successivamente il Convento dei P.P. Cappuccini. All’interno un cortile a selciato a mattoni, racchiude il chiostro ed il pozzo.


Data costruzione: 1546
-Chiesa di Santa Felicita

Costruzione romanica che conserva nell’archivolto del piccolo portale un’iscrizione a carattere gotici, con la data 1256. Gli storici concordano che la data riportata si debba riferire all’anno di erezione del portale e non alla fondazione, più antica.


Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa di Santo Stefano (Cà di Chiocco)

La chiesetta di tipo monastico fu costruita prima del 1300 ed era una fiorente parrocchia denominata “Santo Stefano di Buraco” o di “Montalvello”.


Stile: Romanico-gotico

Data costruzione: Prima del 1300
-Collegiata di Sant’Urbano

Dedicata al patrono S. Urbano, fu eretta nel 1632 per opera di Giangiacomo Baldini. La chiesa, di puro stile barocco, è divisa in tre navate,a forma di croce latina e con cupola ottagonale. L’altare maggiore ospita una pala del XVII sec. raffigurante l’Incoronazione della Vergine e S. urbano I Papa, opera di Angelo Scoccianti di Andrea.


A destra dell'altare maggiore è alloggiato un prestigioso organo veneziano, costruito nel 1771. La sacrestia, con mobili in legno del '700, è sede di una prestigiosa raccolta, "Tesoro della Collegiata", composta da quadri, busti di santi d'argento, paramenti e arredi sacri.
Stile: Barocco

Data costruzione: 1632
-Monastero di Santa Maria Maddalena

In questo monumento, fino a qualche anno fa, veniva esercitata una scuola di ricamo. Ora qui vivono piamente ed esemplarmente poche suore, professano la regola di San Francesco e sono soggette al Vescovo di Camerino che ne nomina il confessore.


Data costruzione: 1500
-Palazzo Comunale

Massiccio edificio quadrangolare identificato con l’antico Palazzo dei Priori. Costruito nel 1246, ha subito numerosi rifacimenti. La sala consiliare conserva un’opera di Allegretto Nuzi, raffigurante la Madonna con Bambino e Santi (1366).


Proprietà: Proprietà Comunale
Data costruzione: 1246
-Porta Garibaldi

Anticamente chiamata Porta Musone, fu ricostruita nel 1762. Oggi è la porta d’ingresso del paese.


Stile: Gotico

-Torrione – Cinta muraria Apiro

Risale a due fasi costruttive principali, la prima medievale, la seconda della prima metà del XV sec., per opera di Francesco Sforza. Attorno alle mura erano disposti quattordici torrioni di forma poligonale irregolare, attualmente ne restano cinque, di cui quattro di proprietà privata.


Data costruzione: XII Secolo

Appignano

-Chiesa dell’Addolorata

La Madonna dell’Addolorata era venerata già nel 1550, quando il Consiglio deliberò la riparazione dell’edicola. Essa venne però ricostruita nel 1746 nel quartiere di Santa Croce, perchè in pessime condizioni. Grazie alle continue offerte lasciate per l’immagine miracolosa fu possibile costruire, al posto dell’edicola, una Chiesa i cui lavori durarono dal 1841 al 1859.


Data costruzione: 1746
-Chiesa di San Giovanni Battista

Rinnovata nel Settecento presenta oggi pianta longitudinale, navata unica, un bel portale in pietra che si evidenzia per le forme arrotondate del timpano e per il cartiglio dalle forme baroccheggianti. Emblematico il suo campanile gotico.


Data costruzione: XVI Secolo
-Convento di Forano
Convento di Forano - foto di Diego Baglieri

Le sue origini non sono documentate in modo esauriente; nell’area occupata dal convento tra XII e XIII secolo vi era un ospitale e dovevano anche esserci degli insediamenti benedettini. Secondo il padre Ciro da Pesaro intorno al 1215 S. Francesco giunse nella selva di Forano in cui trovò un piccolo ospizio di monaci abbandonato e cadente con una chiesa dedicata all’Annunciazione di Maria. Il santo, dice il padre, occupò il luogo.


Indirizzo C.da Forano
Data costruzione: 1473
-Palazzo Comunale
Palazzo Comunale

Il Palazzo è stato costruito nel 1790. Fu progettato dall’architetto Mattia Capponi di Cupramontana e presenta una facciata con tre archi e due nicchie che danno accesso ad un porticato a crociera.


Data costruzione: 1790
-Villa Tusculano
Villa Tusculano

Simbolo di Appignano e monumento pregevole per la storia e lo stile architettonico, questa villa viene fatta costruire in epoca napoleonica dal conte Leopoldo Armaroli su progetto dell’architetto bolognese Giuseppe Nadi.


Stile: Neoclassico

Belforte del Chienti

-Chiesa di S. Giovanni

Semplice nella chiusura a timpano della facciata, ma suggestiva e severa nella pietra scura con cui è edificata, apparteneva al Monastero Benedettino, poi domenicano ed in seguito a ciò fu chiamata S. Domenico, mentre in precedenza era chiamata de tribio. All’ interno interessanti affreschi raffiguranti la Natività e la Madonna del Rosario di Andrea De Magistris del 1558.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Borgo San Giovanni
Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa S. Eustachio

E’ ricordata almeno dal 1218, ma le sue forme attuali risalgono al XVII-XVIII sec. dopo il terremoto del 1741. Se all’esterno non presenta strutture particolarmente notevoli, all’interno l’edificio custodisce alcune opere di grande interesse: tra cui una statua lignea cinquecentesca di S. Sebastiano (un tempo nella chiesa omonima), due tele cinquecentesche, una delle quali firmata e datata da Durante Nobili da Caldarola, allievo di Lorenzo Lotto, una Santa Lucia del pittore ginesino Domenico Malpiedi (prima metà del sec. XVII), e il luminoso e grandioso polittico (cm 483 per cm 323) del 1468, firmato e datato da Giovanni Boccati.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Piazza Umberto I
Data costruzione: L'antecedente al 1300, ma ricostruita nel sec. XVII-XVIII
-Chiesa S. Maria di Villa Pianiglioli

L’ edificio risale al XVI sec. ed era dedicato a S. Giovanni Evangelista. All’esterno presenta bassorilievi in arenaria, mentre all’interno sono conservate tre tele raffiguranti : San Venanzio; S. Eustachio che regge sulla mano sinistra il paese di Belforte; la Sacra Conversazione.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Via Villa Pianiglioli
Data costruzione: XVI Secolo
-Chiesa S. Maria d’Antegiano

Le prime notizie relative a questa chiesa risalgono al 1476, in quanto altre fonti del 1421 non fanno menzione della sua fabbrica. La chiesa fu tenuta come luogo dei Clareni secondo quanto si legge in un atto di permuta del 1540. All’ interno presenta due lastre in marmo, un confessionale e un altare, inoltre vi si conservava una tela con riferimenti stilistici che riconducono al De Magistris.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Via Madonna D’Antegiano
Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa S. Maria e Monastero Silvestrino (ora S. Pietro Apostolo)

Appartenente all’ omonimo monastero silvestrino e più volte ristrutturata, anche in epoca moderna. All’ interno una croce processionale di fattura bizantina del XV sec. e alcune tele attribuite a Luigi Domenico Valeri (XVIII sec.). Ristrutturata nel XVII sec.


Visite: orario Ss. Messa ed ingresso gratuito
Indirizzo Via Ciappi
Data costruzione: XVII Secolo (ristrutturata)
-Chiesa S. Salvatore

E’ una piccola chiesa posta in mezzo al verde, di proprietà privata. Nella sua struttura sembra risalire al XVI secolo. L’ interno spoglio e le pareti un tempo affrescate da pittori locali mostrano oggi solo due scene probabilmente cinquecentesche: una Sacra Famiglia e un Cristo.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Via San Salvatore
Data costruzione: XVI Secolo (circa)
-Chiesa S. Sebastiano

Fuori dall’ abitato, quasi a ridosso delle mura cittadine, si pone la restaurata e, nei secoli, allargata chiesa di S. Sebastiano, eretta dalla Comunità a protezione della peste (come allora si era soliti fare erigendo sacri edifici anche a S. Rocco ovvero alla Madonna delle Grazie), dietro autorizzazione rilasciata dal vicario Vescovo di Camerino nel 1479.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Via San Sebastiano
Data costruzione: 1479
-Palazzo Bonfranceschi

Nel cuore del centro storico di Belforte del Chienti, in provincia di Macerata, sorge Palazzo Bonfranceschi, elegante dimora storica, che prende il nome dall’ultima famiglia che lo ha posseduto. Costruzione risalente al XVII-XVIII sec., l’edificio, destinato a palazzo nobiliare, si sviluppa su tre piani e comprende una meravigliosa cappellina abbellita da stucchi.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Via Cavour
approfondimenti
Proprietà: Comune
Data costruzione: Nel XVII - XVIII sec.
-Palazzo Comunale

Era la sede dove avvenivano le assemblee cittadine costituite dal Consiglio Generale e dal Consiglio di Credenza. Ubicato in una minuscola piazza, conserva della struttura antica la torre civica, risalente al XVII sec. e tuttora fornita di campana, e le arcate ottocentesche.


Visite: orario ufficio 10.30 - 13.00
Indirizzo Piazza Umberto I, 13
Proprietà: Comunale
Data costruzione: XVII Secolo
-Palazzo Vicomandi

Raro esempio di palazzo angolare con giardino pensile, esistente già nell’ anno 1766, di cui però non si hanno notizie sulle origini. Il fronte principale del palazzo e quelli laterali sono affacciati lungo le due strade principali e quello retrostante presenta un rigoglioso giardino pensile. Conserva l’ arredamento tipico dell’ abitazione borghese dell’ Ottocento.


Visite: su richiesta ed ingresso gratuito
Indirizzo Via Ciappi, 59
Proprietà: Privata
Data costruzione: Antecedente al XVIII secolo

Bolognola

-Castello dei Pepoli di Varano

Ruderi del Vecchio Castello Varano.


Indirizzo Piazza Giacomo Leopardi
Data costruzione: XII Secolo
-Chiesa di S. Maria delle Grazie
Santa Maria delle Grazie

A pianta centrale, decorata di stucchi e restaurata nel 1990 a cura dell’Amministrazione di Bolognola. Due pregevoli tele raffiguranti S. Maria Egiziaca e S. Macario Eremita, entrambe seicentesche, affiancano l’altare maggiore.


Indirizzo Fraz. Villa Malvezzi
Data costruzione: Metà circa del sec. XVII
-Chiesa di S. Michele Arcangelo
San Michele

Dal punto di vista architettonico l’attuale Matrice di S. Michele è una completa riedificazione in stile neogotico, successiva a due catastrofiche slavine che colpirono il paese nel 1930 e nel 1934.


Indirizzo Villa Pepoli
Data costruzione: XVI Secolo
-Chiesa di S. Nicolò di Bari

La chiesa, già parrocchiale, risale a circa la metà del XIX secolo. È sorta su una chiesa più piccola e più antica.


Indirizzo Villa di Sopra
Data costruzione: 1800 circa
-Chiesetta di S. Maria a pié del Sasso

Si può ammirare una Crocefissione, affresco di anonimo dei primi del Quattrocento, qui staccato e collocato nel 1970 a cura di Guglielmo Maggi di Roma nella Chiesa di S. Michele Arcangelo in Villa Pepoli.


Indirizzo Loc.tà Pié del Sasso
Data costruzione: 1400
-Edicola Cruciani

Dall’Edicola Cruciani proviene l’affresco raffigurante la Madonna in trono con Bambino tra Angeli musicanti e Santi, del camerinese Girolamo di Giovanni, ora visibile presso la Pinacoteca di Camerino.


Indirizzo Villa da Capo
Data costruzione: Metà sec.XV
-Mulino

Vecchio mulino a pietra risalente agli anni ’20. Trattasi di un mulino di notevoli dimensioni che permetteva la macinatura del grano e del granturco non solo per il fabbisogno della popolazione di Bolognola, ma anche per gli abitanti dei paesi limitrofi.


Data costruzione: XX Secolo
-Municipio “Palazzo Maurizi”

Il palazzo comunale, già residenza della famiglia Maurizi, possiede una ricca decorazione a tempera del primo ottocento.


Indirizzo Villa di Sopra
-Palazzo Primavera

Negli scantinati del fatiscente Palazzo Primavera esiste tuttora l’attrezzatura necessaria all’arte della lana, esercitata a Bolognola sin dal Medioevo.


Indirizzo Villa Bentivoglio
Proprietà: Comune
Data costruzione: XII Secolo

Caldarola

-Cappella del Rosario
Cappella del Rosario

Si trova all’interno della chiesa di San Gregorio: stile liberty.


Data costruzione: 1918
-Castello di Croce
Castello di Croce

La fortificazione è varanesca e difendeva il lato Sud e Est del colle. La cortina di levante è la più gigantesca dei castelli della zona. Al centro si trova la porta d’ingresso ad arco acuto che immette in un cortiletto con cisterna. La parte a sud è occupata dalla chiesa, forse ricavata posteriormente.


Data costruzione: XIII Secolo
-Castello di Vestignano
Castello di Vestignano

Il Castello fu assegnato al monastero di Casauria da Ludovico II ed in epoche successive fu dato ai Varano. In zona circondata da boschi, Vestignano conserva ancora possenti mura con torrione cilindrico e torrette a base quadrata, vie strette, case basse, con tetto spiovente, archivolti e sottopassaggi.


-Castello Pallotta
Castello Pallotta

Il Castello Pallotta, dall’alto del colle di Colcù, si affaccia su Caldarola creando un suggestivo quadro d’insieme dal sapore fiabesco. Già esistente nel IX secolo, subì una modifica radicale verso la fine del ’500, quando il Cardinale Evangelista Pallotta volle trasformarlo in una maestosa quanto armonica costruzione rinascimentale che adibì a propria residenza estiva, testimoniando il prestigio del casato con le importanti relazioni imbastite dai quattro cardinali di casa Pallotta con la curia romana ed il mondo artistico. Furono molti infatti gli ospiti importanti, come il pontefice Clemente VIII e la regina Cristina di Svezia.


Tel. +39 0733 905 467
approfondimenti
Data costruzione: 1875 circa
-Chiesa di Pievefavera
Chiesa Pievefavera

La chiesa, eretta nel XII secolo, è stata molto rimaneggiata; la facciata presenta un portale a tutto sesto con decorazioni altomedievali. L’interno di gusto barocco si presenta a sala unica con quattro cappelle laterali ed un imponente altare centrale.


Data costruzione: XII Secolo
-Chiesa di Vestignano
Chiesa di vestiranno - Particolare dell'altare

Nel 1263 i Varano ottennero il diritto di giurisdizione ecclesiastica e civile sul “castrum plebis de Faveria” e lo mantennero fino al Concilio di Trento con una breve interruzione dal 1434 al 1443. Le vicende di questo periodo documentano l’importanza della pievania; infatti la pieve risultava un’ottima fortificazione con una torre di avvistamento (come si può desumere dal testamento di Gentile II da Varano – anno 1350); di maggior rilevanza è che il suo territorio garantisse parte dei confini a sud-est dei Varano ed inoltre le ricche rendite provenienti alla pieve dalle decime e dalle risorse agricole della piana di Caldarola, appartenenti ad essa. Sulla parete absidale della Chiesa si trovano alcuni dipinti di Simone De Magistris.


-Collegiata di San Gregorio
Collegiata di San Gregorio

Fu fatta costruire dal card. Evangelista Pallotta nei primi anni del ‘600 forse sulle stesse rovine della chiesa di San Gragorio della Vigna fondata dai Longobardi verso la fine del 700. La costruzione è a croce latina, il soffitto a capriate.


Data costruzione: 1600
-Collegiata di San Martino
Collegiata di San Martino

Fu inaugurata nel 1590 con bolla di Sisto V che la elevò a collegiata insigne ed il cui stemma domina la facciata vicino a quello del cardinale Evangelista Pallotta.


Indirizzo Fraz. Villa Malvezzi
Data costruzione: 1590
-Palazzo Pallotta
Palazzo Pallotta

Sede del Municipio, sorge al centro di Caldarola e forma insieme alla chiesa collegiata di San Martino un complesso edilizio di grande rilievo; nel suo impianto architettonico è disegnata la piazza antistante, probabilmente concepita con progetto unitario per essere chiusa su tre lati da edifici porticati, come fa pensare l’affresco che si trova nella sala del Consiglio (detta Salone dei Cardinali Pallotta).


-Santuario di Maria SS del Monte
Santuario di Maria SS del Monte

Il santuario chiude il lato sud-ovest della piazza e sorge sullo spazio ricavato dalla demolizione di una precedente chiesa del 1400. L’edificio progettato dall’architetto Augustoni venne aperto al culto nel 1780. La facciata si sviluppa su due piani divisi da una travatura aggettante. La porta principale con timpano è incorniciata da quattro lesene sulle quali poggia una trabeazione; ai lati due nicchie. Stesso motivo per la parte superiore. La cupola con lanterna è di forma poligonale, il campanile riprende i motivi della facciata. L’interno è a croce greca.


Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele
Data costruzione: 1780 circa
-Santuario Madonna del Sasso – Valcimarra
Santuario della Madonna - Valcimarra

Il santuario nasconde, secondo la leggenda, l’antro della Sibilla Cimaria; annesso alla chiesa vi è un romitorio. Al secondo ‘400 appartengono i due affreschi dell’interno: la Crocifissione e Madonna con Bambino.L’affresco relativo alla crocifissione fa pensare ad un pittore anonimo noto come il Maestro di Patullo.


-Stanza del Paradiso
Stanza del paradiso

Così denominata per le scene raffigurate dagli affreschi, dedicate all’arte venatoria (paradisòs in greco indica appunto il giardino, il luogo di caccia); questa stanza è un piccolo gioiello incastonato nel Palazzo comunale, quasi nascosto e remoto, luogo di meditazione del Cardinale dove la realtà si sublima nella favola attraverso un paesaggio altamente lirico, che rappresenta una flora e una fauna esotiche e scene di caccia animate da cavalli impennati, levrieri, cacciatori…


Data costruzione: XVI Secolo

Camerino

-Basilica di San Venanzio
Portico della Basilica di San Venanzio

La chiesa di San Venanzio, costruita fuori dalle mura cittadine di Camerino in epoca medievale, fu poi inclusa all’interno della nuova cinta muraria voluta da Giovanni Varano nel 1384.


-Cattedrale
Cattedrale

L’originale costruzione della Cattedrale di Camerino, della quale si conservano nella cripta frammenti assegnabili al VII secolo, risale alla prima serie di vescovi, documentati a Camerino dal 465 d.C.


Data costruzione: 1832
-Chiesa di San Filippo Neri

Realizzata nel 1733 su progetto di Pietro Loni di Lugano e Domenico Cipriani di Cesena come nuova sede dei filippini, la chiesa è caratterizzata da una pianta ellittica con cappelle laterali e dalla facciata in mattoni a vista con zoccolo e capitelli in pietra calcarea.


-Chiesa di Santa Chiara

Nell’aula liturgica vi sono due dipinti: il primo raffigura “S. Chiara, il beato Pietro da Mogliano e la Beata Battista da Varano” è risalente agli inizi del ‘700, mentre presenta delle dimensioni pari a 300cm. x 178cm; il secondo la “Presentazione di Maria al Tempio” (di autore ignoto).


-Convento di Renacavata

Il Convento dei Cappuccini, primo insediamento di questa congregazione (inizi ‘500) costruito per volontà della contessa Caterina Cybo, sorge a 3,5 km dalla città. Nella chiesetta annessa sorge sull’ altare maggiore una grande maiolica con la Vergine col Bambino e i Ss. Francesco e Agnese. In un’ aula del convento è allestito il Museo storico cappuccino che raccoglie i prodotti artigianali dei monaci.


Indirizzo Loc. tà Renacavata
Data costruzione: 1531
-Convento di San Domenico
Cortile del Convento di S. Domenico

Il complesso, costruito dopo il sacco svevo della città, ha subìto varie trasformazioni nel ‘400 e nel ‘500 ed è stato restaurato per accogliere i musei cittadini.


Aperto dal martedì alla domenica 10.00-13.00 // 15.00-18.00 orario invernale 10.00-13.00 // 16.00-19.00 orario estivo.
Proprietà: Università degli Studi di Camerino
Data costruzione: XIII Secolo
-Monastero di Santa Chiara

La storia del Monastero è da sempre legata al casato dei Varano, e prende l’avvio dalla decisione di Giovanni Varano, nonno di Camilla, il quale, durante i lavori di ristrutturazione delle mura cittadine, pose a custodia delle porte della città alcune comunità religiose. Per questo motivo il 18 luglio 1384 istituì il Monastero di Santa Maria Nova – che solo successivamente fu dedicato a S. Chiara – affidandolo a 12 monaci olivetani.


-Oratorio di San Giovanni Decollato

La chiesa, non certa nella data di fondazione, dovrebbe essere della fine del ‘400 o dei primi del ‘500; era della Confraternita della Misericordia che assisteva i condannati a morte.


Proprietà: Comune
-Palazzo Arcivescovile

Il Palazzo Arcivescovile fu eretto dal vescovo Berardo Bongiovanni (1574) sulle mura della città e su costruzioni medievali in parte inglobate. Alla fine del sec. XVI i lati nord e ovest della piazza assumevano l’attuale volto.


Data costruzione: 1572/-80
-Palazzo comunale Bongiovanni

Sede dei vescovi di Camerino, fu ceduto alla città nel 1573 da Berardo Bongiovanni, dopo l’avvio con fondi propri di un nuovo episcopio presso la cattedrale. Sono visitabili la sala dei Priori, tempio delle antiche memorie cittadine, decorata con frammenti lapidei romani e pregevoli busti, la sala degli stucchi e quella consiliare che accoglie un coro in noce proveniente dalla seicentesca chiesa domenicana di S. Caterina, attuale sede dell’Archivio di Stato.


Proprietà: Comune
-Palazzo Ducale
Quadriporico del Palazzo Ducale

L’attuale palazzo ducale di Camerino è il frutto di successive stratificazioni (che hanno prodotto un progressivo addizionarsi delle strutture in vari momenti storici) e di restauri e rifacimenti (che nel corso dei secoli hanno nascosto sotto pareti intonacate le diverse entità di cui era composto).


Data costruzione: XIV Secolo
-Palazzo Pierbenedetti

Il Palazzo Pierbenedetti, oggi di proprietà della famiglia Santacchi, venne eretto su commissione del Cardinale omonimo alla fine del XVI secolo, come testimoniato dagli stemmi araldici conservati all’interno dell’edificio monumentale.


-Porta Caterina Cibo

E’ una delle porte più antiche di Camerino e fu costruita con lo scopo di presidiare il cuore della città. L’antico nome “Porta Cisterna”deriva dal borgo sviluppatosi intorno alla cisterna di Camerino che si trovava ai piedi del Palazzo Ducale, riserva d’acqua fondamentale per la città.


-Porta Malatesta
Porta Malatesta

Venne edificata in onore di Giovanna Malatesta, moglie di Giulio Cesare da Varano, nel XVI secolo. Dalla porta si può ammirare il bellissimo panorama dai Monti Sibillini al Catria.


-Rocca Borgesca
Rocca del Borgia

Si narra che Cesare Borgia nel 1503 la fece costruire non a difesa della città ma per tenere in soggezione i cittadini nostalgici della dinastia varanesca: pare infatti che i suoi cannoni fossero rivolti verso il centro. La rocca era divisa dalla città da uno strapiombo superabile con un audace ponte, successivamente fu riempito per volere di papa Clemente X Vescovo di Camerino.


Data costruzione: 1503
-Rocca d’Ajello

Il nome Rocca d’Ajello deriva del latino “agellum” cioè “campicello”: la fortezza sorge infatti a circa 400m. di altitudine su una collina da cui si domina il paesaggio circostante.


approfondimenti
Data costruzione: 1382
-Rocca Varano
Rocca Varano

La Rocca Varano fu eretta all’inizio del XII secolo sullo sperone roccioso a picco fra le valli del Chienti e del suo affluente, il torrente San Luca, a sud di Camerino.
Fu tra le fortificazioni più importanti dei signori di Camerino. Dopo la fine del ducato fu trasformata in casa colonica, restaurata dal comune di Camerino è oggi utilizzata come centro di convegni, mostre e spettacoli. Merita di salirvi anche per lo splendido panorama sul paesaggio circostante.



Associazione “Arti e Mestieri”tel. 0733 232527 - cell. 338 3828055 - e-mail arti mestieri@gmail.comRocca Varano tel. 0737 464004
approfondimenti
Proprietà: Comune di Camerino
Data costruzione: Nel XIV secolo Giovanni da Varano restaurò un vecchio fortilizio che sorgeva da almeno un secolo
-Santuario di Maria Madre della Misericordia di Capolapiaggia

Questa chiesa é nota soprattutto perché conserva al suo interno la “Madonna della Misericordia” proveniente dal santuario di Santa Maria di Pielapiaggia, oggi casa privata.


Indirizzo Loc.tà Capolapiaggia
-Santuario di Santa Maria in Via

Luogo di grande culto alla Madre Celeste ivi rappresentata da un interessante icona che raffigura la Madonna col Bambino attribuita al Maestro di Camerino.


Data costruzione: 1600
-Tempio Ducale dell’Annunziata

Secondo un racconto leggendario, il tempio della SS. Annunziata sorse al posto di una chiesina e di un ospedaletto più antichi, intitolati a S. Maria de’ Vignali, nei cui paraggi si sarebbe posata una piccola icona mariana scappata da casa di un bestemmiatore: di qui il titolo di ‘Madonna della bestemmia’ riservato poi all’immagine, risalente credibilmente all’inizio del XV sec. e raffigurante su fondo oro la Vergine con Bambino ed i santi Antonio abate e Giacomo.


Camporotondo di Fiastrone

-Chiesa di S. Francesco

Si trova presso il Convento di Colfano: all’interno pala d’altare della Vergine della Devozione, opera di Nobilis De Luca (olio su tavola del 1490).


Proprietà: Frati Francescani
-Chiesa di S. Maria di Carufo

All’interno si trova un dipinto della Vergine risalente al 1299, affreschi risalenti al XVI con scene dell”Antico e Nuovo Testamento.


Proprietà: Proprietà privata
-Convento di Colfano

Questo convento si trova nei pressi di Camporotondo, ha sede sul versante orientale del comprensorio sismico di Carufo (m. 594), a pochi metri della strada statale 502 (al km. 66). Esso sembra rivolto ad osservare tranquillamente il vicino abitato di Camporotondo.


Colfano indica un colle dove c’era il fanum un “bosco sacro” (o tempio pagano), dedicato a qualche antica divinità. Si ritiene però che l’antico fanum romano sorgesse sulla sommità del colle di Garufo, dove si trova attualmente la chiesa di S. Maria di Garufo, conosciuta fin dal 1299. Il monastero sorse in contrada Carrufa, una delle quattro antiche contrade di Camporotondo. Il romitorio si trova a 355 m. s.l.m. a 2,3 km. da Camporotondo, 4,3 da Caldarola e 5,3 da Cessapalombo. La sua posizione, un po’ periferica rispetto alle principali vie di comunicazione, gli ha consentito, nel corso dei secoli, di essere lasciato in disparte dai principali avvenimenti bellici. I monasteri, in genere, venivano fondati sempre vicini ad una sorgente di acqua od un fiume e la lontananza tra uno e l’altro di norma non superava i 20 – 25 chilometri, distanza tranquillamente percorribile a piedi in una giornata. Qui, secondo la tradizione, S. Francesco, in uno dei suoi viaggi nella Marca, fondò un romitorio nei pressi della sorgente che ora sgorga negli ambienti sotterranei del complesso monastico. Francesco Gonzaga (1546 - 1620) in “De Origine seraphicae religionis” edito nel 1587, definisce erroneamente placido il torrente Fiastrone. A causa della forte pendenza in un corso abbastanza breve, questo torrente è impetuoso dopo abbondanti piogge ed è vivace anche nei periodi di magra. Seguendo il corso del torrente dalle acque fredde e pulite, poco prima di arrivare a Camporotondo, sulla riva sinistra, sorge il convento di Colfano. Nei pressi del convento, il regime delle acque è molto ridotto, dato che la maggior parte è utilizzata a scopi idroelettrici e raggiunge, mediante una condotta sotterranea, il fiume Chienti a Valcimarra. Negli ultimi anni ad opera di padre Natale Sartini, parroco di Monastero e frate minore di Colfano, la Grotta dei Frati è stata riportata allo stato originale: si possono così ammirare la chiesetta, l’altare e la cisterna. Il convento di Colfano si inserisce in un itinerario che guida il visitatore in un percorso di spiritualità dall’eremo e la grotta di Soffiano, all’antico convento di Roccabruna (Sarnano), alle Grotte dei Frati di Cessapalombo, ad altri luoghi che ci raccontano le esistenze dei primi francescani.
-La Portarella

Ingresso secondario delle antiche mura castellane con tracce del ponte levatoio.


Proprietà: Comunale
Data costruzione: XIV- XV Secolo

Castelraimondo

-Cassero
Il Cassero

Costruita tra il 1382 e il 1385, per volere di Giovanni Da Varano faceva parte di un ampio sistema di fortificazioni che comprendevano le mura del Castello Raimondo ed un’alta Torre, oggi inglobata nel campanile di S. Biagio.


approfondimenti
-Castello di Lanciano

Si erge maestoso, circondato da secolare parco, sulla sinistra del fiume Potenza. Dell’antica e originaria costruzione, sono ancora ben leggibili alcuni apparati architettonici e decorativi come la torre trecentesca all’ingresso del cortile, con base a scarpa, la porta d’accesso alla rocca in posizione più ribassata, ascrivibile al ‘400, il porticato con un residuo d’affresco raffigurante la rosa malatestiana, una sala al piano terra decorata a fresco e riproducente scene di caccia e animali esotici…


Telefono attivo dalle ore 9.30 alle 12.30 - +39 331 392 7981
Indirizzo Loc. Lanciano
approfondimenti
e-mail
Proprietà: Privata
-Chiesa della Sacra Famiglia

Il Sacro edificio ha una struttura tutta particolare. Le due travi a forma di “V” portanti il tetoo, poggiano su tre grandi plinti e sul campanile aperto mostrano le tre campane in verticale.


-Chiesa di San Biagio

La Chiesa di San Biagio era situata all’interno delle mura castellane di Castelraimondo, edificata a ridosso e sopra le mura stesse, inglobando nel corso dei secoli anche parte delle torri.


-Chiesa di San Giovanni

La chiesa, definita anche San Giovannino, pur nella grande rovina, mostra tuttora particolari architettonici interessanti come archi in cotto a tutto sesto o ribassati e un rosone in cotto, tamponato. I muri, realizzati con conci di calcare e con grossi quantitativi di mattoni, denotano vane e successive fasi di restauro dell’edificio. La chiesa presentava un’unica navata ed un piccolo presbiterio, entrambi rettangolari, nonchè un tetto a capanna crollato ed una volta a botte nell’abside della quale rimangono scarse tracce.


Castelsantangelo sul Nera

-Chiesa di San Martino

Realizzata in stile romanico attorno al 1300 dagli abitanti di Gualdo e da questo “San Martino dei Gualdesi”. All’interno sono custoditi numerosi affreschi di scuola umbra quattro – cinquecenteschi, alcuni dei quali attribuiti a Paolo Bontulli da Percanestro e a Paolo da Visso.


-Chiesa di San Sebastiano

Costruita nel 1528 secondo un’architettura lineare e semplice. Al suo interno sono presenti affreschi del diciottesimo secolo e, secondo tradizione, sotto il pavimento è conservato lo stendardo strappato agli abitanti di Norcia in occasione della leggendaria battaglia del Pian Perduto.


-Chiesa di Santa Maria Castellare

All’inizio del 1400 venne costruito accanto alla chiesa un convento, che nel 1878 venne trasformato in un ospizio dalla Congregazione di Carità per volontà della nobildonna Angela Paparelli. Negli anni 1980 – 1985 venne ristrutturato e divenne una casa di riposo per anziani. L’interno della chiesa di Santa Maria Castellare fu arricchito nel tempo con prestigiose opere d’arte, fra cui il meraviglioso polittico ricco di ori e di stoffe arabescate che per alcuni critici resta una delle migliori opere di Paolo da Visso. Attualmente nel Museo – Pinacoteca locale di Visso.


Indirizzo Loc: Nocelleto
-Chiesa di Santo Stefano

Risalendo al 1300 circa, deve ritenersi contemporanea alla fondazione del paese. Nella chiesa, che presenta una solenne torre campanaria, si trova un’interessante fonte battesimale in pietra risalente al XIV secolo.


-Monastero San Liberatore

Il monastero fu sempre abitato da monache benedettine di stretta osservanza claustrale ma, dal 1958, passò alle Suore Benedettine della Provvidenza. L’interno è un insieme di volte e di stretti corridoi dove spicca lo splendore della pietra viva. La deliziosa cappella è ricca di affreschi, al centro dell’abside troneggia il Cristo “Liberatore” tra la Madonna e S. Benedetto; nell’arcata una graziosa Annunciazione, molti Angeli e Santi: il tutto da attribuirsi a Paolo da Visso ed alla sua scuola negli anni 1474 – 1476. Degno di rilievo l’artistico tabernacolo in legno decorato e scolpito risalente ai primi del 1600.


Cessapalombo

-Abbazia San Salvatore

Testimonianza di tale costruzione è tuttora la cripta, nella quale si trova un affresco di Madonna con Bambino; ci resta una croce stazionale in rame dorato,una campana del sec. XIII, una porticina di ciborio del XIV, due altari affrescati del XVI sec.


Indirizzo Fraz. Monastero
approfondimenti
Data costruzione: XI Secolo
-Castello di Montalto

Del Castello di Montalto si hanno notizie già dal IX secolo D.C. Era di proprietà della Famiglia dei Paganelli, prima vassalli dei Brunforte di Roccacolonnalta poi dei Varano da Camerino. Già dal sec. XIII diventa di proprietà dei Varano e, ne costituisce, insieme alla Rocca di Col di Pietra il primo baluardo difensivo; per questo motivo Rodolfo Il di Varano ci fece aggiungere una rocca.


Il Castello di Montalto è dotato di tre cinte murarie; quella più esterna, aggiunta in un secondo momento (ne resta uno scorcio e la torre), entro queste mura vivevano i castellani e la servitù. Eretta a protezione dei soldati e in generale di tutti gli addetti alla difesa era la seconda cinta muraria; la terza, la più interna, difendeva invece i vassalli e i signori di turno, vi troviamo anche una cisterna idrica, che assicurava un'importante riserva d'acqua a tutta la comunità. Le torri, a base circolare e quadrata, testimoniano le numerose edificazioni subite nel corso degli anni.
Stile: Romanico-gotico

Proprietà: Signori Varano
Data costruzione: IX Secolo
-Chiesa di Monastero

Conosciuta anche come Santa Maria in Insula, nella frazione di Monastero. L’Abbadia ha la cripta, magnifica nella sua struttura, con le volte a crociera sorrette da nove colonne ed un pilastro. Qui furono ritrovati frammenti di laterizio di origine romana. Fino ad alcuni anni fa, adiacente all’Abbadia era visibile un museo di materiali rinvenuti durante gli scavi di sistemazione dell’Abbadia stessa, allestito da padre Natale Sartini, ora conservato all’interno dell’abitazione del parroco.


L'alta valle del Fiastrone, ha una tradizione schiettamente benedettina. Una figura significativa e quella di Romualdo, santo ravennate, figlio del duca Sergio, nato nel 952 e morto il 19 giugno 1027 all'età di 75 anni. Secondo San Pier Damiani, San Romualdo, che avrebbe condotto per molti anni vita eremitica, era un uomo di forte ingegno, di tenaci propositi, di coraggio indomabile, mite, gioviale. Di carattere tutto singolare, sembra che non potesse avere un domicilio fisso; le sue peregrinazioni furono lunghe e continue e tra i vari paesi toccò anche il territorio di Camerino. In tutte queste peregrinazioni, interpretando rigorosamente lo spirito della "Regola" di San Benedetto, cercò di riaffermare in seno ai monasteri benedettini la necessita della vita eremitica. San Romualdo, visitando il Camerinese tra il 1005 e il 1009 rinsaldò l'eremitaggio di Rio Sacro. L'intensa vita spirituale, alimentata dal lavoro e dalla preghiera, non tardò a produrre frutti di specchiata santità. Nel 1030 fiorirono in San Salvatore un S. Ronaldo da Camerino e un S. Firmano da Fermo il quale vi ricevette l'ordinazione sacerdotale (come attesta San Pier Damiani). Sopra i loro corpi, scrive San Pier Damiani, per volontà dell'assemblea sacerdotale, sono stati eretti i sacri altari ove si celebrano i divini misteri rendendo testimonianza ai loro miracoli. San Romualdo rifondò anche l'Abbadia, oggi in parte ristrutturata, in posizione isolata a valle, dell'attuale frazione di Monastero, chiamata allora "Santa Maria in Insula" oggi San Salvatore. Difatti durante i lavori di restauro dell'abbadia sono apparse, a conferma, strutture precedenti di stile Romualdino e quattro torri ad impianto Ravennate. Intorno al 1050, sotto il Vescovo di Camerino Atto, i Benedettini di Santa Maria in Insula, furono chiamati entro le mura di San Ginesio per officiare le funzioni nella chiesa di San Pietro, oggi San Francesco, costruita a Capocastello e pertanto dovettero, per obbedienza, lasciare la loro abbadia. Per ordine di Onorio III, circa duecento anni dopo, i monaci furono costretti a ritornare di nuovo alla vecchia abbadia, pena la soppressione dell'Ordine. Lasciarono la chiesa di San Pietro ad un sacerdote diocesano e ad un fratello laico. Trovarono la chiesa ed il monastero in pessime condizioni. A Monastero tuttavia non rimasero in pace e continuarono poi a non avere vita facile poiché lo stesso Onorio III, nel 1226, in il monastero alla mensa vescovile di Senigallia. I Ginesini non furono contenti di questo provvedimento poiché il monastero di Santa Maria dell'Isola passò dalla giurisdizione del Vescovo di Camerino a quella di Spoleto. Nel 1229 "Rinaldo", legato imperiale della Marca di Ancona e Duca di Spoleto, restituì Santa Maria dell'Isola a San Ginesio confermandole tutti gli acquisti fatti precedentemente tra cui anche il castello di Isola (fraz. Monastero).
Indirizzo Monastero
-Chiesa di S.Filippo Neri

Appartenente, come Casigliano, all’ambito territoriale più antico di Cessapalombo, deriva il suo nome dall’onomastico germanico (sassone) Botto da riportare verosimilmente in epoca altomedioevale.


Indirizzo Fraz. Colbottoni
-Chiesa di San Benedetto

L’antica chiesa parrocchiale di San Benedetto, ricordata nella Rationes decimarum del 1299 1300, che conserva, di Giovanni Andrea de Magistris, i Misteri del Rosario (1526) affreschi all’esterno della nicchia della parete sinistra, mentre la Madonna e il Bambino interni e il S . Antonio Abate del nicchione di rimpetto sono del 1544.


Indirizzo Tribbio di Montalto
-Chiesa di San Giovanni Battista

Fu costruita dopo la distruzione della prima, lo ricorda un mattone, affisso ad una parete esterna, sulla quale si legge la data: 1611. Nell’interno, sullo sfondo dell’altare, v’è un quadro della Madonna con il Bambino: a sinistra (in basso) S. Giovanni, che tiene in mano un grafico, che raffigura il Castello turrito, e lo affida alla protezione di S. Benedetto, effigiato in basso dalla parte destra. Vicino un piccolo quadro, che rappresenta parimenti S. Giovanni Battista, che tiene in braccio un agnello, simbolo di Cristo (…ecco l’Agnello di Dio…).


Indirizzo Col di Pietra - Fraz. Villa
Proprietà: Privata
-Chiesa Parrocchiale di Cessapalombo “Sant’Andrea”

Si può ammirare una statua lignea detta “Madonna dell’Impollata”; l’espressività della figura fa pensare che l’anonimo autore fosse uno scultore di notevole talento.


Data costruzione: XIV Secolo
-Chiesa S. Maria Ausiliatrice

Dietro l’altare si erge il dipinto “Mater Misericordiae con cavalieri” del camerte Girolamo di Giovanni risalente al 1400.


Indirizzo Villa di Montalto
Data costruzione: XIV Secolo
-Edicola dell’Impollata

La piccola edicola votiva dedicata alla Madonna dell’Impollata, ancora si mantiene bene, forse perchè il culto presso questa edicola è ancora molto forte. All’interno dell’edicola troviamo un affresco su muro della Madonna con Bambino, un quadretto di nessun valore (forse S. Francesco) ed un’altro quadretto con un ex voto forse fatto da qualcuno il quale ha ricevuto una grazia da questa Madonna.


Indirizzo Colbottoni
-Grotta dei Frati

Escavazione nella roccia eseguita probabilmente dai frati che vi praticavano l’eremitaggio; all’ingresso una nicchia che fa pensare ad una cappella.


-Monumento ai Caduti

Monumento a memoria dei caduti durante la Seconda Guerra Mondiale.


-Rocca Col di Pietra

All’epoca dei Comuni il castello apparteneva a Filippo di Morico, il quale lo vendette al Comune di Camerino; successivamente passò ai Varano che lo utilizzarono a scopo offensivo durante le lotte fra Signorie.


Indirizzo Valle del Fiastrone
Proprietà: Discendenti dei conti Bozzi

Cingoli

-Cattedrale di S. Maria Assunta

La cattedrale di S. Maria Assunta risale al 1615. La chiesa è ad aula unica e presenta tre grandi absidi poligonali. Nella sagrestia si trovano il dipinto “La Vergine col bambino in trono” e i “SS. Caterina d’Alessandria, Pietro, Esuperanzio, Bonfilio e La Rosa d’Oro”, opera di oreficeria neoclassica, donata da Pio VIII alla città nel 1830.


Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele II
Data costruzione: 1615
-Chiesa di San Domenico

Le prime notizie certe su questa chiesa risalgono al 1325. Nel 1519 subì importanti modifiche e, proprio per la nuova chiesa fu commissionata a Lorenzo Lotto la grande tela della “Madonna del Rosario e Santi”(1539). Nel sec. XVIII la chiesa fu riedificata e presenta oggi un ampio interno di forma ellissoidale.


Per informazioni rivolgersi a +39 733 602 877 (biblioteca Comunale)
Indirizzo P.le Mestica
approfondimenti
Proprietà: Comunale
Data costruzione: 1325
-Chiesa di San Filippo Neri

E’ indubbiamente uno dei gioielli di Cingoli. La facciata in pietra è abbellita da un portale romanico con, ai lati, due piccole monofore. L’interno barocco, con il soffitto decorato da affreschi e stucchi, conserva pregevoli pitture di Calandrucci, Maratta, Marini, Conca, Cignani e Fanelli.


Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa di San Francesco

La Chiesa di San Francesco è stata eretta nel 1225 e poi ristrutturata alla fine del 1700. Delle originarie strutture romaniche non restano che le pareti, la base del campanile e il portale inserito dopo il rifacimento della facciata nella seconda metà del XVIII secolo


Data costruzione: 1225
-Chiesa di Santa Caterina

La chiesa fu eretta a pochi anni di distanza dal vicino ospedale dello Spineto (1217) e ricostruita nella prima metà del XVIII secolo. L’interno a pianta centrale, conserva magnifiche cantorie intagliate e decorate.


Data costruzione: XVIII Secolo
-Chiesa di Santo Spirito

Edificio assai antico con monastero, che risale al 1364. Nella sua forma attuale risale al XVIII secolo.L’interno è decorato con stucchi d’oro zecchino. Le tele degli altari sono conservate nella pinacoteca Comunale.


Indirizzo Via Don Giovanni Fenizi, 6/ 8
Data costruzione: 1364
-Collegiata San Esuperanzio

E’ il più importante edificio religioso della città, fondata nel XII sec. L’attuale edificio, in pietra arenaria e brecciato rosa, presenta forme romanico-gotiche. L’interno ha il presbiterio rialzato per ricavare la cripta necessaria ad ospitare le reliquie del Santo. Sul lato destro dell’edificio si trova l’atrio della casa priorale con tre archi che sostengono l’elegante loggetta sovrastante.


Data costruzione: XII Secolo
-Fontana del Maltempo

E’ già citata come “Fontana del maltempo” nel 1513. Fu restaurata e portata alle forme attuali nel 1568, per mano della bottega dei Lombardi, allievi del Sansovino. Deve il suo nome al fatto che l’acqua scaturiva abbondante solo dopo forti piogge. Vi è raffigurato un cervo che riposa ai piedi di un albero di tasso, una variazione sul tema dello stemma di Cingoli.


Indirizzo Corso Giuseppe Garibaldi
-Fonte di San Esuperanzio

Struttura solida e armoniosa costruita da tre archi a tutto sesto poggianti su colonne di stile romanico. Sopra gli archi corre un’iscrizione che ne ricorda la costruzione avvenuta nel 1525. Dei quattro stemmi che accompagnavano l’iscrizione, soltanto il primo, quello comunale, è giunto fino a noi.


-Fonte Giulia

Costruzione circolare ostruzione edificata nel luogo in cui, secondo una leggenda, si vuole, che Giulio Cesare, in visita alla città, abbeverò la cavalcatura stanca. Per la sua caratteristica forma, i cingolani la chiamarono “Fonte Tonda”.


-Palazzo Comunale

Le strutture più antiche risalgono ai sec. XII-XIII. L’orologio pubblico è del 1482, mentre il prospetto poggiante su otto pilastri è del 1530. Al piano terra dell’edificio ha sede il Museo Archeologico Statale, che conserva preziosi reperti di epoche diverse.


Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele, 1
-Palazzo Conti

Dimora della famiglia Conti che lo fece erigere fra il XIV e il XV, presenta un bel portale gotico dove era scolpito lo stemma araldico, purtroppo scalpellato dai successivi proprietari.


Indirizzo Via Azzio Varo, 2
-Palazzo Puccetti

Di origine cinquecentesca, presenta un portale fiancheggiato da due telamoni settecenteschi che dà accesso ad un ampio atrio e ad un grazioso giardino pensile con nicchie e statue, uno dei pochi esempi riscontrabili nel territorio marchigiano.


-Porta dello Spineto

Delle originarie strutture medievali conserva gli stipiti, lungo i quali spiccano alcuni blocchi di epoca romana. L’arco ricostruito era presumibilmente più basso e a sesto acuto.


Indirizzo Viale della Carità
-Porta Piana, detta Pia

Fu costruita in onore di Pio VIII nel 1835 e sostituì l’antica Porta Montana, che si apriva tra due massicci torrioni, dei quali resta solo quello destro.


-Santuario di Santa Sperandia

Lo stile che domina nei locali della chiesa, in parte ammodernati alla fine degli anni Settanta è Barocco. Il tempio conserva dipinti di buona fattura come “Il Miracolo delle Ciliegie” del Fanelli, “la Madonna in trono e Santi” di Antonio da Faenza e una “Crocifissione”, copia da Scipione pulzoni, detto il Gaetano.


Civitanova Marche

-Chiesa di S. Agostino

Eretta nel XIV secolo e rifatta all’interno nel ‘600. Ex chiesa ora adibita a spazio culturale, per lo più utilizzata per mostre d’arte.


Apre su appuntamento, da concordare telefonicamente con la Pinacoteca Comunale allo 0733891019
Indirizzo Corso Annibal Caro
e-mail
-Chiesa di San Francesco

Della costruzione trecentesca conserva il portale gotico, resti della decorazione romanico-gotica sui fianchi e la torre campanaria. Oggi adibita a spazio multimediale, per convegni, proiezioni, mostre


Apre su appuntamento, da concordare telefonicamente con la Pinacoteca Comunale allo 0733891019
Indirizzo Piazza XXV Aprile
e-mail
-Chiesa di San Marone

Chiesa romanica per fondazione, ma completamente rifatta nel XIX secolo, poco conserva dell’edificio originario.


-Chiesa di San Paolo

Ricostruita intorno alla metà del XVIII secolo.


Indirizzo Civitanova Alta
-Ex Palazzo Comunale

Edificio cinquecentesco che ospita la Civica Galleria d’Arte Moderna “Marco Moretti” con una raccolta di dipinti italiani contemporanei: Carrà, Morandi, Ligabue, Sironi, Manzù, Tamburi.


Visite ore 8.00-13.00; domenica chiuso.
Indirizzo Civitanova Alta
-Palazzo Cesarini

Risalente al XIII secolo ma ricostruito nel ‘500 e nell’800.


Indirizzo Piazza della Libertà, 20
-Palazzo Comunale

Fu eretto nel 1862 su una preesistente costruzione.


-Porta Marina

Torre difensiva, facente parte della cinta muraria del centro storico di Civitanova Alta


Apre su appuntamento, da concordare telefonicamente con la Delegazione Comunale allo 07338222409 Ingresso gratuito
Indirizzo Via della Rimembranza
e-mail

Colmurano

-Chiesa della SS. Annunziata

Si distingue per il portale in cotto decorato con motivi floreali e per la presenza, nella facciata, di pregevoli bacini maiolicati. All’interno, un pregevole affresco raffigurante il Presepio, attribuito a Giovanni A. De Magistris di Caldarola (1560)


Indirizzo Via SS. Annunziata
Data costruzione: Fine 1300 prima metà 1400
-Chiesa di S. Rocco

Anticamente rifugio dei pellegrini. Sull’altare, un affresco fatto eseguire dai giovani del paese nel 1536, raffigura la Madonna in trono con ai lati S. Donato e San Rocco. Forti le analogie con un altro affresco situato nella chiesa della Maestà.


Indirizzo Via Roma
-Chiesa di San Donato

A pianta centrale, conserva una porticina da reliquario per la quale fu utilizzato un piccolo stendardo ligneo rappresentante la Crocefissione con la Madonna e S. Giovanni, attribuito a Nobile da Lucca (fine sec. XV – prima metà sec. XVI)


Data costruzione: Primi decenni del sec. Scorso
-Mura Castellane

Ne restano ancora alcuni tratti a testimonianza della formazione medioevale, rafforzate da bastioni e da un torrione a difesa della porta S. Rocco, ultima rimasta degli antichi accessi cittadini.


Indirizzo Via Nuova del Mulino/Via Giacomo Leopardi
Data costruzione: XIV-XV Secolo

Corridonia

-Chiesa dei SS Pietro, Paolo e Donato

Ricostruita su disegno del Valadier su struttura del secolo XIII (di cui resta la cripta, visitabile a richiesta), mostra un interno singolare a tre navate che, a metà, incurvano per generare la cupola.


Indirizzo Via Cavour
Data costruzione: XIII secolo
-Chiesa di San Francesco

La chiesa di San Francesco è una delle più antiche del paese. Fu edificata, intorno all’anno 1000, dai benedettini del monastero di Santa Croce al Chienti. Dato che la costruirono nei pressi della roccaforte all’epoca esistente in quella zona, la chiamarono Santa Maria in Castello o Santa Maria di fronte al Castello.


Data costruzione: anno 1000
-Gli Zoccolanti

L’ex convento dei Frati minori dell’Osservanza con l’annessa chiesa della Madonna dei Monti sorge su una collina a trecento metri dal centro abitato di Corridonia. Da sempre l’edificio è conosciuto come gli Zoccolanti.


Data costruzione: anno 1510
-Le Porte

Nel XIII secolo Montolmo possedeva una cinta difensiva costituita da torri e bastioni collegati tra loro da vere e proprie fortificazioni. Di essa sopravvivono due porte castellane inserite all’interno dell’attuale circuito murario: Porta San Pietro e Porta San Donato Vecchia.


Data costruzione: XIII secolo
-Palazzo Persichetti Ugolini

Il maestoso Palazzo Persichetti-Ugolini, residenza patrizia della famiglia omonima, è compreso nel complesso ex conventuale San Francesco e si erge sul lato sinistro di Piazza del Popolo di fronte all’abside della chiesa.


Data costruzione: XVIII secolo
-Piazza Filippo Corridoni e Palazzo Comunale

La piazza costituisce un importante esempio dell’architettura Razionalista italiana. Costruita sull’antica Piazza Castello, di cui restano la chiesa di San Francesco ed alcune case del XV secolo, la sua caratteristica principale è quella di aver creato un ambiente urbano moderno in un tessuto edilizio antico.


Data costruzione: XV secolo
-San Claudio

L’Abbazia di San Claudio sorge in una pianura fertile e produttiva. Nel raggiungerla il viaggiatore si imbatte nel maestoso viale di 548 cipressi di rara bellezza e grandiosità. L’Abbazia è uno dei monumenti romanici più interessanti della Marche e ha origini molto antiche, essendo sorta nel V o VII secolo sulle rovine dell’antica città romana di Pausolae.


Data costruzione: V o VI secolo

Esanatoglia

-Abbazia di Sant’Angelo “infra Ostia”

Fu fondata prima del Mille, forse dai Conti di Nocera di origine longobarda.


-Chiesa di San Martino

Sorge al centro della città. Costruita nel Medioevo (XIII-XIV), assunse un’importanza almeno pari a quella della Pieve, nel 1548 quando venne eretta come Collegiata in seguito alla soppressione dell’Abbazia di S. Angelo.


Indirizzo C.so Vittorio Emanuele
-Chiesa di San Sebastiano

E’ sorta come chiesa succursale della Pieve e come oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento. E’ stata costruita nel XVI secolo ma il loggiato antistante il portale è di epoca posteriore.


Data costruzione: XVI Secolo
-Chiesa Sant’Andrea

Indirizzo C.so Vittorio Emanuele
-Chiesa Santa Maria

E’ del ‘200, come alcuni fabbricati adiacenti e il portale della Pieve.


Indirizzo C.so Vittorio Emanuele
-Chiesa Santa Maria Maddalena

La Chiesa di Santa Maria Maddalena è un piccolo scrigno di tesori, custodisce infatti un pregevole dipinto, la Crocifissione, sull’altare maggiore, due nature morte di origine fiamminga e una Cantoria lignea istoriata e dipinta con scene della vita dei Santi, dove sono ancora presenti le grate che impedivano alle Clarisse di essere viste.


Indirizzo Via Brasca Bartocci
-Chiesa Santi Cosma e Damiano

Indirizzo Loc. Cappuccin
-Eremo di San Cataldo

Il suo nome forse deriva da “confinium” cioè confine, terra di confine; infatti il luogo si trova al confine delle Marche con l’ Umbria.


-Eremo di San Pietro

Risalendo il corso principale del fiume Esino, nei pressi delle sorgenti, nel punto in cui la strada termina in uno spiazzo erboso, sulla destra in alto, in mezzo al bosco, sorge tuttora l’Eremo di San Pietro. In antico doveva essere probabilmente una struttura edilizia più consistente dell’ attuale che consta della chiesa con il suo sotterraneo a volta e delle mura perimetrali del pianterreno dei locali di abitazione.


Gli edifici attuali, costruiti con conci rettangolari abbastanza regolari di pietra calcarea bianca, sembrerebbero risalire al XIV secolo. E' a quest' epoca infatti che risalgono le più antiche notizie su San Pietro che risulta citato negli Statuti di Santa Anatolia del 1324. Da questo e da successivi documenti sappiamo che l'eremo apparteneva al Comune che vi collocava delle persone per la custodia.
-Pieve Chiesa di Santa Anatolia

E’ la più antica: forse sorge su un vecchio tempio pagano (vedi pietra romana risalente al I Secolo d.C. incastonata sulla torre campanaria).


Indirizzo C.so Vittorio Emanuele

Fiastra

-Abbazia di Santa Maria di Rio Sacro

Conosciuta anche con il nome di S. Maria di Meriggio, l’abbazia in stile romanico fu fondata dai Benedettini intorno all’anno Mille, con il nome di “S.Maria de Merigu” e diventò la loro sede conventuale dal 1500 circa.


Tra le opere d’arte si può ammirare anche l’affresco murale del 1490 di Girolamo di Giovanni staccato dalla chiesa di S.Michele. Ma l’Abbazia di S.Maria di Meriggio possiede un altro gioiello che i restauri hanno riportato alla luce: la cripta. Di architettura romanica, del sec. IX, é posta sotto l’abside centrale ed é divisa in tre piccole navatelle da colonne e pilastrini in pietra spugna. Riceve luce da una finestrella sotto la quale é eretto un altare monolitico.
Stile: Romanico

Loc. Acquacanina
Indirizzo Fraz. Meriggio
Data costruzione: X Secolo
-Abbazia S. Paolo Apostolo

In stile Romanico a tre navate. All’interno conservata una smagliante tela del Baciccia raffigurante la conversione di S Paolo.


Indirizzo Loc. tà Fiegni
Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: XI Secolo
-Castello dei Megalotti

Insieme di edifici con la residenza del Podestà, del Consiglio Generale e di quello dei Nove. Aveva solide mura perimetrali, rafforzate da sette torri nelle quali la popolazioni della valle trovavano rifugio durante le invasioni.


Proprietà: Comune di Camerino
Data costruzione: XI Secolo
-Chiesa della Madonna del Vallone

Lungo la strada che attraversa la frazione di Piedicolle, nel punto in cui questa forma un gomito, si erge, immerso nel verde di un fossato, il Santuario della Madonna del Vallone. Questa chiesa iniziò a funzionare nel 1747, come si deduce da documenti dell’archivio parrocchiale.


Il campanile della chiesa non fu elevato a fianco di questa, ma un centinaio di metri più indietro, in alto, verso Campicino, perché le campane fossero udite da tutto il paese;su un mattone é scolpita la data 1731, anno della sua costruzione. Dalla fisionomia semplice e lineare, la chiesa ha un portale di stile romanico ed una sola navata. Nell’abside, un altare barocco custodisce una tavola che rappresenta una Madonna con Bambino, forse del ‘500; sono presenti anche altre pitture murali molto più moderne (del nostro secolo). All'interno una "Deposizione" di scuola Caravaggesca (XVII sec.). Il campanile è separato dalla chiesa di circa 300 metri.
Loc. Acquacanina
Indirizzo Fraz. Campicino
Data costruzione: 1747
-Chiesa di S. Margherita

All’interno dei ruderi della fortificazione costruita dai Da Varano da Camerino (XIV secolo) in località Vallecanto, si trova la coeva chiesa di Santa Margherita. Presenta due affreschi di Girolamo di Giovanni.


Stile: Romanico

Loc. Acquacanina
Indirizzo Fraz. Vallecanto
-Grotta dei Frati

Sulla sponda sinistra del Fiastrone, oltre la diga, servì da rifugio ai Clareni, frati penitenti, che vi costruirono un’edicola per il culto che sembra un porziuncola.


La "Grotta dei Frati", utilizzata dai Benedettini prima, successivamente lasciata ai Francescani. Ci sono ancora le grotte dette dei Partigiani, delle Capre, delle Penitenti o "delle Monache". Poco prima della Grotta dei Frati un sentiero si inerpica su per la montagna dentro una conca; qui sono ben visibili i corrugamenti delle rocce che le forze della natura hanno plasmato; il sentiero sbocca su un piccolo ripiano, una roccia che si protende a picco nel vuoto e fa da balcone alla valle.

Eremo Grotta dei Frati al Fiastrone
-Palazzo Lazzarini

Il palazzo, del XIII secolo, fa da sfondo alla piazza del Comune ed è stato più volte trasformato per cui presenta una commistione di elementi originali insieme a quelli ricostruiti in stile neo-gotico.
All’interno del palazzo sono attualmente ospitati la Biblioteca comunale e la Pinacoteca civica.


Loc. Acquacanina
Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele
approfondimenti
Data costruzione: XIV Secolo
-Ruderi Castello Varano

Questi ruderi sono quanto ci resta di un fortino fatto edificare dai Da Varano di Camerino nel XIV secolo in località Vallecanto. Ospita all’interno la chiesetta di S. Margherita.


Loc. Acquacanina
Indirizzo Fraz. Vallecanto
Data costruzione: XIV Secolo
-Ruderi Castello Varano

Questi ruderi sono quanto ci resta di un fortino fatto edificare dai Da Varano di Camerino nel XIV secolo in località Vallecanto. Ospita all’interno la chiesetta di S. Margherita.


Loc. Acquacanina
Indirizzo Fraz. Vallecanto
Data costruzione: XIV Secolo
-San Lorenzo al Lago

Conserva affreschi romanici che possono essere classificati come le più antiche decorazioni murali delle Marche.


La chiesa di San. Lorenzo presenta due aule distinte: la minore che qui ci interessa, e la più antica ad unica navata con la volta a sesto leggermente rialzata risalente al periodo tardo romanico, forse tra il secolo XII e il XIII. Sulle sue pareti affiorano quà e la’ affreschi assai antichi e forse tra i più rari che si possono vedere sul territorio. Purtroppo essi appaiono fatiscenti, lacunosi e ridotti a poveri lacerti. Sulla parete sinistra all’altezza dell’altare appare un crocifisso in parte ancora sotto l’intonaco, anzi sotto una mano di calce distesa sulla parete. Dopo lo strappo di una madonna di Loreto, opera di scuola camerinese del secolo XV hanno acquistato evidenza resti di antiche pitture che soltanto in data recente sono state in parte recuperate. Quì sulla parete destra, la decorazione si sviluppa in due zone: quella più preziosa rappresenta il cristo, ripetuto tre volte, entro spazi scanditi da colonnine ed archi. il cristo disposto frontalmente regge fra le braccia delle figure, anzi delle piccole teste che alludono evidentemente alle anime dei fedeli.

Abbazia di San Lorenzo al Lago

Chiesa Madonna del Sassobianco"
Indirizzo Loc. San Lorenzo al Lago
Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: XII Secolo
-Santuario del Beato Ugolino

L’attuale Chiesa del B. Ugolino, insieme alla canonica e alla casa colonica, non è che il residuo di un antico monastero benedettino, come tanti ce n’era in quella zona da S. Marco in Colpolina a S. Paolo di Fiastra, a S. Lorenzo di Fiume, a S. Maria di Rio Sacro, ecc., la comune struttura architettonica ne può esser riprova. Si trova al centro dell’esedra, che nelle antiche scritture (1599) prende nome di Valle Segge.

Santuario del Beato Ugolino


Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: XIV Secolo

Fiuminata

-Castello di Orve

Risulta appartenuto ai Chiavelli Signori di Fabriano e, in seguito, ai Varano di Camerino: crollato in gran parte pochi anni fa, era costruito da una rocca fortificata, un secondo edificio, il palatium con un’aia e l’hedifitio in legno.


Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa dei SS Carlo e Martino alla Forcatura di Caneggia

Contiene un organo del sec. XVII.


-Chiesa di San Paolo di Orpiano

L’edificio attuale risale ai secoli XV-XVI (ma già citata in un documento catastale del XIII secolo).


Data costruzione: XV-XVI Secolo
-Chiesa di Santa Maria Assunta in Massa

L’edificio originario è ancora visibile nella parete sud, il resto risale ad un rifacimento del secolo scorso.


Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa di Santa Maria della Spina a Poggio

Così chiamata perché secondo la tradizione, è stata edificata in seguito ad un’apparizione della Madonna ad una pastorella sordomuta presso un cespuglio spinoso.


-Chiesa di Santa Maria di Laverino

L’edificio attuale risale a più fasi costruttive ed è quasi interamente ricoperto al suo interno di affreschi datati (1406); inoltre contiene una tavola dipinta risalente al XVI sec.raffigurante la Vergine, Sant’Antonio e Santa Lucia.


Data costruzione: XIV Secolo
-Chiesa si San Giovanni Battista a Castello

Risale al secolo scorso ma la facciata appartiene all’edificio originario della fine del XIV sec. nel quale in epoca medievale si riuniva l’assemblea dei capifamiglia di fiuminata: al suo interno c’è un fonte battesimale ligneo del XVIII sec.


Data costruzione: XIV Secolo
-Rocca di Santa Lucia

Detta anche “di Laverino” fu fondata nel 1020 ed abitata nel XII sec. dalla famiglia Cavalca che fece addossare alla torre originaria un nuovo corpo di fabbrica ad uso abitativo. Una terza costruzione, più elegante delle precedenti fu aggiunta nel XIII sec.


Data costruzione: 1020
-Rocca di Spindoli

E’ la costruzione più articolata di Fiuminata. Fu fondata presumibilmente nel XIV sec.. Abbandonata nel XVI sec., andò progressivamente in rovina anche ad opera degli abitanti di Spindoli che demolirono la cinta muraria per riutilizzarne il materiale.


Data costruzione: XI Secolo
-Romitella di Campottone

Fondata nel 1313 da Meruzio di Monalduccio dei Nobili di Somaregia, conteneva in passato molti affreschi che si presentavano in stato di rovina già nel XVI secolo, come risulta dalla documentazione dell’epoca.


Data costruzione: 1313
-Santuario della Beata Vergine di Valcora

Al di sopra della Frazione di Valcora, sulla riva destra del Fiume Potenza, esisteva in epoca medievale un villaggio denominato Sarracchiano. Questo villaggio aveva una piccola chiesa dedicata al Crocifisso. La chiesa nei secoli fu ampliata (l’ultima modifica risale al XVIII secolo) e le fu aggiunto un edificio utilizzato come eremo.


La chiesa e l'eremo per qualche anno videro anche la presenza di un eremita dei Padri Serviti nel secolo scorso e poi, acquisirono, con l'abbandono del villaggio di Sarracchiano, la fama di Santuario mariano, quale continua ad essere tutt'oggi. Attualmente la chiesa si presenta a navata unica con tetto a capanna. L'abside l'unica parte originaria e risale almeno al XIV secolo. All'interno dell'abside si possono ammirare una bella crocifissione con la Madonna e San Giovanni, un'immagine della Madonna di Loreto ed un "Ecce homo", affreschi della seconda metà del XIV secolo, restaurati ed attribuiti al pittore Diotallevi di Angeluccio di Esanatoglia. Un cortiletto rettangolare separa la chiesa dall'altro edificio ricostruito in gran parte negli ultimi anni ed adibito a casa di vacanze.
Per visite ed informazioni rivolgersi al Parroco di Castello di Fiuminata: 0737/54134. La chiesa aperta la domenica pomeriggio per la messa.

Gagliole

-Castello – Rocca Varano

Struttura difensiva edificata dai Da Varano per la tutela del territtorio del proprio ducato. Al periodo immediatamente successivo all’ annessione di Gagliole alla signoria dei Varano risale, con ogni probabilità, il primo intervento fortificato sull’ antico cassero, di cui si conserva intatta la torre in arenaria, con la base terrapinata (per 6 mt. circa) ed i tre lati E-N-W.


La torre fu inglobata, anziché soppressa, in vista di un successivo riuso, da lavori di generale ristrutturazione, avviati negli ultimi due decenni del XIII e proseguiti nella prima metà del secolo successivo, che determinarono l' ampliamento dimensionale e la sopraelevazione della struttura. La difesa del sito, sicuramente imposta dalle circostanze storiche e politiche (la contesa del castello di Gagliole tra i Varano e gli Smeducci perdurò fino a tutto il XV sec.), impose nel 1438, al conte Pietro Brunoro di S. Vitale di Pama, la necessità di rafforzare anche la cortina muraria ai lati N-E e S-W con tre torrioni cilindrici scarpati e muniti ognuno di troniere circolari in pietra. Mentre sul mastio, privo di bombardiere, sono state rilevate caditoie di appoggio ai beccatelli che coronavano in origine la parte sommitale. Gagliole ha tutte le caratteristiche proprie della rocca con funzione esclusivamente militare destinata alla guardia e alla difesa del sito, con capacità ridotta di ospitare anche un presidio militare. Eretta su uno sperone roccioso arenoso che a N viene a costituire un naturale piedistallo, la rocca di Gagliole è stata costruita in pietra a cortine verticali, con l' imponente mastio pentagonale - unico esempio nel sistema difensivo varanesco - circondato da mura. Vi si accede a S per mezzo di una porta, voltata a sesto acuto e profilata a conci di pietra calcarea, in posizione avanzata rispetto alla parete della rocca. Al mastio si accede percorrendo un breve tratto del terrazzamento, poiché l' ingresso alla corte interna, anch' esso lievemente a sesto acuto e piuttosto basso, non è in asse con l' altro. La cinta muraria, costruita nelle locali pietra calcarea biancastra o rosa del lias ed arenaria del terziario, ha due porte di accesso: quella principale aperta a N, costruita in conci di pietra arenaria con arco a sesto acuto, affiancata a destra dalla chiesa di S. Giuseppe e l' altra a S, orientata verso la valle del Potenza, detta porta Zingarina ricavata da una torre cubica e munita di feritoia verticale sopra l' arco. La cinta muraria risulta rafforzata da cinque torrioni: a W da due cilindrici ed uno quadrato, mentre ad E da un torrione cilindrico ed uno quadrato. Dalla Rocca Varano è visibile la collinetta boscosa (730 mt. s.l.m.) di Ancagliano, su cui sono rinvenibili ruderi dell' antica rocca della Bisaccia fatta edificare dagli Smeducci nel 1334. Avamposto di punta della difesa di Gagliole e del versante sanseverinate del Potenza contro le minacce di espansionismo dei Varano, era dotata in origine di cinta muraria, palatium e torre. Della struttura originaria restano esigui resti di superficie, consistenti in conci rettangolari di piccole dimensioni di pietra rosata locale.
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Proprietà: Comunale
Data costruzione: 1274
-Chiesa di San Giovanni

A questa chiesa si riferisce il documento più antico riguardante Acquosi e risalente al 1198, nel quale si legge che essa era soggetta all’abbazia di Sant’Angelo infra Ostia di Esanatoglia.


In tale documento si legge: " jus quod habetis in Ecclesia S. Joannis (sic) de Lacurse", mentre nelle Rationes del 1299 compare un tal Don Angelo cappellano di San Giovanni di Acquosi: "...dompno Angelo cappellano S. Johannis de Iaccufis". Acquosi ricompare come villa nella documentazione notarile del XVI secolo insieme alla Chiesa di S. Giovanni. La medesima chiesa è ricordata in occasione delle Visite apostoliche e Pastorali del 1572 e del 1582. Nel resoconto della seconda di queste Visite, si legge che la chiesa non aveva sagrestia, ma esisteva la casa parrocchiale; la parrocchia comprendeva 61 famiglie (quindi circa 300 persone). L'antica chiesa di S. Giovanni, rimaneggiata più volte nei secoli è un edificio piuttosto ampio, pari a due terzi della Pieve di S. Zenone e non è officiata. Non si notano altri resti di superficie degni di nota.
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-Chiesa di San Lorenzo a Torreto

La chiesa conserva, in un altare laterale, la tavola originale della venerata Madonna delle Macchie. Sull’ Altare Maggiore, degno di nota è il Tabernacolo ligneo databile ultimo IV del XVI sec.


A circa un chilometro e mezzo ad est di Gagliole, oggi sorge il villaggio di Torreto. Esso che nell'antichità veniva denominato Palazzolo, risultava e risulta tuttora diviso in due parti: la prima più in basso dove oggi sorge la chiesa nuova di S. Lorenzo a mt. 513 s.m., la seconda immediatamente a nord e a monte, denominata il Colle di Torreto a mt. 560 s.m., dove sorgeva la chiesa vecchia di S. Lorenzo e dove esistono i ruderi di antichi edifici. Anche in questo caso le più antiche notizie si riferiscono alla chiesa di S. Lorenzo (la vecchia) di Palazzolo e risalgono al 1171, anno della donazione della Pieve di S. Zenone e di alcune chiese soggette a S. Michele Arcangelo di Domora. La chiesa di S. Lorenzo insieme al suo cappellano Don Nicola è elencata fra quante pagarono le decime per l'anno 1299, nelle Rationes. La chiesa è ricordata ancora nel 1330 come dipendente da S. Michele Arcangelo di Domora. La dipendenza è ricordata anche dall'Amatori che parla di S. Lorenzo di Palazzolo o del Colle, ma pone la chiesa anche in dipendenza dell'Abbazia di S. Maria di Valfocina. Le fonti poi tacciono fino alle Visite Pastorali degli anni 1572 e 1582, nelle quali la chiesa è detta di S. Lorenzode Cellis seu Turiti ed il villaggio è definito villa. La chiesa in tali occasioni risultava parzialmente rovinata ed il Visitatore ordinò di rinnovare il Crocifisso dipinto su una parete, di rifare il pavimento in mattoni e di scavare le fosse per i morti in modo tale che le ossa dei cadaveri non restassero scoperte. Insomma esisteva una situazione di degrado tale che ben presto il cardinale Franzoni, durante la Visita pastorale del 1670, vedendo la rovina, volle che la chiesa si ricostruisse più in basso a Torreto, dove già esisteva la casa del parroco. Ciò avvenne effettivamente nel 1673 e la chiesa vecchia andò in rovina, tanto che nei catasti del 1768 si parla ormai della chiesa di S. Lorenzo vecchio in località Il ColIe, ovvero della località: "S. Lorenzo vecchio terra sodiva con Chiesa dirruta...".
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-Chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa, di epoca romano-gotica, conserva dell’ impianto originale il portale con le decorazioni in cotto (sec. XIV) e alcune porte laterali. All’ interno, che presenta la conformazione neoclassica della ristrutturazione settecentesca, si possono ammirare i due altari laterali in pietra locale (sec. XVIII).


Nel corso del restauro sono emersi pregevoli affreschi dei secoli XV e XVI, ascrivibili alle note scuole pittoriche di Camerino e S. Severino Marche, raffiguranti Santa Caterina d' Alessandria, S. Luca, S. Antonio da Padova, S. damiano, S. Antonio Abate e San Giuseppe. L' altare ligneo dell' abside conserva una tela del XVII sec. vicina ai modi di Simone Cantarini (1612-1678), raffigurante Madonna con Bambino e Santi. La chiesa, di epoca romano-gotica, conserva dell'impianto originario il portale con le decorazioni in cotto (sec. XIV) e alcune porte laterali. All'interno, che presenta la conformazione neoclassica della ristrutturazionesettecentesca si possono ammirare i due altari laterali in pietra locale (sec. XVIII). Nel corso del restauro sono emersi pregevoli affreschi dei secoli XV e XVI, ascrivibili alle note scuole pittoriche di Camerino e S. Severino Marche, raffiguranti Santa Caterina d'Alessandria, S.Luca, S.Antonio da Padova, S.Damiano, S.Antonio Abate e S.Giuseppe. L'altare ligneo dell'abside conserva una tela del XVII sec. vicina ai modi di Simone Cantarini(1612 - 1678), raffigurante Madonna con Bambino e Santi.
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Data costruzione: XIV Secolo
-Eremo della Madonna delle Macchie

Salendo per una strada bianca che parte dalla S.S. 361 in prossimità del Cementificio ma dal lato opposto, si raggiunge l’antichissimo monastero della Madonna delle Macchie. Si tratta di un complesso edilizio monastico costruito in più fasi a partire almeno dal XIV secolo.


Il complesso è costituito da un quadriportico sul quale si affacciano alcuni edifici monastici e due chiese. La più antica di queste ultime, è un edificio gotico con portali a sesto acuto e volte a crociera, all'interno del quale sono presenti vari affreschi attribuiti al pittore Diotallevi di Angeluccio del XIV secolo ed altre pitture, ora in parte distaccate e conservate al museo Diocesano di Camerino, risalenti al XV secolo ed eseguite da un anonimo artista detto Maestro delle Macchie'. Adiacente a questa prima chiesa ne esiste un'altra ottenuta chiudendo con un muro un antico portico. Anche in questa chiesa esistono vari affreschi votivi, ma soprattutto nella parete absidale c'è una grande Assunzione risalente al periodo a cavallo fra XV e XVI secolo di ispirazione Signorelliana.
Indirizzo S.S. 361
approfondimenti
Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: XIV - XV. Secolo
-Madonna della Pieve o di San Zenone

Questa chiesa, che in antico si chiamava Pieve di S. Zenone, è un edificio costruito quasi interamente con conci di arenaria. Pur avendo subito alcune modifiche in varie epoche, si presenta tuttora in gran parte nella sua struttura originaria.


La parte più interessante risulta, a prima vista, la facciata divisa orizzontalmente in due parti e verticalmente in tre da quattro lesene. Un motivo ornamentale di quattro archetti chiusi, a destra e a sinistra della porta, conclude la decorazione della facciata esposta ad Ovest. Nel lato sud della chiesa, diviso da alcune lesene verticali, si apre una porta interamente realizzata in laterizio, risalente al XVI secolo. Il lato est presenta l'abside della chiesa nella quale si aprono delle monofore riaperte a seguito di un restauro. Il lato nord della Pieve, risulta ampiamente ricostruito. L'interno della chiesa è ad una sola navata, la copertura è costituita da travature di legno che sostengono, tramite dei travicelli, delle pianelle colorate per metà di bianco che danno un particolare effetto policromo. All'interno della chiesa è particolarmente degno di nota un affresco del XVI secolo rappresentante una Madonna con Bambino che probabilmente ha fatto modificare la dedicazione dell'edificio sacro.
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Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: 1200
-San Giuseppe

All’interno visibili un crocifisso ligneo del ‘500 e un affresco del de Magistris del 1530. Entrando nell’antico castello di Gagliole subito a destra, addossata alla parete interna delle mura di cinta, come dimostra la grande pietra (cm. 50×50) forata per il lancio di pietre sugli assalitori ben visibile all’esterno, è la piccola chiesa, od oratorio, di S. Giuseppe.


Da quanto è dato sapere e ricavare dalla sua attuale struttura la facciata almeno non va considerata anteriore al secolo XVI. Notizie in merito ad un oratorio preesistente non ve ne sono. La fronte dunque è a muro misto, già intonacato, scandita da quattro lesene di mattoni inopportunamente verniciati di rosso e terminanti in alto in un timpano a forte aggetto pure in mattoni. Al centro dell'architrave della porta d'ingresso, come chiave del medesimo, due pietre di chiaro travertino portano scolpite la tiara pontificia sopra le chiavi incrociate di S. Pietro e più sotto le lettere A. S. S. B. L. che dichiarano il sacro luogo dipendenza della Basilica Lateranense e quindi di giurisdizione pontificia. L' interno è costituito da un primo vano a pianta quadrata, due grandi acquasantiere scavate a conchiglia fissate al muro: sulla parete di fondo è dipinta in affresco la Natività attribuita ad Andrea De Magistris e datata 1530. Le figure dei ss. Sebastiano e Rocco che fiancheggiano l'affresco ci sembrano piuttosto opera di anonimo del sec. XVII. Molto probabilmente il titolo della chiesa è riferito al "capofamiglia", S. Giuseppe, raffigurato nell'affresco. A destra si apre la cappella del SS. Crocifisso, che, qui trasportato, come vedremo, alla fine del '700, finì per detronizzare in certo modo il più antico titolare. L'oratorio in origine non dovette esser più grande. Pensiamo quindi che con l'acquisizione del Crocifisso si ritenne opportuno ampliare la recettività dell'ambiente ricavando a sinistra, comunicante attraverso un arco, un altro vano a pianta irregolare, quasi trapezoidale, come una prolunga della navatella originaria con i banchi per i fedeli. Così l'asse si spostò di 90 gradi per convogliare l'attenzione dei fedeli verso il Crocifisso. La parete di quest'ambiente, più ampia delle altre due, è segnata in alto e al centro da una grata sei-settecentesca di legno traforato e dipinto ad uso degli occupanti il retrostante appartamento, proprietà del comune di Gagliole. Lungo la parete destra, anch'essa obliqua, scendono le corde dal campaniletto a vela eretto a filo con il muro esterno. Notevole suppellettile della chiesa una croce di legno con il Cristo dipinto (cm. 56x39) del '500; due lampade pensili di argento o metallo argentato di diversa dimensione. Da ammirare il Maestro Teutonico, Crocefisso ligneo policromo (sec. XVI) Il crocifisso fu trasportato, nel 1789, dall' eremo della Madonna delle Macchie nell' Oratorio di S. Giuseppe per favorirne la venerazione (ove è attualmente visibile). L' opera vanta un certo realismo nella descrizione anatomica, visibile soprattutto nella rete di vene sottocutanee e nelle pieghe dietro ai talloni e sotto i piedi, cui si contrappone la serena pacatezza del viso. Di grande efficienza plastica e cromatica il lungo perizoma rimboccato che si incrocia sul davanti, blu lapislazzuli con decorazioni oro.
approfondimenti
Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: 1500
-Tabernacolo del Cerqueto

Tabernacolo del Cerqueto, opera di Lorenzo di Alessandro della fine del XV secolo. L’ edicola, oggi conservata presso la Casa di Riposo “Chierichetti”, proviene da una pintura o tabernacolo viario presso la località Cerqueto, lungo la strada che dal castello di Gagliole conduce al Santuario della Madonna delle Macchie.


L' Affresco, restaurato nel 1968, rappresenta sulla parete in fondo la Vergine in trono che adora il Bambino dormiente che, al pari della tavola di Petriolo, si adagia su un fianco. Ai lati, all' interno della nicchia, sono raffigurati i santi taumaturgici Antonio Abate e San Sebastiano. Il culto di S. Antonio Abate, che veniva invocato per allontanare il cosiddetto " fuoco di Sant' Antonio ", ebbe grande seguito tra il XIV ed il XV secolo in seguito alla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze. Nel tabernacolo è palese il ricordo dell' affresco di Girolamo di Giovanni a Villa Malvezzi di Bolognola, attualmente nella pinacoteca di Camerino. Il pittore sanseverinate schematizza il tutto, tanto che dall' edicola di Bolognola deriva anche la scansione geometrica degli spazi; mentre di gusto squisitamente salimbeniano sono i motivi vegetali al centro della piccola volta. Questo, insieme ai dipinti della Maestà presso San Severino Marche e la tavola del Museo Piersanti di Matelica con S. Anna, la Vergine ed il Bambino tra i SS. Rocco e Sebastiano, costituiscono una sorta di architettura psicologico-religiosa, una specie di messa in prospettiva di devoti pensieri e di affettuosi e malinconici sentimenti (Paolucci, 1974).
approfondimenti

Gualdo

-Chiesa di Sant’Elpidio

Al piano terra si trovano la biblioteca e l’archivio dell’illustre personaggio.


Per informazioni rivolgersi a +39 733 668 186 (tel. e fax)
Indirizzo C.da Fanelli
-Chiesa Madonna delle Grazie

Un interessante affresco del ‘400 è conservato nella Chiesa della Madonna delle Grazie, forse risalente al secolo XII; il dipinto, raffigurante appunto la “Madonna delle Grazie”, è oggetto di particolare venerazione.


La facciata della chiesa è movimentata da un bel porticato in arenaria disposto su due ordini. Attiguo all’edificio sacro sorge ancora il convento francescano, risalente al ‘500, abbandonato dai frati Minori all’inizio del secolo scorso, interessante soprattutto per il chiostro, formato da dodici ampie arcate, con un pozzo centrale.
Per informazioni rivolgersi a +39 733 668 186 (tel. e fax)
Indirizzo V.le Vittorio Veneto
Data costruzione: XII Secolo circa
-Chiesa Parrocchiale di S. Savino

Edificata nel ‘300 dai Signori Azzolini, Amatori e Vittori di Fermo e fu riscostruita nei primi anni dell’Ottocento su disegno dell’architetto Maggi.


Restaurata dal 1942 al 1945, è di stile neo-classico-ionico, a croce greca. All’interno si possono ammirare il “Gonfalone del Rosario” di Alessandro Ricci, la “Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Savino” di Antonio Liozzi, una “Ultima cena”, che gli studi più recenti attribuiscono con certezza ad Ubaldi Ricci, che la eseguì nel 1693. Interessante anche un delicato bassorilievo in pietra da datarsi al secolo XVII, raffigurante la “Madonna che offre il Bambino ad un santo inginocchiato”.
Per informazioni rivolgersi a +39 733 668 186 (tel. e fax), visite su richiesta Don Bruno Trapè.
Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele III
Data costruzione: XIV Secolo
-Chiesa San Girolamo

Per informazioni rivolgersi a +39 733 668186 (tel. e fax)
Indirizzo C.da Castello
-Chiesa Santa Maria Maddalena

Per informazioni rivolgersi a +39 733 668 186 (tel. e fax)
Indirizzo C.da Marchesi
-Convento Francescano

Interessante il chiostro formato da dodici ampie arcate con un pozzo centrale.


Indirizzo Via della Rocchetta
Data costruzione: XVI Secolo

Loro Piceno

-Arco di Porta Pia

Costruito nei pressi dell’antica porta San Benedetto, fu dedicato al pontefice Pio IX.


L’Arco di Porta Pia è situato all’imbocco dell’attuale via Vittorio Emanuele II. Originariamente al suo posto si trovava Porta San Benedetto e a questa si aveva accesso attraverso un ponte o una sorta di camminatoio.

Ulteriori informazioni"
Data costruzione: 1847
-Castello dei Brunforte

Sorto sui resti di un castrum romano, fu residenza dei signori di Loro. L’antico nucleo fotificato comprendeva all’interno il palazzo dei priori ed il palazzo della giustizia adibito dal 1692 a Monastero Corpus Domini.


Posto sulla sommità del paese, il castello rappresenta l'originario nucleo insediativo altomedievale. E' fondato su un terreno con vari speroni rocciosi di arenaria affioranti su cui si innestano le murature di mattoni e pietre.Il sistema difensivo è ancora visibile nei muri a scarpata che circondano il Girone e nei primi nuclei abitativi del paese, nel tratto nord-ovest della via di circonvallazione, verso la cosiddetta "neviera", e lungo la circonvallazione di levante, dove compare un grande arco ogivale con lieve scarpatura. La cortina muraria che cingeva ogni lato del castello lo preservava dagli attacchi dei nemici e permetteva un prolungamento del ciglio della scarpatura con l'elevazione di uno spalto di protezione che fungeva anche da camminamento per le sentinelle. Questo tipo di muraglia è visibile sopra il piazzale denominato fin dall'antichità "Pantanaccio", oggi "Parco St. Nikolai" in onore del paese austriaco gemellato con Loro Piceno.

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Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa di San Antonio da Padova

Fino al 1887 alla chiesa era annesso un convento di cappuccini che secondo la tradizione popolare ospitò S. Serafino da Montegranaro. Vi si conservano un altare ligneo del XVII secolo e tele del XVIII secolo.


La chiesa, che si trova all’interno del cimitero comunale, non più agibile dal 1997 a causa del terremoto, fu eretta tra il 1569 e il 1578. Inizialmente era priva delle due cappelle laterali, che furono aggiunte nel 1684, una dedicata all’Assunta, a sinistra, ornata da una tela raffigurante la Vergine assunta in cielo, oggi nel Comune, e l’altra a S. Antonio, con dipinti raffiguranti il Beato Bernardo da Corleone e, al di sotto, un quadro del SS. Cuore di Gesù. L’altare maggiore, del XVII secolo, ospita una tela che raffigura l’Immacolata, S. Francesco e Sant’Antonio da Padova, ai quali l’altare è dedicato. Pregevole ornamento è un tabernacolo ligneo, coevo dell’altare, cupoliforme, a due ordini, decorato con colonne a torciglione, capitelli corinzi e nicchie. Ai lati dell’altare maggiore sono presenti due dipinti, San Nicola da Tolentino e San Felice da Cantalice. Volgendosi a destra, subito dopo l’ingresso, si può vedere un affresco di San Serafino da Montegranaro, del 1728, di Nicola Ronconi, lorese, artista famoso nella zona. Altre tele del XIX secolo si dislocano per tutta la lunghezza della chiesa, rappresentanti il Creatore, San Giuseppe, San Giuseppe da Leonessa, San Fedele da Sigmaringa, e l’Immacolata.

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Data costruzione: XVI Secolo
-Chiesa di San Francesco

La chiesa fu consacrata nel 1372. L’interno presenta stucchi e dorature del maestro Stefano Interlenghi di Montottone. Annesso alla chiesa è un chiostro costruito tra il 1430-1434.


Nella seconda metà del XVI secolo, la chiesa aveva un solo altare, dietro il quale erano presenti degli affreschi, di cui uno dedicato a Sant’Antonio, che doveva far parte di un ciclo pittorico andato perduto insieme all’affresco. Ora l’unico affresco visibile è quello della Madonna col Bambino, in una nicchia sul lato sinistro della chiesa, probabilmente un ex-voto. E’ dalla fine del XVI secolo che l’altare maggiore ospita una pala raffigurante La Madonna del Rosario, proveniente dalla scuola del De Magistris di Caldarola, probabilmente da attribuirsi ai fratelli Zuccari di Sant’Angelo in Vado (AN). Da un solo altare, nella seconda metà del XVII, si passò a ben dieci, a dimostrazione dello splendore che la chiesa raggiunse. In cornu epistulae dell’altare maggiore, cioè a destra, si trova l’altare del Cordone, che ospitava un quadro del Serafico Priore con l’effigie della Vergine, l’altare di Sant’Antonio, adornato di una statua lignea del santo, l’altare dei Tre di Maggio, in cui vi era un quadro con alcuni santi e tre personaggi reali, l’altare delle Sante Reliquie, prima dedicato a San Silvestro, l’altare di San Liberato, che ospitava una quadro del santo ed altri, l’altare della S.S. Concezione, con un quadro della Vergine, l’altare di Sant’Antonio Abate, che conservava un quadro del santo e un crocifisso ligneo, l’altare della S.S. Annunziata e l’altare di San Michele Arcangelo.

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Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa di Santa Maria di Piazza

L’interno della chiesa presenta una copertura a capriate ed affreschi del XV secolo; la facciata ha un portale in cotto con motivi floreali. Nella nicchia posta sulla parete esterna un affresco votivo del XV sec. “La Madonna del Soccorso”.


La Chiesa, situata in piazza Matteotti, costruita dai Benedettini nel XII secolo, passò agli inizi del XIII sotto il controllo dell’Abbazia di Fiastra. Nel 1452 ai monaci si sostituì il clero secolare e nel 1597 il controllo passò dalla diocesi di Camerino all’arcidiocesi di Fermo. Nel 1581, secondo la descrizione del vescovo camerte Girolamo Vitali de Buoi, la chiesa aveva due entrate e quattro finestre. Sull’altare maggiore, dedicato alla Madonna, si trovava un tabernacolo ligneo dipinto, davanti al quale ardeva perennemente una lampada a spese delle confraternite del Corpo di Cristo e del Sacramento. Ai lati c’erano un reliquiario in argento dorato con numerose reliquie di santi, quattro candelabri e due angeli lignei. Sopra l’altare maggiore si trovava un quadro della Vergine, contornato da immagini di santi e da una cornice dorata, che si potrebbe identificare con la tavola di Vittore Crivelli, trafugata durante l’occupazione francese. A destra, si susseguivano tre altari, l’altare di San Venanzo, l’altare di Santa Maria della Misericordia, sopra il quale c’era un affresco raffigurante la Crocifissione, e l’altare del SS. Crocifisso, a sinistra, c’erano l’altare di San Bartolomeo, l’altare di Santa Maria di Loreto e l’altare di San Giovanni Battista. Lo stemma del vescovo de Buoi fu collocato sulla fonte battesimale, che ancora oggi, dal 1594, si può ammirare nel vano a destra dell’ingresso principale. Presso l’altare del SS. Crocifisso è conservata una croce astile monastica, che veniva esposta all’adorazione dei fedeli in caso di tempesta o grandine. Al suo interno, furono ritrovate nel 1603, le reliquie delle SS. Spine, da cui molti Loresi sostennero di aver ricevuto delle grazie. Le reliquie furono esposte nella cappella del SS. Crocifisso, che, insieme a quella di Santa Monica, fu abbellita con decorazioni e stucchi dalla bottega del Malipiedi di San Ginesio, tra il 1603 e il 1607. Nella seconda metà del XVII secolo erano ancora visibili degli affreschi posti sulla facciata della chiesa volta verso la piazza. Oltre all’immagine di un Sant’Antonio, che fu ricoperta nel 1642, è tutt’oggi visibile l’affresco della Madonna del Soccorso.

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Data costruzione: XII Secolo
-Palazzo Municipale

Fu costruito dall’architetto Pietro Agustoni sul finire del 1600. E’ ornato di portici ed ha un vasto salone ben decorato, dove si ammirano ritratti e specchi antichi su ricche cornici e un grandioso lampadario in cristallo.


Il Palazzo Municipale contiene anche l’archivio storico del comune di Loro Piceno, che si trova attualmente al secondo piano. Tutti i documenti, riordinati e schedati, sono registrati nell’ “Inventario dell’archivio storico comunale di Loro Piceno” .

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Data costruzione: 1600 circa
-Portale del Monte Frumentario

Nel 1728 con l’elargizione di 50 rubbie di grano del lorese Felice Martini fu eretto il Monte Frumentario che funzionò regolarmente per duecento anni e finì trasformato in Banca comunale di prestiti agrari di Macerata.


Del Monte si ha già memoria nel XV secolo, quando i Monti Frumentari sorsero per lo zelo del Santo Minorita Giacomo della Marca, per sottrarre il popolo cristiano al potere degli usurai ebrei, che a Loro dovevano mercanteggiare dalla vicina Macerata, o che forse avevano anche una comunità stabilitasi proprio a Loro. Bibliografia G. Cicconi, Notizie storiche di Loro Piceno, Giuffrè, Milano, 1958.
Data costruzione: XV secolo
-Torre della Vittoria

Un imponente costruzione di 21 m. da cui si può ammirare uno splendido panorama che si estende dal Monte Conero alla Maiella, dai Sibillini all’Adriatico.


La Torre della Vittoria chiamata anticamente Torre dell’Orologio, sorge ad est del castello, dietro il palazzo comunale. E’ alta 21 m, ha un tetto a padiglione ed è divisa internamente in cinque piani fuori terra, i primi due sono di proprietà delle monache. Dal terrazzino del belvedere si possono scorgere a occhio nudo 56 paesi, dai Sibillini all’Adriatico.

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Macerata

-Area archeologica di Helvia Ricina

Sulla sponda sinistra del fiume Potenza si trovano i resti dell’ antica Ricina dalle cui rovine sarebbe sorta nell’ alto medio evo l’ odierna Macerata.


Fondata nel III secolo a.c. fu colonia romana ed importante nodo viario. Ancora nel I secolo Plinio il Vecchio ne parlava come uno dei più importanti centri del Piceno. Nel 205 d.c. al toponimo originario venne aggiunto l' appellativo di Helvia in onore dell' imperatore Elvio Pertinace che ne aveva promosso un rilancio urbanistico. Alla fine dell' impero la citta fu costretta a soccombere sotto gli attacchi delle popolazioni barbariche. Dei passati fasti rimangono i resti del teatro, tra i più grandi delle Marche, che si iniziò a scavare nel 1825 ma fu portato interamente alla luce solo nel 1938.
Orario di aperturaDal 20 aprile al 31 ottobre, sabato e domenica ore 17,00 – 20,00 Ingresso gratuito su prenotazione Telefono:Pro Loco Villa Potenza 0733 492937, 339 7498480
Indirizzo Villa Potenza
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Proprietà: Comunale
-Duomo

L’ edificio attuale, con la facciata incompiuta, è opera di Cosimo Morelli che lo realizzò, tra il 1771 e il 1790, sul sito della precedente chiesa.


Fin dal 1022 qui, infatti sorgeva una pieve dedicata a San Giuliano, patrono della città, poi elevata a rango di cattedrale nel 1320 e quasi interamente ricostruita nel XV secolo. Al 1478 risale il campanile, che venne eretto a spese del comune. L' interno è a croce latina a tre navate scandite da colonne binate con capitelli ionici. Da vedere, nell' abside, la grande tela di Cristoforo Unterberger, raffigurante San Giuliano che prega la Madonna per la città di Macerata raffigurata sullo sfondo, e, soprattutto, lo splendido trittico di Allegretto Nuzi "la Madonna col Bambino e i Santi".
Indirizzo Piazza Strambi,Piazza della liberta
Data costruzione: Tra il 1771 e il 1790
-Le Mura

La definitiva cinta muraria di Macerata costituisce un’esemplificazione del mutamento della concezione militare dal XV al XVI secolo. Non più, come agli inizi del Quattrocento, una cortina che impedisca la penetrazione e l’offesa con l’intuitivo adattamento all’orografia del terreno, ma una cinta bastionata che sia in grado anche di offendere con efficacia gli assalitori.


Della realizzazione fu incaricato l'imolese Cristoforo Resse, che nel 1521 realizzò i baluardi pentagonali di Porta Romana e di Porta Mercato con i nuovi tratti di "mura da Sole" secondo i criteri della difesa bastionata.
Indirizzo Viale Giacomo Leopardi
-Loggia dei Mercanti

Loggia rinascimentale voluta dal cardinale Legato Alessandro Farnese (futuro Papa Paolo III) come si evince dagli stemmi coi gigli farnesiani scolpiti sui capitelli e sui peducci della volta e dall’iscrizione sul fregio della trabeazione (PUBLICAE PICOENI COMMODITATI MDV IULIO II PONT. MAX. CARD. FARNESUS LEGATUS).


Eretto tra il 1503 e il 1505 da Cassiano da Fabriano e Matteo Sabatini con materiali di recupero provenienti dal palazzo rimasto incompiuto del Cardinal Venieri di Recanati, il loggiato, destinato ad ospitare la stadera del Comune per pesare il grano, nel XVI secolo e luogo di contrattazione e di esposizione delle merci usato anche come ingresso alla cancelleria, al Tribunale della Curia generale e alle sale di riunione dei mercanti. Murata nel piano superiore nel XVII secolo, restaurata da Gaetano Koch nel 1905 in occasione dell’Esposizione regionale e modificata parzialmente per creare un’entrata al Caffè Nazionale, la costruzione è articolata su due piani con arcate a tutto sesto su colonne centrali integrate da un pilastro angolare. Con le sue eleganti e armoniose proporzioni costituisce una scenografica quinta della piazza.
Indirizzo Piazza della Libertà
-Palazzo Buonaccorsi

Proprietà del Comune dal 1967 e sede dell’Accademia di Belle Arti fino al 1997, il palazzo ospita oggi le collezioni comunali: il Museo della Carrozza e le raccolte di arte antica e moderna, queste ultime di prossima apertura al pubblico. Nonostante le vicende costruttive del Palazzo abbraccino un lungo lasso di tempo, dalla fine del XVII alla prima metà del XIX secolo, esso presenta uno stile architettonico sostanzialmente neoclassico, ad imitazione delle più imponenti residenze settecentesche romane.


Nel cuore della città sorge il settecentesco Palazzo voluto dalla famiglia Buonaccorsi in seguito al conseguimento del patriziato cittadino nel 1652 e all'investitura a conte di Simone Buonaccorsi nel 1701 da parte di papa Clemente XI. La costruzione del palazzo è il risultato di complesse vicende edilizie che vedono, a partire dal 1697, l'aggregazione di edifici preesistenti su progetto dell'architetto romano Giovan Battista Contini allievo del Bernini. Nel 1718 l'intervento di Ludovico Gregorini completa il palazzo con la realizzazione del cortile interno e del giardino all'italiana di cui rimangono la balaustra con i vasi ornamentali di Antonio Perucci e le tre statue raffiguranti Ercole vincitore in pietra d'Istria, opera dello scultore padovano Giovanni Bonazza. All'interno, l'ampio atrio pavimentato in legno di quercia, la loggia e i saloni decorati, i soffitti a cassettoni e le pitture di soggetto mitologico dell'appartamento nobile offrono alla vista dei visitatori preziosi momenti barocchi e rococò, il cui fasto raggiunge l'apice nel Salone dell'Eneide. Decorato nella volta a botte con le Nozze di Bacco ed Arianna da Michelangelo Ricciolini e ornato alle pareti con un ciclo di dipinti su tela commissionati ai maggiori artisti del tempo, celebra le gesta dell'eroe virgiliano in funzione encomiastica. Anche l’intervento di completamento che risale al 1853, ovvero l’annessione del loggiato in cortina laterizia e l’aggiunta dei quattro cantonali angolari a rinforzo della struttura, risulta intonato all’originale progetto continiano.
Ore 10,00 – 18,00. Chiuso il lunedì
Indirizzo Via Don Minzoni, 24
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Data costruzione: 1922 - 1922
-San Filippo Neri

Percorrendo il corso principale, si raggiunge la Chiesa di S. Filippo Neri, di forma ellittica, che è considerata il capolavoro dell’architetto romano Giovanni Battista Contini.


Data costruzione: 1800 - 1810, sec. XIX
-Santuario di Santa Maria della Misericordia

Di ridotte dimensioni è caratterizzato da una lunga vicenda storica, infatti eretto un primo tempietto in una sola notte quale voto contro la peste, l’ attuale edificio venne costruito in varie fasi.


Le ali semicircolari della facciata vennero aggiunte nel 1893 da Giuseppe Rossi, mentre il portale centrale in bronzo è di Carlo Cantalamessa (1952). Lo scenario interno si deve al Vanvitelli con pareti rivestite da sontuosi marmi policromici che ben si armonizzano con il ricco pavimento. Sulle pareti della navatella vi sono quattro grandi tele: Annunciazione,Visitazione, Presentazione di Maria bambina al Tempio e purificazione dell' artista Francesco Mancini. Sull' altare campeggia la veneratissima immagine della madonna della Misericordia, attribuita a Giovanni Spagna, in atto di proteggere il popolo inginocchiato ai suoi piedi. Lungo l' ambulacro Storie di Maria, sette grandi affreschi di Biagio Biagetti la cui opera non si è però limitata solo a ciò. Nella sacrestia si custodisce il bozzetto del Conca per la Trinità e una Madonna di scuola bizantina dipinta su tela.
Indirizzo Piazza XXV Aprile
Data costruzione: L' originaria cappella fu eretta nel 1447

Matelica

-Cattedrale

Vi si arriva percorrendo corso Vittorio Emanuele, principale arteria della città. Sicuramente l’attenzione è attirata dal campanile insolitamente eretto al centro della facciata. L’edificio è stato restaurato più volte: nel 1600, nel 1784, nel 1866 e nel 1924; fortunatamente furono conservati parte degli arredi lignei e le due cappelle barocche di San Biagio e della Madonna di Loreto, ricche di dipinti e di ornamenti in stucco.


Indirizzo Corso Vittorio Emanuele
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Data costruzione: 1636
-Chiesa del Suffragio

Situata in piazza Enrico Mattei, fu costruita tra il 1704 e il 1715, sull’area occupata da una piccola cappella dedicata a San Sebastiano e su quella dove sorgeva un’osteria, di non buona fama; il nome del progettista non ci è pervenuto. Custodisce nella cappella a destra un dipinto con Crocifisso e anime purganti attribuito a Salvatore Rosa e altre due belle tele di scuola romana.


Indirizzo Piazza Mattei
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Data costruzione: XVIII Secolo
-Chiesa di San Filippo

Venne edificata tra il 1655 e il 1660 dai padri dell’oratorio, in forme barocche: la struttura, tipica delle chiese filippine, è ad aula centrale affiancata da cappelle laterali.


Da non perdere la visita alla bellissima sagrestia di forma ellittica, all'oratorio ed al monastero con interessante facciata secondaria. Non si conosce il nome del progettista del grande complesso, sicuramente si tratta di un architetto romano seguace del Borromini.
Data costruzione: XVII Secolo
-Chiesa di San Francesco

Fu costruita nel 1268 in forme gotiche; delle strutture e dei decori del primitivo edificio si sono conservati soltanto alcuni affreschi dell’abside ed alcuni tratti della facciata.


L'aspetto attuale della grande navata è dovuto al restauro seicentesco. Le cappelle laterali meritano un'attenta visita: nella cappella Ottoni era conservata la Madonna della rondine di Carlo Crivelli, oggi a Londra. All'interno Madonna col Bambino in trono e Ss. Francesco e Caterina d'Alessandria, preziosa composizione di Marco Palmezzano.
Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa di Sant’Agostino

Risalente al XIII secolo, è una delle più antiche chiese di Matelica . Il bellissimo portale gotico è l’unico elemento sopravvissuto alle successive demolizioni, al di sopra del quale si apre una loggetta cinquecentesca e dietro tutto questo si dispiega l’organismo, raffinato ed elegante, settecentesco. All’interno si apprezzano stucchi meravigliosi. La pianta, a croce latina, è scandita da tre navate sovrastate dalla grande cupola.


Indirizzo Piazza Valerio
Data costruzione: XVIII Secolo
-La romita di Monte Gemmo

Alle falde del Monte Gemmo, a 757 m. s.l.m. ed al di sopra della Villa di Casa Foscoli in comune di Matelica, esistono i resti di un antico eremo ridotto a rudere al quale si può giungere anche dalla Villa di Cantalupo. Si possono tuttora riconoscere Ia chiesa, il campanile, ed alcuni locali dell’eremo completamente avvolti dalla vegetazione.


La fondazione dell'eremo si può far risalire al 19 Aprile 1274 quando frate Rinaldo Topino, converso al servizio del monastero di Santa Maria Maddalena di Matelica, chiese ed ottenne dal capitolo dello stesso, presieduto dalla Badessa Mattia, il permesso di ritirarsi sul Monte Gemmo, in loco qui dicitur trocke, come eremita. L'eremo è citato in vane epoche e nel 1925 risultava ancora funzionante perché era stato restaurato da poco, vi erano un portico davanti la chiesa, l'edificio sacro medesimo ed alcuni locali di abitazione. Sopra Ia porta della chiesa c'era un'epigrafe del 1724 ed un altorilievo romano proveniente dall'antica chiesa di Santa Maria in Pantano di Matelica. Nell'abside era presente una bella tela del XVI secolo attribuita a Bernardino di Mariotto, rappresentante la Madonna con Bambino, San Nicolò, San Venanzo e popolo orante.
-Monastero e Chiesa di Santa Maria Maddalena o della Beata Mattia

Sicuramente il più antico del circondario, fu edificato nel 1225 e deve la sua fama alla vita monastica, dove si osserva ancora la regola di Santa Chiara, che in esso condusse la Beata Mattia. Posto all’estremità meridionale della città, ebbe funzioni difensive, come dimostra l’alto campanile (seconda metà ‘400), che servì sicuramente da luogo di avvistamento. L’edificio, centrato intorno a tre cortili, presenta nel terzo cortile un portico rustico scandito da pilastri quadrati che sorreggono un tetto a capanna spiovente.


-Palazzo degli Ottoni

Commissionato nel 1472 da Alessandro e Ranuccio Ottoni, il palazzo non fu mai completamente realizzato. Del progetto originario, che prevedeva un impianto a C con corte interna e giardino pensile, sono giunti fino a noi la sola ala principale, con la bella facciata posteriore, l’elegantissima loggetta aerea e un fabbricato secondario. Il palazzo fronteggia fisicamente e anche simbolicamente il palazzo del Governo a testimoniare il predominio della famiglia Ottoni sulla città. Nel cortile sono emersi resti di due ambienti di età romana (II sec d.c.).


Indirizzo Piazza Mattei
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Data costruzione: XV Secolo
-Palazzo Piersanti

Oggi sede di un museo, presenta un impianto planimetrico molto complesso che si sviluppa intorno a due cortili orientati uno ad ovest e l’altro a nord. Il nucleo originario è quattrocentesco come la loggetta del cortile e lo scalone d’ingresso. Il palazzo, nella forma attuale, è il risultato dell’accostamento di tre edifici realizzati in epoche diverse, fusi in un unico organismo.


Indirizzo Via Umberto I, 11
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Data costruzione: Nel sec. XV
-Palazzo Pretorio

Prospiciente piazza Enrico Mattei, cuore della città. Sullo stesso lato la Torre civica e l’elegante palazzo degli Ottoni.


Indirizzo Piazza Mattei
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Data costruzione: 1270

Mogliano

-Chiesa del SS. Crocifisso d’Ete

Sorge in territorio moglianese, al crocicchio per Montegiorgio e Francavilla d’Ete, lambito dal torrente Ete Morto. La prima pietra, l’11 novembre 1579, fu posta per meno del vescovo di Fermo mons. Pinelli, che ne scelse la collocazione sulla fatiscente miracolosa edicola. Il governo e l’amministrazione furono attribuiti, con bolla di papa Gregorio XIII, alla confraternita del SS. Sacramento, che tuttora li conserva.


Indirizzo località Santa Croce
-Chiesa di San Gregorio Magno

Un tempo ‘extra moenia’ perché costruita al di là del fossato del castello. Ha subito vari cambiamenti, l’ultimo dei quali nel ‘700 quando fu ‘girata’ (il presbiterio fu spostato dalla parte dell’entrata) e fu aggiunta una monumentale gradinata per raccordare l’ingresso al nuovo piano stradale. Al suo interno si possono ammirare una pala d’altare di Durante Nobili da Caldarola, allievo del Lotto e un interessante quadro di G.B.Fagiani raffigurante Mogliano così come appariva nel ‘700. Dopo un recente restauro la chiesa è stata riaperta al pubblico.


-Chiesa di San Nicolò di Bari

Attualmente trasformata in auditorium.Un tempo sorgeva nel pressi del mastio: ricostruita ben due volte, venne ubicata un po’ più in basso rispetto all’antica posizione. E’ un piccolo gioiello di arte barocca. Sopra l’altare, lavoro in scagliola di Interlenghi di Montottone, una tela di A. Ricci, l’Ultima cena; ai lati due quadri, Madonna col Bambino e i Santi Nicola di Bari ed Agata (a sinistra) e Beato Pietro da Mogliano e S.Antonio da Padova (a destra).


Indirizzo Via Giuseppe Verdi
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Data costruzione: 1748
-Chiesa di Santa Colomba

La chiesa ha un suggestivo soffitto a cassettoni dipinto dal moglianese G.B. Fagiani tra il 1750-1752. Dietro l’altare, una pregevole tavola di Durante Nobili, allievo del Lotto: Madonna in trono col Bambino tra i Santi Giuseppe, Colomba, Giovanni Battista, Francesco d’Assisi e Benedetto (1554). Di notevole bellezza il chiostro, con le sue lunette affrescate e gli arredi lignei.


Indirizzo Via S. Colomba
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Data costruzione: secolo XVII
-Chiesa di Santa Maria in Piazza

Momentaneamente chiuso per danni provocati dal terremoto
L’oratorio della Madonna della Misericordia (1420) venne edificato dai moglianesi per scongiurare una terribile pestilenza; la facciata è adornata da un bel portale in cotto, con lunetta dipinta e l’interno (oggi adibito a sagrestia) ha un bell’interno con volta a crociera.
La chiesa conserva al suo interno la Pala di Lorenzo Lotto – La Madonna in gloria e i santi Giovanni Battista, Antonio da Padova, Maria Maddalena e Giuseppe. (Olio su tela, 330 x 215 cm). L’opera fu commissionata nel 1547 dal sindaco di Mogliano, Jacomo Boninfante, al prezzo di 130 scudi d’oro da versare in più rate, che includevano anche il costo della cornice lignea dorata, realizzata da Bartolomeo intaiador de San Cassano. La pala fu ultimata nel 1548 e consegnata alla comunità dall’allievo Durante Nobili.


Momentaneamente chiuso per danni provocati dal terremoto
-Complesso monumentale di Santa Maria da Piedi

Incastonata nella cinta delle mura, a lato della porta di Levante, prese il nome di Santa Maria ‘a pede castri’. L’adiacente arco gotico conserva all’interno i cardini in ferro delle porte che al tramonto, dopo i rintocchi dell’Ave Maria, venivano serrate. Sull’antico muro, sopra l’arco, sono ancora presenti cinque incassi di altrettanti stemmi che furono rimossi dai soldati di Napoleone dopo la battaglia di Tolentino (1797).


Data costruzione: secolo XVII
-Monastero di San Giuseppe

Costruito nel 1630 dalle Benedettine di Cassino che vi rimasero per circa due secoli, nel 1855 fu concesso alle suore di San Giuseppe di Torino, che tuttora lo occupano. Meritevoli di nota gli ambienti di clausura, essendo le porte delle stanze tutte dipinte con figure di santi nella parte superiore e paesaggi in quella inferiore. Al monastero è annessa la Chiesa dei SS. Grisogono e Benedetto, prezioso ambiente in stile rococò, intatto nella sua originale struttura ed abbellito da porte e finestre dipinte, da un soffitto a cassettoni e da un organo.


Indirizzo Via Regina Margherita, 8
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-Palazzo Forti

Momentaneamente chiuso per danni provocati dal terremoto
Quasi alla fine di via Roma, strada che attraversa tutto il centro storico e che si immette nella piazza principale, Piazza Garibaldi, sorge il palazzo più importante di Mogliano, oggi sede del municipio: Palazzo Forti. Progettato alla fine del ‘500 come struttura economicamente autonoma, oltre che come abitazione della ricca e nobile famiglia Forti, consta di tre piani sopra il livello stradale ed altri due sotto, raggiungibili anche da via Carelli.


Momentaneamente chiuso per danni provocati dal terremoto
Indirizzo Via Roma, 54
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Data costruzione: secolo XVI - XVII
-Rocca Medioevale

La rocca medioevale, di cui rimangono solo i bastioni, è il luogo migliore da cui ammirare il panorama; all’interno sorge la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, attualmente sconsacrata, costruita nel 1698 ed ampliata alla fine del ‘700.

Dalla rocca si possono ammirare anche l’ex ospedale S.Michele costruito nel 1782 e l’Autopalace, complesso in stile liberty, ex autorimessa di pullman, ora restaurato e riconvertito a spazio espositivo.


-Santuario del SS. Crocifisso

Momentaneamente chiuso per danni provocati dal terremoto
Qui si venera un’immagine raffigurante ‘Cristo Crocifisso che si erge dal sepolcro’, affresco della fine del ‘400. In seguito ad un miracoloso evento accaduto nell’anno 1809, la chiesa, ricostruita in eleganti forme neoclassiche su disegno di G. Lucatelli, fu dichiarata Santuario dall’allora viceré d’Italia, Eugenio Beauharnais.


Momentaneamente chiuso per danni provocati dal terremoto
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Monte Cavallo

-Chiesa di Cerreto

Contiene una Crocifissione e Madonna di De Magistris.


Indirizzo Loc.tà Cerreto
-Chiesa di S. Michele Arcangelo

Chiesa di collazione episcopale con un canonicato. Nel ‘300 vi erano due cappelle con relative prebende. Nel 1603 è detta chiesa parrocchiale di S. Angelo de villa Plani nucis e, in un elenco di quelle chiese che pagano la decima nel sec. XVIII (zona della pieve taurinate), vi è anche la chiesa di S. Michele Arcangelo rettoria di Pian della Noce.


Indirizzo Loc.tà Pian della Noce
-Chiesa Parrocchiale S. Niccolò

Vi si può ammirare una croce in rame dorato sec XIV. Affresco S. Sebastiano sec XV. Altri affreschi affioranti sulle pareti dell’abside sec XV – XVI.


Indirizzo Loc.tà Valcadara
-Chiesa Parrocchiale San Cristoforo

Vi si può ammirare una croce in lamine d’argento, sec. XV.


Indirizzo Loc.tà Selvapiana
-Chiesa San Benedetto

Fu un tempo abbazia benedettina. Bel portale romanico in calcare rosato e campanile; croce stazionale in rame sec XIV. Affresco nell’abside e antico organo.


Indirizzo Loc.tà San Benedetto
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-Chiesa Santa Maria Assunta

Vi si può ammirare una croce in rame dorato, sec. XVI e alcuni dipinti. Pochi ruderi della vecchia chiesa.


Indirizzo Loc.tà Pantaneto
Proprietà: Comunale

Monte San Giusto

-Casina Bonafede

A circa due km. dal centro abitato, in zona Campiglia, si trova la casina Bonafede, detta ” coriolana ” , fatta costruire dal Bonafede ed utilizzata come casa di campagna. La casina è stata completamente restaurata


Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa del Monastero

Costruita nel 1600, la chiesa del Monastero Benedettine Maria Santissima Assunta in cielo. Luogo di accoglienza per Esercizi Spirituali, ritiri, oasi di pace e di riflessione per chi ama Dio. Il monastero dispone anche di una grande sala idonea a conferenze e riunioni.


Indirizzo Via Recchi Cervinari
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Data costruzione: 1600
-Chiesa della Purità

Detta anche “chiesa dei Frati”, contiene l’affresco raffigurante la Madonna con la scritta “Mater Purissima”.


Indirizzo Viale Giustozzi
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Data costruzione: tra la fine del XVII e l`inizio del XVIII
-Chiesa delle Grazie

Indirizzo Via Monti Sala
approfondimenti
Data costruzione: 947
-Chiesa di San Filippo Neri

Chiesa di San Filippo Neri (Vecchia).


Indirizzo Via Villa S. Filippo
approfondimenti
Data costruzione: 1374
-Chiesa di Santa Maria della Pietà in Telusiano

Chiesa di Santa Maria della Pietà in Telusiano, fatta restaurare e consacrare nel 1529 dal Bonafede; di stile romanico come testimoniano alcune caratteristiche visibili nelle mura perimetrali; al suo interno è conservata la meravigliosa Pala d’altare che è “La Crocifissione” del Lotto, terminata nel 1531 e commissionata dal Bonafede è l’opera più preziosa per la popolazione di Monte San Giusto.


Raramente, forse mai, la Crocifissione di Nostro Signore è stata raffigurata in uno spirito così vicino a quello di una tragedia greca. Il tragico episodio venne sceneggiato dal Lotto a Venezia su commissione di Nicola Bonafede, vescovo di Chiusi, e terminato nel 1531 a M.S. Giusto, costato 100 fiorini d'oro ed una certa quantità di olio di olive ascolane. Nato a Venezia nel 1480, il Lotto non ebbe maestri. Fu uomo leale, mite, di bontà vera, di fede certa, di grandissimo talento. Dalla fanciullezza fino alla morte, fece la spola fra due regioni: il Veneto e le Marche; e pellegrinando contemplò, ammirò, confrontò pitture di varia natura e statura: ne gioì e ne sofferse abbandonandosi ad ammirazioni spesso trasparenti nell'opera sua. Fu pittore solitario; senza famiglia, senza amici potenti, senza casa; sempre in viaggio tra clientele povere. Morì a Loreto nel 1556. Il tema della Crocifissione, obbligato dal committente, era quello di una Pietà, perché a Santa Maria della Pietà era intitolata la Chiesa parrocchiale. Ma il Lotto, invece di restringerlo al tradizionale gruppo della Vergine che sorregge il Cristo morto, preferì sviluppare il tema con molte figure in movimento, raccordando in un nesso logico il Figlio morto, appeso ancora sulla Croce, e la madre svenuta per l'angoscia, ai piedi di essa, e animando la composizione con una popolatissima e appassionata visione del Calvario. Sul piano arretrato si innalzano le tre croci e le piccole figure ai loro piedi si stagliano contro un cielo verde pallido. In alto, il cielo si vela di nubi, e su di esse spiccano i bianchi drappi fluttuanti dei crocefissi. Due robusti lancieri vegliano ai piedi della Croce mediana e di là da essi si intravedono uomini che si affrettano giù per la collina. Ai lati la scena è chiusa da soldati a cavallo: a destra, uno addita il cattivo ladrone, l'altro ne cinge coi braccio la croce, il terzo innalza uno stendardo giallo; a sinistra Nicodemo trasale, attorniato da figure gesticolanti, abbandonando l'asta sul collo del cavallo bianco. Nessun affollamento. Non si potrebbe pretendere maggiore semplicità e grandiosità di azione. La colorazione sembra un enorme smalto policromo. I rossi, i gialli, gli azzurri, i neri spiccano come zone diversamente luminose; e tuttavia si fondono. San Giovanni, la più grande figura nel mezzo del primo piano è fatta di oscurità: e lo lambe e vi si attorce un rosso vermiglio come una lingua di fuoco che si propaga, si sparpaglia in lingue rosate sulle figure in alto e in basso. Gesti di braccia e linee di lance avviano lo sguardo su per il cupo verdastro cielo, lungo la Croce velatad'ombra, fino a Cristo che segna con le braccia luminose una croce. Due bianchi, a destra in basso sulla Maddalena, a sinistra in alto sul cavallo, inquadrano e reggono tutta la scena. Solo nel 1831 vennero riscoperte firma e data: L. LOTTI 1531. Questa pala della Crocifissione è stata restaurata nel 1953 dal Prof. Pelliccioli e trasportata a Venezia dove fu esposta fra i 108 dipinti del Lotto nella mostra per lui allestita, e dove figurò come il capolavoro dell'irrequieto e solitario pittore lagunare. Ancora oggi, da questa pala, emana un fascino ermetico, un senso di inquietudine misteriosa, quasi suggestione, sul nostro popolo il quale l'ha sempre guardata con ammirato affetto.
Orari di apertura:
Mattino: dalle ore 09.15 alle ore 13.00
Pomeriggio: dalle ore 16.15 alle ore 20.00


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Data costruzione: XIV Secolo

-Chiesa di Santa Maria delle Panette

Ha caratteristiche architettoniche di tradizione barocca, è stata costruita su pianta ottagonale.


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Data costruzione: 1740
-Chiesa di Santo Stefano

Comunemente chiamata “La Collegiata” è stata riedificata sull’antica Pieve nel 1772 della quale oggi, purtroppo, non è a noi pervenuta alcuna traccia. Fu aperta al culto nel 1781 e consacrata da Mons. Andrea Minnucci, vescovo di Fermo.


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Data costruzione: 1772
-Chiesa San Filippo Neri (Nuova)

Chiesa San Filippo Neri (Nuova)


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-Chiesetta di San Giuseppe
-Palazzo Bonafede (sede del Municipio)

Il Municipio ha sede nel Palazzo Bonafede costruito tra 1513 ed il 1524, fu un palazzo fortezza, voluto da Niccolò Bonafede per il proprio riposo e per la comodità dei posteri”, come è detto nella iscrizione latina della facciata.


Un cortile, ad archi di pieno centro su colonne in pietra viva, accentra i diversi corpi del Palazzo e svolge la funzione di disimpegnare gli ambienti ed assicurare la luce alle strutture interne. In una delle stanze, nel pavimento troviamo lo stemma del Palazzo.
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Monte San Martino

-Casina Bonafede

Una delle antiche porte di accesso al paese delle mura castellane medievali con manufatti in pregiato cotto marchigiano ottimamente conservati.


-Chiesa di San Martino

La chiesa di San Martino, Vescovo di Tours, patrono del paese fin da quando i Franchi mutarono il nome da quello antico di Arx Rubetana Romanorum in quello attuale, è un edificio romanico del XIII secolo, posto sulla sommità del colle, in posizione dominante rispetto al paese.


L'edificio, ad una navata, ospita al suo interno opere d'arte basilari per la storia dell'arte italiana: vi si trovano infatti tre polittici di Vittore Crivelli (c. 1440 - c. 1502), su uno dei quali è possibile riconoscere la mano del fratello Carlo (1430/35 - c. 1500): le opere risalgono al periodo intorno al 1490. Vi è inoltre un polittico di Girolamo di Giovanni da Camerino (1449? - 1503?), probabilmente del 1473. In questa chiesa è presente tra l'altro un organo molto antico, sul quale ha lavorato Giovanni Fedeli. Pregevole è anche l' altare, di scuola napoletana, alla cui base sono state poste alcune maioliche, tra i primi esemplari di maiolica su piastrelle.
Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele II
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-Chiesa di Sant’Agostino

Questa chiesa, restaurata nel 2000, ha origini quattrocentesche, anche se ci giunge attraverso un riadattamento del 1729.


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-Chiesa Santa Maria del Pozzo

Vi si trovano due polittici quattrocenteschi.


-Chiesa Santa Maria delle Grazie

La chiesa si trova sotto un roccione, a qualche centinaio di metri dal paese. Le cappelline interne furono affrescate due volte, all’ inizio del ‘ 500 e nella seconda metà dello stesso secolo. In corso di restauro si è provveduto a staccare e a spostare l’ affresco più recente mettendo in luce il più antico.


-Mura Castellane

-Palazzo Urbani

Indirizzo Largo Giambattista Urbani,
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Montecassiano

-Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo

Costruita nel secolo XVIII, in origine faceva parte di un più vasto complesso adibito a ospedale e retto dalla Confraternita dei SS. Filippo e Giacomo. Di forma semplice e lineare, ha un interno ad aula unica con copertura a vela e ospita il Museo delle Confraternite che raccoglie gli oggetti processionali, ancora oggi usati nelle solenni processioni, appartenenti alle confraternite del paese e custodisce atti e documenti ufficiali delle confraternite stesse.


Data costruzione: XVIII secolo
-Chiesa di San Giovanni Battista

È il nucleo più antico del convento delle Clarisse e risulta essere la seconda parrocchia costituitasi a Montecassiano dopo quella di San Nicolò. A fronte di una forma esterna rettangolare, con copertura a capanna e doppio portale, l’interno è invece a pianta ottagonale con copertura a cupola lobata. Le decorazioni delle membrature architettoniche, quelle degli altari, le cornici alle pareti e sulla cupola sono realizzate in stucco e propongono un repertorio di angioletti, fiori, conchiglie e volute. I lati maggiori sono occupati dalla controfacciata e dai tre altari. Le pareti sono articolate da paraste lisce di ordine gigante con capitello composito.


-Chiesa di San Marco

La chiesa, costruita nell’ultimo decennio del XIV secolo, fu spesso utilizzata come sala per il Consiglio durante i periodi di guerra e di pestilenza. Chiesa e convento vennero presto affidati all’ordine degli Agostiniani che si insediarono nel Comune alla fine del XV sec. e provvidero all’allargamento del vicino convento attraverso ristrutturazioni e accorpamenti. In questo tempio sacro prese i voti e divenne rettore il Venerabile Giovanni Nicolucci, che assunse il nome di P. Giovanni di San Guglielmo, noto come l’Apostolo della Maremma, e che visse e operò ai tempi dei Granduchi di Toscana Ferdinando I e Cosimo II. L’interno della chiesa è uno splendido esempio di barocchetto marchigiano a tre navate.


Indirizzo Piazza Unità d'Italia
Data costruzione: XIV secolo
-Chiesa di Santa Croce

La sua prima edificazione risale al 1558, anno in cui il Comune decise di costruire una nuova chiesa che potesse accogliere degnamente la reliquia della Croce conservata in una piccola cappella. Ricostruita a partire dal 1595, la facciata è caratterizzata da un portico costruito nel 1660, a tre campate coperte da volte a crociera, mentre l’interno, ad aula unica, presenta otto cappelle in parte rielaborate nello stesso anno e ornate di stucchi, tele, affreschi e arredi. Le cappelle appartennero a nobili famiglie locali, tra cui i Buscalferri, i Tulli, gli Antolini, i Buratti e i Ferri, che posero i loro stemmi alla sommità degli archi d’ingresso. L’altare maggiore è una delle opere più importanti fra gli arredi della chiesa. Costruito tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, in legno intagliato e dorato con una grande ricchezza ornamentale, separa il presbiterio dal retrostante coro ligneo e al centro accoglie un imponente crocifisso ligneo. La cantoria della controfacciata, in stile rococò, accoglie un organo del 1750 attribuito a Giuseppe Attili da Ortezzano.


-Collegiata di Santa Maria Assunta

Costruita su un preesistente tempio pagano dedicato alla dea Venere, l’originaria pieve ottenne nel ‘700 il titolo di Chiesa Collegiata, mantenendo l’intitolazione di “Santa Maria”.

La facciata a spiovente unico è sovrastata da un rosone in pietra bianca e da una monofora. Il portale in bronzo narra la storia della comunità religiosa di Montecassiano ed è stato realizzato nel 1985 dallo scultore Sesto Americo Luchetti. L’interno è diviso in tre navate coperte da volte a crociera sostenute da pilastri ottagonali sormontati da semplici capitelli. La struttura architettonica è in stile gotico cistercense. La chiesa ospita la pala d’altare in terracotta invetriata e dipinta, di Fra Mattia della Robbia, e rappresenta la Madonna con il Bambino in gloria tra i SS. Sebastiano, Rocco, Pietro Martire e Antonio abate. La predella racconta storie dell’infanzia di Gesù alternate ai caratteristici festoni di frutta robbiana. Nella lunetta si impone la figura di Dio Padre benedicente, affiancato da angeli suonatori e circondato da festoni e cherubini.

Nella navata di destra si può ammirare la pala di Giacomo da Recanati, della metà del XV secolo, con l’Incoronazione di Maria Vergine tra i SS. Francesco d’Assisi, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Lorenzo e i due committenti.

La cappella laterale, a destra di quella Maggiore, è dedicata alla Madonna del Buon Cuore.


-Fontana dei Cavalli

Costruita a ridosso delle mura castellane e in prossimità alla Porta Cesare Battisti, già di Santa Croce, era utilizzata per l’abbeveraggio dei cavalli che venivano ospitati nella stalla pubblica di Borgo Garibaldi. La tradizione vuole che il cavallo di Vittorio Emanuele II si sia abbeverato alla fontana durante il corteggio che accompagnò il passaggio del sovrano lungo la cinta muraria nel 1860.


-Municipio (ex convento degli Agostiniani)

Il nucleo originario del convento risale ad un periodo compreso tra il 1481 ed il 1496. Dal 2009, è sede del municipio. Successivamente al 1861 la chiesa ed il convento di San Marco vennero dichiarati di proprietà del Comune. La chiesa fu affidata fino al 1910, anno in cui gli Agostiniani si allontanarono definitivamente da Montecassiano, alla custodia di un padre agostiniano e di un laico. Di rilievo i dipinti a fresco, di epoca ottocentesca, presenti nel soffitto della sala a sud est del complesso, rappresentanti le Allegorie delle Arti e, nel medaglione centrale, Diana cacciatrice. La sala adiacente, piuttosto grande, ha dipinto sul soffitto lo Stemma comunale.


Proprietà: Comunale
Data costruzione: XIV secolo
-Oratorio di San Nicolò

L’edificio risale al XIII secolo. Nel campanile a vela si trova una delle più antiche campane della Marca (fusa nel 1382). Fu sede della prima parrocchia del paese. Dopo la costruzione delle mura nel ‘400, l’edificio perse la sua primaria importanza poiché venne a trovarsi all’esterno della cinta muraria, in posizione più indifesa. L’oratorio è caratterizzato da un’abside romanica ed è ad aula unica. Originariamente le pareti erano coperte da affreschi a carattere devozionale, opere di scuola marchigiana dei secoli XV e XVI.


Indirizzo Via Giuseppe Garibaldi
approfondimenti
Data costruzione: XIII secolo
-Palazzo dei Priori

L’impianto originario del palazzo risale al XII secolo, ma venne completamente rifatto nel XV secolo. Al 1467 risalgono la facciata ed il porticato, come attestato dalla lapide incassata sopra il secondo pilastro da sinistra, realizzati su disegno di mastro Antonio Lombardo sul modello della coeva architettura lombarda. Nel secolo successivo il Comune provvide all’acquisto di alcune case limitrofe per ingrandirlo. L’aspetto odierno della facciata è il risultato dell’opera di restauro condotta nel 1938 dall’architetto Guido Cirilli, un intervento che ha comportato il ripristino della merlatura e la costruzione del grande arco di collegamento con il Palazzo Compagnucci. La facciata presenta, nella nicchia tra la prima e la seconda finestra, un affresco ottocentesco raffigurante la Madonna con il Bambino. All’interno si trovano una stele funeraria lapidea risalente al I secolo dopo Cristo in onore di Cassia Orestina, ritrovata nel 1602 nella località di Valle Cascia. L’Aula Magna, già sala consiliare, coperta da un soffitto a capriate lignee, è illuminata dalle tre bifore della facciata.


approfondimenti
Proprietà: Comunale
-Palazzo Ferri

È stata l’ultima residenza di Camillo Ferri, Marchese di Monte Ferro, che, morendo nel 1902, lasciò tutti i suoi averi al Comune, all’Ospedale Umberto I, all’Asilo Vittorio Emanuele II, all’Orfanotrofio Carradori-Pianetti, alla società Operaia, al Gabinetto di Lettura A. Scaramuccia ed alla Banda Filarmonica. La facciata principale del palazzo è in stile tardo neoclassico ed al Piano Nobile, che conserva soffitti affrescati con motivi mitologici, è ospitato l’Archivio Storico.


-Porta e mura Castellane

La cinta muraria del Comune, risale all’inizio del ‘400.

Gran parte del lavoro venne compiuto da maestranze lombarde nel 1437, periodo in cui furono edificate anche le tre porte di accesso: la Porta del Cerreto, la Porta di San Giovanni e la Porta di Santa Croce.

La Porta del Cerreto, oggi Porta Diaz, sorge in posizione arretrata rispetto alle mura fortemente scarpate ed è dotata di bertesca centrale, di torre di rinfianco e di merlatura ricostruita.

La Porta di San Giovanni, o della Pesa, si trova in fondo alla scalinata di Via Roma e costituiva l’antico ingresso al centro storico.

La Porta di Santa Croce, o di San Nicolò, oggi Porta Cesare Battisti, era l’unica munita di ponte levatoio e ancora oggi mostra il parapetto merlato con le feritoie per il tiro e le camere di alloggiamento delle bombardiere laterali.


Montecosaro

-Basilica di Santa Maria Piè di Chienti (Chiesa dell’Annunziata)

Nella piana alluvionale del fiume Chienti, tra la vecchia strada statale e la dinamica superstrada, si erge uno dei più insigni esempi del romanico marchigiano. I primi dati storici risalgono al 936 ma si ipotizza la sua esistenza già in età longobarda.


Un recente intervento ha in parte ricreato l'antico paesaggio vegetale che circondava il complesso ai tempi in cui i monaci farfensi bonificarono la paludosa Val di Chienti. In effetti, l'area dell'antico luogo di culto si presenta attualmente ricca di aiuole, campi a frumento, siepi d'alloro e agrifoglio. Inoltre, osservandola da lontano, la struttura sembra nascondersi tra robusti lecci, cerri, farnie ed aceri campestri.

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Orari delle S. Messe:
Prefestivi
Ore 19.00
Festivi
Ore 7.00 - 9.00 - 10.30 - 19.00

-Chiesa di San Rocco

Venne costruita alle porte del borgo nel 1447, per sciogliere un voto dei montecosaresi colpiti da una grave pestilenza. Nel 1576 venne abbellita con i magnifici affreschi del catino e dell’arco absidale, eseguiti da Simone de Magistris da Caldarola.


Agli inizi dell'800 si aggiunsero i due altari laterali, provenienti dalla chiesa di S.Maria del Monte appena demolita. La sagrestia ed il grazioso campanile a vela vennero infine edificati nel 1887. La chiesa è a pianta ottagonale, con soffitto a capriate sostenuto da una possente colonna centrale. La visita dell'intemo può iniziare dalla pala con la Vocazione di S.Matteo, attribuita a Simone de Magistris ma risultante dall'unione di due distinte tavole. Nella lunetta è raffigurata una Madonna con Bambino di pittore ignoto dei primi decenni del '600; sotto si profilano invece le figure di S.Matteo e del Cristo, seguiti da apostoli espressivi e ricchi di gestualità. Vediamo scorrere Pietro, Andrea con la croce del suo martirio in spalla ed il volto imberbe di S.Giovanni, rivolto a quello che con ogni probabilità è S.Giacomo. Segue l'altare laterale destro che ospita una statua lignea di S.Rocco ed una pittura murale in cui sono raffigurati la Madonna, S.Rocco e S.Lucia.

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-Chiesa del Santissimo Crocifisso

E’ detta anche Crocefisso dei Sassi, possiamo quindi ipotizzare una sua fondazione su delle rovine, forse di età romana. Alcuni antichi carteggi attestano l’esistenza di un luogo di culto in questo sito già intomo al Mille


Sembra inoltre che la piccola chiesa rurale sia stata meta di pellegrinaggi per parecchi secoli, sorge in effetti presso un trivio alle porte del borgo, in quello che anticamente era un frequentato punto di transito tra i centri di Civitanova, Montecosaro e Morrovalle. Costruita inizialmente a croce greca, venne trasformata nelle forme attuali intomo alla metà del '700.

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-Chiesa della Madonna di S. Domenico

Ci troviamo appena al di fuori della cinta muraria trecentesca, in prossimità dell’ormai scomparsa Porta di S.Giovanni. Da qui si domina su un esteso tratto della bassa Val di Chienti e dalle contrade sottostanti giungono solo rumori e odori di vita campestre. La minuscola struttura sorge in un sito tranquillo ed assolato, dove verso la metà del ‘500 venne edificata un’edicola votiva. Solo in seguito, intomo all’anno 1742, il piccolo manufatto venne trasformato nella chiesa attuale.


La data del 1756 incisa sopra l'ingresso, dovrebbe quindi corrispondere ad una semplice risistemazione o ad un primo abbellimento dell'impianto. Tetto e muratura sono stati ristrutturati di recente e tra breve saranno avviati anche i lavori per il restauro dei tré affreschi dell'intemo. Quello centrale è stato realizzato verso la metà del '500 e riproduce una Madonna con Bambino tra S.Domenico e S.Francesco. L'immagine fu veneratissima nei secoli passati, tanto che nonostante svariate visite di scrupolosi ladri di opere d'arte, vi sono ancora apposti diversi ex voto e coroncine. Nei due affreschi laterali figurano invece S.Antonio da Padova e S.Giuseppe, con in mano degli oggetti che simboleggiano il Bambin Gesù, rispettivamente un giglio ed un bastone fiorito.
-Chiesa delle Anime

Si affaccia su Largo Laureati ed è sede della Confraternita del S.mo Sacramento. Nelle forme attuali risale al 1766, data attestata da un’iscrizione posta all’interno della chiesa sopra il portale d’ingresso. Nulla sappiamo sulle vicende anteriori alla sua costruzione.


Di certo non mancano gli elementi per ipotizzare l'esistenza di un'altra struttura, modesta nelle dimensioni ma vecchia di molti secoli. Ciò potrebbe essere confermato dalla dedicazione del tempio alle anime purganti, le Anime Sante del Purgatorio nel pensiero dei credenti. Il loro culto raggiunse vasta diffusione intomo alla metà del XII secolo, ma solo durante il giubileo del 1300 si pervenne ad una sanzione ufficiale, grazie all'opera di papa Bonifacio VIII. La chiesa delle Anime potrebbe quindi essere sorta sul sito di un'edicola medievale, anche se in riguardo non vi sono ancora certezze.

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Indirizzo Largo Giovanni Laureati
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Data costruzione: 1766
-Chiesa di S. Agostino

La chiesa, in origine dedicata a S.Martino, venne edificata verso la metà del ‘200, nella parte sommitale del colle su cui sorge il paese. Ospitò personaggi di grande fede come S.Nicola da Tolentino che qui soggiornò per circa un anno. Durante la sua lunga esistenza, ha subito due radicali opere di trasformazione che hanno completamente cancellato l’antica struttura medievale. La prima risale alla seconda metà del ‘500, mentre la più recente che gli ha dato le forme attuali, venne intrapresa nel Settecento.


Una struttura semplice ed austera, di cui colpisce il compatto fronte laterizio che domina Piazza Trieste. Questo lato del tempio è abbracciato per intero da un ampio terrazzo con balaustra e scalinata laterale, bianco manufatto realizzato nel 1927 dal costruttore civitanovese Fioretti. A ridosso della zona absidale sorge il maestoso campanile che, dal nucleo più elevato del borgo, s'affaccia sul paesaggio sottostante. L'intemo, completamente restaurato nel corso del 2003, può oggi far mostra del suo pomposo apparato decorativo. La chiesa di S.Agostino è per tradizione la dimora del reliquiario della Croce Santa, veneratissimo esempio d'arte bizantina. Dorato e cesellato, è composto da un'anima lignea rivestita di lamine d'argento. La sua superficie è ulteriormente arricchita da piccole lastre smaltate e da tre coroncine. Le reliquie sono poste in più sedi, scavate nel terminale dei bracci e nel punto d'incrocio di questi ultimi. Lungo la parete di sinistra è collocato un organo realizzato dal celeberrimo Gaetano Callido, sembra entro il 1792. L'attribuzione al maestro veneziano può essere confermata dalla presenza delle sigle G e C, incise assieme ai toponimi Montecosaro e MC. La cassa lignea presenta timpano e paraste laterali inserite in uno scenario di gusto neo-classico. Condizioni di suono ancora discretamente efficienti. L'intemo ospita anche svariate opere pittoriche di grande pregio che attualmente sono oggetto di uno studio approfondito e di un accurato restauro.
Indirizzo Via Gatti
approfondimenti
Data costruzione: 1247
-Collegiata (ex Pieve di S. Lorenzo)

Si affaccia sulla centrale Piazza Trieste ed è dedicata alla Madonna Assunta e a S. Lorenzo Martire. Ha assunto le attuali forme nel 1723 in seguito ad un generale rifacimento, mentre l’aggiunta della sagrestia risale al 1766. La storia del tempio è indissolubilmente legata alle vicende della pieve di S.Lorenzo, il più antico edificio sacro di Montecosaro di cui collochiamo le origini in età paleocristiana.


Questa divenne sede di un "ministerium", ovvero di un funzionario minore del conte che esercitava compiti giurisdizionali su distretti poco estesi. Apparentemente il territorio del ministerium di S.Lorenzo ricalcava quelli che grosso modo sono gli attuali confini comunali. La pieve era sita originariamente extra muros, ai piedi del colle lungo la strada fermana. Sul luogo sorgono oggi alcuni edifici moderni e dagli anni '50 la caserma dei carabinieri. Per costruirla si dovettero demolire le fondamenta di un torrione che giacevano interrate da secoli. Forse si trattava dei ruderi della torre campanaria, visto che gli anziani ricordano quel luogo col nome di "Pervecchia" (Pieve Vecchia). Possiamo invece affermare con certezza che nel 1490, le prerogative della pieve vennero trasferite all'intemo del borgo, nella chiesa di S.Maria in Piazza. Durante la prima metà del '700 questa venne infine demolita per far posto all'attuale Collegiata.

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Orari delle S. Messe:
Prefestivi
Ore - 18.30
Festivi
Ore - 7.30 - 9.00 -10.00 - 11.15 - 17.00

-Palazzo Cagnaroni

Necessario segnalare anche questo palazzo storico, su cui purtroppo non sono stati ancora effettuati studi approfonditi. Dimora nobiliare di probabile origine seicentesca, costruita a ridosso della cinta muraria.Dimora nobiliare di probabile origine seicentesca, costruita a ridosso della cinta muraria. L’edificio arriva ad inglobare anche il basamento di uno degli antichi bastioni della cortina difensiva, trasformato nel tempo parte in cisterna e parte in suggestivo terrazzo. Dipinti del primo Ottocento decorano i soffitti intemi.


Indirizzo Via Saffi
approfondimenti
Data costruzione: secolo XVI - XVI
-Palazzo Cesarini (ex Palazzo dei Priori)

Nacque come Palazzo dei Priori intorno al XIII secolo. Dal 1552, fu sede e residenza del personale amministrativo dei marchesi Cesarmi, capeggiato dalla figura dell’Uditore o Luogotenente. L’arrivo dei nuovi insediati coincise con la realizzazione di alcune modifiche strutturali, tra cui lo sfondamento della stanza occupata dalla “Fraternità del Corpo di Cristo”, l’attuale Confraternita del S.mo Sacramento.


Se ne ricavò un palco comunicante con la pieve di S.Lorenzo, grazie al quale i rappresentanti del feudatario potevano assistere direttamente alle funzioni religiose. Nel 1568, il palazzo fu teatro dell'uccisione dell'odiato Luogotenente Dario Attendolo da Bagnocavallo e di suo figlio Francesco. Fu l'episodio più eclatante di una violenta rivolta anti-feudale che tanto costò alla cittadinanza in termini di repressione ed impoverimento. Dopo aver gremito l'attuale Piazza Trieste, i cospiratori assaltarono il palazzo, uccisero i due Attendolo e li scaraventarono sull'impiantito attraverso una delle finestre del primo piano. L'ordine venne ristabilito in pochi giorni dalle truppe del Governatore Generale di Macerata ed alla restaurazione seguirono fughe, torture, processi, spoliazioni totali dei beni e tredici condanne a morte eseguite tramite impiccagione.

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Indirizzo Largo Giovanni Laureat
approfondimenti
Data costruzione: secolo XVII
-Palazzo Comunale (ex Convento Agostiniano)

La massima istituzione comunale ha sede nell’ex Convento Agostiniano, struttura con oltre 700 anni di storia. Gli eremitani di S.Agostino succedettero alla decadente comunità benedettino-farfense e si insediarono entro le mura del borgo già dalla metà del ‘200. Erano riconoscibili per la tonaca nera col piccolo cappuccio triangolare, stretta in vita da una cinta in cuoio. Pare che l’ultimo degli agostiniani montecosaresi si spense nel 1873, quando già da tredici anni l’antico complesso era proprietà non più dell’ordine ma del Comune di Montecosaro.


Il nobile e pregiato edificio attuale è frutto di una grandiosa ricostruzione settecentesca. Il pianterreno è dominato dalla presenza del chiostro, armonioso spazio rettangolare trasformato nel tempo ed attualmente sviluppato su tre ordini. Il manufatto al centro del cortile, che a prima vista potrebbe sembrare un pozzetto, è in realtà un'antica cisterna attorniata da un tunnel di ghiaia e carbone che filtra l'acqua piovana rendendola potabile.

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-Palazzo de Nicolo’ Massari

L’edificio è situato all’interno delle mura in prossimità della Porta di S.Lorenzo, lungo la strada che dal centro storico portava alla basilica dell’Annunziata.


La costruzione si presenta attualmente in forme settecentesche, appartenne infatti alla nobile famiglia dei Gentili almeno dagli inizi di quel secolo. Per conoscerne le origini occorre invece risalire all'età comunale, visto che al pianterreno sono state rinvenute volte, arcate e porzioni murarie di evidente gusto due/trecentesco.

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-Palazzo Laureati

I Laureati provengono dal Veneto, con precisione dal comune di Sacile (PN) dov’è tuttora esistente un Palazzo Laureati in Piazza del Duomo. Sul finire del ‘400 si trasferirono nel Regno di Napoli e da qui a Montecosaro, passata nel frattempo tra i possedimenti dei Cesarmi. Il personaggio di maggior spessore della famiglia fu il gesuita Giovanni che qui nacque nel 1666. Parliamo del più celebre tra tutti i montecosaresi anche se ai più sconosciuto. Poliglotta e sinologo, fondò il Collegio di Pechino ai tempi in cui fu missionario nelle sconfinate terre di Cina.


L'edificazione del complesso signorile di Montecosaro è collocabile tra la fine del '600 e gli inizi del '700. Fu Giacomo (1640-1710), figlio di Virgilio, a volere una dimora più consona al prestigio ed all'importanza del proprio casato. Acquistò un gruppo di piccole case e provvide alla loro demolizione, ottenendo un'ampia superficie su cui in seguito potè costruire. La facciata dell'edificio, ornata da quattro paraste, presenta sei finestre nel piano rialzato ed otto in quello superiore. Il portale d'ingresso è costruito con materiale laterizio particolarmente curato che forma un'elegante incorniciatura architravata. E' sovrastato dallo stemma gentilizio, in cui si notano un elmo ed una mano che regge un ramo d'alloro, a testimonianza di una lunga tradizione di studio e pratica delle armi.

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Indirizzo Piazza Garibaldi, 2
approfondimenti
Data costruzione: secolo XVII - XVIII
-Porta S. Lorenzo

Orientata verso Levante è da sempre la principale delle tré porte d’accesso al borgo, l’unica dalla fine dell’800, in seguito alla demolizione di Porta S.Lucia ubicata a settentrione. La struttura ci appare alquanto complessa ma ancor più lo fu in passato, quantomeno fino al tempo in cui venne trasformata prima in residenza privata ed in seguito in dimora gesuitica. Risale a questa fase la perdita del coronamento sommitale merlato, dotato di beccatelli e caditoie per la difesa piombante e non v’è più traccia neanche della cortina merlata che affiancava la torre portaia e ne ampliava la mole rendendola più imponente. A tale riguardo giunge in nostro soccorso un antico disegno, ricavato da un affresco del XVI secolo attribuito a Simone de Magistris e conservato all’intemo della vicina chiesa di S. Rocco.


L'edificio si presenta oggi in fattezze duecentesche, con un finto fornice a sesto acuto molto sviluppato in altezza. La principale porta castellana era in effetti il biglietto da visita della comunità e le raffinatezze architettoniche servivano sia ad esaltarne il valore che ad ostentarne il benessere. E' invece più tardo il fornice intermedio a tutto sesto, già dotato di portone e di probabile estrazione tre/quattrocentesca. Oltre che elegante, la porta era anche forte e sicura ed in aggiunta alle già descritte difese attive dall'alto, era munita anche delle cosiddette difese passive. La prima consisteva nella saracinesca, pesantissima grata in ferro battuto manovrata dall'alto ed all'occorrenza fatta letteralmente precipitare lungo la sede di scorrimento; la seconda era invece costituita dal portone, possente manufatto in legno sprangato dall'interno con sbarre di chiusura anch'esse in ferro battuto. Nel XIX e XX secolo vennero eseguite ulteriori modifiche abitative che fusero Porta S.Lorenzo con l'attuale Palazzo Marinozzi (eredi della proprietà Gatti). Il risultato è un'interessante commistione tra l'eleganza severa dell'originaria struttura difensiva, l'austerità dello stile gesuitico ed alcuni elementi funzionali che ingentiliscono il complesso.
Indirizzo Via Mazzini
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Data costruzione: secolo XIV - XV
-Torre Civica

Nonostante varie risistemazioni nel corso dei secoli, la torre civica medievale giunse alla fine del ‘700 in pessime condizioni… era ormai prossima al crollo, si decise quindi di demolirla e ricostruirne una più grande e robusta. Progettazione e realizzazione vennero affidate rispettivamente all’architetto comasco Augustoni ed al capomastro civitanovese Marazzi che potè iniziare i lavori nel 1791. Interruzioni e lungaggini furono una costante, ma si riuscì comunque ad ultimare l’edificio entro il 1796, utilizzando anche una porzione di Palazzo Cesarini. Sappiamo che, agli inizi dell’800 venne costruito anche il nuovo teatro condominiale, rinnovando gli spazi dell’antico Palazzo Pubblico estesi ed unificati alla vicina sede ducale. La Torre Civica, allora posta nel mezzo, rimase inglobata tra i due edifici e da allora sembra curiosamente spuntare dai tetti di Piazza Trieste.


Nel 1808, vennero collocati due orologi alla francese con mostra in pietra bianca di Cingoli, rivolti: uno verso S.Agostino ed il Cassero, l'altro verso la Val di Chienti. In seguito saranno rimossi e sostituiti con degli altri che comunque conserveranno lo stesso orientamento. Il manufatto è coronato da un cornicione e culmina con cuspide e pesante lantemino in tufo. Pare che l'apposizione di quest'ultimo sia stata oggetto di snervanti controversie tra l'Augustoni ed il Marazzi che, oltre a coinvolgere Comune e cittadinanza, ritardarono il completamento dell'opera. Anche la Torre Civica è strettamente legata al ricordo dell'insurrezione anti-feudale del 1568. E' accertato che i tumulti di piazza iniziarono quando la campana della vecchia torre iniziò a suonare ad arma. Purtroppo la rivolta fallì e la sommossa venne presto sedata e duramente repressa. Oltre alle tredici condanne a morte, vi furono numerose fughe oltre l'Adriatico per sfuggire alle pesanti conseguenze. Per un po' di tempo la torre e la cittadinanza furono anche private della campana, vista dalle autorità come "soggetto insurrezionale". In seguito ricollocata al suo posto, eseguirà tredici rintocchi sul calar della sera per quasi quattro secoli. Tredici furono gli impiccati, tredici furono i rintocchi e in molti li ricordano ancora, almeno fino agli anni '50 del secolo scorso. Un religioso compianto per i promotori della rivolta o/e un monito per la cittadinanza. A scanso di equivoci, la saggezza popolare decise di affibbiare alla macabra rievocazione un appellativo quanto mai emblematico: "li guai de Montecò".
Indirizzo Piazza Trieste
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Data costruzione: XVIII

Montefano

-Casa Natale Papa Marcello II
Casa Natale Papa Marcello II

Casa in cui il 6 maggio 1501 nacque Marcello Cervini (protagonista principale nel primo periodo del Concilio di Trento), salito al soglio pontificio, nel 1555 con il nome di Marcello II, per soli 22 giorni.


-Chiesa di San Filippo Benizi

Annesso al Convento dei Servi di Maria, luogo di meditazione e preghiera.


Data costruzione: XVI Secolo
-Chiesa di Santa Maria

Con tela del Ridolfi (scuola di Lorenzo Lotto).


Indirizzo Vicolo S. Benvenuto
-Collegiata San Donato
Collegiata San Donato

Vi vengono custodite le spoglie di Sant’Onorio e di San Saverio. All’interno pregevole tela di autore ignoto raffigurante San Donato e San Giovanni Nepomucemo ai lati dell’Assunta.


Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: 1568
-Monumento ai Caduti

Opera commemorativa curiosa ed interessante nel suo genere.


Indirizzo Via della Vittoria
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Proprietà: Comunale
Data costruzione: 1922
-Palazzo Municipale

Il Palazzo Municipale, sormontato dalla torre civica, incorpora il Teatro, opera di Virginio Tombolini.


Data costruzione: Seconda metà del settecento
-Torrione

Dal Torrione delle mura castellane quattrocentesche, mura di cinta a base quadrata, si possono scorgere le cittadine di Loreto e Recanati.


Indirizzo Via Carradori, 33
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Data costruzione: XIV - XV Secolo

Montelupone

-Bombardiera Malatestiana

Pur di origine riminese, questa struttura mostra la sua tipicità marchigiana nell’uso, in ogni sua parte, del laterizio. Da notare l’orifizio circolare da dove venivano esplosi i colpi di bombarda e il sovrastante sistema cruciforme di puntamento.


-Chiesa della Pietà

Antica chiesa Parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista in platea. Sotto il pontificato di Leone X divenne chiesa Curata di proprietà del Capitolo dei Canonici di Loreto e sede della Confraternita della Pietà, passò poi alla Collegiata e da questa alla Confraternita della Pietà e per essa l’acquistò Gaetano Magner nel 1860. Attualmente di proprietà comunale è stata adibita a sala polivalente capace di accogliere mostre tematiche e attività culturali.


Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa di S. Firmano

Nel fondo valle si trova la chiesa di S. Firmano. Proprietà di un’ antica abbazia benedettina, fu fondata nel 986 e ricostruita nel 1256 dopo che era stata quasi interamente distrutta durante le lotte tra guelfi e ghibellini.


Presenta una sobria facciata a capanna in laterizio, nella quale si aprono un portale in pietra (si noti, nella lunetta, il bassorilievo con l' ingenua crocifissione risalente alla chiesa primitiva, probabilmente ricavato nel dorso di una statua romana) e il finestrone aggiunto nel settecento. L'interno, a pianta basilicale con tre navate, presenta un presbiterio rialzato sopra la cripta di impianto gotico, con pilastri e colonnine costruiti riutilizzando materiali di epoca romana.
Indirizzo Via S. Firmano
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Proprietà: Di un' antica abbazia benedettina
Data costruzione: Fondata nel 986 e ricostruita nel 1256
-Chiesa di San Francesco

Su disegno del bresciano Padre Camaldolese Giuseppe Antonio Soratini (1680-1762), a metà del secolo iniziarono i lavori di rifacimento della Chiesa, in stile tardobarocco, che si mostra in tutto il suo splendore nelle ricchissime decorazioni di stucco presenti all’interno dell’edificio. E’ probabile che lo stesso San Francesco sia passato per Montelupone, ma è sicuro che i lavori per la costruzione del Convento e della Chiesa a lui dedicati hanno inizio nel 1251: ne dà infatti testimonianza la Bolla con cui Innocenzo IV concedeva quaranta giorni d’indulgenza a quei benefattori che avrebbero concorso alla fabbrica della Chiesa di San Francesco. La sua consacrazione avvenne nel 1397 (data ritenuta come la più attendibile rispetto al 1292 o 1297) ad opera del Vescovo di Umana Antonio da Fabriano e del Vescovo di Nicopoli Giovanni Cecchi da Offida il primo di Maggio, sotto il pontificato di Bonifacio IX.


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Data costruzione: XIII - XVIII Secolo
-Chiesa di Santa Chiara

L’origine della comunità religiosa delle Clarisse a Montelupone risale al 1567, quando alcune Terziarie francescane formarono una famiglia religiosa denominata di “Santa Maria della Misericordia”, dal titolo della Chiesa della Confraternita del Gonfalone.


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Data costruzione: XV - XVIII Secolo
-Cinta Muraria

Il paese è stato costruito per fasi successive partendo da un nucleo centrale con ampliamenti detti in gergo a “veli di cipolla”.
Nonostante in qualche tratto vi siano addossate le abitazioni, la cinta muraria percorre tutto il perimetro del centro storico per circa 1000 metri di lunghezza. Essa ha conservato i suoi spazi medioevali, anche se alcuni tratti sono stati ricostruiti nei secoli successivi.
Le torri presenti sono di due tipi, a pianta rettangolare o a puntone: queste ultime sono la testimonianza dell’avvenuta dominazione malatestiana.
Notevole è la zona di mura civiche vicina alla porta del Trebbio dove si possono notare le giunzioni necessarie a unire due tratti costruiti separatamente.


-Grotta “Bonifazi”

Il sottosuolo del centro storico di Montelupone è un autentico groviera, un altro paese a pochi metri dal piano stradale. Un reticolo di grotte e cunicoli, molti dei quali occlusi da detriti, che collegano, come una fitta ragnatela, quasi tutte le cantine delle abitazioni. Una parte di queste grotte sono state create indirettamente prelevando terra e sabbia dal sottosuolo per produrre malta o intonacare le mura delle abitazioni.

I cunicoli più antichi crediamo siano stati appositamente costruiti per permettere il passaggio di persone e rifornimenti durante gli assedi, visto che a volte conducono fuori delle antiche cinte difensive.

Alcune gallerie sono lunghe decine di metri, come quella perfettamente conservata che dall’abitazione “Bonifazi” si dirige per 80 metri fin sotto la chiesa di S. Francesco; altre sono organizzate su diversi piani come quella del palazzo Narcisi-Magner, con addirittura all’interno un pozzo d’acqua limpidissima.

E’ un patrimonio unico che attende di essere monitorato e adeguatamente valorizzato.


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-Il monumento ai Caduti

Scultura marmorea con fusione in bronzo a cera persa, opera dello scultore anconetano Vittorio Morelli, inaugurato il 4 novembre 1922, incastonato nello splendido giardino verde adiacente al parco Franchi.
In esso sono elencati i nomi dei monteluponesi caduti per la Patria durante la prima guerra mondiale, cui sono stati aggiunti i nomi dei caduti nel 1935 e nel 1945.
Le lampade votive, poste all’ingresso del parco, sono state donate dai monteluponesi emigrati in Argentina.
Nella stupenda piazza-salotto, cuore di Montelupone, resa tale grazie anche alla caratteristica illuminazione in stile antico, si affaccia il palazzetto del Podestà o dei Priori con la torre civica.


Indirizzo Piazzale della Vittoria
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-Il Roccellino

Torretta merlata di avvistamento verso la vallata del Potenza, resto dell’antico Cassero. Un recente restauro ne ha messo in luce la sua tipicità.

Documenti del 1525 riportano che in questo luogo veniva esposta la reliquia della S. Croce a protezione della campagna, contro la grandine, poiché da qui si scorge buona parte del comprensorio agricolo monteluponese.


-La porta medioevale del Cassero

E’ la porta più elevata, che fa riferimento al primo nucleo murato del Cassero. Ristrutturata nel 1500, è stata rifatta nel 1861 con decorazioni geometriche a sbalzo sulle colonne portanti. Nel medioevo doveva essere porta munita. Detta anche porta Castello.


-La porta medioevale del Trebbio

Originale costruzione posta all’incrocio (trivio) di un antico raccordo viario col monte Bubiano (S.Nicolò) e col Monastero Benedettino di S.Firmano. Al suo fianco si può ammirare l’antica casa del custode addetto alla sorveglianza del paese.


-La porta medioevale S. Stefano

Rifatta completamente nel 1804 a mattoni con ringhiera, merlatura, splendide cornici in cotto e guglia su porta preesistente. Al suo interno, nella parte alta è stato ricavato il passaggio che mette in comunicazione il palazzo Emiliani col palazzo Ricci. Detta anche porta Marina o delle Grazie o Fontanella.


-Palazzetto del Podestà e la Torre civica

Di grande valore architettonico è il Palazzetto del Podestà o dei Priori, edificio a forma rettangolare, in cui si evidenzia l’influenza lombarda. Il loggiato a cinque archi è sovrastato da altrettante bifore ogivali poste nel salone principale del piano nobile, che custodisce un affresco del 1500 raffigurante il Cristo crocifisso con S. Nicola ed il popolo monteluponese, soggetto che interpreta in modo devozionale lo stile espressivo tipico della Controriforma. Vi si trovano anche quattro affreschi di minori dimensioni, con soggetti religiosi, di autori presumibilmente locali. Parte integrante del monumento è l’adiacente Torre Civica, con merlatura ghibellina che accoglie lo stemma più antico della città, l’orologio civico ed il grande campanone in bronzo fuso. La mancanza di scarpa fa attribuire la torre alla prima metà del XIV secolo. L’apparato a sporgere e la merlatura sono frutto di un restauro abbastanza recente. Nel palazzetto anche le bifore sono di incerta autenticità, ma la parte sottostante appare del tutto originale; notevoli le cornici a scudo, probabilmente destinate ad alloggiare gli stemmi del podestà o dei maggiorenti cittadini. Come d’uso nel maceratese gli elementi decorativi sono interamente realizzati in laterizio. Al primo piano del palazzetto del Podestà ha sede.


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-Palazzo Calcaterra

Di origine medioevale, noto come convento e dotato di chiostro interno, anticamente in comunicazione con la Chiesa adiacente. Modificato nella parte nord nel settecento. Risulta che nei secoli passati, nel centro storico di Montelupone, esistevano decine di piccoli monasteri e dimore religiose.


Indirizzo Via Garibaldi, 52
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Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Palazzo Chigi-Celsi-De Santis

In origine di proprietà della Comunità Benedettina di S. Firmano, residenza invernale dei monaci e dimora estiva del commendatario dell’Abbazia, Cardinale Flavio Chigi, nipote di Papa Alessandro VII.


Al suo interno decori d'epoca e cicli pittorici sacri. I Celsi sono presenti, fin dal XVI secolo, fra le fila della nobiltà monteluponese: imparentati con i conti Carradori, hanno favorito con consistenti donazioni patrimoniali i padri Gesuiti maceratesi con l'obbligo di fondare un collegio nella loro casa di Montelupone. Fra le varie opere realizzate va ricordata la costruzione della chiesa Collegiata nel 1735 a cura di don Antonio Celsi.
Indirizzo Via Borgianelli
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Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Palazzo Emiliani (già Basvecchi)

Struttura settecentesca a marcapiano, di notevole valore storico per aver ospitato una delle prime vendite carbonare. Conserva al suo interno il ciclo di pitture “Le quattro stagioni” di Biagio Biagetti. L’artista portorecanatese, che ha realizzato tra l’altro le decorazioni della Cappelle Slava e del Crocifisso nella Basilica di Loreto e nella Cappella di Santo Stefano della Basilica di Sant’Antonio a Padova, esegue quest’opera nel 1906, all’età di ventinove anni.


L'insieme della decorazione, definita abitualmente "la storia del pane", è un "quadretto" pittoresco molto realistico, spontaneo, della vita campestre marchigiana dell'epoca ove l'armonia dei colori naturali, fedelmente interpretata dal Biagetti, contribuisce in misura determinante a creare la sensazione di pace che contraddistingue l'ambiente. I quattro quadri in cui è suddivisa l'opera, le quattro stagioni appunto, non possono dirsi propriamente l'uno la continuazione dell'altro, sia per la disposizione sulle pareti della sala, uno per parete, sia per la differenza sostanziale d'ambiente e quindi di colore: sono, invece, quattro quadri distinti e separati che nonostante ciò costituiscono un insieme omogeneo nel quale è legante l'elemento umano, l'uomo di campagna che all'epoca della progettazione e della esecuzione dell'opera è ancora l'elemento trainante dell'economia regionale e nazionale. Il poemetto campagnolo affrescato da Biagetti a Montelupone si conclude con la decorazione dei soffitti di alcune sale. Ludovico Pochini (1790-1870) Fu il capo dei carbonari di Montelupone; arrestato in seguito all'insurrezione del 1817, venne condannato a morte. Successivamente la pena fu commutata in carcere a vita e scontata nel forte di Castel Sant'Angelo. Tornato a Montelupone, a seguito dell'amnistia del 1831, visse in povertà e fierezza di ideali riuscendo a vedere, prima di morire, la Patria unita.
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Data costruzione: 1700
-Palazzo Galantara

Settecentesco edificio nobiliare, antica dimora della famiglia omonima proveniente da Bologna, commendataria dell’abbazia di S. Firmano. In questo palazzo è nato il 18 giugno del 1865 Gabriele Galantara, in arte Ratalanga, caricaturista, giornalista, pittore, fondatore dell'”Asino” e collaboratore dell’Avanti, del “Marc’Aurelio” e del “Becco Giallo”. Il palazzo è stato ristrutturato a cura degli IACP.


Indirizzo Via Borgianelli, 15
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-Palazzo Giachini

Tipico edificio nobiliare ricostruito nell’800 su preesistente costruzione medioevale, che annovera al suo interno un giardino a ridosso dell’alto parapetto murario. Caratteristico, sul portale d’ingresso, un mascherone con temi floreali. Questi palazzi custodivano nei loro sotterranei notevoli cantine con botti di grosse dimensioni, dove veniva stagionato il vino delle terre padronali.


Indirizzo Via Giachini
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Data costruzione: XV - XVIII Secolo
-Palazzo Giochi, Palazzo Fesco, Palazzo Bordoni, Palazzo Franchi

Sono solo alcuni degli altri notevoli edifici gentilizi settecenteschi e ottocenteschi, non meno importanti di quelli descritti in precedenza, che contribuiscono a costituire il tessuto urbano del paese.


-Palazzo Narcisi – Magner

Edificio gentilizio che come la quasi totalità della abitazioni antiche del centro storico di Montelupone conserva suggestivi cunicoli sotterranei che si sviluppano per decine di metri sia in profondità che in lunghezza, andando a costituire una ragnatela che collegava in antichità quasi tutti gli edifici religiosi e nobiliari del paese.


Indirizzo Via Regina Margherita, 10,8
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Data costruzione: XVIII Secolo
-Palazzo Tomassini

Dimora dei Tomassini conti di Montenovo, probabile opera dell’architetto Valadier (1762-1839), ricostruito nell’attuale forma, sopra un edificio medioevale. Al suo interno, come in molti edifici del centro storico di Montelupone, si possono ammirare stucchi e decorazioni pittoriche di notevole pregio artistico.


Indirizzo Via Roma, 2
approfondimenti
Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Palazzo Tomassini – Barbarossa

Di proprietà di una famiglia tra le più importanti e potenti della nobiltà marchigiana, il palazzo è stato ricostruito nel XVIII secolo, per le mutate esigenze, soprattutto di rappresentanza della posizione sociale, che la famiglia, discendente dall’Imperatore Federico Barbarossa, aveva acquisito. Scuderie, cantine, ampi saloni, biblioteche, collezioni d’arte che il palazzo ha custodito e di cui ben poco è giunto fino ai nostri giorni.


Indirizzo Via Roma, 2
approfondimenti
Data costruzione: XIV-XVIII Secolo
-Parrocchia Santi Pietro e Paolo

Per informazioni rivolgersi a +39 733 226 110
Indirizzo Via Borgianelli
approfondimenti
-Porta medioevale Ulpiana

Detta anche Porta San Michele, il nome è di origine romana, infatti deriva dall’imperatore Marco Ulpio Traiano.

Nel medioevo fu annessa al castello e furono creati un’apertura carraia, il rivello e il ballatoio; restaurata nel XVI secolo, è stata modificata nel periodo barocco, quando vi è stato aggiunto, anteriormente, un arco decorativo, conservando però all’interno un rivellino del XV secolo, in origine a puntone (cioè a pianta pentagonale), che mostra un’apertura simile a quella presente anche nella Porta Galiziano di Potenza Picena.

Particolare è la presenza dei cardini in pietra dei battenti di legno, ancora ben conservati.


-Rivellino di Porta Ulpiana

Il grande arco ogivale del rivellino quattrocentesco è perfettamente conservato anche all’interno ed è stato forse eseguito sotto l’amministrazione malatestiana, data la notevole frequenza della pianta pentagonale nelle opere di committenza riminese. Con ogni probabilità al momento dell’aggiunta barocca dell’arco frontale l’accesso originario è stato occluso dal parametro oggi presente ed è stata scalpellata la soprastante beccatellatura, benché ancora ben percepibile.


approfondimenti
-Torre a puntone

Edificata probabilmente nel XV secolo, questa costruzione conserva ai suoi lati due bombardiere malatestiane, presenta analogie con le torri che si trovano a Sant’Arcangelo di Romagna, dove esiste il castello fatto erigere da un componente della famiglia Malatesta, Sigismondo Pandolfo.


Data costruzione: XV Secolo

Morrovalle

-Angolo Paglialunga

È un angolo caratteristico vicino alla chiesa di S. Bartolomeo. Ha preso questo nome dall’ ultimo proprietario Ettore Paglialunga, artigiano del ferro battuto.


approfondimenti
-Chiesa di San Bartolomeo Apostolo
Chiesa di San Bartolomeo - Morrovalle

La Chiesa è al centro di un insieme di costruzioni che offrono l’immagine di un angolo ricco di armonie architettoniche create dalla fantasia e dal cuore dell’uomo. Elegante e snello l’ alto campanile ricco di lesene, cornici e di capitelli in stile ionico.


Data costruzione: XVI e XVIII Secolo
-Chiesa di Sant’Agostino
Chiesa di Sant'Agostino - Morrovalle

In facciata regna la semplicità, in altezza la superficie è caratterizzata da quattro lesene poggianti su un alto casamento e da un portale d’ accesso centrale con sopra di esso una finestra; a concludere un timpano con cornice leggermente sporgente.


approfondimenti
Data costruzione: XVII Secolo
-Convento dei Frati Cappuccini

La costruzione del convento è avvenuta dopo la liberazione consigliare del 16 aprile del 1560. E’ stato possibile costruirlo grazie alla munificenza di Nicolò Collaterali, di nobile famiglia, che volle donare la costruzione ai frati.


Indirizzo Via Colli di Asola
approfondimenti
Data costruzione: XVI Secolo
-Convento dei Padri Passionisti

Le origini del convento, posto in contrada Giannino, risalgono all’anno 1656. In quell’ anno Alessandro Collaterale di Morrovalle, fece dipingere, in grandi dimensioni, l’ effige della Beata Vergine della Quercia, identica a quella più famosa di Viterbo, facendola collocare nel tronco di una quercia.


Indirizzo Piazzale S. Gabriele
approfondimenti
-Ex Casa Romagnoli

Questa struttura testimonia la presenza nella zona di maestranze dalmate che lavoravano per committenti veneti. Nell’archivio storico, difatti esistevano carteggi (ora trafugati) con sigilli in pasta e lacci in seta che testimoniano il rapporto con la “Serenissima”.


approfondimenti
-Ex Convento Francescano e Auditorium Borgo Marconi
Ex Convento francescano e Auditorium Borgo Marconi

Il primo convento Francescano morrovallese sorse nella contrada dell’ Angelo (Il Corpo) nel 1200. Da quel convento, un romitorio di piccole dimensioni, Giordano di Aglano, Legato di Re Manfredi rilasciò uno speciale diploma alla città di Montolmo.


Indirizzo Guglielmo Marconi, 13
approfondimenti
Data costruzione: XI - XII - XVI Secolo
-Le Antiche Fonti
le antiche Fonti di Morrovalle

Queste sono denominate Fonte Maxima ed accorpano la Fonte Filelfo, la Fonte Sabbione, il lavatoio, le vasche e il camminamento che penetra nella collina.


approfondimenti
-Oratorio del S.mo Sacramento

Risalente al 1544 la sue edificazione è legata all’istituzione della Confraternita del Corpo e Sangue di Cristo, divenuta del S.mo Sacramento col Concilio di Trento.


-Palazzetto del Podestà
Palazzetto del Podestà di Morrovalle

Sulla sommità del Palazzetto c’erano ed esistono ancora merli ghibellini, a testimonianza di un periodo di lotte sanguinose che ha visto schierata la gente di Morrovalle per la fazione imperiale in contrapposizione a quella della Chiesa Romana.


approfondimenti
Data costruzione: XIV Secolo
-Palazzo del Comune e Torre Civica
Palazzo Comunale di Morrovalle

Sorge di fronte al “Palazzotto del Podestà”. Lo spazio su cui fu costruito questo edificio fu acquistato dalla comunità morrovallese nel XIV secolo. Fu edificata una casa di terra di piccole dimensioni che doveva servire da Cancelleria ossia da Segreteria del municipio.


Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele
approfondimenti
Data costruzione: XIV Secolo
-Palazzo Roberti
Palazzo Roberti - Morrovalle

Dimora della Marchesa Vincenza Roberti. Ha la facciata di prospetto in mattone a formelle bugnate. Vincenza Roberti ospitò in quest’ antico Palazzo il poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli, creatore di versi immortali. Il palazzo è una costruzione del XVI secolo rimasta incompiuta.


Indirizzo Via Gioacchino Belli, 2
approfondimenti
Data costruzione: XVI Secolo
-Palazzo Vicoli Nada

Questo antico edificio è stato il Convento dei Padri Agostiniani. Una pietra murata nel manufatto porta la data del 1630. All’interno si gode di un luminoso scalone in marmo rosa. E’ attribuito al Vanvitelli.


Indirizzo Piazza S. Bartolomeo
approfondimenti
Data costruzione: XVII Secolo
-Porta Alvaro
Porta Alvaro

E’ l’ ingresso principale del centro storico. Il monumento architettonico risale al secolo XIV. Di esso si parla negli Statuti del 1570.


Stile: Medievale

Indirizzo Piazza Cesare Battisti
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Data costruzione: XIV Secolo
-Porta delle Fonti o di San Bernardino

Era ed è la seconda porta storica che immette al centro urbano. E’ inserita in un insieme scenografico stupendo, le scale mattonate, i muretti-balaustra e le case abbarbicate sulla collina tappezzata del verde dell’ erba.


Di origine medioevale, del XIV secolo, è stata più volte restaurata. E' inserita in un insieme scenografico, legata alla deformazione collinare scoscesa. E' caratterizzata da una lunga scalinata attraverso la quale si giunge ad un arco a tutto sesto sovrastato da un arco semi-acuto ogivale. Sul frontone, si nota il simbolo di S. Bernardino: la S. Eucaristia. Un documento d' archivio del 1428 testimonia che il Santo entrò da questa porta ed uscì da Porta Maris (Porta Alvaro) Vicino alla Porta S. Bernardino era situata anche Porta S. Donato. Questa che si apriva verso la Valle del Chienti. Soltanto dopo la metà del 1800 fu costruita una strada di circonvallazione che univa le tre porte: S. Bernardino, S. Donato e porta Alvaro. La Porta è stata demolita dopo la guerra contro lo Sforza nel 1445. A testimonianza di questa porta è rimasta soltanto una strada in salita con balaustra mattonata.
approfondimenti
Data costruzione: XIV Secolo
-Santuario della Madonna dell’Acqua Santa
Santuario della Madonna dell’Acqua Santa - morrovalle

Era alle origini un tempietto di piccole dimensioni dedicato alla Madonna della neve per una nevicata avvenuta il 5 gennaio di un imprecisato anno. Nel Santuario sono le spoglie mortali di Pier Francesco Greci.


approfondimenti
Data costruzione: 1612
-Villa Pace Leopardi Patrizi

E’ appartenuta alla famiglia dei conti Grisei. La villa è a impianto rettangolare. In origine era casino di caccia. Si staglia sulla parte centrale del parco. Intorno, costruzioni di minore interesse architettonico: è sia una piccola Chiesa che una depandance.


Data costruzione: XVII e XIX Secolo

Muccia

-Castello di Prefoglio

Ruderi di fortificazione medioevale dei duchi Varano, signori di Camerino.Si trova nella frazione di Massaprofoglio, accessibile a piedi, in posizione estrema sul territorio comunale e dominante rispetto alla Val Sant’ Angelo.


approfondimenti
Data costruzione: 1400
-Chiesa Santa Maria Di Varano

Chiesa a pianta ottogonale, costruita nei pressi di Muccia dai Varano, signori di Camerino. All’interno pregevoli opere di Andrea de Magistris.


Data costruzione: 1500
-Fondazione Eremo Beato Rizzerio

Questo Santuario sorge a Coda di Muccia, in una bella zona. In questo eremo riposano le ossa del Beato Rizzerio, discepolo di San Francesco di Assisi. L’Eremo è sede dell’omonimo cenacolo vocazionale, con sala riunioni e strutture ricettive complementari. Aperto tutto l’anno


Tel. e Fax +39 0737 646 527
Indirizzo Localita' Coda di Muccia
approfondimenti
e-mail
Proprietà: Fondazione Eremo Beato Rizzerio
Data costruzione: 1970
-Mulino ad acqua
Mulino ad acqua

Era uno dei tre mulini esistenti a Muccia. Documentato nel 1502.
Tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento ne ricavava energia anche un pastificio adiacente che, con un sistema di alberi, ruote e cinghie, ne traeva direttamente la forza motrice per il funzionamento dell’impianto di produzione di pasta di grano duro.
Intorno al 1910 fu dotato di un gruppo generatore per la produzione di energia elettrica.
E’ stato attivo come mulino fino agli anni ’50 del novecento.


-Santuario della Madonna in Col di Venti

La chiesa venne costruita sul luogo in cui, secondo la leggenda, furono costretti a fermarsi due pellegrini tedeschi che volevano condurre a Roma la tavola della Vergine col Bambino (sec.XIV).


Per informazioni rivolgersi a Don Gianni Fabbrini +39 737 646214
Proprietà: Ecclesiastica (Curia di Camerino)
Data costruzione: 1600
-Torre di Massa

Detta anche “Torraccia” a m.s.l.m. 808 presso Massaprofoglio, accessibile a piedi. Rudere di fortificazione dei Varano e forse di origine longobarda, a pianta rotonda, in posizione di controllo rispetto alla Valle del Chienti con vicini boschi.


approfondimenti
Data costruzione: 1200
-Villa La Maddalena

Edificata, nella forma attuale, durante la prima metà del 1600, su un preesistente insediamento, dal Cardinale Angelo Giori, originario di Capodacqua di Pieve Torina, che fu Maestro della Camera apostolica durante il pontificato di Papa Barberini (Urbano VIII), della cui famiglia ricorre spesso, nella villa, la rappresentazione dello stemma (tre api). La villa è ora di proprietà della famiglia Zaccarini Bonelli.


Il complesso architettonico, da sempre destinato alla gestione dell’azienda agricola sui terreni circostanti, è diviso in due cortili, uno prettamente rustico caratterizzato dalle strutture rurali (abitazioni coloniche, stalle, cantine, forno, magazzini) e uno padronale ancora oggi riservato ai proprietari. La Villa è visitabile solo dall’esterno. Inglobata nel complesso la suggestiva chiesa di Santa Maria Maddalena con le pareti completamente decorate. È visitabile durante la celebrazione della messa: la domenica alle ore 19 orario estivo, ore 18 orario invernale.
Indirizzo Via La Maddalena
approfondimenti
Proprietà: Proprietà privata: Ceccaroni Morotti Cambi Voglia
Data costruzione: XVII Secolo

Penna San Giovanni

-Chiesa di S. Francesco
Chiesa di San Francesco

Costruita per i frati francescani che vi si stabilirono nel 1457. Nel 1700 fu rimodernata in forme barocche. Conserva il portale originale ed un pavimento in cotto con le tombe delle antiche famiglie nobiliari.


Indirizzo Via Colucci
approfondimenti
Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa di San Biagio

Di San Biagio si ha una memoria documentale risalente al 1303; ma caratteristiche della costruzione fanno collocare la sua costruzione nell’ XI sec., romantica nello stile, all’interno vi si trova la statua del santo cui il luogo sacro è intitolato.


Indirizzo Ctr. San Biagio
Data costruzione: 1303
-Chiesa di San Giuseppe
Chiesa di San Giuseppe

Ornata di un gran rosone in gesso, col campanile lanciato verso l’alto.


Indirizzo Ctr. Pilotti
approfondimenti
Data costruzione: 1587
-Chiesa di Santa Filomena

La chiesa è a navata unica, ornata da molti dipinti. La Santa è ritratta in un dipinto che sta dietro all’altare absidale; e ancora, al di sopra di una altro altare sul lato sinistro.


Indirizzo Via Umberto I
Data costruzione: XIII secolo
-Palazzo del Municipio
Palazzo del Municipio

E’ costituito da tre piani. Il piano centrale ha un ordine architettonico più elaborato. Nella sala consiliare si conserva un affresco dell’epoca, il busto dell’abate Colucci, reperti d’epoca medievale.


Indirizzo Piazza del Municipio
Data costruzione: 1739
-Pieve di S. Giovanni Battista
Pieve di San Giovanni Battista

Unica navata a croce latina. La Pieve conserva la statua di S. Giovanni Battista in legno di cedri dipinto. L’opera è del XV sec e di pregevole valore.


Indirizzo Piazza del Municipio
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Data costruzione: XIII Secolo
-Rocca

Resti di un’antica fortezza, inferiormente si può scorgere lo stretto pertugio che ha alimentato la leggenda dei “pulcini d’ore”.


Indirizzo Parco del Monte

Petriolo

-Chiesa dei SS. Martino e Marco

Chiesa ricostruita all’inizio del XVI secolo ed ultimata nel 1512. Da un inventario del 1684 sappiamo che a tale data, la chiesa aveva assunto il titolo di Prepositura dei Santi Martino e Marco.


Indirizzo Piazza S. Martino
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-Chiesa della Madonna della Misericordia

Edificata nel 1496 e ampliata nella seconda metà del XVIII secolo su progetto di Pietro Augustoni.


Le nicchie della facciata contengono le statue realizzate dell’artista locale Nello Cruciani. All’interno interessante statua lignea della Madonna della Misericordia realizzata da Antonio Aquilano nel 1525 (altare maggiore) e affreschi realizzati da Ciro Pavisa.
Indirizzo Piazza S. Martino
approfondimenti
-Chiesa della Madonna delle Grazie

Situata lungo la strada che da Petriolo porta a Mogliano, conserva al suo interno un affresco rappresentante la Madonna col Bambino, ritenuto nel corso secoli miracoloso.


In un foglio di mano del preposto Quintilio Catalini, datato 1613, si può avanzare l'ipotesi (una delle tante) che il leone, simbolo dell'Evangelista San Marco, sia stato aggiunto al primitivo stemma della Comunità di Petriolo, proprio in occasione del trasferimento del titolo prepositurale ed alla conseguente nuova duplice dedicazione della Chiesa matrice del Castello. Nella seconda metà del secolo XVIII, fu infine, costruito l'attuale edificio che occupa una superficie molto più estesa del precedente. La bella ed ampia tela dell'altare maggiore raffigurante i SS. Martini e Marco e sullo sfondo il paese è l'ultima opera di Luigi Fontana eseguita, alla bella età di 81 anni dall'artista ormai quasi cieco.
Indirizzo Via Roma, 76
approfondimenti
-Chiesa di Santa Maria del Soccorso

In origine si chiamava chiesa di Santa Maria e San Basso, perché frutto dell’unione di due antiche chiese.


All' interno sono conservate due interessanti opere: un affresco, "Madonna in trono con Bambino", attribuito a Lorenzo d' Alessandro da San Severino (XV secolo) e un dipinto su tela rappresentante la Madonna del Suffragio (XVII secolo), originariamente destinato all' omonima chiesa di Petriolo.
-Il Torrione

Il torrione o Porta Rondella segna l’ingresso sud del castello; sobrio ed elegante nella sua forma semicircolare è l’elemento caratterizzante del paese.
Esso è in mattoni e cromaticamente concorda alla perfezione con gli edifici che lo affiancano. Fu costruito all’inizio del 1500, sembra fra il 1526 e il 1529, in sostituzione di una prreesistente porta che chiudeva più ad est la cinta muraria.

In origine, infatti, si entrava al borgo tramite un’apertura a pieno sesto, oggi completamente murata, della quale è stato risparmiato ed è ben visibile l’arco in pietra sulla cui sommità è incastonata una formella che riporta la scritta “ FIRMI-PETRIOLUM” sopra due stemmi affiancati. Sotto a questi si legge la data 1529; essa potrebbe non indicare l’anno di costruzione della struttura difensiva, ma quello del ritorno del castello sotto il dominio di Fermo.


Pieve Torina

-Eremo Santuario di Sant’Angelo in Prefoglio

La chiesetta fu costruita all’imbocco della grotta nella quale, secondo la tradizione, sostarono S. Pietro e S. Paolo.


Data costruzione: 1148
-Santuario di Santa Maria in Carpineto

Si trova lungo la statale 209, in località Roti. Il Santuario è affrescato dal Bontulli e risale almeno al Trecento.


Data costruzione: 1300
-Santuario di Santa Maria in Caspriano di Casavecchia

Il santuario é attorniato da boschi in un zona di notevole interesse paesaggistico.


Data costruzione: 1350

Pioraco

-Chiesa del S.S. Crocefisso

Sorge fuori dell’ abitato, sulla riva sinistra del fiume Potenza dove anticamente passava la Cammellaria. Pregevole un dipinto a fresco, opera attribuita a Girolamo di Giovanni raffigurante il Crocefisso cui successivamente la chiesa è stata dedicata.


-Chiesa della Madonna delle Lacrime di Seppio

La Chiesa é nota soprattutto perché conserva la tavola che dà il nome al luogo. All’interno un probabile tempietto romano con una pietra sacrificale attorniata da quattro colonne.


La Madonna della Lacrime si trova nell'omonima chiesa parrocchiale di Seppio di Pioraco, l'immagine è dipinta dal Boccati su tavola ed è datata 1466. La Tavola è il residuo di un trittico: il San Sebastiano è passato al Museo Diocesano di Camerino e il San Vincenzo è andato perduto. La Madonna ha sulle ginocchia il Bambino, ai due lati due angeli e in basso il committente.
approfondimenti
-Chiesa di San Francesco

Costruita nel primo ventennio del sec. XIV, dedicata a S. Francesco, annessa all’adiacente convento francescano, conserva all’esterno linee romanico-gotiche con abside poligonale in pietra calcarea ed elegante finestra con bifora sopra il portale.


Tratto dal libro “PIORACO – Il respiro di un paese nelle sue foto”
di Mascambruni Amos

L’origine del convento e della chiesa di s. Francesco ci riconducono al medioevo: 1327. Gli umili fraticelli avevano prima un rifugio a Malpasso, isola incantevole che, ala loro partenza, fece gola ai Da Varano. I frati chiamarono un architetto sapiente a costruire in pietra bianca la chiesa romanica di s. Francesco, con abside poligonale e il “Convento” a chiostro quadrato in mattoni rossi. Pochi decenni dopo un pittore marchigiano dipinse l’edicola con la Madonna nel fondo della valle, ove nel secolo successivo i muratori tirarono su la chiesa del Crocefisso; Arcangelo di Cola vi dipinse l’Annunciazione e Girolamo di Giovanni uno dei suoi Crocefissi. Se gli affreschi elle chiese di s. Sebastiano e dell’Annunziata sono stati distrutti in tempi recenti, la tavola del Signorelli e i dipinti della chiesa del Crocifisso sono stati recuperati e testimoniano lo splendore di Pioraco al tempo della signoria.
approfondimenti
Data costruzione: 1300
-Chiesa di San Francesco “Antica Maestà”

Secondo la tradizione si trovava presso l’imbocco del ponte Cannaro. Fu poi trasportata nella Chiesa del S.S. Crocefisso ed adibita ad altare. Oggi gli affreschi attribuiti ad Arcangelo di Cola si trovano nella Chiesa di San Francesco.


-Chiesa di San Vittorino

Antichissima chiesa plebale, con i rifacimenti degli anni 1794 e del 1945 ha perduto la sua originaria architettura romanica. Restano tracce di affreschi e un battistero in pietra del 1646. Custodisce le spoglie di S. Vittorino, patrono di Pioraco.


approfondimenti
-Grotta di S. Vittorino

Da una piazzetta posta dietro l’Attuale Caserma dei Carabinieri di Pioraco, una targa turistica posta all’inizio di una ripida scaletta di cemento indica La Grotta di San Vittorino su un fianco del Monte Gualdo.


Inerpicandosi su per la ripida scaletta si arriva ad una grotticella chiusa da un'inferriata e di ferro battuto contenente un altarino, a circa cento metri di dislivello al di sopra del centro abitato. Si tratta del luogo in cui nel VI secolo si ritirò in penitenza San Vittorino, patrono di Pioraco e fratello di San Severino, patrono e vescovo dell'omonima città. Questa grotticella richiama alla mente analoghi luoghi sparsi per i Monti Appennini in cui si rifugiarono molti Santi anacoreti nel Medioevo. A San Vittorino fu dedicata anche La Pieve, Ia più antica chiesa di Pioraco che, dopo vane ricostruzioni, dal 10 settembre 1950 conserva di nuovo le spoglie del Santo riportatevi dal Duomo di Camerino dove erano rimaste per più di 200 anni.
Indirizzo Sentiero di S. Vittorino
approfondimenti
-Santuario della Madonna della Grotta

La chiesetta dedicata alla Madonna della grotta, già Madonna della carceri, è parzialmente incastonata nella viva roccia. Conserva la statua della Madonna la cui festa ricorre ogni tre anni.


Tratto dal libro “PIORACO – Il respiro di un paese nelle sue foto”
di Mascambruni Amos

La storiografia artistica ignora completamente la Madonna della Grotta. L’origine del nome è dovuto con ogni probabilità ai romiti che furono detti “inclusi o carcerati” i quali vissero qui nel ritiro. Difficile è schedare la statuina in legno dipinto e do viziosamente vestita sia per devozione sia per coprire la brutta ritintura. La somiglianza del piccolo gruppo alla molteplice produzione statutaria che si diffuse alla fine del ‘400 nelle chiese del Camerinese, non toglie originalità a questa Madonna e al su bambino scolpiti per essere collocati nell’alta grotta. Le altre immagini, tutte, abbassano le palpebre, questa le apre perché gli occhi si fissino vividissimi sui fedeli. Il bambino, che stacca decisamente la testa dal corpo materno, pone allo scultore problemi di movimento e di spazio. Per quanto la scelta iconografica appaia ancora goticheggiante, i segni del rinascimento sono più vistosi che negli altri esemplari finora esaminati dagli studiosi a seguito di restauro. A questa straordinaria Madonnina i piorachesi costruirono in diversi tempi la chiesa, parte addossata, parte nel rientro dello scoglio. In un primo tempo era solo un’edicola corrispondente pressappoco all’attuale presbiterio. Il vescovo che nel 1585 visitò l’ “Oratorium sive cappellam s. Mariae carceris”, trovò solo l’edicola o chiamò “oratorio” e “cappella” la piccola chiesa dipendente da s. Maria di Ponte Cannaro? I vescovi che nel ‘600, ‘700 e ‘800 venerarono la Madonna della Grotta furono accolti nella “chiesa”, salirono “per scalas” alla grotti cella della Madonna e tutti lamentarono che una parte della chiesa era aperta alla pioggia. Nelle visite del ‘700 cominciarono a lamentare che il Crocifisso, bell’esemplare cinquecentesco, fosse chiuso in un armadio a destra dell’altare. L’edificio sorto a pianta circolare, più tardi segnato da lesene, fu completato con l’esterno schiacciato agli angoli per introdurre l’occhio allo scoglio e, dentro, alla forma circolare. Non sappiamo quando per il tetto si trovò la chiusura definitiva. La “Madonna della carcera”, sia la statua sia l’edificio a pianta centrale, richiamano i gusti stilistici di Macereto.

Poggio San Vicino

-Chiesa di Santa Maria Assunta

La costruzione risale agli ultimi anni del XVIII secolo e sorge sull’area di quella precedente, le cui vestigia restano all’interno. La facciata è in mattoni con cuspide a quattro pilastri e terminante in un’ampia abside.


Ci sono cinque altari e quello centrale è marmoreo e ricco di pietre rare. il pavimento, molto elegante nel disegno è stato realizzato dal Pizzi di san Severino Marche. In una nicchia è venerato un Cristo ligneo in croce, pregevole opera fiorentina del XVI secolo, con ottimo lavoro di modellatura. Di buona fattura anche la tela che rappresenta la Vergine Assunta sorretta da una schiera di angeli, con in basso i Santi Pacifico Divini e Caterina da Siena. Notevole inoltre un affresco facente parte della vecchia Chiesa e raffigurante la Vergine in trono.
-Torre civica

Dell’antica fortificazione resta soltanto l’imponente e ben conservata torre medievale situata sul punto più alto di Poggio S. Vicino.


Pollenza

-Abbazia di S. Maria di Rambona

** Temporaneamente chiusa per il sisma **

E’ di certo tra gli edifici religiosi più suggestivi della provincia, nonostante il monastero sia del tutto scomparso e della chiesa romana non si conservino che il presbiterio triabsidato e la cripta. La parte anteriore è interamente occupata da abitazioni private.


Lungo la media valle del fiume Potenza, a breve distanza dal centro storico di Pollenza, verso Ovest, sorge l’antica abbazia di Rambona. Si tratta di un monastero che nel corso dell’Alto Medioevo, esercitava la sua giurisdizione su una grande area che si estendeva dalle pendici dei Monti Sibillini alla foce del fiume Potenza. La parte, ancora non aperta al pubblico, è di grande interesse documentario perché ha inglobato (in un’epoca non ben precisata) la navata e il sacello a nord della primitiva chiesa. Sono comunque ancora leggibili, nonostante la diversa destinazione d’uso assunta nel tempo, l’antico ingresso basilicale e (per una certa altezza) l’antica facciata. La struttura chiesastica, attualmente officiata, presenta un presbiterio triabsidato e una cripta ancora fortemente suggestiva per l’insieme di colonne di granito e di marmo striato risalenti all’epoca classica romana, sulle quali poggiano capitelli scolpiti in pietra arenaria, l’uno diverso dall’altro. La simbologia cristiana presente nella decorazione, a cesto, a palmette, ripresa dai bestiari medievali (il leone sta a significare la resurrezione del Cristo, il pellicano, Cristo che alimenta la Chiesa, ecc.), è quella tipica dell’epoca romanica (XII secolo). L’originario impianto risalirebbe invece all’età altomedievale, mostrandosi come una struttura tipica del periodo ottoniano: a navata unica, con una profonda abside affiancata da due sacelli rettangolari anch’essi absidati, in comunicazione con la navata, ognuno tramite una grande arcata laterale. Orario di apertura Dal Lunedì al venerdì 16 – 19.30 Sabato e Domenica 10-12 / 15 – 19.30 Visite guidate sabato e Domenica 10 – 12 / 15 – 19.30 Nei mesi di Luglio e Agosto visite guidate anche nei giorni di Giovedì e Venerdì con gli stessi orari.
Per Informazioni e visite fuori orario:Don Giuseppe Verdenelli - Tel. 0733 / 216696 - 368 / 7162337Feliziani Tarcisio - Tel. 0733 / 542131 - 335 / 442496
Indirizzo Località Rambona
Data costruzione: VIII sec. d. C.
-Chiesa dell’Immacolata Concezione

La chiesa, già esistente nel XVII secolo (come testimoniato da un documento conservato presso l’Archivio Storico Comunale di Pollenza) è incastonata tra le facciate dei palazzi prospicienti sulla piazza della Libertà. Nel suddetto documento si informa che Borromeo Accursi, col testamento fatto il 17 dicembre 1697, dispose parte dei suoi beni per l’erezione nella chiesa (già esistente) intitolata all’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, di quattro Cappellanie.


La struttura è stata edificata a partire dal 1821 (come indicato da una targa posta sul lato destro del transetto, all’interno della chiesa) e si contraddistingue con la sua facciata in stile neoclassico: quattro alti plinti sorreggono delle piatte lesene, che scandiscono armonicamente il tessuto murario, sormontate a loro volta da una cornice ornata con triglifi e metope decorate con elementi floreali. Termina la fronte un timpano centrale chiuso da una cornice sagomata. Gli scomparti laterali, generati dalla scansione con le lesene, sono occupati, nella zona mediana, da due finestre rettangolari; mentre il partito centrale, nella parte superiore, ospita una finestra termale, di forma semicircolare. Al di sopra del portale è collocata una piatta tabella che reca l’iscrizione: DEO MAGNO AETERNO SACRUM IN HONOREM DEI PAR DEIPARAE AB ORIGINE IMMACOLATAE ANNO DOMINI MDCCCXXIII. L’interno chiesastico è a croce greca e si presenta come un ambiente alquanto ristretto a causa della privazione del quarto braccio, dovuta ad una risistemazione ottocentesca della piazza, in conseguenza della quale venne effettuata una regolarizzazione della fronte della chiesa, allineandola con quelle degli edifici adiacenti. L’altare maggiore è ornato con due figure di angeli di maiolica provenienti da un’antica fabbrica pollentina, i quali sovrastano l’immagine della Madonna.
Indirizzo Piazza della Libertà
Data costruzione: 1821
-Chiesa della Madonna della Pace

La pianta ottagonale e il materiale con cui l’edificio è stato costruito lasciano intendere l’esistenza di una precedente torre, distrutta verso la metà del XV secolo.

La chiesa venne edificata per volere di Antonio Maria Malvezzi, il quale nel suo testamento (1612) richiedeva il trasferimento di un affresco murale collocato nella piccola chiesa che sorgeva nel fondovalle detta Madonna a pié di Terra.


I Priori e il Consiglio Comunale decisero di collocare la sacra immagine della Madonna (di autore ignoto) in una degna dimora e che ricordasse il trattato di pace stipulato con i Tolentinati, nel 1547, a seguito della serie di sanguinosi scontri causati dalla volontà del possesso del Castello della Rancia. Nonostante la delibera consiliare del 5 febbraio 1612, la chiesa fu aperta al pubblico solamente nel 1644 a causa dell’esiguità dei fondi e solo dopo che il Comune la dotò delle necessarie suppellettili e di un terreno attiguo. L’attuale costruzione, avvolta nel verde, caratterizzata da una facciata rosea, ornata da piatte lesene, è costituita da un interno a croce greca, con cupola a volta reale e cupolino. Conserva un cinquecentesco affresco proveniente dalla demolita Chiesa di Piè di Terra: ritrae una Madonna dal volto delicato, circondato da nuvole dorate che "ispira confidenza e divozione". Al suo interno vi sono tre altari dedicati alla Madonna della Pace, al SS. Crocifisso e a San Diego. I Santi raffigurati ai lati dell’ornato sono S. Antonio da Padova e S. Francesco d’Assisi.
Indirizzo Viale Dante
Data costruzione: XVII sec.
-Chiesa di San Biagio

** Temporaneamente chiusa per il sisma **

Imponente la sua mole a croce greca; l’interno è sovraccarico di pitture e decorazioni di Domenico Tojetti, Virginio Monti, Giovanni Cingolani, Biagio Biagetti, Giuseppe Fammilume; sopra l’ingresso organo Callido del 1793.


La superficie bianca e riflettente, il pronao neoclassico sovrastato dal timpano, la mole imponente, ne fanno l'edificio-simbolo di Pollenza. Progettata nel 1834 dal De Mattia di Treia, sorge sull'area di un'altra piccola chiesa, esistente sullo stesso luogo, sin dal 1269 e dipendente dall'Abbazia di Rambona. Orientata ad est, verso Gerusalemme, la chiesa originaria aveva annessi il chiostro e il convento. Nel 1791 le autorità religiose e civili decidono di abbatterla per ricostruirla più ampia e adeguata alle nuove esigenze della popolazione. La maldestra concezione del progetto e delle opere murarie fa sì che questa fabbrica, ideata dall'arch. Bracci ispirandosi al Pantheon, abbia vita brevissima e si concluda nel 1809 con lo schianto del tetto. Subito si pensa alla ricostruzione e nel 1834, con l'imprimatur dell'Accademia di San Luca di Roma, si dà il via alla realizzazione del disegno del De Mattia che si rifà all'omonima chiesa ideata dal Valadier per Monte San Pietrangeli. Dal 1844, anno della sua consacrazione, la Collegiata di San Biagio si presenta con le quattro colonne ioniche aggettanti, che sorreggono il timpano e un campanile (alto 35 metri) un poco arretrato rispetto alla facciata, perché costruito sulle fondamenta di un antico torrione. L'interno, a croce greca, è sovrastato da un'ampia cupola affrescata dal pittore romano Virginio Monti, a cui si devono anche la decorazione della Cappella Maggiore e del corpo centrale della chiesa. Dietro l'altare maggiore si staglia una tela del pittore romano Domenico Tojetti, che rappresenta San Giovanni Battista e San Biagio ai piedi della Vergine. Ai lati si aprono le cappelle riservate alle confraternite: a sinistra quella del SS.mo Sacramento, a destra del SS.mo Crocifisso. La prima, decorata dal pittore Giovanni Cingolani di Montecassiano, propone la storia e la glorificazione dell'Eucarestia, quella di destra raffigura la "Passione di Gesù" ed è opera di Biagio Biagetti di Porto Recanati. Voltandosi verso l'ingresso, sopra il portale, si scorge un organo Callido di Venezia, del 1793.
Indirizzo Via Roma
Data costruzione: 1834-44
-Chiesa e Convento dei Santi Francesco e Antonio

** Temporaneamente chiusa per il sisma **

Il tempio fu ampliato e trasformato per opera del Tranquilli; nell’agosto del 1932 la facciata, cornice dell’antico portale gotico, fu decorata dal Bazzani. Annesso alla chiesa il chiostro del convento dei francescani. Di stile misto: Abside Romanica, Portale Gotico, Facciata liberty con tecniche medievali


Si tratta dell'antica chiesa di S. Maria, del XIII sec., dipendente dall'Abbazia di Rambona. Intorno ad essa ruotano le più antiche leggende religiose pollentine. Aveva annesso un ospizio in cui morì, nel 996, S. Amico, la figura monastica più importante della comunità rambonese e nel 1215 venne ospitato San Francesco d'Assisi, durante un lungo viaggio, diretto a Loreto. Da qui forse e dalla sua crescente popolarità, la decisione di donare all'ordine francescano, questa chiesa e l'annesso ospizio (1285). Nel 1496, a causa dell'infuriare di un'epidemia di peste, debellata secondo la leggenda, grazie all'intercessione di S. Antonio, il pubblico Consiglio di Monte Milone commissionò a Lorenzo D'Alessandro da San Severino, la pala lignea che ancor oggi si trova dietro all'altare maggiore. Il dipinto mostra S. Antonio con il libro e il giglio, lo sguardo rivolto alla Madonna e al Bambino, che compaiono nell'angolo in alto a destra. Più in basso, un gruppo di Pollentini in preghiera e sullo sfondo Monte Milone come appariva alla fine del Quattrocento. Della chiesa romanica rimane l'abside poligonale, sostenuta da grossi contrafforti uniti al vertice da archetti ciechi. Del 1377 è il bel portale con arco ad ogiva, trilobato, che poggia su pilastri, alternati a colonnine. Il frontone termina con una croce gemmata e al centro, presenta lo stemma della famiglia Piani. Del 1931 è il resto della facciata, progettata dall'arch. Cesare Bazzani, che cerca di conciliare tradizione e modernità, inglobando l'antico portale gotico in un contesto di santi stile Liberty, stemperati dall'uso del mosaico, evidente richiamo alle tecniche medievali. La scelta di porre l'Immacolata in cima al timpano, è finalizzata alla celebrazione dell'ordine francescano, di cui la Madonna è protettrice. All'interno, il primo restauro avviene tra il 1784 e il 1790, periodo in cui l'architetto padre Giuseppe Tranquilli, progetta un vano a pianta longitudinale, ad unica navata con volte a botte, scandita da lesene ioniche.
Indirizzo Via Roma
Data costruzione: Fine XVIII Secolo
-Convento e Chiesa di San Giuseppe

La chiesa, intitolata a S. Giuseppe, è annessa al convento delle Clarisse, le eredi delle “edificantissime monache” che nel 1556 lasciarono la piccola casa vicino la chiesa di S. Biagio per traslocare nel nuovo complesso, compreso tra vicolo delle Monache e via Olivieri, edificato grazie alla munificenza di Giovanni Greco.


La facciata dell’edificio chiesastico è caratterizzata dalla presenza di un portale cinquecentesco, ornato da triglifi e fiori stilizzati, mentre il suo interno è costituito da una sola navata ornata da tre altari con grandiose macchine di legno dorato, risalenti alla fine del XVII secolo (stile barocco). In uno di questi si trova il quadro raffigurante Lo sposalizio di S. Caterina, il quale per impostazione e resa coloristica richiama gli stilemi dei pittori della «scuola romana»; sotto l’altare maggiore è custodito il corpo del martire S. Giacinto, soldato romano, cui è dedicato anche l’altare destro della chiesa. Al suo interno è inoltre collocata una copia della tela raffigurante Il transito di San Giuseppe del pittore Sebastiano CONCA detto “il Cavaliere” (1680-1764); il dipinto originale venne trafugato dalle truppe napoleoniche (attualmente si conserva nella pinacoteca BRERA di Milano). Al di là della grata in ferro, posta dietro l’altare maggiore, si intravede un coro in noce, a due ordini, con 25 stalli.
Aperta al culto giornalmentePer informazioni tel. 0733.549216
Indirizzo Via Roma
-Luoghi della Battaglia del 2 e 3 maggio 1815

Nel maggio 1815, nei territori di Macerata, Pollenza e Tolentino, fu combattuta una battaglia che ebbe un’importanza fondamentale per la storia d’Italia. Nel corso di essa l’esercito napoletano dovette soccombere di fronte alle forze austriache. Fu uno scontro tremendo, che vide contrapporsi da un lato una armata guidata personalmente da Gioacchino Murat, Re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte, dall’ altro quella austriaca comandata dal feldmaresciallo Federico Bianchi.


Il sanguinosissimo scontro, in proseguo di tempo variamente denominato dagli storici, Battaglia della Rancia, Battaglia di Cantagallo, Battaglia di Tolentino, Battaglia di Macerata, o anche Battaglia di Monte Milone (dal nome antico di Pollenza, conservato fino al 1862), deve essere senza alcun dubbio considerato come l’evento storico più importante tra quelli mai verificatisi nella nostra provincia. Il 30 marzo del medesimo anno 1815, nell’ invitare gli italiani alla lotta per l’indipendenza con il celebre Proclama di Rimini, Gioacchino Murat aveva infatti cercato di convogliare le più svariate forze patriottiche, abbracciando una causa forse non ancora compresa e sentita dai più. Ma nonostante l’esito sfortunato della battaglia, che qualcuno addirittura chiamò “La prima Novara d’Italia”, si può lo stesso affermare che proprio nel maggio 1815, in provincia di Macerata, seppure a livello embrionale, prese il via il nostro Risorgimento, che doveva poi culminare nell’agognata “Unità d’Italia” nel 1861.
Indirizzo Altura di Cantagallo in Pollenza
-Palazzo Comunale

Presenta un elegante portale barocco ed una Torre Civica con cupola sansovinesca terminante in un campaniletto di ferro.


Data costruzione: 1775

Porto Recanati

-Abbazia di Santa Maria in Potenza

L’Abbazia di Santa Maria in Potenza sorge nella zona meridionale del territorio portorecanatese ed è una delle chiese locali più ricche di storia.


Proprietà: privata
-Area Archeologica di “Potentia”

Percorrendo la S.S. 16 Adriatica in direzione sud (KM 230) è presente un sito archeologico di grande rilevanza riportato alla luce a partire dal 1982 grazie a campagne di scavo condotte dall’allora Soprintendenza Archeologica per le Marche.


Info aperture e visite: 071.7591283
Indirizzo S.S. 16 Adriatica, km 230
approfondimenti
-Castello Svevo
Castello Svevo

Nel 1229 l’imperatore Federico II di Svevia (Jesi, 1194 – Fiorentino di Puglia, 1250) concede ai recanatesi le terre comprese tra i fiumi Musone e Potenza e l’autorizzazione a costruire un porto per il commercio ed un castello per la difesa della costa. Nasce così il porto di Recanati che costituisce il primo nucleo storico della città moderna. Il castello nel suo aspetto attuale è frutto di fasi costruttive intraprese in tempi successivi intorno alla prima costruzione della torre quadrangolare di levante.


approfondimenti
Proprietà: pubblica
-Chiesa del Preziosissimo Sangue

Questo complesso liturgico prende nome dai Padri missionari che vi operarono fino al 1862, anno in cui furono costretti a lasciare il Comune. I locali suddetti, quindi, vengono affidati a Don Alessandro Zaccagnini prima e ai Padri Salvatori poi. Dopo la prima guerra mondiale, il complesso viene ceduto ai Padri Salesiani che, secondo quanto ispirato da San Giovanni Bosco, ammodernano l’oratorio trasformandolo in un centro di accoglienza per giovani. Anche la Chiesa, elevata a parrocchia nel 1938, viene restaurata e arricchita di marmi, secondo l’aspetto attuale.


Indirizzo Via Gardini
approfondimenti
Data costruzione: 1861
-Chiesa di San Giovanni Battista

Progettata dall’architetto Luigi Paglialunga di Fermo, la chiesa era originariamente costruita secondo i dettami dello stile neoclassico (fine del XVIII secolo) con pianta ottagonale.


Indirizzo Corso Matteotti
-Chiesetta del Suffragio

A lungo chiuso e abbandonato, divenne poi un deposito per cereali. Successivamente fu riconsacrato e dedicato alla celebrazione delle messe di suffragio ai defunti. Tra le opere di rilievo, un’antica tela, che ne adorna l’altare, e il portone bronzeo realizzato di recente dall’artista Cecco Bonanotte.


Indirizzo Corso Matteotti
-Chiesetta della Banderuola
Chiesetta della Banderuola

La chiesetta sorge nelle campagne di Scossicci, qualche chilometro a nord del centro urbano, là dove leggenda vuole abbia sostato la Santa Casa di Loreto prima di raggiungere l’attuale collocazione.
Secondo la tradizione, caduta la Terra Santa in mano ai musulmani, la Casa sarebbe stata sollevata e trasportata miracolosamente dagli angeli, dapprima a Tersatto, in Illiria, poi sull’altra sponda del mare Adriatico, in località Scossicci.


approfondimenti
-Chiesetta delle Suore

Fondata nel 1857 per assistere ed educare fanciulle povere e abbandonate venne chiusa nel 1862 per l’allontanamento dell’ordine reggente. Ora tornate le suore vi si trova una scuola per l’infanzia curata dalle consorelle


Indirizzo Corso Matteotti

Potenza Picena

-Chiesa Collegiata

La chiesa, denominata “Collegiata di S. Stefano” in Potenza Picena, già Monte Santo, altro non è che l’antica chiesa di S. Ignazio, appartenuta ai padri della Compagnia di Gesù. Anche l’annesso edificio, sulla sinistra del tempio, oggi quasi interamente adibito ad alloggio delle suore della congregazione Figlie dell’Addolorata ed in piccola parte a sagrestia e sala riunioni (congregazione degli artisti), è stato fino al 1773 – anno della soppressione della Compagnia di Gesù – il collegio dei Gesuiti di Monte Santo.


Chiesa e collegio hanno costituito un complesso organico, come dimostra la pianta del progetto, disegnata dall'architetto p. Giovanni De Rosis attorno alla fine del XVI secolo, ma approvata ufficialmente dal p. Generale della Compagnia nel 1616. La pianta è conservata in copia presso l'archivio storico della Compagnia di Gesù in Roma; l'originale è presso la Biblioteca nazionale di Francia a Parigi. Le vicende della progettazione e costruzione della chiesa e del collegio sono strettamente legate alla presenza dei Gesuiti a Monte Santo. I primi Gesuiti si insediarono nella "Terra" agli inizi degli anni Ottanta del sec. XVI, alloggiando provvisoriamente in abitazioni private, e iniziarono subito la loro attività pastorale. Nel dicembre 1584 viene istituita la congregazione dei "Cittadini ed artisti", sotto il titolo della B. V Assunta. Nonostante la soppressione della Compagnia, avvenuta nel 1773, il sodalizio è sopravvissuto a Potenza Picena fino all'ultimo dopoguerra. All'incirca nello stesso periodo dovrebbe essere nata anche la congregazione dei contadini, dedicata alla Purificazione di Maria. Nel sec. XVIII, i suoi membri fanno costruire, nei sotterranei della chiesa, una cappella affrescata da Benedetto Biancolini, ancora oggi esistente. Nel 1604 nasce anche la congregazione dei nobili, le cui riunioni si tengono, la domenica e nelle feste principali, provvisoriamente nella sede della scuola. Alla congregazione dei nobili si unirà quella degli ecclesiastici. Nei primi anni del Seicento sorge un analogo sodalizio che riunisce gli scolari. Nel maggio 1585, il padre provinciale dell'Ordine, il nobile romano Fabio De Fabiis, alla presenza dei magistrati, priori e popolo, pone la prima pietra della fabbrica del collegio. L' area prescelta è la zona sud dell'antico quartiere di S. Paolo dove sorgevano, tra l'altro, l'ospedale di S. Giuliano e la chiesa di S. Lucia. Questi due complessi, insieme ad altre abitazioni private, verranno abbattuti per far posto al "grandioso" collegio, dotato di un ampio cortile interno. Un progetto di tale genere richiede consistenti risorse; pertanto, al fine di continuare i lavori, la comunità dei Padri dovrà essere sospesa per circa un triennio, alla fine del secolo, impiegando nella fabbrica le rendite dovute alla comunità stessa. Viene rimandata altresì la costruzione della chiesa; i padri, una volta tornati a Monte Santo dopo la sospensione, celebrano in una grossa stanza, adibita al culto. Nel 1616, quando, morto il De Rosis, viene approvato ufficialmente il disegno complessivo, poco più della metà del Collegio è ultimata. La prima pietra della costruzione della chiesa, dedicata a S. Ignazio, viene posta dall'arcivescovo di Fermo nell'agosto del 1631, come riferisce al padre generale il rettore dei collegio santese del tempo, p. Mario Viola. Anche in questo caso i lavori procedono con grande lentezza. Questa, comunque, segue il progetto del tardo Cinquecento, approvato nel 1616, salvo modifiche di non grande rilievo. Infatti la chiesa di S. Ignazio, ora dedicata a S. Stefano, conserva sobrie linee tardo cinquecentesche e non vi sono stati introdotti elementi barocchi. Ultimata probabilmente attorno agli anni Cinquanta del sec. XVII, la chiesa resterà abbandonata per oltre un ventennio, dopo il 1773, in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù. Nel 1796 le autorità religiose santesi, per ragioni che oggi appaiono banali e prestestuose, decidono l' abbattimento dell' antica Pieve di S. Stefano, chiesa "matrice" di Monte Santo, elevata a Collegiata insigne da benedetto XIV nel 1754. Essa si ergeva al centro della piazza grande, nella parte più alta della "terra". Di conseguenza, la Collegiata ed il Capitolo vengono trasferiti nella chiesa di S. Ignazio, la quale, da questo momento, assumerà il titolo di S. Stefano. Il quadro raffigurante S. Ignazio, opera del pittore romano Giacinto Brandi, verrà rimosso dall' altare maggiore; al suo posto viene collocato (e si trova tuttora) il "S. Stefano", che attende ancora una valida attribuzione. I dipinti che raffigurano santi gesuiti, verranno quasi tutti accantonati (di essi si sono in gran parte perdute le tracce nel secondo dopoguerra) e sostituiti con opere provenienti dall'antica pieve demolita. Così, ad esempio, la pala del primo altare, a sinistra, che raffigura la discesa dello Spirito Santo, opera del pittore milanese del tardo Seicento Andrea Lanzani. Se si eccettuano le statue dei santi Ignazio, Francesco Borgia, Luigi Gonzaga, Francesco Saverio e Stanislao Kostka, dell'ex chiesa dei pp. Gesuiti resta solo il dipinto nella seconda cappella a destra, raffigurante la morte (il transito) di S. Giuseppe, attribuito a Benedetto Luti (n. 1666 - m. 1724). Nel sec. XIX sono stati aggiunti: la cantoria dell'organo e l'altare in pietra ascolana, donato alla Collegiata santese dal vescovo fermano card. De Angelis, prezioso altare incautamente rimosso e demolito nel corso dei lavori di ristrutturazione effettuati negli anni Sessanta. Più consistenti modifiche ed interventi ha invece subìto il collegio, nel corso dei secoli XIX e XX.
Indirizzo Piazza S. Stefano
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-Chiesa della Madonna delle Grazie

La chiesa della Madonna delle Grazie, sita in prossimità di Porta S. Giovanni (una delle tre porte di accesso al paese), ricopre un ruolo importante nella storia del culto dei Potentini. Il tempio sembra sorga nel luogo dove, in origine, vi era un’edicola votiva, ampliata nel corso degli anni per volere dei fedeli. La tradizione narra che l’immagine della Madonna con il Bambino, dipinta su muro intorno al 1400, fosse dispensatrice di grazie, tanto che già nello Statuto comunale, approvato nel 1455 si fa menzione del luogo come “Via Gratiarum”.


Verso la metà del Settecento la chiesetta venne chiusa al culto per motivi di sicurezza, data la vetustà della struttura; nel 1788 l'arcivescovo di Fermo, mons. Andrea dei conti Minucci, ordinò di demolirla e di riutilizzarne il materiale per il restauro della chiesa di S. Giacomo. Tale decisione incontrò la fiera opposizione del popolo santese, che si rivolse al conte Leandro Mazzagalli, affinché finanziasse le opere di ristrutturazione del tempietto e ne acquisisse il patronato. Così la chiesa fu ingrandita ed abbellita e vide un sempre maggiore afflusso di fedeli. Anche molti pellegrini, diretti a Loreto, erano soliti farvi visita in segno di devozione e di riconoscenza. Numerosissimi sono infatti gli ex-voto donati alla Vergine dai fedeli (tra di essi figurano anche diverse tavolette decorate con scene di miracoli compiuti) e ancora oggi conservati. Visto il notevole afflusso di visitatori, nel 1872 si diede inizio ad ulteriori lavori di ampliamento della chiesa, terminati nel 1883 con il completo rifacimento della facciata. Nel 1894 si procedette solennemente all'incoronazione della Vergine e del Santo Bambino: nell'occasione si tennero imponenti festeggiamenti in tutto il paese. A causa del crollo del tetto (1970) e del degrado della struttura, la chiesa è stata quasi interamente ricostruita. Purtroppo, in tempi non remoti, sono state rubate per ben due volte le corone d'oro poste sul capo della Vergine e del Bambino.
Indirizzo Le Grazie, 51
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-Chiesa di San Francesco

Piuttosto antiche appaiono le origini del convento dei Francescani Conventuali, detti di S. Francesco. Secondo la tradizione, sarebbe stato lo stesso Santo di Assisi il fondatore del monastero di Monte Santo attorno all’anno 1222-23, quando sarebbe giunto nella nostra cittadina con un gruppo di frati.


Nella circostanza, riferisce la tradizione, gli abitanti, attratti dalla santità di Francesco, avrebbero donato a lui ed ai suoi confratelli alcuni 'casalini', nei pressi della chiesa di S. Nicolò, nell'area dell'attuale Pincio. Queste piccole case ed il tempio avrebbero costituito il primo nucleo del monastero. La chiesa, comunemente detta di S. Francesco, in realtà è intitolata a S. Nicolò, raffigurato nel quadro sopra l'altare maggiore. La tradizione riferita non dovrebbe essere del tutto priva di fondamento storico, in considerazione dei fatto che si conservano documenti pontifici concessi al padri di Monte Santo, risalenti alla prima metà del XIII secolo. Dopo un breve trasferimento a Monte "Grugliano" (o Coriolano), i francescani conventuali tornano a S. Nicolò verso il 1298. La chiesa e, probabilmente, il convento dovevano essere, in origine, di modeste dimensioni, come si rileva nel dipinto di S. Sisto, il quale presenta - sembra - una raffigurazione di Monte Santo prima degli interventi edilizi del Settecento. Dall'inventario compilato nel 1729 (ora nell'Archivio storico diocesano di Fermo), la chiesa si presentava a due navate ed era dotata di sei altari, incluso il maggiore. Tra i dipinti che li ornavano, un posto di rilievo meritava senz'altro il polittico su tavola di Vittore Crivelli del 1493, ricordato anche da padre Civalli nella sua nota "Visita triennale". L' opera, della quale si conserva anche il rogito di committenza, è attualmente dispersa. Forse perduti sono anche gli affreschi realizzati dal pittore severinate Ludovico Urbani nel 1491 per la cappella di Santa Venera degli Albanesi; da ricordare che famiglie albanesi si erano stabilite a Monte Santo sin dalla seconda metà del XV secolo. Restano invece nella parete delle scale che portano alla cantoria parti di affreschi risalenti al sec. XIV, i quali, secondo alcuni studiosi , raffigurerebbero una "Visitazione". La chiesa attuale risale alla seconda metà del sec. XVIII. I lavori si sono protratti per oltre un decennio dal 1766 al 1778. L' esterno ed il campanile, assai elevato, sembra siano stati progettati dall'architetto comasco Pietro Augustoni, attivo anche nella nostra cittadina. Non sappiamo se il medesimo Augustoni abbia realizzato anche l'interno molto scenografico, impreziosito da quattro eleganti statue che raffigurano le virtù cardinali. Da ammirare, nella chiesa, anche il coro ad intagli, opera dell'ebanista Moschetti, ed i confessionali. I dipinti, quasi tutti settecenteschi, hanno patito a causa dell'umidità; quelli sugli altari laterali raffigurano un "Miracolo di S. Giuseppe da Copertino", la "Natività" ed il "transito di S. Andrea di Avellino". Le due tele dipinte, ai lati del quadro d’altare maggiore, ricordano invece altrettanti momenti dell’approvazione della regola francescana. Anche i conventuali di Potenza Picena hanno subito le soppressioni napoleoniche e post-unitarie. Oggi la chiesa è di proprietà demaniale; appartiene invece al Comune ciò che resta del convento, in buona parte demolito nella seconda metà del sec. XIX. I suoi locali oggi ospitano la Biblioteca, l' Archivio Storico e la Pinacoteca Civica.
-Chiesa di San Giacomo

La chiesa di S. Giacomo Maggiore, nel pressi della porta Galiziano, risale alla seconda metà del secolo XIV. Oltre che allo sviluppo edilizio di Monte Santo (crescita del borgo di Galazzano), la costruzione e l’ officiatura della chiesa sono legate all’attività della confraternita del “Corpus Christi”, detta anche di S. Giacomo.


Si tratta di un sodalizio un tempo unito alla confraternita di S. Maria Maddalena, che aveva sede presso l'omonima chiesa dei pp. Agostiniani. In data 13 novembre 1430 la curia vescovile di Fermo indirizza a Ludovico di Tommaso, priore della Confraternita di S. Maria Maddalena di Monte Santo (che è "ad servitium Dei, sanctae Mariae Virginis, sancti Jacobi ac beatae Mariae Magdalenae"), un privilegio col quale autorizza la costruzione di un "ospedale" per accogliere poveri e malati, intitolata a S. Giacomo nel borgo anzidetto. La chiesa, all'epoca, era già stata edificata, come rivela il catasto di Monte Santo del 1371. D'altro canto, secondo alcuni autori, il rosone in pietra arenaria, ancor oggi esistente sulla facciata della chiesa, risalirebbe proprio agli ultimi decenni del Trecento. Di certo chiesa ed ospedale hanno costituito un complesso unico fino alla metà del sec. XVIII. L' ospedale è gestito dalla confraternita del "Corpus Christi" o di S. Giacomo, la quale, almeno dal sec. XVI, si rende autonoma da quella di S. Maria Maddalena. I confratelli di S. Giacomo si riunivano nell'omonima chiesa. I loro delegati, nel 1507, hanno commissionato al pittore Percanestro, nei pressi di Camerino, il trittico su tavola, ancor oggi ben conservato, raffigurante la Vergine col Bambino tra i santi Giacomo Maggiore e Rocco. Nella predella, Bontulli ha dipinto Cristo benedicente tra gli Apostoli e, alle estremità, l' Annunciazione. L' ospedale, già più volte sospeso dalla curia vescovile per "scorcerti" che vi si erano verificati, viene chiuso d' autorità nel 1765, per essersi ridotto a ricovero di malviventi, in particolare di ladri. Contemporaneamente la chiesa assume dignità di parrocchia con giurisdizione sulla parte sud-ovest della "Terra" e del suo territorio. Non cessa invece l' attività devozionale e caritativa della confraternita, che sussiste tutt' oggi con circa 50 aderenti. La chiesa viene ristrutturata totalmente all' interno alla fine dell’Ottocento, assumendo connotati neo-gotici. La facciata verrà in parte rifatta nel 1943, su disegno dell' architetto Eusebio Petetti.
-Chiesa di Sant’Agostino

Discendendo via Silvio Pellico, si scopre l’ex complesso di S. Agostino, che si estende su una porzione non trascurabile del centro storico. Oltre l’ex convento, adibito fino ad alcuni anni or sono a scuola elementare, vi sono la chiesa, il campanile ed il chiostro.


Il primo documento, che attesta la presenza degli Agostiniani a Monte Santo ed il loro insediamento nella preesistente chiesa di S. Maria Maddalena, è conservato presso l'Archivio segr. Vaticano e reca la data del 2 luglio 1250. In quel giorno il vescovo di Fermo, Gerardo, concede loro quella chiesa - già appartenente alla mensa vescovile fermana -, con case, "spiazzi", pertinenze e rendite ad essa spettanti. La concessione venne ratificata dal pontefice Innocenzo IV il 20 settembre dello stesso anno. Nel sec. XIV si hanno notizie di alcuni agostiniani che hanno dimorato nel convento santese e dell'esistenza della chiesa alla quale il Comune offriva della cera. Un testamento, rogato nel 1348, testimonia che certa signora Gebelosa lascia beni per la "fabrica" di S. Maria Maddalena. E’ probabile che il convento fosse stato ricostruito o, quanto meno, rimaneggiato, attorno all'anno 1420. Fin dalle origini la chiesa è stata intitolata a S. Maria Maddalena. Proprio nel complesso è stata rinvenuta, agli inizi di questo secolo, una terracotta che raffigura la santa penitente; il manufatto, attribuito ad Ambrogio Della Robbia, già conservato nella stanza della Giunta municipale, è stato rubato nel gennaio 1997. Secondo alcuni studiosi, il semibusto della santa era in origine collocato sopra l'altare maggiore della chiesa. E la stessa Maria di Magdala è raffigurata nel grande quadro del pittore pesarese Pietro Tedeschi (sec. XVIII) collocato proprio sull'altare maggiore dopo la ristrutturazione settecentesca (ora la tela è esposta nella pinacoteca civica). La denominazione popolare di chiesa di S. Agostino è dovuta al fatto che il tempio era officiato dai pp. Agostiniani, ospitati nell'annesso convento. Fino al primi decenni del Settecento la chiesa era a due navate, con quattro archi, otto altari e tre porte; tracce di due aperture sulla strada pubblica ("il corso") sono visibili ancora oggi. Incerta è la data del rifacimento del complesso, in particolare della chiesa. La sistemazione attuale viene fatta generalmente risalire alla metà del Settecento. I lavori, comunque, si sono protratti almeno sino agli anni Settanta del secolo. Circa i dipinti che osavano il tempio, di rilievo il "S. Nicola da Tolentino intercede per le anime del Purgatorio", attribuito alla scuola di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio: si fanno i nomi del recanatese Pietro Paolo Giacometti e, soprattutto, dell'umbro Giovanni Antonio Scaramuccia, come possibili realizzatori dell'opera. Ascrivibile alla medesima scuola è forse una piccola tela raffigurante S. Tommaso di Villanova che distribuisce elemosine.
-Chiesa di Santa Caterina

Restano ancora incerte le origini del monastero e della chiesa di Santa Caterina di Potenza Picena. Secondo un catalogo generale benedettino, segnalato dallo studioso mons. Cotognini, i due complessi sarebbero stati eretti nell’anno 1280.


La prima testimonianza certa, però, è il testamento dettato nel 1348 da una signora santese, Gebelosa, la quale lascia alcuni suoi beni terrieri anche al locale convento di Santa Caterina (il documento in pergamena è nell'archivio storico comunale); l'istituto risulta pertanto esistente a quella data. Esso ha ospitato le monache dell'ordine di S. Benedetto, le quali, fino al 1840, non hanno avuto una vita comunitaria perfetta; nel monastero si riunivano donne pie, anche vedove, che si davano agli esercizi di pietà e forse all'educazione delle ragazze, senza sottostare ad una rigida regola né alla clausura. Queste ultime vengono invece introdotte nel 1840 in seguito ad un apposito capitolo celebrato nel monastero e che, insieme al nuovo regolamento, avrà l'approvazione dell'arcivescovo di Fermo. Nel 1446 il cardinale legato della Marca aveva concesso il permesso di dipingere, probabilmente nella chiesa, un'immagine della Madonna, che sarà molto venerata e diventerà meta di pellegrinaggio. La chiesa ed il monastero erano e sono intitolati a S.ta Caterina d'Alessandria vergine e martire (non a S.ta Caterina da Siena). In questo monastero hanno vestito l'abito religioso donne appartenenti anche alle famiglie più illustri di Monte Santo e dintorni. Nel 1638, ad esempio, risulta badessa suor Anna della nobile famiglia Augeni. Incontriamo poi tra le monache i nomi di Adriani, Ruggeri, Spiriti, Ciamberlani, Guarnieri, Gabrielli, Antici e Cenci. Attorno al 1760 si effettuano grandi lavori di ampliamento e di ristrutturazione del convento. La chiesa invece viene quasi ricostruita di nuovo negli anni Quaranta dell'Ottocento. Anche la comunità di S.ta Caterina ha subìto la soppressione napoleonica: dopo il 1810 il convento passa al demanio; verrà ripristinato nel 1820, durante la Restaurazione, ma subirà un'altra, forse più pesante soppressione dopo l'Unità d’Italia, in seguito al noto decreto del 3 gennaio 1861 del commissario Lorenzo Valerio; in base a tale norma alle monache viene tolta la proprietà del beni. Pur ridotte di numero, le monache possono restare in affitto nel loro convento per alcuni anni. Nel 1881 un decreto governativo impone loro la concentrazione presso altro istituto; lasciano pertanto il monastero di Santa Caterina, senza farvi più ritorno. Per qualche anno saranno ospitate dalle Clarisse; poi si offrirà loro l’opportunità di acquistare palazzo Marefoschi, detto anche Massucci, con annessa la chiesa di S. Sisto, eretta dalla confraternita della "Morte ed orazione". Il contratto di acquisto viene stipulato nel 1887; da allora, insieme ad una lenta trasformazione dell’edificio privato in convento, inizia una nuova fase della storia delle monache, le quali da questo momento saranno denominate monache benedettine di S.ta Caterina in S. Sisto.
-Chiesa di Santa Maria della Neve

Fuori della cinta muraria, che divideva il centro abitato dalla campagna, davanti ad ogni porta d’accesso a Potenza Picena (allora Monte Santo), erano state costruite piccole chiese dedicate alla Madonna, probabilmente in segno di riconoscenza alla Vergine da parte della popolazione scampata a gravi crisi epidemiologiche ed a conflitti bellici del sec. XIV.


Tali edifici vengono fatti risalire dagli studiosi agli anni Venti del sec. XV, epoca nella quale, per la crescita del nucleo abitato potentino, viene costruita una nuova e più ampia cinta muraria, terminata nel 1425, rafforzata nel 1471, nel 1480 e nel 1566. Tra queste chiese un posto di particolare rilievo nella storia religiosa e civile di Potenza Picena occupa quella dedicata alla Beata Vergine della Neve, sita nel pressi della porta principale della cittadina. L' ipotesi che le origini della chiesetta risalgano al periodo indicato sembra trovare conferma anche nel fatto che l'affresco presente al suo interno, sopra l'altare, è stato da alcuni attribuito a Pietro da Montepulciano - denominato anche Pietro da Recanati - pittore attivo nelle Marche agli inizi del sec. XV. E' probabile che la chiesa sia stata in origine di modeste dimensioni; qualcuno ipotizza che si sia trattato di una semplice cappellina o edicola. Col tempo, però, viene ampliata e riceve benefici e donazioni. Dal catasto dell'anno 1543, conservato presso l'archivio storico comunale, risulta che la chiesa (e, per essa, il Rettore che ne è titolare e la officia) possiede, nelle immediate vicinanze, un piccolo appezzamento di terra olivata. E' significativo il fatto che, già all'epoca, l'area attorno alla chiesetta viene denominata "contrada di Santa Maria della Neve". La chiesa non "sfugge" alla visita apostolica del 1573, effettuata nella diocesi di Fermo da rnons. Maremonti. Nell'occasione il presule ordina di sistemare il pavimento, imbiancare le pareti nonché migliorare e curare gli arredi sacri. La chiesa attuale sarebbe stata realizzata nel sec. XVII, forse nel 1663 come ricorda un'incisione su cotto ancora oggi visibile. E’ probabile che all'epoca siano stati costruiti anche il nuovo altare (nel quale sembrano affiorare elementi baroccheggianti), e la casa adiacente, che nel Seicento e nel Settecento ospitava un "eremita", forse custode del tempietto. Nel sec. XVIII viene aggiunta la loggetta all'ingresso della chiesa, forse per offrire riparo ai viandanti (da ricordare che Potenza Picena era località di transito per i pellegrini diretti al santuario di Loreto). Casa, loggia e, forse, la chiesa stessa costituivano anche un rifugio per coloro che fossero rimasti fuori delle mura dopo la chiusura serale delle porte. Nel luglio 1672 il pontefice Clemente X concede il particolare privilegio di indire ogni anno una fiera il 5 agosto, festa della Beata Vergine della Neve, e nei giorni precedente e successivo, con la possibilità di portare e vendere mercanzie - " panni, seta, animali di qualsivoglia spetie" e prodotti agricoli -, il tutto esente dal pagamento di certi dazi. Il privilegio viene citato anche da un "chirografo" del tesoriere generale della Camera Apostolica del 1743, nel quale si ribadiscono le esenzioni ed i diritti accordati per la fiera e si concede la possibilità di dirimere con rito abbreviato le controversie che possono insorgere nel corso della fiera medesima. Quest'ultima si è svolta fuori delle mura, nei pressi della chiesetta, fino a tempi recenti. La chiesa suburbana della Beata Vergine della Neve, oltre che alla storia religiosa ed economica, è legata anche al ricordo dei principali avvenimenti politici della cittadina. Di qui, il 19 settembre di ogni anno, partiva, guidato dalle magistrature comunali nonché dai rappresentanti del clero e delle confraternite, il pellegrinaggio popolare al santuario di Loreto, in esecuzione di un voto fatto dal Comune alla Vergine per lo scampato pericolo d' " infeudazione " tentata dalla Santa Sede e dal duca di Ferrara, Francesco d'Este, nel 1562. Il tentativo, come è noto, era fallito anche perché la popolazione reagì concorde obbligando il duca a rinunciare al feudo. All' inizio del Settecento nella chiesetta viene sepolto il marchese Ludovico Marefoschi, benefattore della cittadina, il quale istituì, col suo testamento, il conservatorio per le orfane povere del luogo.
-Chiesa Padri Cappuccini

Una volta isolati dal centro abitato, oggi il convento e la chiesa dei Cappuccini si trovano quasi al centro di un nuovo quartiere, il Colle Bianco.


Il primo tentativo infruttuoso, di introdurre i Cappuccini a Monte Santo sembra risalga al marzo 1560, quando il consiglio comunale stabilisce di concedere loro la chiesa di S. Girio con l'annesso convento, in precedenza occupato dai Carmelitani. Alcuni anni più tardi, mentre Monte Santo vive un particolare momento di euforia per la vittoria riportata sulla S. Sede e sul duca Francesco d'Este - che aspirava ad ottenere in feudo la cittadina (1562)- il consiglio comunale invita di nuovo i cappuccini ad insediarsi (1658), offrendo loro un nuovo sito per costruire il convento, sul colle che sarà chiamato, appunto, "dei Cappuccini"(oggi Colle Bianco). L' offerta viene accolta; i lavori sono effettuati nel biennio 1571-72. La chiesa è dedicata a S. Lorenzo Martire. Ma agli inizi del Seicento i frati chiedono di demolire l'intero complesso e, costruire - sembra - a poca distanza dal precedente, un nuovo convento. Non si conoscono le vere ragioni di tale iniziativa. Il secondo convento, che sussiste ancora oggi, viene realizzato tra il 1653 ed il 1657, grazie alle elargizioni dei cittadini, in una posizione che si può definire incantevole. Nella famiglia cappuccina di Potenza Picena si sono distinti diversi frati nella cultura e nella pietà. Vissero vari anni e sono sepolti nel nostro convento, tra gli altri, il p. Michelangelo Bosdari da Ragusa (Dubrovnik), dedito all'apostolato e grande predicatore, mons. Simone Mancinforte, santese, già referendario di Segnatura presso la curia romana. Uno degli ultimi frati distintosi nella pietà è p. Gabriele Felci, il quale ha istituito nel convento un'importante Biblioteca Mariana che esiste ancora oggi. Pure i Cappuccini hanno subìto le soppressioni napoleoniche (1810) e post-unitarie. Dopo il decreto del 7 luglio 1866, la fraternità di Potenza Picena, composta da 7 sacerdoti ed altrettanti laici, abbandona chiesa e convento per trasferirsi in abitazioni private. Frattanto, nell'area adiacente la proprietà dei Cappuccini, era stato edificato il cimitero civico, fin dai primi anni dell'Ottocento. Nel 1869 il Comune acquista dal demanio l'ex convento per installarvi un ricovero di mendicità. Sei anni più tardi i Cappuccini chiedono ed ottengono dal Comune il permesso di assistere i vecchi ricoverati. Alla fine del secolo i frati riacquistano i vecchi stabili, inclusa la chiesa, che sarà in seguito restaurata. All' interno di questa sono conservate importanti opere d' arte; si pensi alla nota "Deposizione" del De Magistris (1576) sulla quale è stato molto scritto, alla "Sacra Famiglia e S. Giovannino", attribuita al toscano Santi di Tito, principale continuatore dell'opera di Andrea Del Sarto (fine sec. XVI) ed alle numerose opere dei secc. XVII-XVIII.
-Chiesa San Tommaso

Il monastero di S. Tommaso Apostolo di Potenza Picena è uno dei più antichi insediamenti del secondo ordine francescano. Secondo la tradizione, il cenobio sarebbe stato fondato, vivente S. Chiara, da due consorelle della Santa.


Alle fondatrici vengono pure attribuite alcune tonachelle ancora oggi conservate nel luogo. Il monastero rivela un'architettura povera, in sintonia con gli ideali dell'ordine francescano, e si è sviluppato con interventi di vario tipo nel corso dei secoli, occupando una vasta area del centro storico, dalla parte di tramontana. La chiesa invece, è stata ricostruita tra la fine del sec. XVII e gli inizi del seguente, demolendo quasi del tutto la precedente struttura. Infatti l'interno mostra linee e decorazioni barocche. Fanno eccezione gli altari in pietra policroma di stile neoclassico, realizzati nel 1780. Sopra i due laterali sono altrettanti dipinti ("L' Annunciazione" e "L' Immacolata tra i SS. Gioacchino e Anna, Francesco e Chiara d'Assisi") forse di scuola romana (fine sec. XVII - inizi sec. XVIII). La pala dell'altare maggiore, invece, che raffigura l'incredulità di S. Tommaso, è stata attribuita a Francesco Caccianiga (1700-1781). Nel cenobio è sempre stata in vigore la regola francescana; le monache hanno fatto vita comune. Fino all'arrivo delle armate napoleoniche, nel 1797, il monastero possedeva vari beni terrieri, in genere ricevuti con lasciti testamentari da persone pie. Le soppressioni napoleoniche e ancor più quelle post-unitarie del commissario Lorenzo Valerio (1861) determinano uno sconvolgimento dell'assetto, non solo economico, del monastero. Questo però è sopravvissuto alle vicissitudini, tanto che, nel 1881, per alcuni anni, il monastero di S. Tommaso ha ospitato anche le monache benedettine di S. Caterina, cui era stata imposta, per decreto, la concentrazione presso altro istituto. La famiglia religiosa, cresciuta di numero e prosperata nella prima metà di questo secolo, soffre oggi di carenza di vocazioni. Il primo documento che lo riguarda è una bolla, in pergamena, emessa dal pontefice Gregorio IX in data 20 ottobre 1227.
-Collegio dei Gesuiti

Il collegio dei Gesuiti era un edificio annesso, sino al 1773, alla chiesa di Ignazio, fondatore della omonima Compagnia. Dopo la soppressione dell’ordine, il plesso è stato adibito ad alloggio delle Suore della congrazione “Figlie dell’Addolorata” e in piccola parte a sacrestia e sala riunione (congregazione degli artisti) annessa alla Chiesa (divenuta Collegiata) della Parrocchia dei S.s. Stefano e Giacomo.Il collegio dei Gesuiti è frutto di una dazione ereditaria di 10.500 scudi alla Compagnia di Gesù in Roma da parte del nobile Antonio Casagrande.


-Convento degli Zoccolanti

Risale alla fine del Quattrocento, anche se sono documentati precedenti tentativi di insediamento degli Zoccolanti a Potenza Picena. Infatti, nel 1463, il papa Pio II, con due bolle inviate al Comune, promuoveva la costruzione di un convento presso la chiesa di S. Girio. I frati però, forse anche a causa dell’insalubrità della valle del Potenza, preferiscono un luogo più vicino al centro abitato.


Viene scelta la collina prospiciente la porta di Galiziano. Nel giugno 1498 il pontefice autorizza l'insediamento e l'anno successivo si pone la prima pietra del convento e della chiesa, dedicata a S. Antonio da Padova. Accanto vi sono orti ed una selva. I frati di Monte Santo sono appartenuti al ramo dei "Riformati", i quali - come è noto - si sono fusi con quelli dell'Osservanza in questo dopoguerra. Nei secoli XVIII-XIX vi si mantiene uno studio di filosofia per chierici di "Professorio", i quali possono usufruire di una biblioteca abbastanza ricca. Importanti alcune opere pittoriche che ornano la chiesa, nella quale hanno avuto sepoltura alcune tra le famiglie santesi più in vista: i Marefoschi, gli Scoccia, i Mancinforte. Questi ultimi sono stati i committenti della tavola, attribuita a Bernardino di Mariotto ("Madonna col Bambino tra i Santi Francesco e Antonio" - anno 1506), ora conservata in Comune, e della nota "Crocifissione" del veneto Palma il Giovane (1599). Rilevante anche la pala dell'altare maggiore di Simone De Magistris (1576). Pure il convento dei minori riformati subisce le soppressioni napoleoniche. Gli stabili vengono venduti a privati, i quali modificano e manomettono le strutture, che verranno utilizzate anche come lazzaretto durante l'epidemia di tifo del 1817. Al tempo della Restaurazione, nel 1831, i frati riacquistano il convento ed il terreno annesso. Dieci anni più tardi riapre anche lo studio di filosofia. Una nuova soppressione si verifica dopo il 1861: lo stabile è demanializzato e trasformato anche in caserma militare. I frati sono rientrati in possesso della chiesa e del convento alla fine del secolo scorso; poco dopo è iniziata l'opera di ricostruzione. Delle decorazioni che ornavano la vecchia chiesa restano solo alcuni piccolissimi frammenti di affreschi. Oggi il convento di Potenza Picena è sede del centro missionario della provincia dei Frati minori e custodisce, all'interno, un ricco museo missionario.
-Corso Vittorio Emanuele

Lungo l’attuale corso Vittorio Emanuele, nel primo Ottocento denominato “il corso”, si affacciavano vari palazzi gentilizi.


Delle loro linee e decorazioni originarie resta ben poco. Tuttavia merita particolare menzione il palazzo Trionfi (oggi Mazzoni), che conserva, dalla parte del vico Solanelli, un bel portale in pietra, nel cui frontone compare al centro, sorretto da due angeli, lo stemma di famiglia; alle estremità due figure: una maschile ed un'altra femminile. Il portale è stato fatto erigere da Giovanni Trionfi, patrizio anconitano, nel 1469, forse per onorare i suoi avi e ricordare la sua casa natale. I Trionfi infatti sono originari della nostra cittadina; negli anni Quaranta del sec. XV si sono trasferiti ad Ancona, divenendo una delle famiglie più in vista della città. Nei pressi del palazzo Trionfi sono la chiesa e l'ex convento di S.ta Caterina, il quale un tempo ospitava le monache benedettine; oggi è sede della casa di riposo. Lungo il Corso, prima del vecchio ospedale (ora poliambulatorio) è il palazzo Magner (inizi sec. XVIII), che necessita di restauro. Il vecchio ospedale è stato istituito da Alessandro Bonaccorsi nel 1737, come attesta la lapide esposta nell'atrio del palazzo, sotto lo stemma gentilizio.
Indirizzo Corso Vittorio Emanuele
-Palazzo del Comune

Incerte appaiono le origini del Palazzo Comunale. Secondo Galiè, sembra che in origine il palazzo fosse del vescovo di Fermo e che risalisse agli anni 1199-1200.


Con la progressiva conquista dell'autonomia comunale, in particolare dalla metà del sec XIII, l'edificio diventa sede dei Consigli Generale e di Credenza, del Magistrato e di uffici del Comune. Il palazzo viene praticamente ricostruito negli anni 1745-50 per mano del ticinese Pietro Bernasconi, principale collaboratore di Luigi Vanvitelli. Bernasconi aveva già lavorato alla villa Bonaccorsi ed al Palazzo Apostolico di Loreto. L’edificio di Monte Santo era dotato di una loggia anche al piano superiore, come dimostrano le sue raffigurazioni nei dipinti di Benedetto Biancolini. Al di sopra della loggia era una "torretta". Attorno alla metà del sec. XIX la loggia superiore viene chiusa per far posto agli uffici comunali, mentre la "torretta" viene abbattuta per dar luogo ad una soffitta con finestre ad occhio di bue. Dalle piante del 1816-18, risulta che il piano terra era diviso in 13 stanze; ospitavano il forno e lo spaccio del pane venale, la pòsta, il Monte di Pietà e l'Archivio pubblico.
Indirizzo Piazza Giacomo Matteotti
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Data costruzione: 1199 - 1200
-Palazzo del Podestà

Il Palazzo del Podesta è di origine trecentesca. E’ stato in gran parte ristrutturato nel sec. XVIII (quando sarebbero stati aggiunti i merli ghibellini), e nel primo Ottocento. Ai piani superiori ha ospitato gli uffici del Podestà, eletto dal Comune almeno fin dal 1252, in seguito a privilegio pontificio. Questi era un magistrato, che esercitava eminentemente funzioni giudiziarie; nel sec. XVIII e, ancor più, nell’Ottocento ha visto accresciute le sue competenze in materia amministrativa (controllo dell’operato degli organi e degli ‘ufficiali’ del Comune e funzioni di polizia).


Il piano terra ed il seminterrato dell'edificio erano adibiti a carcere, del quale restano le porte, ora esposte nella Pinacoteca civica , e il disegno della pianta, risalente alla prima metà del sec. XIX.
Indirizzo Piazza Giacomo Matteotti, 28
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Data costruzione: 1199 - 1200
-Piazza Matteotti

La piazza centrale di Potenza Picena, oggi piazza Matteotti, ha più volte mutato la sua intitolazione. Nel medioevo, prima del sec. XIII, viene denominata Piazza di S. Stefano, per la presenza dell’antica pieve dedicata al Protomartire, la quale, secondo alcuni, risalirebbe al VI sec. d.C. In antico regime è generalmente denominata “platea communis” (o “platea magna”) e, dopo l’Unità d’Italia, piazza Principe di Napoli. Vi si affacciano i palazzi di alcune tra le famiglie un tempo più in vista: Mazzagalli (ora palazzo Pierandrei), Carradori, Buonaccorsi, Marefoschi (nell’angolo della via omonima, oggi sede di un istituto di credito).


Non ci sono più invece gli edifici di culto già presenti nella piazza: anzitutto la pieve di S. Stefano, elevata nel 1754 a Collegiata insigne, ma demolita nel 1796, e la chiesetta di S. Giovanni "de platea", oggi sede di un ufficio del Comune. Tra gli edifici pubblici che la circondano si segnalano: il palazzo del Podestà (o "pretorile"), la torre civica, il palazzo del Comune e il teatro Mugellini. Il primo, di origine trecentesca, è stato in gran parte ristrutturato nel sec. XVIII (quando sarebbero stati aggiunti i merli ghibellini), e nel primo Ottocento. Ai piani superiori ha ospitato gli uffici del Podestà, eletto dal Comune almeno fin dal 1252, in seguito a privilegio pontificio. Incerte appaiono le origini del palazzo comunale. Secondo Galiè, sembra che in origine il palazzo fosse del vescovo di Fermo e che risalisse agli anni 1199-1200. Con la progressiva conquista dell'autonomia comunale, in particolare dalla metà del sec XIII, l'edificio diventa sede dei Consigli Generale e di Credenza, del Magistrato e di uffici del Comune. Il palazzo viene praticamente ricostruito negli anni 1745-50 per mano del ticinese Pietro Bernasconi, principale collaboratore di Luigi Vanvitelli. Bernasconi aveva già lavorato alla villa Bonaccorsi ed al Palazzo Apostolico di Loreto. L’edificio di Monte Santo era dotato di una loggia anche al piano superiore, come dimostrano le sue raffigurazioni nei dipinti di Benedetto Biancolini. Al di sopra della loggia era una "torretta". Attorno alla metà del sec. XIX la loggia superiore viene chiusa per far posto agli uffici comunali, mentre la "torretta" viene abbattuta per dar luogo ad una soffitta con finestre ad occhio di bue. Dalle piante del 1816-18, risulta che il piano terra era diviso in 13 stanze; ospitavano il forno e lo spaccio del pane venale, la pòsta, il Monte di Pietà e l'Archivio pubblico. Nel 1856 a Monte Santo sorge un comitato per la costruzione di un teatro stabile. Tra i promotori dell'iniziativa troviamo il conte Osvaldo Carradori, Achille Gasparrini, il dr. Silvestro Bravi ed il conte Filippo Bonaccorsi, che ottengono le necessarie autorizzazioni governative e comunali. Per la costruzione non vengono impegnate nuove aree, ma si decide di utilizzare un'ala del palazzo comunale. Ne risultano sacrificate, al piano terra, le stanze una volta adibite a deposito dei pegni del Monte di Pietà e ad Archivio pubblico. La progettazione dell'opera è affidata al recanatese Giuseppe Brandoni, che già si era cimentato nel parziale rifacimento della villa di campagna dei Compagnoni Marefoschi. Brandoni ha utilizzato al massimo l'angusto spazio disponibile, creando, oltre la platea, due ordini di palchetti ed il loggione, per complessivi 152 posti. Gli stucchi e le decorazioni pittoriche sono dovute ad un altro recanatese, Filippo Persiani, che terminò l'opera poco dopo l'Unità d'Italia; forse per celebrare tale evento, sulla parte centrale del soffitto è stata dipinta l'incoronazione di una giovane donna (l'Italia). Adibito a sala cinematografica in questo dopoguerra, il teatrino è stato restaurato negli ultimi anni Ottanta.
Indirizzo Piazza Matteotti
-Piramide de Mayo

Il monumento, copia di dimensioni ridotte dell’originale sito in Buenos Aires, rappresenta nel modo più evidente e suggestivo, quali rapporti legano Potenza Picena alla terra argentina. Donata alla città dalla Sociedad Potentina de Mutuo Socorro, importante organizzazione di potentini emigrati, fu posizionata a ridosso del Pincio nel contesto di grandiose manifestazioni celebrative, il 16 luglio 1967.


Interamente realizzata in marmo, è abbellita da pannelli bronzei opera dell'artista Giuseppe Asciutti. La piramide è sormontata da una statua, anch'essa in bronzo, raffigurante la Libertà argentina realizzata da Mario Percossi, allora segretario della Sociedad (presidente Faustino Fontinovo). L' emblema della Libertà argentina diventa così, a Potenza Picena, simbolo di un passato che ha visto numerosissimi potentini emigrare oltre oceano. Il monumento è la testimonianza di immensa riconoscenza nei riguardi del paese ospitante e di un amore verso la propria terra natia che il tempo non potrà mai scalfire. Oggi la Piramide de Mayo di Potenza Picena è meta di numerose visite di turisti e soprattutto di quanti, orgogliosi delle proprie radici, tornano a visitare la loro terra ed a riabbracciare i propri affetti.
Indirizzo Largo Giacomo Leopardi
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Data costruzione: 16/07/67
-Porta Galiziano

Il nome della porta sembra derivi da un rivo o fosso così denominato, sul cui corso è stata costruita l’omonima fonte, utilizzata nel secoli passati come lavatoio e per abbeverarvi uomini e bestiame.


Il 13 agosto 1365, il Consiglio Comunale discute intorno ad una casa privata sita fuori di "Porta Galazzano", che - come noto - si trova nella parte sud-ovest della "Terra". Quella menzionata nel documento non doveva essere però nel luogo dove si trova l'attuale, costruita invece più tardi, tra la fine del Trecento e gli inizi del secolo seguente, quando viene allargata la cinta muraria cittadina, includendovi un consistente gruppo di case denominato borgo del quartiere di S. Pietro (a sud-ovest della "Terra"), più tardi di "Galazzano" e, in tempi più recenti, di "Galiziano". La porta, in realtà una costruzione che ospitava il corpo di guardia, si apriva tanto verso l'interno della "Terra" quanto verso la campagna. Essa ha subìto varie ristrutturazioni; documentate sono quelle del 1566-72 nonché del 1775, è rifatta la facciata esterna secondo il gusto neoclassico, e si sono aggiunti, alla sommità, dei pinnacoli come mostrano le prime raffigurazione del manufatto risalenti agli anni 1816-18. Nel 1894 si è intervenuti sulla porta per un restauro.
Indirizzo Porta Galiziano, Circonvallazione Le Grazie
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Data costruzione: 1775
-Santuario di San Girio

Il Santuario di S. Girio, posto sulla provinciale omonima che unisce Potenza Picena alla S.S. ‘Regina’, è uno dei luoghi di culto più cari ai potentini. La chiesa, edificata originariamente sopra la tomba del Santo nel 1298, fu ricostruita nel 1560 a spese della comunità di Monte Santo.


Dal parroco D.E. Acciarri, nel 1936, fu trasformata in tre navate ed arricchita di nuova facciata e nuovo campanile. Nel 1951, il parroco D. Elia Malintoppi costruì l'abside e scavò la cripta, ove sono stati rinvenuti elementi appartenenti ad antichi edifici, certamente importanti ma tuttora incerti. Nello stesso periodo l'intera chiesa fu fatta decorare perché cantasse meglio la gloria del Santo. Gli affreschi che dominano l'interno sono stati eseguiti da Ciro Pavisa - che ha utilizzato come modelli, tra gli altri, anche alcuni abitanti del luogo - e rappresentano i momenti salienti della vita del Santo. All'interno del santuario vi è anche un dipinto, raffigurante S. Girio, opera di Benedetto Biancolini, in cui è possibile osservare una antica veduta d'insieme del paese di Monte Santo. Secondo la tradizione, il Santo, nato a Lunello, in Francia, nel 1274, giovanissimo decise di abbandonare ogni ricchezza per recarsi in viaggio con il fratello in Palestina. Dopo essere stato a Roma, volle unirsi al vescovo di Ancona, ma durante il viaggio, in territorio di Monte Santo, colto da grandi ed improvvisi dolori, morì, nonostante le amorevoli cure del fratello. Allora le campane della Pieve di Santo Stefano cominciarono miracolosamente a suonare. Quando gli abitanti di Recanati e Monte Santo si contesero le spoglie del Santo, un bimbo in fasce parlò e disse di lasciare che fossero due buoi senza guida a stabilire dove dare sepoltura al corpo: i buoi si fermarono nel luogo dove oggi sorge il Santuario.
-Torre civica

Della medievale torre civica ben poco si conosce; si ipotizza sia quella raffigurata nel quadro di S. Sisto nell’omonima chiesa. E’ certo invece che è stata ricostruita nel sec. XVIII; i lavori iniziarono il 10 giugno 1732 con la solenne cerimonia di posa della prima pietra. Più slanciata dell’attuale, era dotata di una cuspide, alla quale lavorò l’architetto Pietro Augustoni sul finire del Settecento. Colpita da un fulmine, la torre fu di nuovo edificata su disegno dell’ingegnere anconitano Gustavo Bevilacqua (1886).


Indirizzo Piazza Giacomo Matteotti
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-Torre di Sant’Anna

La cosiddetta “Torre di S. Anna” è ciò che resta di un edificio fortificato di origine medievale, che ha subìto vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Nei documenti il manufatto viene in genere definito “edificio del Porto”, o più semplicemente, “Porto” di Monte Santo. Ripercorrere la storia della “Torre” significa dunque, in gran parte, analizzare le vicende di questo fabbricato che, dalle raffigurazioni settecentesche, appare di forma quadrangolare, dotato di cortile interno, con la porta rivolta verso il mare.


Le sue origini appaiono incerte. Il primo documento che ne attesta l'esistenza è un foglio membranaceo, forse facente parte di un registro, nel quale sono annotate le spese del Comune; vi compaiono, in particolare, acquisti di utensili per il "Porto communis", pagamenti per il trasporto di materiale dal capoluogo al Porto, nonché per il salario di certo Alessandro di Domenico, "capitano dei Porto". Tale pergamena risale alla prima metà del secolo XV. Nell'archivio storico comunale si conserva pure un altro foglio membranaceo, sul quale, nel febbraio del 1426, si annota la nomina di un capitano del Porto, seguita dall'inventario, forse parziale, di beni mobili conservati nell'edificio, che doveva essere, già all'epoca, fortificato. Per il secolo XVI si dispone di maggiori informazioni. Nella prima metà del Cinquecento sono documentate presenze "barbaresche" al largo del nostro mare, pertanto si sente la necessità di rafforzare i1 Porto. Nel 1564 il pontefice Pio IV concede al Comune il privilegio di trattenere il denaro "delle pene dei malefitii" ed i beni confiscati ai rei per riparare le mura castellane nel centro abitato e la rocca del "Porto". E' possibile che questa venga quasi ricostruita integralmente alla fine del secolo, come ricorda una piccola lapide ancora presente sul manufatto. Si ritiene che la Torre sia opera dell'architetto recanatese Verzelli, anche se l'attribuzione si basa su notizie generiche. Relativamente al XVII secolo non è stata rintracciata documentazione rilevante, ad eccezione del rinnovo dei "capitolati" per il Porto, che, però, non si riferiscono all'edificio o alla sua manutenzione, ma solo al capitano. E' quasi certo che l'area portuale registri in questo periodo una progressiva decadenza. La contrazione dei traffici commerciali, in particolare nell'Adriatico, determina, forse, un diminuito interesse del Comune per il Porto, ormai utilizzato quasi solo a scopo di difesa militare e sanitaria. Se ne ha conferma nella prima chiara "descrizione" dell'edificio, forse risalente al primo Settecento, nella quale è ben messa in rilievo la "Torre quadra", il cui "maschio" appare ancora "ben alto e forte, coperto di tegole, commodo da far sentinella". Nonostante l'edificio sia ampio, dotato di un pozzo "d'acqua buona" entro le sue mura ed anche di una cappella "di dir messa", esso è abitato da un solo oste con la sua famiglia; lamentando la quasi completa mancanza di valide armi da difesa, l'anonimo estensore della relazione ricorda i lavori di restauro che sarebbe necessario effettuare. Dopo la metà del secolo XVIII, a favore del Porto si registrano tangibili segni di interesse, sollecitati dalla crescita economica (questa volta limitata al mero settore agricolo) e demografica. Nel 1766 il Comune interviene in modo consistente sull'intero edificio, e, dunque, sulla Torre che sarà "coronata", anche da merli "ghibellini", al pari dei muraglioni perimetrali. I lavori sono documentati dagli atti consiliari nonché dalla data incisa su un mattone presente nel manufatto. A quest'epoca risale anche la prima raffigurazione, che offre la prima immagine in prospetto dell'edificio. La pianta in scala sarà disegnata invece in occasione del primo catasto geometrico - particellare, generalmente detto "gregoriano", che risale al primo Ottocento. Dopo la fine delle guerre napoleoniche, esauritosi il fenomeno delle incursioni "barbaresche" sull'Adriatico, viene meno anche la sua funzione di difesa; l'edificio, che in età napoleonica era stato demanializzato, viene poi lasciato in stato di semi abbandono. Dopo l'Unità d'Italia il Comune ne riacquista la proprietà e qualche anno dopo decide di demolire il manufatto conservando solo la torre vera e propria. Questa subirà un nuovo intervento nel 1884.
-Villa Buonaccorsi

Villa Giardino Buonaccorsi. Una gemma preziosa incastonata fra le colline rigogliose di una delle zone più belle d’Italia. A farle da cornice, uno tra i più affascinanti giardini d’Italia, unico nel suo genere, assai noto all’estero. Sin dalle sue più lontane origini il luogo dovette andare famoso soprattutto per questo giardino: un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, tanto che è l’unico giardino italiano del settecento conservato intatto in ogni particolare: dagli arredi delle grotte, al disegno delle aiuole a forma di stella e di losanghe.


Purtroppo si conosce ben poco della storia di questo magico luogo, ma l'intero giardino costituisce un miracolo quasi incredibile di sopravvivenza da un'altra epoca. Sembra probabile che il Giardino fosse disegnato da Andrea Vici (assai attivo nelle Marche) o dai suoi aiuti, sulla traccia di un giardino addirittura preesistente, giacchè parte della casa risale al XVII secolo. Il Giardino Buonaccorsi è un esempio classico di giardino delle Marche, e grazie alle amorose cure dei suoi proprietari (i soci dell'Agripicena srl, proprietaria dell'interno complesso) si è conservato in ottime condizioni. E' questo il motivo per cui l'arte dei giardini in genere e la conservazione di complessi come il giardino Buonaccorsi in particolare, sono realtà così rare e preziose, posto che la loro bellezza è di gran lunga più effimera di qualsiasi altra e la trascuratezza di una generazione può bastare a distruggere tutto ciò che fu fatto in precedenza. Il Giardino Buonaccorsi possiede anche un vasto bosco che cresce distante dalla casa, ed è separato dal giardino mediante un'altra muraglia. Attualmente il bosco si presenta come un giardino all'inglese con molti alberi, un lago artificiale ed un monticello, dalla cui cima si gode una vista splendida sulla vallata fino al mare. Villa Buonaccorsi sorge in questa magnifica cornice. Residenza di campagna della famiglia nobile che aveva dimora nell'omonimo Palazzo del centro storico di Macerata, la Villa rispondeva alle esigenze di una vita comoda e confortevole, con le ampie sale ed il cortile interno. La tenuta di campagna è completata da altri edifici: i granai (una superficie di oltre 5.000 mq), una serie di case a schiera, le scuderie, una piccola Chiesa dove tutt'oggi ogni Domenica mattina si celebra la Messa. La villa si erge sui resti di un luogo fortificato, noto già nel XII secolo e divenuto poi, nel XVI, un palazzo fortificato per il controllo della tenuta agricola della famiglia Buonaccorsi di Macerata. Sull'antico nucleo edilizio cinquecentesco si progettò, dopo il 1665, il cosiddetto "giardino segreto", attualmente occupante l'area tra la villa fortificata e la chiesetta barocca intitolata a S. Filippo. A tale periodo risale anche la ristrutturazione della palazzina originaria, con la loggia rivolta al cortile interno, attribuita a Mattia de' Rossi. Agli inizi del XVIII secolo, al complesso vennero aggiunti edifici (magazzini, mulino ad olio, ecc.) e venne creato il cortile interno con ampie loggie vetrate che si ricollegano a quelle del palazzo posseduto dai Buonaccorsi a Macerata. Prima del 1720 venne realizzato il giardino vero e proprio capolavoro. Nel colle dietro la costruzione e nel versante a Sud furono ricavate una serie di terrazze chiuse e riparate, e pur esposte al sole e dotate di una vista splendida. Tali terrazze offrono un ambiente propizio alla fioritura degli agrumi, coltivati a centinaia a spalliera, ad alberelle, in grandi vasi di terracotta dell'ultimo Ottocento. Complessivamente le terrazze sono cinque: la prima terrazza, che si estende all'altezza del "piano mobile" della villa comprende anche un "giardino segreto" contornato da ciottoli da cui un tempo fuoriscivano simmetrici zampilli d'acqua, che formavano di fatto una galleria in cui un poter passare senza bagnarsi. Sempre sullo stesso piano possiamo ammirare la grotta detta "dei frati". La seconda è caratterizzata dalla razionalità dell'intero impianto di aiuole e rallegrata da due statue raffiguranti Arlecchino e Pulcinella. Nel terzo gradone, denominato "viale degli Imperatori", possiamo ammirare, posta in una nicchia, la meravigliosa statua della dea Flora. Nella quarta terrazza ci si compiace della sobrietà e della linearità delle aiuole e, nella ultime due terrazze sono di epoca più recente rispetto al resto del giardino. Nel giardino vi sono anche un teatrino degli automi ed una chiesetta, oltre numero di meccanismi, non tutti funzionanti, di giochi d'acqua. La casa sorge in cima a un piccolo colle con un panorama incantevole di verdi colline e vallate che si snodano tra esso e il mare. L'esposizione non è casuale: ben orientata al sole e protetta dai venti dominanti in modo da consentire la crescita di piante ornamentali e soprattutto di agrumi, in piena terra e vaso. L'edificio, a pianta irregolare, è composto da diversi corpi di fabbrica che racchiudono un cortile con un portico ingentilito da quattro eleganti Bonazza (primi decenni XVIII). Accanto alla casa c'è anche qui lo spirito malizioso del tempo è testimoniato da un diavolo che spunta inatteso da una nicchia maestosa. Villa Giardino Buonaccorsi riserva al visitatore una serie di sorprese indimenticabili: i giochi d'acqua nei giardini, le serre dove si perpetua la vita di piante secolari, sopravvissute dalla lontana epoca della costruzione del complesso, le statue dei musici che si muovono ritmicamente con i loro strumenti al passaggio dell'acqua, i sotterranei, dove erano conservate le grandi botti de buon vino prodotto dai vigneti della collina e dove son ancora intatte le vasche di pietra per la decantazione dell'olio.
Indirizzo Via Giardino
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Data costruzione: 1585

Recanati

-Bastioni

Torri cilindriche, erette nella prima metà del sec. XV ai tempi degli Sforza. Ai piedi delle mura si estende l’area dell’antico “gioco del pallone”, ora trasformato in campi da tennis, ove vinse il giocatore a cui il Leopardi dedicò nel 1821 l’Ode “A un vincitore nel pallone”. Vastissimo panorama da una terrazza sovrastante le mura.


Indirizzo Via Giogo Del Pallone, senza numero
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Data costruzione: 1443 e il 1480
-Casa Bruglia

Edificio semplice in linea di particolare valore storico e architettonico (sec. XV) con decorazioni in terracotta sulle finestre. Fu sede della Congregazione di Carità.


Indirizzo C.so Persiani, 77
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-Casa Capretti

Detta comunemente “Casa del Boia” risale al sec. XIV. Interessanti le finestre in cotto dei piani superiori.


Indirizzo C.so Persiani, 60/a
-Casa Malpeli

Edificio del ’400. Caratteristici i quattro archi murati in cotto.


Indirizzo Via Calcagni, 13
-Case Quattrocentesche

Gruppo di case costruite sui resti di un portico ad archi leggermente acuti con fregi in terracotta, del XV secolo. Era la Loggia dei Mercanti, di costruzione medioevale, dove si svolgeva l’antica fiera.


Indirizzo Via Falleroni dal 23 al 37
-Cattedrale di San Flaviano e Museo diocesano

Fu ampliata e completamente trasformata nel sec. XVIII. La facciata fu incorporata nel nuovo Episcopio edificato all’inizio del ‘600.


Nel piccolo atrio che precede il "Sancta Sanctorum", ci sono i sarcofaghi del Cardinale Angelo da Bevagna Vescovo dal 1383-1412, del vescovo Nicolò delle Aste da Forlì che iniziò il Santuario di Loreto (m. 1469) e del Papa Gregorio XII che rinunciò al papato e fu Vicario generale per la Marca (m. 1417). Il soffitto a cassettoni fu fatto eseguire dal cardinale Galamini nel 1620. Il vecchio Episcopio, risalente come l’antica Cattedrale al '300, è ora adibito a Museo Diocesano di arte sacra, ricco di dipinti (sec. XIV-XVI), sculture, reperti archeologici, preziosi reliquiari ecc.
-Chiesa dei Cappuccini

Secondo la regola dell’Ordine è senza ornamenti. Nell’altare maggiore, costruito in noce, si trova un quadro della Madonna di Loreto dipinto dal Pomarancio, mentre nel secondo altare, alla destra di chi entra, è esposta “La Madonna dell’Insalata” (inizio secolo XVII).


Indirizzo Piazzale dei Cappuccini
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Data costruzione: 1618
-Chiesa di S. Anna

Costruita nel 1400 e rifatta nel 1700. In essa vi è una fedele riproduzione della Santa Casa di Loreto quale era prima dell’incendio del 1921 e un’antichissima immagine della Madonna.


Indirizzo Corso Persiani
approfondimenti
Data costruzione: 1400
-Chiesa di S. Maria De’ Mercanti

È dedicata alla natività di Maria Santissima e appartiene all’antica Confraternita dei Mercanti che al tempo delle fiere era proposta alla vigilanza dell’onestà delle mercature. Fu fabbricata intorno al 1770. Pala dell’altare era il quadro dell’Annunciazione, opera giovanile del Lotto, ora conservato presso il Museo Villa Colloredo Mels.


Indirizzo C.so Persiani
-Chiesa di S. Michele

Risale al 1234. Fu rifatta nel ‘700 su disegno di Orazio Leopardi.


Indirizzo Via Cavour, 15
approfondimenti
Data costruzione: dal 1772 al 1778
-Chiesa di San Domenico

Costruita dopo la venuta dei padri Domenicani nel 1272. Nel convento, ora demolito, sostò San Pietro martire che vi lasciò una reliquia della Santa Croce. La Chiesa fu trasformata agli inizi del ‘700. Nel primo altare a sinistra affresco raffigurante S. Vincenzo Ferreri di Lorenzo Lotto (1513), di fronte allo stesso il S. Sebastiano in terracotta, opera del Torregiani. Il portale è dell’architetto Giuliano da Majano. Scendendo nella via, a destra della chiesa, si incontra Porta S. Domenico del XVI sec., una delle tredici porte delle vecchie mura cittadine.


Indirizzo Piazza Leopardi
approfondimenti
Data costruzione: 1272
-Chiesa di San Filippo Neri

La settecentesca facciata è stata restaurata. Interno barocco, a una navata, l’altare maggiore è in legno con una velatura in oro zecchino, come in oro sono le decorazioni delle cantorie, del pulpito e dei coretti. La tela con l’Estasi di San Filippo è di Pier Simone Fanelli, agli altari laterali le tele di San Carlo e della Madonna e Santi rispettivamente di Andrea Pasqualino Marini e di Saverio Moretti.


Indirizzo C.so Persiani
-Chiesa di San Francesco

Eretta insieme al convento nel 1200, fu completamente rifatta nel 1766-68. Nell’interno pregevoli opere di Palma il Giovane: Risurrezione nel primo altare a sinistra; Immacolata in sagrestia.


Indirizzo Via Castelfidardo
-Chiesa di San Pietrino

Gli ornamenti esterni risalgono al XIV secolo, mentre il portale si presume sia del Vanvitelli. Nel fianco destro sono visibili resti di costruzione romanica.


Indirizzo Via Leopardi, 10
-Chiesa di San Vito

Risale al secolo XI, rifatta e ampliata nel sec. XV e XVII. La facciata semplice e vigorosa in cotto con colonne dicromatiche a spirale è del Vanvitelli. L’interno a tre navate è un rifacimento della seconda metà del sec. XVII di Pierpaolo Jacometti.


Da vedere: la tela di F. Damiani (S. Vito al Circo Massimo) 1582; la tavola di G. Valeriani (Crocifissione) e quella di P. De Matteis (Santa Famiglia e santi). Nell’oratorio delle Congregazioni annesso alla chiesa, dove Leopardi giovinetto recitava i suoi discorsi religiosi, è ammirabile una pala (Presentazione) del Pomarancio. Nel lato dell’altare maggiore la tomba di Nicola Bobadilla insigne filosofo e predicatore, compagno di S. Ignazio.
Indirizzo Piazzale San Vito
approfondimenti
Data costruzione: 1228
-Chiesa di Sant’Agostino e Torre del Passero Solitario

Fu costruita in stile gotico insieme al convento degli Eremitani di S. Agostino, verso il 1270, poi rifatta un secolo dopo. Il bel portale, di pietra d’Istria, fu eseguito da Giovanni di Fiandra su disegno di Giuliano da Majano (1484). Nella lunetta la statua di S. Agostino. L’interno, rifatto su disegno del Bibbiena, conserva delle tele del Bellini. A destra della Chiesa è il Chiostro dal quale è visibile la torre (sec. XIII) che ha ispirato il Leopardi nella nota poesia “Il passero solitario”. Nel Chiostro si trova il Museo di Arte Contemporanea e dei Pittori dell’Emigrazione.


-Chiesa di Santa Maria di Varano

Costruita nel 1450 per i Minori Osservanti insieme al Convento annesso. Nel 1873, cacciati i frati e abbattuti due lati del convento, l’orto divenne pubblico cimitero. Vi si conserva ancora il pozzo di S. Giacomo della Marca ed affreschi nelle lunette del portico. La chiesa subì trasformazioni alla facciata e al soffitto a travatura nel sec. XVIII.


-Chiesa S. Maria di Castelnuovo

Chiesa di fondazione romanica. Ha ancora l’antica struttura a capanna. La facciata a tre grandi occhi (quello centrale in parte occluso) ed il pregevole portale risalgono a un rifacimento del XIII secolo.


La Madonna in Trono della lunetta in pietra, firmata da mastro Nicola Anconetano e datata 11 aprile 1253, è fiancheggiata dagli arcangeli Michele e Gabriele. La torre campanaria nella sua primitiva forma, è la più antica della città (sec. XII). Nell’interno, sottoposto a lavori di restauro, sono stati scoperti frammenti di antichi affreschi di Pietro da Recanati (inizio sec. XV).
Indirizzo Via Angelo Giunta
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Data costruzione: XIII
-Colle dell’Infinito

Centro mondiale della poesia e della cultura (ex Convento S. Stefano). È la sommità del Monte Tabor da cui si domina un panorama vastissimo, ispiratore dell’omonima poesia composta da Leopardi a 21 anni. Attualmente è aperto al pubblico come sede del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura G. Leopardi, con Biblioteca, Auditorium e Foresteria.


Indirizzo Viale Badaloni
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Data costruzione: Il 6 Aprile del 1433
-Ex Casa Gigli

Edificio signorile del XVII secolo. Il 20 marzo 1890 vi nacque il celebre tenore recanatese Beniamino Gigli.


Indirizzo Via Piaggia Castelnuovo, 22
-Palazzo Antici Mattei

L’edificio risale al XVI secolo. Casa nativa della marchesa Adelaide Antici, madre di Giacomo Leopardi. Di fronte all’ingresso del palazzo il cardinale Tommaso Antici (1731-1812) fece costruire una scuderia, ornata di un tipico prospetto con alcune statue e busti di epoca romana provenienti dal circo Flaminio di Roma.


Indirizzo Via Antici, 7
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-Palazzo Benedettucci

Già Melchiorri, fu casa natale di Nicola Badaloni. Qui ha sede la Biblioteca Padre Clemente Benedettucci (45.000 volumi, incunaboli, manoscritti, rare e preziose stampe) ceduta in uso al Comune. Le finestre sotto le arcate della facciata sono settecentesche mentre il portale è seicentesco.


Indirizzo C.so Persiani, 44
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Data costruzione: 500
-Palazzo Ceccaroni

Settecentesco Palazzo, già Massucci, costruito su edifici trecenteschi, disegno di Carlo Orazio Leopardi. Fu l’abitazione del ceramista Rodolfo Ceccaroni.


Indirizzo Via Roma,14
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Data costruzione: 1612
-Palazzo comunale

Iniziati i lavori nel 1872 su progetto di Pietro Collina, fu inaugurato nel 1898 in occasione della celebrazione del 1° centenario della nascita di Giacomo Leopardi. Al secondo piano: la grandiosa Aula Magna decorata da Gaetano Koch, la Sala di Rappresentanza con il busto del poeta di Giulio Monteverde, la Sala degli Stemmi con le insigne delle città che parteciparono alle celebrazioni leopardiane nel ’98 e l’Aula consiliare decorata da Matteo Tassi. Al piano superiore si trovano il “Museo della Chitarra” intitolato a Oliviero Pigini, la sala dedicata al cerimista Ceccaroni e le sale leopardiane. Davanti al Palazzo Comunale è il monumento a Giacomo Leopardi di Ugolino Panichi.


Indirizzo Piazza Giacomo Leopardi,
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Data costruzione: Piazza Giacomo Leopardi,
-Palazzo Dalla Casapiccola

Palazzo nel centro storico di Recanati: la parte centrale, rimasta intatta, fu edificata nel 1600, le ali laterali furono trasformate nel 1800. Fu costruito per ospitare cardinali e altri prelati che da Roma si recavano in pellegrinaggio verso il Santuario di Loreto.


I saloni del piano nobile hanno i soffitti splendidamente affrescati con scene mitologiche e grottesche. In quello principale si possono ammirare un camino in pietra del Settecento e un raro fortepiano a coda datato Vienna 1840. Dal bel giardino settecentesco nel cortile interno del palazzo si può ammirare il "Colle dell’Infinito".
Indirizzo P.le Gioberti, 2
-Palazzo Galamini

Fu originariamente della famiglia del Cardinale Agostino, poi degli eredi Carancini. Nella sua struttura sono ben visibili tracce di architettura cinquecentesca, il portale fu rifatto nel ‘700. Nel cortile è segnalato un capitello a foglie di giglio del sec. XIII.


Indirizzo Piazza Leopardi, 10
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Data costruzione: 500
-Palazzo Leopardi

Casa natale del Poeta tuttora abitata dai discendenti della sua famiglia. L’ elegante edificio, che riunisce due antichi palazzi, fu eseguito su disegno del canonico conte Orazio Leopardi (1714-1799). Al primo piano vi è una biblioteca di 4 sale che raccoglie oltre 25.000 volumi; nella prima sala sono conservate le opere del Poeta.


Indirizzo Via Giacomo Leopardi
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Data costruzione: 700
-Palazzo Luciani-Bambini

Il prospetto ha subito alcune modifiche, ma conserva tuttavia il suo stile cinquecentesco. Sotto le finestre, nella fascia, vi è scolpito: “anno 1514”. Durante il Governo pontificio fu sede del Governatore della città che nel piano nobile teneva il suo tribunale. Il disegno è stato eseguito da Cassiano da Fabriano.


Indirizzo C.so Persiani, 36
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Data costruzione: 1514 e il 1517
-Palazzo Mazzagalli

Costruzione in mattone cotto, con ornamenti in pietra; il disegno viene attribuito a Giuliano da Majano (fine 1400). Lo stemma sovrastante il portone è dei Massucci della Stella, una delle più antiche e importanti famiglie nobili, ora estinta.


Indirizzo Via Roma, 4
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Data costruzione: 1472 al 1484
-Palazzo Podaliri

Ha all’interno una sala decorata con affreschi di scuola romana del sec. XVI. La facciata fu rifatta nel secolo scorso su disegno di Carlo Orazio Leopardi. Interessanti gli infissi lungo Corso Persiani.


Indirizzo Corso Persiani, 7
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Data costruzione: 1298
-Palazzo Roberti

E’ uno dei Palazzi più belli della città appartenuto alla famiglia dei marchesi Roberti, ora Carancini. Il prospetto fu rifatto nel ’600, su disegno di Ferdinando Bibbiena, in cotto con decorazioni in travertino. Sempre del Bibbiena è il disegno dell’atrio di ingresso e della scala maestosa che è la più ampia e tra le più belle che si possono vedere a Recanati.


Indirizzo Via Calcagni,19
-Palazzo Venieri

Costruito dal recanatese Cardinale Venieri, sotto la guida dell’architetto Giuliano da Majano, nella seconda metà del XV secolo. La facciata e l’interno furono completamente trasformati nel 1700. Dell’antica ed elegante costruzione non rimane che il peristilio con un caratteristico arco balcone sormontato da un orologio con la scritta “Volat irreparabile Tempus”.


Indirizzo Via Cavour, 53
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Data costruzione: 1472
-Porta Marina

Fu ricostruita in sostituzione dell’antica “Porta a Mare” in occasione della visita di Pio VI nel 1782 su disegno dell’arch. Francesco Ciaraffoni di Jesi. Sono state restaurate anche le antiche porte in legno dell’epoca. Ai lati si possono ammirare i due posti di guardia in cui risultano evidenti, oltre ai piccoli camminamenti, bocche di fuoco laterali.


Indirizzo Viale Carducci
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Data costruzione: secolo XIII
-Porta Romana

Detta anticamente di Santa Margherita. La trasformazione, ideata dagli architetti Masserini e Brandoni nel 1844, ha incorporato nella sovrastruttura la merlatura ghibellina demolendo il corridoio di difesa che l’univa alla guardiola presso casa Monti.


Indirizzo Monte Conero
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-Porta S. Filippo

Questa porta ghibellina fu parzialmente restaurata dall’ingegnere Collina nell’800. Conserva i caratteri medioevali. È formata da un grosso torrione con beccatelli a sporto ed una cortina di difesa tagliata da una grande apertura


Indirizzo Viale Battisti
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Data costruzione: 1300
-Porte della Pace

Realizzate dall’artista Vincenzo Bianchi. Le opere scultoree sono state donate dall’artista e sistemate in Via I luglio, ribattezzata Strada della Pace.


Indirizzo Via I luglio o strada della Pace
-Torre del Borgo

Alta 36 metri e coronata da merlatura ghibellina, fu costruita nella seconda metà del secolo XII come simbolo della fusione in un unico Comune degli antichi castelli. Rimase isolata dopo la demolizione del quattrocentesco Palazzo Comunale nel 1872.


L'attuale merlatura ghibellina su beccatelli a sporgere appartiene ad un posteriore rifacimento. Sulla torre: targa dei caduti di Guido Cirilli (1923); bassorilievo bronzeo rappresentante la Traslazione della S. Casa di Loreto di Pier Paolo Jacometti (1634); orologio il cui quadrante risale al 1562; leone rampante raffigurato nello stemma cittadino, scultura del Sansovino.
Data costruzione: 1915-1920

Ripe San Ginesio

-San Michele Arcangelo

Parrocchia anticamente custodita dai monaci benedettini, domenicani e cistercensi.


Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele
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Data costruzione: XIV Secolo
-Torre Leonina

Si innalza all’inizio del centro storico. Ospitò fino a quasi il periodo napoleonico un castellano e soldati a scopo di controllo del territorio.


Proprietà: Comunale
Data costruzione: XIII Secolo

San Ginesio

-Abbazia di Santa Maria delle Macchie

Possiede una suggestiva cripta divisa in sette navatelle; alcuni capitelli recano decorazioni scolpite che indicano il sec. XII come epoca della sua costruzione.


Data costruzione: 1000
-Auditorium di S. Agostino

Ex chiesa degli agostiniani, adiacente all’istituto Magistrale.


Indirizzo Via Giacomo Matteotti
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-Chiesa di San Francesco

Fu la chiesa delle assembleee perché vi si radunava il popolo per prendere importanti decisioni sui casi urgenti della comunità e vi si costudiva l’urna con la quale erano sorteggiati i cinque Difensori o Priori del Comune.


Indirizzo Via Capocastello
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Data costruzione: 1050
-Chiesa di San Tommaso e Barnaba

Sede della confraternita dei Sacconi ed antico ospedale


Indirizzo Via Brugiano
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Data costruzione: 1365
-Collegiata-Chiesa di Santa Maria Assunta

Romanica la parte inferiore della facciata, gotica quella superiore.


Data costruzione: 1000
-Monumento di Alberico Gentili

Eseguito dal Guastalla.


Data costruzione: 1908
-Ospedale di San Paolo

Detto anche ospedale dei Pellegrini situato all’entrata del paese.


-Parco della Rimembranza

Monumento ai caduti nelle guerre.


Indirizzo Piazza Porta Picena
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Data costruzione: 1925
-Santuario di San Liberato

Fu fatto costruire dai signori di Brunforte per ospitarvi le spoglie di San Liberato da Loro Piceno e dei suoi compagni.


Indirizzo Strada Provinciale di S. Liberato
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Data costruzione: 1274

San Severino Marche

-Abbazia di Val Fucina

Abbazia benedettina del X-XI secolo, particolarmente interessante la cripta ornata di capitelli a volte.


Indirizzo Loc.tà Elcito
Data costruzione: X-XI Secolo
-Area archeologica di “Septempeda”

Resti della romana Septempeda, con torri di tufo del II secolo a.C., avanzi di mura, di edifici pubblici e di un impianto termale.


Visite su prenotazione al Museo archeologico
-Castello di Aliforni

Il castello fu venduto nel 1257 al Comune di San Severino da Guglielmo, vescovo di Camerino. All’inizio del XV secolo il Castrum Alifurni, messo sotto assedio dal Rettore della Marca, venne parzialmente distrutto. Dell’impianto originario resta la quadrata torre di vedetta (m.23-25), in pietra arenaria, dove sono ancora visibili i beccatelli che sostenevano la piattaforma merlata.


Intorno alla torre permangono i resti della cinta muraria, il cui perimetro misurava circa 240 metri, e dell’abitato medioevale di cui si colgono evidenti segni nelle basse porte, in qualche archivolto in arenaria o in cotto e nei gradini scavati nella roccia. Nei pressi sorge la Chiesa di S. Maria Annunziata (XIV sec.), ampliata nel XIX secolo su progetto di Ireneo Aleandri, che conserva un’Annunciazione di Filippo Bigioli e un delicato affresco attribuito a Lorenzo Salimbeni.
Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Aliforni
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Data costruzione: XIII sec.
-Castello di Carpignano

Il Castello di Carpignano, già esistente all’inizio dell’XI secolo come dimora di qualche signorotto del tempo, nel XIII secolo assolveva a funzioni di controllo e di prima difesa proprio nella zona di confine tra i feudi di San Severino e Tolentino spesso, se non sempre, in lotta tra di loro per il possesso dei contigui territori.


Entrò definitivamente in possesso di San Severino nel 1471 e ad opera di Pier Martino Cenci, console della città, fu ampliato e trasformato per poter competere contro le prime artiglierie da fuoco come è testimoniato dai resti della poderosa cinta muraria che originariamente misurava un perimetro di circa 200 metri e dei tre torrioni semicircolari angolari. Sono ancora in piedi la porta di accesso al castello con arco a tutto sesto e la torre maestra (m. 25) munita del cassero (m. 12) a base pentagonale, a cui è addossata la piccola chiesa. Su una delle piccole case costruite all’interno delle mura, con le pietre ricavate dai crolli dovuti al trascorrere del tempo, è possibile notare uno stemma in pietra, infisso a rovescio, su cui è scolpito il “leone rampante”, emblema della fazione guelfa.
Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Carpignano
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Data costruzione: XIII – XV sec.
-Castello di Colleluce

L’importanza strategica del Castello di Colleluce è dovuta alla sua posizione tra la valle del Potenza e del Chienti, strada percorsa nel Medioevo dai vari eserciti che minacciavano alternativamente le signorie dei luoghi. L’antico insediamento fu costruito con una doppia cinta muraria e la torre di avvistamento, a guardia e difesa del territorio di San Severino. Nel 1240 l’imperatore Federico II, in lotta contro il papato, lo devastò e incendiò. Ricostruito venne poi quasi completamente distrutto dall’esercito del re di Napoli, Alfonso V d’Aragona.


Oggi, anche a causa dell’impiego delle pietre come materiale da costruzione, rimangono resti della cinta muraria e l’aspetto di luogo fortificato. La tradizione vuole che il toponimo abbia origine da “Lucus”, il bosco sacro che circondava il tempio pagano sulle cui rovine fu costruito l’insediamento medioevale.
Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Colleluce
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Data costruzione: XIII sec.
-Castello di Elcito

Il Castello di Elcito (fitonimo da “leccio”), abbarbicato su un contrafforte roccioso della catena del Sanvicino a più di 800 m. di altitudine, con le grigie abitazioni dei montanari che fanno corpo con i rocciosi balzi dei circostanti dirupi, conserva pochi segni del castello medievale, qualche traccia di mura e, nel lato nord una delle porte di accesso alla originaria struttura fortificata, costruita ad arco in pietra corniola.


Pur non restando alcuna traccia della torre, il paesino conserva l’aspetto di un castello grazie alla sua posizione tra le alte rocce che costituiscono la sua naturale difesa. Si tratta di un struttura medievale fortificata. Eretto a salvaguardia dell’Abazia benedettina di S. Maria di Valfucina (IX sec.) e come residenza dell’Abate, nel 1298 fu venduto al Comune di San Severino e, ancora oggi, è uno dei luoghi più suggestivi ed aspri del territorio severinate. A circa due chilometri l’altopiano del Canfaito (da “campo di faggi”) con le sue secolari faggete.
Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Elcito
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Data costruzione: XIII sec.
-Castello di Isola

Feudo dei conti Gentili di Rovellone, nel 1305 il castello fu venduto al Comune di San Severino per 8.000 scudi. Notevole l’impianto urbanistico medioevale di cui rimangono pochi resti delle mura e degli edifici circostanti, mentre ancora quasi integra resta la torre maestra in grossi blocchi in pietra arenaria (m. 25), che presenta all’interno interessanti elementi architettonici.


Accanto alla torre si nota qualche vecchio edificio con porte e finestre ad arco a tutto sesto. Dentro le mura del castello si trova la Chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio Martire, il cui ingresso principale è insolitamente situato sotto un grande arco che dà accesso all’abitato. All’interno una serie di pregevoli affreschi eseguiti da Sebastiano Ghezzi nel 1604.
Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Isola
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Data costruzione: XIII – XIV sec.
-Castello di Pitino

Sorge sull’ultima formazione collinare alla sinistra della valle del Potenza, visibile da larga parte del territorio provinciale. Era il Castello più grande e strategicamente più importante del sistema difensivo di San Severino. Si vuole fondato sulla sommità del colle omonimo dal nobile romano Marco Petilio al tempo delle invasioni barbariche.


Del castello, riedificato nel XIII sec., restano ancora oggi imponenti resti: la porta di accesso in pietra arenaria, notevoli tratti della cinta muraria che si estendeva per un perimetro di 400 metri in cui si alternavano i superstiti, rettangolari torrioni. Dalla struttura si erge l’imponente mastio (23 m.) senza aperture, al quale si accedeva solo attraverso un sistema di cunicoli sotterranei ora sigillati. All’interno del perimetro murario si trovano due edifici sacri, uno più piccolo quattro-cinquecentesco con coevi affreschi votivi, e la chiesa di S. Antonio ricostruita intorno al XIX sec. con il caratteristico campanile a cupolino. Fu qui che in epoca pre-romana sorgeva uno dei più importanti abitati piceni che creò ai piedi del colle le tre necropoli di Monte Penna, Frustellano e Ponte di Pitino i cui preziosi corredi funerari sono divisi tra il Museo Archeologico di San Severino e quello Nazionale di Ancona.
Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Pitino
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Data costruzione: XIII sec
-Castello di Serralta e Rocca di Monte Acuto

Andando da San Severino verso Cingoli, alla sommità di un’altura, varcata l’originaria porta del Castello si accede all’antico abitato di Serralta, che conserva resti della cinta muraria e della torre incorporata nella piccola chiesa antistante la suggestiva piazzetta.

Nelle vicinanze si scorgono i ruderi della Rocca di Monte Acuto e le grotte di S. Sperandia, dove visse in penitenza la santa di Gubbio.


Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Serralta
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Data costruzione: XIII sec.
-Chiesa della Maestà

Edificata nel 1473 nel luogo di una Maestà, conserva l’ originario portale in cotto con belle decorazioni floreali e i due piccoli portali laterali. All’interno si trovano pregevoli affreschi votivi, dipinti da Lorenzo D’Alessandro (XV sec.)


Indirizzo Loc.tà Parolito
-Chiesa di S. Maria di Cesello

Costruita agli inizi del XV sec, è singolare dal punto di vista architettonico per il largo spiovente del tetto che protegge un affresco seicentesco.


All'interno tutte le pareti sono rivestite da affreschi votivi (XV - XVII sec.). Altri interessanti affreschi quattrocenteschi sono da segnalare nella Chiesa di S. Maria di Valdiola (XIII sec.), nei pressi della vicina frazione di Chigiano.
-Chiesa di S. Maria di Valdiola

La chiesa del XIII secolo è ricca di interessanti affreschi quattrocenteschi. È situata nei pressi della frazione di Chigiano.


Indirizzo Loc.tà Valdiola
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Data costruzione: secolo XIII - XIII
-Chiesa di San Domenico

Costruita con l’annesso convento nella prima metà del XIII secolo, fu riedificata agli inizi del sec XIV e trasformata nelle forme attuali nel sec XVII. All’interno è conservata una pregevole tavola cinquecetesca di Bernardino di Mariotto.


In sacrestia si possono ammirare resti di pregevoli affreschi dei fratelli Salimbeni. Nel Chiostro dell'annesso convento si trovano lunette affrescate, attribuite a Sebastiano Ghezzi e a Ludovico Lazzarelli (XVII sec.).
Indirizzo Via. E. Rosa
Data costruzione: XIII sec.
-Chiesa di San Giuseppe

Costruita nel 1628 a spese della famiglia Tinti, fu fatta riedificare nel 1768 da Vincenzo Tinti, su progetto di Carlo Maggi. La facciata è di gusto rococò.


Indirizzo Piazza del Popolo
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Data costruzione: 1628
-Chiesa di San Lorenzo in Doliolo

Secondo la tradizione venne fondata nel VI secolo, ma la chiesa attuale risale al XII secolo e venne più volte rimaneggiata. Il trecentesco campanile costituisce la facciata dell’edificio, nella cripta vi sono resti di affreschi dei fratelli Salimbeni.


Addossato al fianco sinistro della chiesa è il campanile, anch' esso in laterizi e coevo alla facciata, con la cella campanaria aperta in due grandi bifore sotto le quali corre una fascia di archetti. L' interno dopo i radicali rifacimenti del 1741 non conserva nulla dell' impianto originale; a seguito del terremoto sono inoltre stati asportati gli affreschi dei fratelli Salimbeni ( ora conservati nella Pinacoteca ) che un tempo ornavano la prima cappella a sinistra. Di interesse è il coro, intarsiato da Domenico Indivini e allievi.
Indirizzo Via della Galetta
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Data costruzione: secolo XI
-Chiesa di Sant’Agostino

La Chiesa, in origine dedicata a S. Maria Maddalena, fu assegnata nel XIII sec. agli Agostiniani. Rimaneggiata a più riprese, subì radicali restauri quando, nel 1827, divenne cattedrale. Interessante la facciata (XV sec.) in cui si nota il bel portale cuspidato in laterizio con tracce di affreschi di Lorenzo d’Alessandro; all’interno si trovano numerose opere.


Indirizzo Piazza del Duomo
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Data costruzione: 1827
-Chiesa di Santa Maria della Pieve

Dell’originaria struttura romanica conserva l’abside e il fianco destro; nell’interno affreschi votivi del XIV-XV secolo. Intorno si estende la zona archeologica in cui sono stati riportati ala luce i resti della romana città di Septempeda.


Visite a richiesta al Municipio, tel.+39 733 641 184
Indirizzo Loc.tà Pieve
-Chiesa ed eremo di San Michele Arcangelo di Domora (ora grotte di S. Eustachio)

Percorrendo la strada statale che da San Severino Marche conduce a Castelraimondo, a circa due chilometri sulla sinistra, si apre una valletta lunga e stretta fino e diventare una gola. Risalendo una stradina sterrata che costeggia un torrente, sulla sinistra si intravede la chiesa di San Michele Arcangelo con ruderi dell’antico monastero ed una grande grotta che si apre nello spazio antistante.


Gli edifici superstiti risalenti al XIII secolo, constano di una chiesa in parte scavata nella roccia ed in parte coperta da una volta a crociera e di alcuni locali sotterranei già appartenuti ai monaci Benedettini che abitavano l'attiguo monastero e che si recavano e pregare nelle varie grotticelle poste nei pressi e scavate nella roccia. Gli edifici furono realizzati in pietra calcarea locale e furono abbandonati nel 1393 quando il Monastero fu unito a San Lorenzo in Doliolo.
Indirizzo Loc.tà Valle dei Grilli
-Duomo Antico

Dedicata a S. Severino, fu la chiesa del primitivo Castello. La facciata in laterizi, degli inizi del XIV secolo, presenta un bel portale trecentesco, sopra il quale si presentano una graziosa edicoletta a tre archi trilobi e un occhio.


Visite a richiesta al personale addetto all’apertura del MUSEO ARCHEOLOGICO “G. Moretti”
Indirizzo Loc.tà Castello al Monte
Data costruzione: Eretta forse verso la metà del X secolo e poi rifatta nel 1061
-Madonnetta di Gaglianvecchio

Già esistente nel XV sec. come Maestà, venne trasformata successivamente in Chiesa. Restaurata e ampliata nel 1853, conserva un affresco di Madonna con Bambino del XVI sec., probabile opera di scuola locale.


Indirizzo Loc.tà di Gaglianvecchio
-Maestà di Panicari

Conserva affreschi di Jacopo e Lorenzo Salimbeni. Inizio XV sec.


-Monastero delle Clarisse

Sulla destra della Torre comunale si allunga il muro di cinta del monastero delle Clarisse che termina in una bassa costruzione; è quanto resta del duecentesco Palazzo consolare.


-Monastero di Santa Caterina

Il Monastero fu edificato nel 1261 dai monaci Benedettini e nel 1523 fu donato alle monache Benedettine Cistercensi.


Attualmente le 15 monache che vi vivono continuano la loro esistenza di clausura e di preghiera secondo gli ideali della spiritualità cistercense. Si accolgono giovani in ricerca vocazionale. Si eseguono lavori di ricami e maglie e preparano gustosi dolciumi.
Indirizzo Via di Santa Caterina
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Data costruzione: XIX - XIX
-Palazzo Comunale

Eretto nel 1764 su disegno di Clemente Orlandi, ha la facciata interamente in laterizio. Ai lati delle due colonne che sostengono il balcone, si trovano i busti di due illustri cittadini: l’anatomista Eustachio e lo scultore Ercole Rosa.


Indirizzo Piazza del Popolo
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Data costruzione: 1177
-Palazzo Franchi, poi Servanzi

Fu fatto costruire da Antonio Jacopo Franchi. Vi abitò il conte Severino Servanzi Collio. Vi si conserva la sua ricca Biblioteca.


-Palazzo Gentili di Rovellone

Fu fatto edificare da Francesco Gentili di Rovellone. La facciata, che poggia su un portico bugnato, è arricchita da cornici in travertino e da belle finestre guelfe.


Indirizzo Via Salimbeni
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Data costruzione: 1524
-Piazza del Popolo

Ampia e armoniosa, la piazza del Popolo è il fulcro della città, ha una caratteristica forma allungata ed ellittica ed è circondata da portici. L’impianto planimetrico e le sue dimensioni rimandano all’antica funzione di luogo di mercato, ma la sua attuale configurazione è il risultato di interventi architettonici che vanno dagli inizi del ‘400 alla fine dell’800. Si affacciano sulla piazza, fra gli altri edifici, il palazzo comunale, il teatro Feronia e la chiesa di San Giuseppe.


-Rocca di Monte Acuto

Ruderi della rocca di Monte Acuto (XIII sec.), nei pressi le grotte di S. Sperandia, dove visse in penitenza Sperandia di Gubbio (XIII sec.).


-Rocca di Schito o Rocchetta

Costruita su ruderi di età romana, nel 1415 la Rocha Schiti era un complesso fortificato di importanza strategica in un passaggio obbligato sul passaggio vallivo che congiungeva Tolentino a Treia. Nonostante la quasi completa ricostruzione, con il rifacimento anche delle merlatura a coda di rondine, restano consistenti elementi architettonici come il fossato e due campate del ponte. Delle due torri originarie, è stata ricostruita quella di sud-est. Il complesso è oggi proprietà privata, adibito a casa colonica.


Visibile dall’esterno
Indirizzo Località Rocchetta
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Data costruzione: XV sec.
-Santuario della Madonna dei Lumi

Fu edificato nel XVI sec. in seguito ad un fatto prodigioso, avvenuto nel 1584, di un grande e ripetuto scintillare di lumi nel luogo dove, su un pilastro, era dipinta l’immagine della Madonna. La costruzione, deve le forme attuali ai Barnabiti, che nel 1657 ebbero la custodia del Santuario, oggi affidato ai Cistercensi.


La costruzione del primo piccolo tempio dedicato a Santa Maria dei Lumi fu iniziata nel 1586, ad opera dei Filippini, sul luogo dove nel gennaio del 1584 si era verificata l’apparizione di un ripetuto scintillare di “lumi” intorno ad una immagine della Madonna dipinta da Giangentile, figlio di Lorenzo d’Alessandro, su un pilone all’ingresso di un podere di un certo Luca di Ser Antonio. Nel 1601 i Barnabiti succedettero ai Filippini nel completamento e nella custodia dell’edificio. Si devono a loro le attuali forme del Santuario con la realizzazione della cupola ottagonale posta all’incrocio del braccio longitudinale con i due bracci laterali e con la costruzione del catino ottagonale. L’interno, a croce latina, presenta diverse cappelle riccamente affrescate e decorate tra cui quella in cui è venerata l’immagine della Beata Vergine Maria dei Lumi il cui altare è stato impreziosito da un rivestimento di pregiati marmi policromi e lapislazzuli. Numerosi gli architetti, i pittori, gli scultori che furono chiamati a decorare il Santuario tra cui Felice Damiani, Giulio Lazzarelli, Venanzio Bigioli, Gian Tommaso da Ripoli, Felice Torelli e G. Andrea Urbani. Nella cappella della Visitazione, la prima a sinistra dell’entrata, sono sistemate le urne con le spoglie dei beati Pellegrino da Falerone e Bentivoglio de Bonis da San Severino, entrambi tra i primi discepoli di san Francesco. Sul pilastro della cappella della Madonna una piccola lapide in marmo nero ricorda che qui è sepolta la mistica del 1500, Francesca Trigli dal Serrone, la cui vita santa consentì l’inizio del processo di beatificazione e con esso l’attribuzione del titolo di “venerabile serva di Dio”. Dal 1901 il Santuario è affidato alla custodia dei monaci Cistercensi che già dalla metà del XVIII erano nella Chiesa di S. Lorenzo in Doliolo. Orario sante messe: festivo 9,30 – 11,30; feriale 16,00 (I) – 17,00 (A) – 18,00 (P-E). Le visite non sono consentite durante le celebrazioni liturgiche.
Per informazioni rivolgersi a +39 733 638 100
Indirizzo Via Madonna dei Lumi
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Data costruzione: 1560
-Santuario di San Pacifico

Ampliata e restaurata più volte, conserva un antico portale a sesto acuto in laterizio, riccamente ornato con sculture di foglie e di animali.


La chiesa primitiva di S. Maria sub monte “sotto il monte Aria” (XII sec.) con annesso convento retto dagli Agostiniani, passò nel XV secolo ai Frati minori osservanti, prendendo il titolo di S. Maria delle Grazie. Ampliata e restaurata più volte, dell’antico prospetto conserva il portale gotico in laterizio formato da otto colonnine su cui poggiano altrettanti archetti avvolti in sculture di foglie e fiori tra i quali sono accovacciati vari animali. Le forme attuali si devono ai rifacimenti voluti dal conte Severino Servanzi Collio che, a seguito della canonizzazione di Pacifico Divini (XVII sec.), nel 1842 finanziò i lavori per la chiesa che custodiva le spoglie del santo compatrono della città e del quale la chiesa francescana era destinata a diventare il santuario. Il tempio ebbe quindi una nuova facciata realizzata con il classico schema palladiano delle chiese veneziane su progetto dell’architetto Ireneo Aleandri e una rivisitazione degli interni e del campanile su disegni di Venanzio Bigioli. L’interno, a tre navate, presenta sulla destra la cappella con altare marmoreo ed arca del santo. Molte opere d’arte ornano il tempio tra cui, sul fondo, incorniciata da prospetto di altare barocco, una pregevole tela di Bernardino di Mariotto raffigurante la “Madonna e san Giovanni, genuflessi Maria Maddalena e san Bernardino”. Il luogo è da sempre, per il culto di san Pacifico, meta di numerosi pellegrinaggi provenienti da tutta la penisola. Orario sante messe: 10,00 – 11,30 – 16,30 (I) – 17,30 (E) Le visite non sono consentite durante le celebrazioni liturgiche.
Per informazioni rivolgersi a + 39 0 733 638 110
Indirizzo Via San Pacifico Divini
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Data costruzione: XII-XIV sec.
-Santuario di Santa Maria del Glorioso

Il santuario di Santa Maria del Glorioso, terminati i lavori di ristrutturazione post terremoto, torna ad accogliere opere d’arte e arredi sacri che la Sovrintendenza al patrimonio storico-artistico delle Marche ha restaurato e riportato al vecchio splendore.


A seguito della lacrimazione di una statua in terracotta della Madonna della Pietà avvenuta il venerdì santo del 1519, fu dato l’avvio alla costruzione del Santuario di S. Maria del Glorioso, su progetto dell’architetto Rocco da Vicenza. Fino al 1860 la custodia della chiesa fu affidata ai domenicani; nel 1861 fu avocata dal Demanio che nel 1872 la cedette al Comune di San Severino. Costruita interamente a mattoni, ha la facciata di forma cuspidale. La porta principale è rettangolare con frontone acuto e intagli in travertino. La tribuna è sormontata da una cupola di forma ottagona rivestita con lastre di piombo che nel 1720 sostituirono la precedente copertura di tegole. Internamente la chiesa ha tre navate, una traversa e l’abside fiancheggiata da due vani rettangolari ad uso di cappelle. Le navate sono sostenute da otto colonne cilindriche alle quali corrispondono sedici mezze colonne che dividono le nicchie ove sono collocati gli altari laterali. I recenti restauri hanno riportato alla luce molti affreschi che tra Cinque e Seicento, durante la prima campagna decorativa del tempio, le famiglie nobili e le confraternite avevano commissionato ad artisti della scuola pittorica severinate. In fondo alla navata centrale vi è una tribuna sostenuta da quattro piccole colonne a forma di tabernacolo chiusa da tutti i lati al fine di creare una cappella votiva; il tempietto contiene la statua miracolosa della Pietà, oggetto di profondo culto popolare, riconducibile all’arte nordica del XV secolo. Sopra la tribuna è stata collocata una statua lignea del Cristo risorto del XVII secolo. Nel 1737 la chiesa si arricchisce anche di un prezioso organo di sette registri fabbricato da Feliciano Fedeli. Per moltissimo tempo il Santuario del Glorioso è stato, nelle Marche, secondo solo a quello di Loreto per numero di pellegrini. Orario festivo sante messe: ore 10,00. Le visite non sono consentite durante le celebrazioni liturgiche. Per informazioni circa la visita rivolgersi al n. 0733.639348 (famiglia Anibaldi)
Indirizzo Via del Glorioso (SP 502 direzione Cingoli)
Data costruzione: XVI sec.
-Santuario S. Severino Vescovo – Duomo Vecchio

La chiesa, risalente al X sec., fu riedificata ed ampliata nell’XI sec. e completata con la trecentesca torre campanaria. L’interno conserva un bellissimo coro ligneo intarsiato ed intagliato da Domenico Indivini alla fine del 1400.


Il corpo del santo vescovo Severino, morto nel 545, fu trasportato nel 590 dai settempedani sul colle del Monte Nero che era stato eletto a sede civile e religiosa dopo le devastazioni di Septempeda da parte dei Goti di Totila. Da allora il nuovo abitato prenderà il suo nome. La chiesa, risalente al X sec., fu riedificata ed ampliata nell’XI sec. e completata con la trecentesca torre campanaria a bifore costruita nella tipica facies severinate e la coeva facciata gotica in laterizio, abbellita da un rosone dentellato, da una edicola in travertino a tre archi lobati, poggianti su colonnine con capitelli d’ordine corinzio, e da un bel portale con colonne a spirale. L’interno, rimaneggiato nel settecento e nei primi del novecento, conserva un bellissimo coro ligneo intarsiato ed intagliato da Domenico Indivini alla fine del 1400, suo capolavoro insieme a quello in Assisi. Sul fondo della chiesa si impone il prezioso organo di Giuseppe Catarinozzi con la cantoria intagliata e indorata dal francese Denis Pulvier (XVII sec.). Sono oggi custoditi presso la Pinacoteca civica “P. Tacchi Venturi” i pregiati affreschi di Lorenzo e Jacopo Salimbeni con le storie di san Giovanni Evangelista (inizi XV sec.) ed un paliotto su pelle (XVIII sec.) raffigurante il trasferimento da Septempeda al Monte Nero del corpo di san Severino le cui spoglie sono custodite in una cappella votiva laterale. Dopo lunghi restauri, la chiesa è stata riaperta al culto l’8 giugno 2010. Orario sante messe: festivo ore 12,00 Le visite non sono consentite durante le celebrazioni liturgiche. Per la visita rivolgersi al personale dell’attiguo Museo Archeologico “G. Moretti” (Orari: E. 9,00 – 13,00 / 16,00 – 19,00 I. 9,00 – 13,00) Tel 0733.633919
Indirizzo Castello al Monte
Data costruzione: XI – XVIII sec.
-Santuario SS. Salvatore in Colpersito

Appartiene dal 1576, con l’annesso convento, ai Cappuccini. Risalente all’XI sec., fu in origine sede di una comunità religiosa femminile.


Colpersito è un luogo ricco di memorie francescane: qui san Francesco, venuto a San Severino nel 1212 e nel 1221, convertì il famoso trovatore Guglielmo da Lisciano “re dei versi” che divenne fra Pacifico. La fabbrica – all’epoca delle visite del santo di Assisi - era sede di una comunità religiosa femminile alla quale, secondo la tradizione, nella seconda visita lo stesso Francesco affidò una pecora la cui lana fu utilizzata dalle “povere recluse” per far dono al santo di una tonaca che gli inviarono alla Porziuncola. Solo dal 1576 la chiesa con l’annesso convento diventa proprietà dei Cappuccini. Il tempio ha subito nel tempo varie trasformazioni: le forme attuali si devono agli interventi realizzati tra il XVII e il XVIII secolo anche se l’ultimo restauro mostra l’originaria struttura in pietra locale con qualche elemento architettonico caratteristico. Nell’interno di particolare pregio è l’ornato ligneo dell’altare maggiore, realizzato nel 1750 dagli intagliatori Francesco e Gaetano Gentili, e il ciborio in noce con intarsi d’avorio. Orario sante messe: festivo ore 12,00 – feriale ore 19,00 Le visite non sono consentite durante le celebrazioni liturgiche.
Per informazioni circa la visita rivolgersi al Padre guardiano +39 0 733 638 126
Indirizzo Viale dei Cappuccini
-Torre civica

Il piazzale degli Smeducci, sulla sommità del Monte Nero, è dominato dall’alta (m. 40) e inclinata Torre civica, eretta nel XIII secolo con funzioni di avvistamento, di difesa e di segnalazione alle altre torri dei castelli del territorio comunale.


Davano accesso alla torre due piccole porte che conservano l’antica forma con il loro doppio arco a sesto acuto. Circa a metà della Torre si notano due bassorilievi scolpiti in pietra; il primo dall’alto raffigura un “morso di cavallo” e potrebbe rappresentare l’emblema di uno dei podestà, ma la tradizione lo attribuisce alla dispotica signoria degli Smeducci che, al ritorno da una delle cacciate subite, lo fece apporre per mostrare il trattamento che sarebbe stato riservato al popolo ribelle. Più in basso il bassorilievo che raffigura un “leone passante”, simbolo dei ghibellini per i quali parteggiò San Severino in perenne lotta con la guelfa Camerino. A destra della Torre si notano scarsi resti dell’antico Palazzo dei Consoli. Le mura urbane completavano il sistema difensivo del “Castello” che oggi, a seguito di un attento recupero, sono percorribili per un lungo tratto come al tempo del medioevo.
Visibile dall’esterno
Indirizzo salendo al Castello, dista circa 2 km da Piazza del Popolo
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Data costruzione: XIII secolo
-Torre dell’Orologio

Fu eretta su disegno di Ireneo Aleandri nel sec. XIX. Si impone come scenografico elemento architettonico a capo della Piazza, sottolineandone l’andamento fusiforme. Sul lato sinistro fu riedificata nelle forme attuali l’antica Fonte della Misericordia.


Indirizzo Piazza del Popolo
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Data costruzione: 16/08/33
-Villa Collio

E’ un bellissimo esempio di villa neoclassica con sala centrale a pianta ottogonale e ampia gradinata. Fu fatta costruire nel 1812 da Giovan Battista Collio su progetto di Giuseppe Lucatelli, che ne curò anche la decorazione interna.


Indirizzo S.S. n. 361
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Proprietà: privata
Data costruzione: XVII - XVII sec.

Sant'Angelo in Pontano

-Chiesa di S.Salvatore

Di stile romanico-gotico, con cripta e con campanile trecentesco. Accanto alla chiesa c’era la Canonica, dove vivevano appunto i Canonici sotto la Regola di S.Agostino.


Data costruzione: Prima metà sec. XII
-Chiesa di San Nicola e adiacente Convento agostiniano

Vi si possono ammirare un ciclo di affreschi di Domenico Malpiedi, alcune tele del ‘600, ‘ 700 e ‘ 800 e un coro ligneo. Il Convento con Chiostro ha avuto successivi ampliamenti.


Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa di Santa Maria della Misericordia, detta anche delle “Pietre”

Con portico e colonne conserva l’affresco della ” Madonna della Misericordia “.


Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa Santa Maria delle Rose ed annesso ex Convento delle Benedettine

La Chiesa fu praticamente fatta di nuovo nel 1764. Il complesso è attualmente adibito a sede comunale.


Proprietà: comunale
Data costruzione: XIV Secolo
-Collechiarino

Luogo ameno poco distante dall’ abitato, ricco di antiche querce.


Indirizzo Via Collechiarino
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Data costruzione: XVII-XVIII
-Fontanelle di San Nicola

Luogo di preghiera del Santo Patrono San Nicola, immerso nel verde e situato nelle vicinanze del fiume Salino.


-Monumento a S. Nicola

L’opera in bronzo dello scultore Gustavo Latini, è stata eretta nelle vicinanze dei supposti ruderi della casa del Santo.


-Rocca di S. Filippo

Casa-torre fortilizio ubicata subito al di fuori della cinta muraria del Castello ma successivamente rimaneggiata e modificata.


Indirizzo Via S. Filippo
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Data costruzione: XIII Secolo
-Rocca e resti del Palazzo Vicariale

Questa Rocca fu la residenza anche del Vicario di Fermo. Attualmente sono visibili solo i ruderi dello spazio panoramico del Belvedere.


Data costruzione: 1160 circa
-Torre Civica

L’orologio posto sulla torre, attualmente funzionante, è stato costruito nel 1846 da Pietro Mei di Montecarotto. Il meccanismo manuale originale è attualmente esposto nella sede comunale.


Data costruzione: 1397

Sarnano

-Abbadia di Piobbico o San Biagio

Conosciuta in origine con il nome di Santa Maria “tra i torrenti”, la chiesa è situata ai piedi della montagna di Sassotetto in un avvallamento presso il punto di confluenza di due corsi d’acqua. Fu dedicata alla Madonna fino al Quattrocento quando prevalse l’intitolatura a S. Biagio.


Data costruzione: XI secolo
-Chiesa di Santa Maria Assunta

La Chiesa edificata nella seconda metà del sec.XIII. All’interno ci sono diverse opere di notevole pregio.


Data costruzione: 1200
-Eremo di Soffiano

L’Eremo ha origine nel 1101 quando alcuni signori del luogo donarono al “prete Alberto” ed ai suoi compagni un certo territorio dove avrebbero dovuto edificare una chiesa e condurre una vita eremitica.


Indirizzo Monte Ragnolo
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Data costruzione: 1101

Sefro

-Chiesa di San Tossano
Chiesa di San Tossano

La chiesa di San Tossano sorge all’ingresso del paese a monte del piccolo cimitero. Citata come “ S. Theosani de Avolla” l’edificio viene ricordato a partire dal 1300. Nel corso dei secoli l’antica abbadia subì notevoli trasformazioni fino a raggiungere le forme attuali nel XV secolo.


Agolla
-Eremo di San Bartolomeo delle Carceri

Percorrendo la strada che da Agolla sale a Montelago, giunti in località Il Tribbio, dove la medesima rispiana prima di affrontare l’ultima salita, sulla destra inizia un sentiero che costeggia il Monte Crestajo.


Percorrendo leggermente in discesa il sentiero, dopo alcuni minuti si giunge in una sorta di terrazzo naturale che sporge a strapiombo sopra il fosso detto di San Giovanni e nella parete sud -ovest del M.Crestaio. In questo luogo sono visibili delle grotticelle nella parete rocciosa e le fondamenta di un piccolo edificio antico. Le fondamenta appartengono ad un'antica chiesa dedicata a San Bartolomeo edificata in questo luogo perché qui si rifugiò in eremitaggio (da cui il nome di Carceri) il Beato Bernardo da Quintavalle, primo compagno di San Francesco, negli anni 1237-1239, in seguito alle lotte sorte all'interno dell'ordine Francescano alla morte del fondatore. La chiesa risultava già in rovina in un documento dell'anno 1783 ed oggi si rende quanto mai necessaria la sistemazione di tutto il luogo dove si registra un aumento di visitatori negli ultimi anni.
-Torre Varano

La torre è ciò che rimane del castello medievale appartenuto ai Varano, signori di Camerino, che qui trovarono ospitalità dopo il sacco della loro città nel 1259 ad opera dei ghibellini.


Serrapetrona

-Chiesa di S. Elena (loc.tà Villa D’Aria)

L’edificio sacro è una modesta costruzione a capanna e capriate scoperte, lunga e bassa senza alcuna pretesa architettonica. Nel suo interno è custodita una croce di legno con dipinto a tempera.


Indirizzo Presso Villa D'Aria
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Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa di S. Francesco

Tutta la costruzione si articola in un grande quadrilatero composto dal convento e dalla chiesa; essa, senza facciata, si salda a questo corpo al di sopra di un arco di accesso al convento.


Indirizzo Strada Comunale di Carpignano-San Giovanni
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Data costruzione: XIV Secolo
-Chiesa di S. Giovanni Battista (loc.tà Collina)

Se ne ha memoria da una pergamena del XIV secolo dove si dice eretta dai coniugi Maurizi e Claudi di Serrapetrona che vi fondarono una cappellina laicale.


Indirizzo Presso Villa Caraffa
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Data costruzione: 1199
-Chiesa di S. Lorenzo (loc.tà Castel S. Venanzo)

L’interno della chiesa è a pianta rettangolare con soffitto a capriate e presenta un ampio vano illluminato da due monofore aperte sulla parete sinistra. Sulla parete absidale c’è la Crocefissione attribuita al pittore Girolamo Di Giovanni.


Indirizzo Loc.tà Castel S. Venanzio
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Data costruzione: XV Secolo circa
-Chiesa di S. Maria di Piazza

L’interno, ad unica navata ed abside semicircolare scandite da lesene con capitelli a foglie d’acanto e stilobati modanati, presenta una grande tela con la Vergine Assunta tra gli Angeli.


Indirizzo S. Maria in Piazza, Piazza Santa Maria
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Data costruzione: XVI Secolo
-Chiesa di S.Giacomo (loc.tà Caccamo)

La piccola chiesa è costituita da un unico ambiente di modeste proporzioni. La facciata in cotto è coronata da un timpano e ha due piccoli campanili che continuano le lesene alle due estremità.


Indirizzo Loc.tà Caccamo sul Lago
Data costruzione: XIV Secolo circa
-Chiesa S.Paolo (loc.tà Borgiano)

La chiesa è ad una navata con capriate scoperte, abside quadrata e volta a crociera. L’altare maggiore è arricchito da un tela seicentesca rappresentante il Santo titolare con un libro in mano e un angelo.


Indirizzo Loc.tà Borgiano
Data costruzione: XIII - XIV Secolo
-Fonte delle Conce

E’ molto probabile che il nome della Fonte sia legato all’arte della concia, dal momento che la presenza in quel luogo di una risorgiva copiosa e la disponibilità di un prodotto naturale per la lavorazione delle pelli abbia richiamato in quel luogo artigiani addetti a quel mestiere, domus a cuncia, da cui “Fonte delle Conce”.


Indirizzo Fonte delle Conce
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Data costruzione: sec. XII
-Madonna del Ponte (loc.tà San Venanzo)

Piccola chiesa completamente ristrutturata negli anni ’50 all’interno si può ammirare un affresco di Giovanni Andrea De Magistris (madonna col Bambino).


Indirizzo Strada Provinciale Serrapetrona-Torre Beregna
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-Madonna della Croce (loc.tà Colli)

E’ una costruzione a capanna a pianta rettangolare con capriate a vista. Il nome e il fabbricato hanno origine da una tradizione secondo la quale una croce del trecento rubata nella chiesa arcipretale, fu lasciata in quel punto dai ladri.


Indirizzo Loc.tà Colle del Castagneto
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Data costruzione: XVI Secolo
-S. Maria delle Grazie

La facciata è a capanna e l’interno consta di un vano rettangolare con decorazioni di fastoso barocco settecentesco.


Data costruzione: 200
-San Giuseppe

Piccola chiesetta ubicata in via Cameraldo nella frazione di Borgiano.


Indirizzo Via Cameraldo
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-Sant’Angelo in Collina

La piccola costruzione è a pianta rettangolare entro la quale è iscritto il vano a pianta rettangolare, e il campanile è a vela appoggiato alla parte posteriore.


Visite su richiesta
Indirizzo Contr.da Collina
Proprietà: Privata (famiglia Botta)
-Santuario Madonna Della Neve (loc.tà Madonna del Monte)

La chiesa e il rifugio furono costruiti sul luogo di un precedente rifugio con le offerte degli abitanti di Villa d’ Aria e furono inaugurati il 5 Agosto 1714, festa della Madonna Della Neve. Sviluppata su pianta rettangolare, ha la forma di capanna.


Indirizzo Presso Villa D' Aria
Data costruzione: XVIII Secolo

Serravalle di Chienti

-Abbazia camaldolese

Fondata da San Romualdo, poi ricostruita nel XIV secolo in stile gotico. All’interno sono da notare due altari lapidei di linea gotica e diversi strati di affresco alle pareti.


Indirizzo Loc.tà Acquapagana
Data costruzione: Intorno al 1000
-Basilica di Plestia

Sorge sulla cripta paleocristiana e sulle rovine del tempio romano di cui sono stati recuperati i materiali da costruzione. La chiesa non presente particolari pregi architettonici, essendo impostata su un impianto rettangolare con un ordine di colonne


Indirizzo Loc.tà Plestia
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Data costruzione: Forse del IV
-Casa-bottega

In Piazza Federici sono ancora apprezzabili i dettagli e l’unitarietà d’insieme di questa struttura urbana.


-Castello

Rimangono imponenti rovine e una delle cinque torri. Nel 1240 il papa Innocenzo IV lo diede in donazione al Comune di Camerino. Nel 1438 gli Sforza dominarono su tutta la regione e il castello subì vari tentativi di conquista.


Indirizzo Castello di Dignano
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Data costruzione: 1240
-Castello di Elci

Rimane ancora intatta l’ultima delle torri dell’antico castello; tutt’intorno pietre e tracce di mura in rovina.


Indirizzo Loc.tà Elci
-Chiesa “Madonna del Sasso”

All’interno soltanto “il Giudizio Universale ” si è salvato grazie ad un sapiente restauro; questo affresco è interessante per l’ambiziosa orditura strutturale suddivisa in tre fasce, i dannati, i penitenti e San Pietro e il Cristo in trono.


Indirizzo Loc.tà San Martino
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Data costruzione: XV-XVI Secolo
-Chiesa di S. Lucia

La chiesa è sorta su un impianto monastico, di cui non rimane che la sacrestia; questa presenta diversi strati di affresco , tra cui una crocifissione del ‘500 opera di Simone e Giovanfrancesco De Magistris e una tela di Giovanni Andrea da Caldarola.


Indirizzo Via S. Lucia
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Data costruzione: 1200
-Condotto Romano e Botte Varano

Il condotto romano (I sec. a.C.) e la Botte dei Varano (1438 – 1456), sono le più importanti opere di regimentazione delle acque degli Altipiani Plestini. Una di età augustea e l’altra rinascimentale costruita per opera di Giulio Cesare da Varano, rappresentano oggi un eccezionale esempio di ingegneria idraulica, un percorso nuovo tutto da scoprire…


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-Dignano

Uno dei castelli dei Baschi, passato alla signoria del Comune di Camerino.Nella chiesa parrocchiale si conserva una tela attribuita alla Scuola del Perugino (XV sec.).


Indirizzo Castello di Dignano
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Data costruzione: sec. XIII
-Ex convento di Brogliano

Fra le sue mura, nel 1368, per opera del b. Paolo Trinci, nacque la riforma dei francescani “osservanti” chiamati zoccolanti dal tipo delle calzature che indossavano.


Indirizzo Nei pressi di Colfiorito
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Data costruzione: XIII Secolo
-L’ospizio dei Pellegrini

Allo stato attuale presenta un lembo di facciata superstite, con un portale in pietra ad arco acuto. Era questo un complesso importante per i viandanti durante il trasferimento delle greggi . Dal 1549 i suoi beni sono passati all’ospedale di Camerino.


Data costruzione: XIII-XIV Secolo
-Magazzino del Grano

E’ apprezzabile come testimonianza di consistente struttura economica. Sotto il profilo architettonico è rilevante la sua simmetria rinascimentale e l’uso di cornici in pietra squadrata.


-Palazzo Comunale

Unica opera dell’architetto P.Luigi Nervi nelle Marche.


Data costruzione: 1960
-Palazzo del Comune Vecchio

Oggi destinato ad albergo, conserva dei caratteri apprezzabili, quali il prospetto sulla piazzetta ed un portale in pietra squadrata con arco a sesto rovesciato.


Data costruzione: 1600
-Piazza Federici

Ha un impianto monumentale a tre vasche in linea a ridosso di un fondale ben modulato da lesene a conci di pietra squadrata. Ora è in stato di abbandono.


Indirizzo Piazza Federici
Data costruzione: 1875
-Rocca di Percanestro

Insieme alla torre restano tracce delle mura perimetrali che , a giudicare dalla loro estensione, danno l’idea di un castello.


-Santuario della Madonna del Piano

Il luogo è adorno di affreschi del XVI Secolo


Data costruzione: 1400

Tolentino

-Abbazia di Fiastra

Questa abbazia è uno dei più puri esempi di arte romanico-circestense che si trovino in Italia. I monaci giunsero nella valle del Fiastra il 29 novembre 1142, guidati forse dallo stesso S.Bernardo di Chiaravalle.


Visite: tutti i giorni, ore 9.30-12.30 15.30-18.30; lunedì solo di pomeriggio.
Per informazioni rivolgersi a +39 733 202190
Indirizzo Ctr. Abbadia di Fiastra
-Auditorium San Giacomo

Auditorium San Giacomo, sala congressi. In origine dedicata a S.Giacomo. Le prime notizie sulla Chiesa della Carità si riferiscono ad una pergamena del 1233. La chiesa ha un bel portale romanico.


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Data costruzione: 1100
-Basilica Santuario di San Nicola

Risale al sec. XIII, ma venne rifatta nel XIV e completata con la costruzione del portale tardogotico (1432). E’ nota per lo splendido “Cappellone di San Nicola” interamente decorato con un ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese del XIV secolo.


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Proprietà: Ecclesiastica
-Castello della Rancia

La costruzione, in origine fattoria e granaio fortificati dipendenti dall’abbazia di Fiastra (fine del XII secolo), fu trasformata in castello nel 1353-57 per i da Varano di Camerino. Nelle vicinanze si svolse la battaglia di Tolentino (2-3 maggio 1815).


Visite a richiesta, tel. +39 733 973349
Indirizzo S. S. n. 77 della Val di Chienti
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-Cattedrale di San Catervo

Altomedievale per fondazione (VII-IX secolo), ma riedificata nel ‘200 e completamente rifatta intorno al 1830, questa cattedrale è dedicata a S. Catervo, patrono della città. All’interno vi è conservato il grande sarcofago dei Ss.Catervo, Settimia e Basso (IV sec. D.C.).


approfondimenti
-Chiesa del Sacro Cuore

La chiesa del Sacro Cuore ha un’interessante facciata completamente in laterizio.


Indirizzo Via Filippo Corridoni
approfondimenti
-Chiesa del Ss.Crocifisso

La chiesa trae le sue origini dalla venuta dei Cappuccini nel territorio tolentinate. Fu consacrata nel 1596 con la denominazione di S.Maria Costantinopolitana. Solo nel 1926 fu intitolata al Ss. Crocifisso.


Indirizzo Contrada Marezi
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Data costruzione: 1589
-Chiesa di San Francesco

Eretta nel XIII secolo e trasformata a più riprese (specialmente intorno al 1765 e al 1875): della costruzione primitiva conserva l’abside poligonale e, all’interno, un’altra cappella con volte a crociera, ornata di affreschi trecenteschi.


Indirizzo Piazza Mauruzi
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-Chiesa di Santa Maria della Tempesta

Nel caratteristico quartiere medievale del “Fondaccio” è interessante visitare la chiesa che, riedificata nel XVII secolo a pianta centrale, conserva tracce dell’antica costruzione.Sull’altare maggiore si può ammirare una statua lignea del tardo trecento.


approfondimenti
Data costruzione: 1499
-Palazzo Comunale

Sembra che l’antico Palazzo Comunale fosse fatto costruire da Berardo di Varano e risalga al 1361.


Indirizzo Piazza della Libertà
approfondimenti
-Palazzo Parisani Bezzi

E’ detto Casa della Pace perché qui, il 19 febbraio 1797, fu firmata tra Pio VI e Napoleone Bonaparte, la cosiddetta pace di Tolentino. L’edificio è sede del Museo Napoleonico.


Visite a richiesta, tel. +39 733 969797
Indirizzo Via Pace, 20
approfondimenti
-Palazzo San Gallo

Palazzo Parisani, detto Palazzo Sangallo dal nome del progettista Antonio da Sangallo il Giovane, viene costruito per il tolentinate Cardinale Ascanio Parisani.


approfondimenti
-Ponte del Diavolo

Il ponte, eretto nel 1268 su disegno di Mastro Bentivegna, unico nella sua forma per tutto il corso del Chienti, ha cinque arcate centinate sorrette da possenti piloni, con torre-barriera quadrangolare, merlata alla guelfa.


Indirizzo Via del Ponte,
approfondimenti
Data costruzione: 1265 e il 1268
-Torre degli Orologi

E’ opera di Antonio Podrini di Sant’Angelo in Vado che lo costruì nel 1822.


Indirizzo Piazza Nicolò Mauruzi
approfondimenti
Data costruzione: 1314

Treia

-Cattedrale SS. Annunziata

Nel 1782 fu posta la prima pietra della nuova Cattedrale che venne ultimata dopo più di trent’anni, nel 1814. Il progetto della Cattedrale è dell’architetto romano Andrea Vici, discepolo del Vanvitelli. E’ considerata uno dei maggiori templi delle Marche per ampiezza, maestosità e purezza delle linee.


La Cattedrale è divisa in tre grandi navate a forma di croce greca con pareti a stucco, pilastri e colonne di ordine corinzio. Vero scrigno di tesori d'arte, la Sagrestia conserva: una lunetta della Deposizione di Cristo nel sepolcro di Vincenzo Pagani e una tavola di Giacomo da Recanati in cui la Madonna appare al Beato Corrado da Offida presso il convento di Forano. Nella cappella della Madonna della Misericordia si conserva il busto di Papa Sisto V, opera di Bastiano Torrigiani, detto Il Bologna e di cui un esemplare si trova al Victoria and Albert Museum di Londra. La Cattedrale si fregia di una vasta cripta alta circa nove metri.
Indirizzo Via Giuseppe Mazzini
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Data costruzione: secolo XII - XII
-Chiesa di San Filippo Neri

La facciata della Chiesa di san Filippo Neri si innalza al lato di Piazza della Repubblica. Il tempio risalente al 1766-1773 è stato edificato su disegno dell’architetto lombardo Carlo Augustoni. Attualmente la Chiesa è in fase di avanzata ristrutturazione e dovrebbe essere adibita a Museo Diocesano.


-Chiesa San Francesco

All’interno della città, in zone centrali ed a ridosso delle mura di levante, nel XIII secolo fu edificata una nuova chiesa che fu dedicata a S. Francesco nell’anno 1300.


La primitiva struttura gotica della chiesa fu ampiamente ristrutturata fra il XVIII e il XVIII secolo ad opera dell'architetto Giovanni Battista Rusca da Lugano. Dall'antico edificio che probabilmente all'interno aveva le pareti ricoperte da pitture, sono giunte fino a noi due porzioni di affresco del XVI secolo. Il primo si trova in una nicchia muraria posta dietro il primo confessionale e vi è rappresentata una "Pietà" fatta eseguire nell'anno 1549 che richiama i modi della pittura caldarolese di quel periodo. Poco più avanti, nell'altare laterale di destra, è possibile vedere la seconda porzione di affresco, anch'esso risalente alla prima metà del XVI secolo e rappresentante una Madonna con bambino e Santi.
Indirizzo Piazza del Duomo
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-Chiesa San Michele

Lo stile prevalente della chiesa è il romanico, misto a qualche elemento gotico, con abside quadrata e interno basilicale a tre navate divise da pilastri su cui si posano grandi archi goticizzanti, le cui pareti si innalzano fino al soffitto a travatura scoperta. Le finestre, alte e strette, terminano con archetti gotici. Il tempio è tutto in laterizio; gli affreschi venuti alla luce sotto l’intonaco nelle pareti perimetrali (sec. XII e XVI) sono di carattere votivo.


-Chiesa Santa Chiara

L’interno della chiesa è di puro stile barocco e conserva la statua della Madonna di Loreto, in legno di cedro del Libano che, si dice, scolpita da San Luca. La tradizione vuole che la statua della Vergine sia la statua originariamente venerata a Loreto e che un nuovo scambio successivo alla restituzione della statua da parte dei francesi non sia mai avvenuto. Caratteristica la torre campanaria dalle evoluzioni orientaleggianti.


-Piazza della Repubblica

Centro dell’abitato.Chiusa da un’alta balaustra disegnata da Andrea Vici dalla quale la vista si perde in un vasto orizzonte di campi coltivati e dolci colline.


-Porta Vallesacco

Porta Vallesacco è una delle sette porte di ingresso alla città. Fu teatro di un importante evento storico: nel 1263 la casa sveva, nella persona di Manfredi, volle regolare i conti con lo Stato Pontificio, attraverso Montecchio (così era chiamata Treia in epoca medioevale), inviando ad assediarla il nipote Corrado d’Antiochia. Ma i Montecchiesi vinsero con furbizia: a Porta Vallesacco alcuni difensori del Cassero, la maggiore fortezza cittadina , con uno stratagemma fecero una sortita e riuscirono ad avvicinarsi a Corrado catturandolo insieme ai suoi Baroni.


Indirizzo Porta di Vallesacco
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-Santuario del SS. Crocifisso

Realizzato da Cesare Bazzani agli inizi del ‘900 sul sito di una antica pieve. All’interno, un affresco di scuola umbra del XVI secolo raffigurante S. Sebastiano e, sopra l’altare maggiore, un crocifisso cinquecentesco di arte locale.


Non ci si lasci ingannare dall' aspetto neorisorgimentale dell' attuale costruzione, è infatti ricchissimo di memorie. Il complesso consta di due parti separate dal campanile; sulla sinistra la chiesa, eretta nella prima metà del XX secolo dopo l' incendio del 1902 che distrusse l' edificio precedente; sulla destra il convento francescano (XVII-XVIII). All' interno della chiesa a tre navate si conservano un affresco quattrocentesco con San Sebastiano, di scuola umbra e soprattutto il famoso Crocifisso in legno sopra l' altare maggiore, tratto coraggiosamente in salvo durante l' incendio del 1902. Si tratta di un' opera quattrocentesca di indubbia attribuzione ma di pregevolissima fattura. Il Santuario conserva una scultura in legno policromo dalle proporzioni perfette, opera del XV secolo di autore ignoto (alcuni esperti vi vedono l'arte di Donatello). Il bellissimo volto del Crocefisso (che la tradizione vuole scolpito da mani angeliche) presenta i tre aspetti del martirio del Cristo.
Indirizzo Uscendo da Treia ad 1 km in direzione San Lorenzo
Data costruzione: Primi del 900
-Torre Onglavina

Vivamente consigliato è il giro della circonvallazione che fiancheggia l’ antica e ben conservata cortina muraria, non foss’ altro per gli splendidi panorami che si aprono lungo il tracciato della strada; incomparabile quello che si gode dall’ alto sperone di arenaria dominato dalla torre dell’ Onglavina, che abbraccia i Sibillini, la Maiella, il Gran Sasso,il Conero e l’ Adriatico; aspre vette in pietra che affondano nel verde cupo dei boschi, declivi e vallate e, in fondo, la distesa blu del mare.


Indirizzo Piazzale Trento e Trieste
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Urbisaglia

-Abbazia di Chiaravalle di Fiastra

L’abbazia venne fondata nel 1142 dai monaci cistercensi provenienti dall’abbazia madre di Chiaravalle di Milano.


L'abbazia di Chiaravalle di Fiastra venne fondata nel 1142 dai monaci cistercensi provenienti dall'abbazia madre di Chiaravalle di Milano. Nei tre secoli successivi l’Abbazia si sviluppò sia dal punto di vista religioso, con il fiorire di numerose vocazioni, che da quello economico, grazie a lasciti e donazioni da parte di privati e di signori feudali. Nel 1422, all’apice della sua potenza economica e spirituale, l’Abbazia venne saccheggiata da Braccio da Montone, capitano di ventura e Signore di Perugia. Persa in conseguenza a ciò l’autonomia, l'Abbazia venne prima affidata a cardinali commendatari, che restaurarono il chiostro e la chiesa, poi ai Gesuiti, che gestirono i beni dell’Abbazia costruendo magazzini, stalle e case coloniche. Nel 1773 l’Abbazia venne ceduta alla nobile famiglia Giustiniani Bandini, che edificò sul lato sud del monastero un ricco palazzo. L’ultimo dei Giustiniani Bandini, morto senza eredi nel 1918, lasciò tutta la sua proprietà ad una fondazione agraria intestata. I monaci cistercensi sono ritornati all’Abbazia di Fiastra nel 1985, e nello stesso anno è stata istituita, sui 1.800 ettari di proprietà della Fondazione Giustiniani Bandini, la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra. Chiesa La chiesa è a croce latina a tre navate. Misura 70m di lunghezza, compreso il portico, e 20m di larghezza. Le volte della navata centrale, alta 25m, erano originariamente tutte a crociera come quella della prima campata vicino alla porta e quella del presbiterio. Ora invece mostrano la copertura a capriate da quando l’Abbazia fu saccheggiata da Forte Braccio da Montone nel 1422. Lo stile della chiesa esprime in modo autentico le sue caratteristiche di povertà, semplicità, essenzialità tipiche dell’ordine cistercense. Unici motivi di decorazione i capitelli, tutti diversi fra loro, e i due rosoni che illuminano la chiesa da est e da ovest. Dalla metà del XIV secolo la chiesa venne arricchita con alcuni affreschi, fra cui una Madonna col Bambino (ultimo pilastro a sinistra) della scuola dei fratelli Salimbeni, e una Crocifissione attribuita al Folchetti (abside). Per la costruzione della chiesa venne usato molto materiale edilizio prelevato dalla città romana di Urbs Salvia. Di particolare importanza all’interno dell’abside un’ara pagana, attualmente usata come base per l’altare. Refettorio dei Conversi. Il refettorio dei conversi è caratterizzato dall’uso massiccio e particolarmente creativo del materiale prelevato da Urbs Salvia: i sette sostegni centrali, infatti, sono capitelli, fusti e basamenti di colonne romane, tutti diversi fra loro. Giardino e Palazzo Giustiani Bandini. Il palazzo Giustiniani Bandini fu edificato, all’inizio del XIX secolo, su disegno di Ireneo Aleandri, architetto autore dello Sferisterio di Macerata. E’ in stile neoclassico e conta circa 200 stanze. Il giardino antistante il palazzo rappresenta un raro esempio, per il Maceratese, di giardino all’inglese: lo ornano lecci secolari ed una rara quercia da sughero. Chiostro. Simbolo della vita monastica, ha la forma di un grande quadrato di 37m per lato. Nelle sue forme attuali è frutto della ristrutturazione operata alla fine del XV secolo. Pozzo e cisterna. Al centro del chiostro si trova un pozzo ottagonale in pietra e mattoni, sovrastato da una struttura in ferro aggiunta dai Gesuiti. Il pozzo era usato per attingere acqua dalla cisterna sottostante, all’interno della quale confluiva l’acqua piovana. Prima di affluire alla cisterna, l’acqua percorre un sistema di decantazione e filtraggio. Cellarium. Il Cellarium era usato dai monaci conversi ed era adibito a magazzino e deposito. Il Corridoio che si trova fra il chiostro e il Cellarium permetteva ai conversi di raggiungere la chiesa attraverso una porta (attualmente murata), senza dover passare per il chiostro, riservato ai monaci di coro. Sopra il Cellarium era collocato il dormitorio dei conversi (ora utilizzato come sala convegni). Sala delle Oliere. In questa stanza si conservava l’olio d’oliva prodotto dall’Abbazia. Per favorire un’adeguata pulizia della stanza il pavimento fu realizzato in pendenza (a terra sono ancora visibili i fori per l’eliminazione dell’acqua), mentre il canale sotto il muretto (sul quale venivano collocate le grandi brocche piene d’olio) convogliava l’olio in appositi pozzetti nel caso di rottura di un recipiente. Raccolta Archeologica. La Sala delle Oliere ospita una raccolta di reperti archeologici provenienti da Urbs Salvia e portati alla luce durante varie campagne di scavo effettuate per conto della famiglia Giustiniani Bandini a partire dalla fine del ‘700. I documenti epigrafici costituiscono il nucleo più importante di questa raccolta. Da notare i ritratti di Augusto e Druso Maggiore, in mezzo ai quali è collocato un donario dedicato agli dèì e alle dee di Urbisaglia. Capitello Ionico. Guardando alla base del muro della chiesa, si può scorgere, fra le altre pietre, un capitello ionico capovolto proveniente da Urbs Salvia. Le Grotte. Erano le antiche cantine dell’Abbazia. Coperte con volte a botte e a crociera, si snodavano sotto il pavimento della chiesa fino a raggiungere una profondità massima di 5,73 metri . Sala del Capitolo. I monaci si radunavano qui ogni mattina. Prima si leggeva il martirologio, poi un capitolo della Regola di San Benedetto (da cui il nome della stanza). La sala è divisa in sei campate quadrate con volte a crociera, sostenute da due colonne romane che furono successivamente rivestite di mattoni (all’interno della colonna a destra dell’entrata è possibile vedere la colonna romana).
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Abbadia di Fiastra
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-Acquedotto

Presenta le pareti in opera laterizia ed il cunicolo a volta. Ha pareti rivestite da cocciopesto idraulico ed una capacità massima di mille metri cubi d’acqua. La cisterna è articolata su due vani lunghi 51 m., larghi m.4.20.


Data costruzione: 1854
-Anfiteatro

Costruito fuori dalla cinta muraria, a margine della Salaria Gallica, è uno degli anfiteatri romani meglio conservati nelle Marche. Fu fatto erigere intorno all’81 d.C. da Lucio Flavio Silva Nonio Basso, come si legge nell’iscrizione conservata nel Museo Archeologico di Urbisaglia.


In riferimento all'immagine: A) Ingressi all’arena, che in origine erano coperti a volta. Di qui entravano i gladiatori e le processioni che precedevano i giochi; B) Arena. L’antico piano dell’Arena è situato a circa un metro di profondità rispetto a quello attuale, e non risulta che sotto di esso vi fossero gallerie e locali di servizio. Al contrario di quanto spesso indicato non vi sono attualmente elementi per supporre un suo uso per le naumachie, cioè per le battaglie navali; C) Condotto di immissione dell’acqua per la pulizia dell’arena; D) Condotto per il deflusso delle acque per la pulizia dell’arena. I due condotti per l’afflusso e il deflusso dell’acqua sono coperti a “cappuccina”; E) Cavea. Destinata agli spettatori, era formata da due o forse tre ordini di gradinate: probabilmente quella inferiore con i posti d’onore per i dignitari dello stato, quella mediana per i cavalieri. Quella superiore riservata ai plebei, alle donne e agli schiavi. Alla cavea vi si accedeva attraverso 12 vomitoria, coperti con volta a botte, che portavano direttamente alla gradinata inferiore, ed attraverso una serie di scale poste al di sotto di un corridoio anulare che circondava tutta la struttura; F) Porta Libitinense (da Libitina, dea della morte). Era la porta da dove venivano fatti uscire i morti o i moribondi al termine dello spettacolo; G) Opus reticulatum mixtum; H) Muro esterno: presenta in vista una serie di grosse nicchie cilindriche e di speroni di cm 60 di spessore. I nicchioni si comportano come dei veri e propri archi orizzontali, che trasmettono la spinta della terra, per mezzo degli speroni, sui pilastri esterni. Le nicchie, probabilmente ornate da statue, sono occupate modularmente da rampe di scale per l’accesso al piano superiore. Si rileva con una certa frequenza la mancanza del rivestimento esterno che rende visibile il nucleo cementizio interno poiché i mattoni vennero prelevati in epoca medievale anche e soprattutto per la costruzione del borgo di Urbisaglia e dell’Abbazia di Fiastra; I) Basi dei pilastri. Resti dei pilastri sui quali poggiavano le strutture dei piani superiori dell’edificio e che nello stesso tempo costituivano un ampio porticato esterno. Le fondazioni dei pilastri erano legate a quelle del muro perimetrale da una serie di diaframmi in muratura, che rivelano l’impiego di un ingegnoso procedimento costruttivo.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512628 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Data costruzione: 75-76 d.C.
-Chiesa del SS. Crocifisso

E’ questa una delle Chiese di cui difettiamo maggiormente di notizie, per quanto la sua edificazione sia di data relativamente recente. Forse esse andarono perdute insieme a molte altre, non meno interessanti, nella soppressione degli ordini religiosi del 1810 e 1860.

Ad ogni modo i documenti ci fanno certi che verso il 1500 esisteva fuori delle Mura di Urbisaglia un “sacellum” o cappellina dedicata al SS. Crocefisso.


Si ha memoria di una Chiesina, le cui dimensioni sono tuttora visibili, che il Sig. Carlo Nisi (1900) trovò scavando nel suo giardino, in cui fu rinvenuta anche una "Via Crucis" in pietra che, come già tanti altri oggetti di pregio, esulò dal nostro Paese. La notata vicinanza e la "Via Crucis" fanno pensare che quello possa essere stato l'antico "sacellum", di cui ci parlano gli Atti di S. Visita del 18 Ottobre 1581. In questi però non si fa punto menzione dei Religiosi del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco, che risiedettero nel vicino Convento; anzi vi si asserisce che certo danaro di proprietà di quell'oratoria era custodito da un tal Valentini Sante; cosa questa assolutamente impossibile, se il luogo fosse stato di una comunità religiosa. I primi cenni della presenza in Urbisaglia del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco si trovano solo il 6 Gennaio 1618, e forse nel Luglio 1606. La venuta, quindi, di quei Religiosi e la costruzione del loro Convento e Chiesa attuale, non potendo questa essere l'antico "sacellum", vanno posti verso il 1600. I Religiosi risiedettero qui fino al 1860, in cui avvenne la loro soppressione e l'ultimo di essi, che vi dimorò quale Sacerdote ufficiale della Chiesa, rimasta aperta al culto, fu il R.P. Alfonso Deminicis di Massa Fermana, qui morto il 20 Settembre 1895. Il Convento, con l'annessa Chiesa ed orto dell'Amministrazione del Fondo per il Culto, fu ceduta al Municipio di Urbisaglia il 10 Agosto 1868 a rogito del Notaio Pasquale Cecchi.
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-Chiesa della Madonna della Maestà

La chiesa chiamata anche S. Maria del Massaccio di aspetto modesto, con porta rinascimentale. La cappella incorpora un’antica edicola ricavata sui resti di un manufatto romano. Fu edificata in riconoscenza alla Vergine per aver liberato dalla peste.


La chiesa di S.Maria del Massaccio, o chiesa della Maestà, è dal punto di vista pittorico il gioiello più notevole di Urbisaglia. Il nome di Maestà le deriva dall’omonima denominazione che designa le edicole sacre poste vicino alle strade. In questo caso l’edicola fu ricavata su un rudere romano, forse un imponente monumento funerario, ancora ben visibile all’esterno. Secondo la tradizione in questo luogo, nell’anno 1429, apparve la Madonna : in cambio della costruzione di una chiesa in suo onore ella promise la liberazione dalla peste che imperversava in quel tempo ad Urbisaglia. All’interno della chiesa le figure ricorrenti negli affreschi ed i numerosi ex voto sembrano avvalorare l’ipotesi che la costruzione della chiesa sia legata ed una epidemia di peste. La quasi totalità degli affreschi infatti furono realizzati per grazia ricevuta e per invocare l’intercessione dei Santi protettori dalla peste (Santi Sebastiano e Rocco). Le immagini, che furono fatte dipingere a scopo devozionale, ripetono gli stessi temi e gli stessi schemi iconografici, mettendo in evidenza la firma del committente piuttosto che quella dell’autore (sono firmati dall’autore soltanto il San Sebastiano dipinto di fianco alla Vergine all’interno dell’abside e la Sacra Conversazione sulla parete Nord). Parete Sud: - Gruppo di tredici ex voto. Dipinti sugli spazi rimasti liberi nelle pareti, seguono uno schema fisso: la Vergine con il Bambino assistono da una nube coloro che li invocano; - Crocifissione. I personaggi ai piedi della croce recano ciascuno uno strumento del martirio (chiodi, lancia, canna con spugna e tenaglie); - Pietà attribuita a Stefano Folchetti di San Ginesio; - Affresco quasi completamente illeggibile, riporta in basso piccoli devoti in preghiera che richiamano l’iconografia della Madonna della Misericordia; - Madonna con Bambino e Sant’Anna; - Madonna del Soccorso con San Nicola da Tolentino. La scena è legata alla novellistica medievale: la mamma promette il figlio particolarmente vivace al diavolo, ma quando questi viene a prenderlo, ella invoca la Madonna per non consegnarlo. Questo affresco ritrae la Madonna in atto di cacciare il diavolo con un bastone, la madre inginocchiata che invoca soccorso ed il bambino spaventato. La perdita di colore della figura del diavolo non appare casuale, piuttosto sembra indicare una precisa volontà di cancellarlo; - Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano. Questo affresco, come rivela l’iscrizione ai piedi della Vergine, fu commissionato da due persone: uno fece dipingere la Madonna col Bambino, l’altro i due Santi; - Gruppo di quattro ex voto. Nel secondo da sinistra la presenza di un monaco bianco lascia pensare ai monaci cistercensi dell’Abbazia di Fiastra. Nella nube, insieme alla Madonna, compaiono San Sebastiano e San Rocco; - San Rocco. Vissuto nel sec. XIV, protettore dei pellegrini e degli appestati, viene raffigurato con l’abito del pellegrino caratterizzato dalla corta mantella. Egli mostra un bubbone della peste sulla coscia: era il primo segnale della malattia; - San Sebastiano. Vissuto nel III sec., venne condannato a morte a causa della propria fede tramite il supplizio delle frecce. Sopravvissuto alla pena, fu successivamente flagellato a morte. La sua figura è legata alla peste perché per sua intercessione fu debellata la pestilenza del 680 a Roma; - San Rocco. L’affresco, come quello di San Sebastiano sulla sinistra, ne ricopre un altro dello stesso soggetto; - Madonna in trono con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano. Parete Ovest: - Madonna con Bambino e i Santi Sebastiano e Rocco; - Santo Stefano. Il santo, primo martire cristiano, è raffigurato con una pietra sulla la testa che simboleggia la morte per lapidazione; - San Rocco e Sant’Antonio abate. L’affresco, incorniciato da un motivo che imita il marmo, è datato 1506; - San Sebastiano alla colonna. Ai piedi del santo l’iscrizione del committente; - Gruppo di sei ex voto. Da notare, nel primo e terzo riquadro in alto, scene di situazioni pericolose legate a lavori domestici e agricoli per le quali si invoca l’aiuto della Vergine; - Gruppo di cinque ex voto. Parete Nord: - San Nicola da Tolentino. Importante santo taumaturgo nacque nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano (Mc). Fu monaco agostiniano e morì a Tolentino nel 1305. Si riconosce dal giglio e dal sole rappresentato sull’abito; - Frammento di ex voto; - Sacra Conversazione. Raffigura la Madonna col Bambino, un santo monaco e San Rocco inginocchiato. L’affresco riporta il nome del committente e la data 1525. La scena è realizzata all’interno di una elaborata cornice architettonica. Tra le foglie di acanto del fregio sottostante la firma dell’autore Marchisiano di Giorgio; - Frammento di ex voto; - San Sebastiano; - Madonna adorante il bambino; - Madonna con Bambino e San Rocco. La figura di San Rocco sulla destra sembra sia stata aggiunta a lavoro iniziato. Sullo sfondo gli usuali drappi decorati; - Santi Sebastiano e Rocco. I santi si trovano all’aperto davanti a due drappi che ne esaltano la figura. San Rocco che indossa il mantello in un’inedita versione, porge a San Sebastiano un cappello rosso; - San Rocco; - Santa Lucia; - San Domenico. Il santo è ritratto nell’atto della predicazione con il libro aperto. Parete Est: la parete Est presenta gli affreschi di maggior pregio artistico. Da sinistra l’Adorazione dei Pastori, al centro Dio Padre, a destra una Annunciazione. L’Adorazione dei Pastori ha sullo sfondo un imponente edificio con archi e colonne che fa pensare alla struttura del vicino anfiteatro romano. Nella stalla si scorgono il bue e l’asinello mentre fuori San Giuseppe la Madonna ed i pastori adorano il Bambino, disteso a terra e con il capo appoggiato ad un covone di grano. Dall’esame delle figure presenti si evidenzia una diversità stilistica e la partecipazione di più mani al lavoro. Al centro dell’arco è raffigurato Dio Padre che sostiene il globo del mondo nella mano sinistra e lo benedice. L’Annunciazione si presenta con una disposizione spaziale insolita: la Madonna è raffigurata all’interno di una stanza rinascimentale mentre l’angelo Gabriele, con le braccia conserte e privo di volto per un maldestro restauro del tetto, è dipinto ancora in volo nell’atto di scendere sulla terra. Interno della cappella La cappella, chiusa da una pesante inferriata, è la parte più antica della chiesa, alla quale venne poi aggiunto il resto dell’edificio attuale. Al centro è raffigurata la Madonna della Maestà, l’affresco più antico della chiesa, che viene fatto risalire al Trecento. La Madonna tiene in braccio il Bambino che regge un uccellino sul dorso della mano destra. Alla destra del dipinto della Madonna vi è San Rocco, sulla sinistra San Sebastiano, datato 1437 e firmato da Gasparino da Parma. La cappella venne rivestita di stucchi raffiguranti le scene del Battesimo di Cristo e di San Giovanni Battista nel XVI secolo e fu coronata da una piccola cupola a pianta ellittica e a sesto ribassato.
Indirizzo Chiesa della Maestà, S. S. n. 78 Picena
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Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa SS. Addolorata

E’ la chiesa più antica esistente nel centro storico. Non si conosce con precisione quando sia stata edificata, ma le sue forme architettoniche la fanno risalire al XV sec. circa. Dai documenti storici risulta che questa era la sede della pievania di S. Lorenzo prima della costruzione della Collegiata di S. Lorenzo del 1800. Nel 1828 la chiesa, non più sede parrocchiale, fu acquistata dalla Confraternita dell’Addolorata, che le attribuì il nuovo nome e ne fece la propria sede.


L’edificio è costruito con mattoni a faccia vista, con contrafforti di sostegno alla struttura sul lato nord. Lo stile della costruzione richiama nella sua architettura la coeva Chiesa della Maestà. Il portale in pietra bianca è di origine romana, quasi certamente proveniente da un arco trionfale. La facciata ha subito un rifacimento nel 1886 quando, per allineare gli edifici del corso, fu arretrata di circa 1,5m. In quella occasione il rosone da circolare fu reso semicircolare. L’interno è ad una sola navata, il tetto è a copertura lignea a capriate. Alle pareti si aprono cinque nicchie, che corrispondono alle strutture di rafforzamento esterno. Gli affreschi, recentemente restaurati, risalgono ai primi del ‘500. Sulla parete a sinistra dall’ingresso: - Battesimo di Cristo con San Giovanni; - Madonna col Bambino seduta in trono con San Sebastiano e San Rocco. In un riquadro sotto l’affresco, una scritta ricorda un evento straordinario accaduto il 14 giugno 1530 ad Urbisaglia; - Quadro su tela ad olio raffigurante la Madonna di Loreto con Sant’Antonio da Padova e Sant’Antonio Abate. L’autore, Giuseppe Locatelli nato a Mogliano nel 1751 e morto a Tolentino nel 1828, dipinse l’opera prima di essere chiamato a Milano da Napoleone Bonaparte; - Sant’Antonio Abate in trono con gli angeli. Nei riquadri superiori l’Annunciazione e a fianco, storie di Sant’Antonio; - Santa Lucia e San Rocco. Sulla parete a destra dall’ingresso: - Madonna in trono con il Bambino. A fianco un frammento di ex voto; - Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Antonio da Padova e Santa Lucia; - Quadro su tela raffigurante la Madonna di Loreto in volo con la Santa Casa , Sant’Antonio e Mosè; - Madonna in Gloria con il Bambino, San Catervo con in mano la città di Tolentino, San’Antonio da Padova ed un santo non distinguibile, probabilmente San Nicola da Tolentino; - Deposizione con Padreterno in alto e San Giovanni a destra. A fianco frammenti dei Misteri del Rosario. Sulla parete di fondo, sopra le porte laterali all’altare, a sinistra la Vergine della Purità col Bambino provenienti da una chiesa scomparsa (sec. XV), a destra un dipinto a tempera del tardo ‘800 raffigurante Sant’Andrea d’Avellino. La chiesa è dotata anche di un gruppo ligneo dell’800, utilizzato nella processione del Venerdì Santo, raffigurante i personaggi della Passione: Gesù Morto (sotto l’altare), la Vergine addolorata, San Giovanni e Santa Maria Maddalena.
Ingresso libero
Indirizzo Corso Giannelli
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Proprietà: confraternita
Data costruzione: XV Secolo
-Collegiata di San Lorenzo

La chiesa, a pianta circolare con otto colonne che sorreggono gli archi a tutto sesto, venne costruita fra il 1790 e il 1800. Dal 1925 iniziò la sua ristrutturazione e la decorazione secondo lo stile del tempo. Nello stesso periodo Ciro Pavisa (1890-1973) affrescò l’abside con cinque episodi della vita di San Lorenzo.


Gli affreschi, che fanno riferimento alla vita di san Lorenzo, completati da una epigrafe che ne chiarisce il significato, sono, da sinistra: Guarigione degli ammalati (“Diede la vista ai ciechi”), I Tesori della Chiesa (“Questi sono i testori della Chiesa”), Il supplizio sulla graticola (“Sulla graticola non negò Dio”), Arresto di Sisto II (“Dove vai, padre, senza il figlio?”), Esercizio del Ministero (“Sbrigati a battezzarmi”). Di notevole interesse, nella prima cappella a destra dell’ingresso, il Trittico di Stefano Folchetti di San Ginesio, del 1507, come riferito dal cartiglio centrale. Esso rappresenta al centro lo sposalizio mistico di S.Caterina d’Alessandria con Gesù e, ai lati, San Lorenzo martire e San Pietro apostolo. Sulla predella sono raffigurati i dodici apostoli con al centro la figura del Cristo. Nel pilastro laterale sinistro le figure di San Sebastiano, San Francesco d’Assisi e San Nicola da Tolentino. Nel pilastro laterale destro San Rocco, Sant’Agata e Santa Apollonia. Nei semipennacchi è raffigurata l’Annunciazione. Nella seconda cappella a destra dall’ingresso l’altare del Sacro Cuore, la cui effige, molto venerata dagli urbisagliesi, fu portata in processione nell’aprile del 1893 per invocare la pioggia dopo un lungo periodo di siccità. Secondo la devozione la richiesta venne esaudita e da allora, ogni 28 aprile, si celebra ad Urbisaglia la festa votiva del Sacro Cuore. Ai lati del Sacro Cuore altri due affreschi del Pavisa: la Crocifissione e l’Ultima Cena. Nella seconda cappella a sinistra dall’ingresso, la Vergine del Rosario, opera che imita la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto conservata a Cingoli nella chiesa di San Domenico. La tela, datata 1577, raffigura la Madonna in trono con il Bambino, circondata dalla rappresentazione dei 15 misteri del Santo Rosario, legati fra loro da una corona. La tela conservata sulla sinistra della stessa cappella rappresenta la Madonna circondata dai santi patroni di Urbisaglia: papa San Pio V, San Lorenzo martire, San Giorgio e San Marone.
Ingresso libero.
Indirizzo Piazza Garibaldi
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-Criptoportico

Si sviluppa con pianta ad U intorno al tempio dedicato alla Salus Augusta, come attesta la scritta “Salus Augustae Salviensis” presente sui bolli impressi sui mattoni dell’officina.


Il complesso, delimitato da un ampio recinto sacro, si apriva sulla strada antistante ( la Salaria Gallica ) e prospettava con grande effetto scenografico sull’area forense. Il Tempio prostilo esastilo (con sei colonne sulla fronte), delle dimensioni di circa m 16 x 30, era dedicato alla Salus Augusta e di esso attualmente si conservano solo parte del podio, privo dell’originale rivestimento di blocchi e lastre calcaree, e le tracce dei muri divisori interni. L’ingresso principale avveniva in una prima fase attraverso un’ampia scalinata centrale, in una seconda - successiva al crollo di un corridoio ancora in situ -, probabilmente attraverso due rampe simmetriche sui lati, che portavano ad una piattaforma dalla quale, un’ulteriore scalinata centrale, permetteva l’accesso al pronao. Da questo, attraverso un ampio portale si entrava nella cella dove, sulla parete di fondo di un abside semicircolare era contenuta la statua della divinità. Il Criptoportico è una struttura semi-sotterranea formata da quattro gallerie che circondano il Tempio. Tre di esse erano divise in due navate mediante una serie di pilastri rettangolari collegati da archi. Le due gallerie laterali nord e sud sono lunghe 52 metri , quella di raccordo orientale misura 42 metri .Le gallerie erano interamente decorate ad affresco: il braccio meridionale, aperto alle visite, permette ancora di apprezzare le interessanti decorazioni pittoriche di età tiberiana, riferibili al III stile pompeiano, divise su tre fasce delle quali quella superiore quasi completamente perduta. La parete presenta, sopra ad uno zoccolo decorato con pannellature di colore scuro, una serie di quadri raffiguranti trofei militari nei quali si distinguono ancora elmi, lance, scudi, etc. Questi riquadri sono separati da listelli verticali decorati da candelabri. Nella fascia superiore, conservata solo in parte, la decorazione presenta raffigurazioni naturalistiche con animali esotici, scene di caccia e maschere lunari; nel complesso i modelli iconografici scelti sono legati alla propaganda augustea ed imperiale. I muri perimetrali sono in opera mista, costituita da conci di pietra alternati a file di mattoni, raddoppiati all’esterno da un secondo muro e protetti all’interno, dalle infiltrazioni d’acqua e dall’umidità, da un pavimento in opus spicatum.La costruzione del Criptoportico risale all’inizio del regno di Tiberio (prima metà del I secolo d.C.).
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Contrada Anfiteatro
Data costruzione: Prima metà del I secolo d.C.
-Edificio “a nicchioni”

Si tratta di una struttura di contenimento, realizzata presumibilmente nelle prime fasi di urbanizzazione, che permetteva il raccordo dei vari terrazzamenti in base ai quali era organizzata la città.


L’edificio è formato da un muro con cinque nicchie con funzione di controspinta al terreno retrostante, ed era obliterato alla vista dalla presenza di un criptoportico - forse costituito da tre gallerie su due navate, due delle quali visibili e decorate da affreschi parietali oggi scarsamente leggibili - che abbracciava la piazza antistante, anche questa terrazzata ad est ed affacciata verso l’area pianeggiante della città e sul Foro. In quest’area i resti romani vennero adoperati in epoca moderna anche per la costruzione di case coloniche utilizzate attualmente dalla Soprintendenza per Beni archeologici delle Marche e dall’Università degli Studi di Macerata come laboratorio e magazzini in funzione degli scavi che si stanno tuttora conducendo. Da notare un tipico forno a legna moderno costruito nei pressi del muro a nicchioni.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Contrada Anfiteatro
-Mura

Le Mura costituiscono uno degli esempi di fortificazioni fra i più appariscenti e meglio conservati delle Marche. Perfettamente aderenti alle necessità imposte dalla conformazione del pendio su cui sorge la città, la loro costruzione risponde piuttosto che a delle necessità difensive – nell’Italia augustea ormai pacificata anche il problema del brigantaggio era ormai estremamente ridotto – ad una volontà di autoaffermazione e auto-rappresentazione della città, emblema e simbolo della comunità e strumento propagandistico.


La tecnica costruttiva è quella laterizia a doppia cortina, ed il perimetro completo, oggi solo in parte visibile, è di circa due chilometri e mezzo. Lungo il circuito murario vi erano delle torri di guardia, a pianta poligonale, poste quando possibile ad una distanza regolare di ca. 40 m , misura che corrisponde all’incirca alla distanza percorribile da un tiro di freccia. Due le porte di ingresso facilmente individuabili: la Porta Nord e la Porta Gemina. La Porta Nord era posta al fondo di un cortile di forma trapezoidale, cosa che consentiva una migliore difesa in quanto il nemico che avesse cercato di superare la porta poteva essere colpito non solo di fronte, dall’alto della cinta, ma anche dai due fianchi, da una posizione quindi fortemente dominante. Porta Gemina, è così denominata perché caratterizzata da due aperture, secondo una tipologia frequente presso i romani. Il monumento è oggi di difficile lettura poiché alla Porta Gemina è stata sovrapposta in due fasi nel corso del XIX sec. una casa colonica. Monumenti funerari a torre. Nei pressi della Porta Nord si possono osservare due strutture di cui resta il solo nucleo cementizio: si tratta di due monumenti funerari a torre che fiancheggiavano, al di fuori delle mura, il percorso stradale e che in origine dovevano essere decorati da lastre di rivestimento, contenere l’urna sacra con le ceneri del defunto ed anche l’epigrafe che ne tramandava la memoria ai posteri.
Indirizzo Via della Circonvallazione
approfondimenti
-Palazzo Comunale

La fronte del Palazzo Comunale, lungo il C.so Giannelli, conserva murate quattro interessanti epigrafi romane, di cui due in copia e due originali.


La prima da sinistra (originale) è dedicata a Gaio Salvio Liberale Nonio Basso, uno dei personaggi più importanti di Urbs Salvia il cui nome di famiglia “Salvio” rimanda probabilmente ad un antenato schiavo della città successivamente liberato. Fu grazie alla sue capacità retoriche, ma soprattutto all’aiuto del “parente” urbisalviense Flavio Silva -costruttore dell’anfiteatro-, che percorse un’eccellente carriera fino ad accedere al consolato, carriera esaltata proprio da quest’epigrafe funeraria. La seconda da sinistra è la copia del testo epigrafico iscritto su di un piedistallo che sorreggeva un dono -la cui natura è a noi ignota- che, dopo l’età traianea, Tito Flavio Massimo -di ordine equestre e la cui origo è probabilmente urbisalviense, mentre era amministratore dell’imperatore in oriente dedicò agli dèi e alle dee di Urbs Salvia. L’originale è conservato presso la Raccolta Archeologica dell’Abbazia di Fiastra. Anche l’originale della terza epigrafe è conservato presso la Raccolta archeologica dell’Abbadia di Fiastra, e si tratta di un’ara funeraria che Marco Calvio Sabino, ex schiavo, dedicò al padrone, Marco Calvio Clemente, che gli concesse la libertà. Quest’ultimo era certamente un personaggio importante nella città, avendo rivestito la carica di quattuorviro, carica forse legata ad Urbs Salvia al collegio sacerdotale degli Augustales. La quarta è un’epigrafe funeraria (originale) dedicata a Vitellia Rufilla, moglie del console Gaio Salvio Liberale e madre di Vitelliano autore di questa dedica. Come testimoniato dal testo Vitellia Rufilla fu per tutta la vita flaminica Salutis Augustae, ovvero sacerdotessa della Salus Augusta, il cui culto veniva officiato nel principale Tempio forense di Urbs Salvia.
Indirizzo Corso Giannelli
approfondimenti
-Parco Archeologico di Urbis Salvia e Rocca

Il Parco gravita nell’area della colonia romana di Urbs Salvia, che si estende su di una superficie di circa 40 ettari , a cavallo della Strada Statale 78, tra le frazioni di Convento a Sud e Maestà a Nord. L’ assetto monumentale che la città ancor oggi conserva va riferito ad un piano urbanistico coerente ed unitario avviato a partire dall’ età augustea e proseguito in quella tiberiana, caratterizzato dallo sfruttamento e monumentalizzazione dei terrazzi naturali che caratterizzano questo lato della valle del Fiastra, costituendo certamente un imponente effetto scenografico.


Visite:
1 novembre/28 febbraio - 16 settembre/31 ottobre
Sab. dom. e festivi 10.00 - 13.00/15.00 - 16.30
1 marzo/15 giugno
Sab. dom. e festivi 10.00 - 13.00/15.00 - 18.00
16 giugno/15 settembre
Tutti i giorni 10.00 -13.00/15.00 - 19.00
-Piazza Minerva

Piazza Minerva è un compendio di poetica, simbolismo e funzioni. Progettata dall’artista romano Giuliano Giganti, ha come motivo conduttore l’uomo raffigurato come sagoma, l’uomo geometrico, che ora esalta la tecnologia simboleggiata dall’automobile, ora stringe fra le braccia la nuvola come metonimia della natura.


La piazza impegna circa 2100mq e presenta una pavimentazione di fondo in pietre di porfido grigio: l’intero spazio è nettamente connotato come luogo destinato a raccogliere il movimento del sole e ad essere suo interprete. Il centro della piazza è costituito dalla rosa dei venti, da cui si dipartono otto grandi sagome d’uomo, del tipo che si è descritto. La rosa dei venti segnala le direzioni intercardinali dette “venti”, poiché indicano le direzioni di provenienza dei venti i cui nomi sono scritti in nero nelle sue punte. La parte centrale della rosa riporta una scritta circolare che formula un’antica e sempre attuale domanda: “Che genere di speculazione si ricava dallo scorrere del tempo”. Un altro elemento importante di questa costruzione è l’orologio analemmatico. Questo tipo di orologio solare non utilizza un proprio stilo o gnomone predeterminato e istallato come elemento fisso. E’ la figura umana che, collocandosi nella casella corrispondente al mese corrente, funge da stilo e quindi, con la propria ombra, segnala l’ora solare del luogo. Un ulteriore elemento che caratterizza piazza Minerva e la grande scacchiera che fa da cerniera tra la piazza e la scena del teatro. Il teatro, di forma semicircolare, può ospitare circa 500 spettatori. La cavea è limitata da una recinzione in cui sono istallate 30 figure, realizzate combinando triangoli di ferro zincati a caldo e saldati fra di loro negli angoli. Le figure si muovono da destra e da sinistra rispetto al centro presidiato da un grande triangolo, somma di tanti triangoli, e si librano liberamente per afferrare la luna, una nuvola, una casa, una tavolozza, giocando con candele, tenendo un’automobile, un arcobaleno, rincorrendo un pallone. C’è anche una figura acefala attorno alla quale ruotano 8 teste, a rappresentare la continua ricerca della propria identità. Ai lati di Piazza Minerva Giganti ha collocato sette panchine zincato: ciascuna panchina è sorretta da una coppia di sagome-uomo. Ciascuna coppia è colta in una posizione diversa: riversa a terra, poggiata su una mano e su una gamba piegata a terra, oppure su un piede e con la gamba sollevata da terra, tutte a simboleggiare il legame dell’uomo con la terra e il suo progressivo distacco.
Indirizzo Piazza Minerva
-Porta Trento e Porta Piave

Le mura di Urbisaglia medievale erano interrotte da due porte ogivali, Porta Piave (già denominata Porta Fiastra perché si affaccia sulla valle del Fiastra) e Porta Trento (già Porta Entogge, dalla valle del torrente Entogge). Quest’ultima, con una ghiera in cotto, è ad arco acuto e parzialmente interrata. Imponente il fornice che delimita uno spazioso vano con volta a botte. Le porte avevano la funzione di isolare il paese durante la notte e quando scoppiavano casi di epidemia. In questo caso restava aperta solo Porta Piave (Fiastra), nella quale le guardie cittadine dovevano effettuare severissimi controlli ai forestieri che si presentavano, sotto la rigida responsabilità di due deputati eletti dal Consiglio Comunale.


Ancora visibili all’interno della porta i cardini per la chiusura e, a destra della fonte, un piccolo sportello in metallo appartenente al sistema di illuminazione stradale ad olio istituito nell’800: all’interno dello sportello, tenuto chiuso a chiave, veniva agganciata la catena che sosteneva la lampada; la catena veniva sganciata quando si doveva abbassare la lampada per rifornirla d’olio. Le porte erano difese da torrioni, alienati dal Comune nel sec. XIX ed abbattuti per edificare le abitazioni dei nuovi proprietari. Sulle porte erano collocati, per tradizione, gli stemmi del papa regnante e della comunità, raffigurante San Giorgio che uccide il drago.
Indirizzo CIRCONVALLAZIONE DI LEVANTE E DI PONENTE
-Rocca medioevale

Imponente costruzione destinata alla difesa della valle, fu più volte danneggiata dalle guerre tra i signori dei castelli limitrofi.


La Rocca è posta nell’angolo occidentale del tracciato delle mura della città antica. La sua posizione, dominante l’intero spazio cittadino, fa ipotizzare che qui fosse localizzato l’arce o il Campidoglio. Tracce consistenti di agglomerati in calcestruzzo di epoca romana sono ancora oggi visibili all’interno della Rocca. In questo luogo si rifugiò la popolazione nel periodo successivo alla caduta dell’impero romano, quando ci fu il ritorno alle alture per motivi di sicurezza, dando origine al Castro de Orbesallia. Già i documenti del XII secolo ci testimoniano la presenza di una fortificazione, più volte rimaneggiata e riadattata nei secoli a causa dei continui scontri fra Urbisaglia e Tolentino. La Rocca , nelle sue forme attuali, fu terminata nel 1507, dopo due secoli di dominazione tolentinate, per prevenire ribellioni della cittadinanza insofferente al suo potere. Nella costruzione dell’edificio sono state applicate le tecniche caratteristiche delle fortificazioni concepite dopo l’avvento della polvere da sparo: i torrioni e le cortine sono provvisti di una forte scarpatura e, a livello del piano di calpestio, sono presenti le bombardiere dove venivano piazzate le bocche da fuoco. La Rocca ha forma di trapezio, con lati disuguali e quattro torrioni agli angoli. Questa forma asimmetrica risponde alle funzioni che Tolentino attribuiva alla Rocca: difesa da un eventuale attacco dall’esterno e, nello stesso tempo, controllo e repressione di una eventuale ribellione interna. L’ingresso originario si apriva nella torre di guardia posta sotto al mastio. Vi si accedeva per mezzo di una scala di legno che, in caso di pericolo, poteva essere ritirata. L’ingresso era comunque protetto dal prospiciente torrione settentrionale e dal sovrastante mastio. L’interno della Rocca è in parte occupato dai ruderi delle precedenti fortificazioni. Nei torrioni sono situate le troniere per effettuare il tiro diretto e fiancheggiante. In particolare, all’interno del torrione sud, si scorgono le tracce delle mura romane, e fra il torrione sud e quello est si nota una sorta di caditoia che probabilmente serviva da latrina. Il Mastio, che ha subito vari rifacimenti dal XII al XV secolo, conserva all’interno tre vani, adibiti ad abitazione della guarnigione. I camminamenti di ronda, ancora percorribili, erano forniti di caditoie e feritoie per il tiro ficcante e piombante. Dall’alto della Rocca si apre un magnifico panorama che spazia dai Monti Sibillini fino al mare, e una vista d’insieme sul borgo di Urbisaglia.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Via della Rocca
Proprietà: comunale
Data costruzione: XII-XIII Secolo
-Sacrario ai Caduti di tutte le Guerre – Museo delle armi e delle uniformi militari

Folkloristicamente conosciuto come “il Sacrario”, il Museo delle Armi e delle Uniformi Militari occupa in realtà un sito prestigioso essendo ospitato dalla Chiesa di San Biagio, struttura posta appena al di fuori della Cinta muraria e da sempre, per i paesani, ipotetico anello di congiunzione tra i ruderi di Urbs Salvia e la Città contemporanea.


0733.506566 (PRO LOCO) – 0733.202942 (MERIDIANA SRL)
Indirizzo Via Sacrario
Proprietà: comunale
Data costruzione: Ultimo dopo guerra
-Serbatoio

Si tratta del Serbatoio di arrivo e decantazione dell’acquedotto romano, acquedotto costituito da un cunicolo sotterraneo coperto a volta e con pareti in opera laterizia che percorreva il crinale del colle per una lunghezza di oltre km 1,5.


Il Serbatoio serviva a raccogliere, far decantare e pulire l’acqua proveniente dall’acquedotto prima che defluisse al sistema di distribuzione della città. La struttura, alla quale si accede oggi tramite uno stretto passaggio, è formata da due gallerie a volta comunicanti, rivestite di malta idraulica, della capacità di 1.000 metri cubi d’acqua, lunghe circa 50m e larghe 2,90m. In riferimento all'immagine: A) Pozzetti di aereazione: avevano la funzione di purificare l’aria e permettere, allo stesso tempo, l’uscita dell’aria all’ingresso dell’acqua. Consentivano inoltre l’ispezione del serbatoio; B) Foro di uscita dell’acqua: da questa uscita l’acqua veniva convogliata verso il sistema di distribuzione caratterizzato certamente dalla presenza di un castellum aquae, da condutture di piombo e terracotta che distribuivano l’acqua a terme, fontane pubbliche ed ad alcune case private; C) Apertura di comunicazione fra le due gallerie; D) Bocca d’immissione dell’acqua: l’acqua proveniente dall’acquedotto affluiva al Serbatoio tramite questa apertura; da notare le concrezioni calcaree formatesi nel corso dei secoli. Nella volta a tutto sesto sono ancora visibili le impronte lasciate dalle tavole usate per gettare la malta cementizia.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Via Sacrario
-Teatro

Fatto costruire da Gaio Fufio Gemino negli anni precedenti il 23 d.C., sfrutta il pendio del colle secondo modalità costruttive di origine greca. Fu realizzato in opera laterizia con nucleo cementizio, e subì dissesti già in epoca antica a causa di movimenti franosi. Le sue imponenti dimensioni testimoniano l’importanza di Urbs Salvia in epoca augusteo-tiberiana e la sua monumentalità contribuì notevolmente all’esaltazione dell’immagine della città, dominando il foro con un imponente effetto scenografico.

Durante le campagne di scavo, avviate già nel XVIII sec., furono rinvenuti, tra l’altro, una testa di Apollo, due statue acefale una femminile ed una raffigurante un personaggio togato, conservate presso il Museo Archeologico statale di Urbisaglia.


In riferimento all'immagine: A) Tempietto a pianta quadrata dedicato forse ad Apollo; B) Cavea. Addossata in parte al pendio della collina ed in parte poggiante su sostruzioni, ospitava gli spettatori. Le gradinate erano suddivise in tre settori separati tra loro da due corridoi anulari. Misura 85m di diametro; C) Vomitorium. Passaggio di accesso alla cavea; D) Ambulacrum. Corridoio anulare che permetteva l’accesso e la distribuzione del pubblico alla cavea, proteggendo contemporaneamente l’edificio dai dissesti del terreno; E) Scala di accesso all’Ambulacrum. Da notare il dissesto operato dalle frane del terreno; F) Parascaenia. Ambienti rettangolari disposti simmetricamente ai lati della scena per il deposito dei materiali necessari allo spettacolo e per l’accesso al teatro; G) Resti di decorazione parietale; H) Aditus. Corridoio di accesso all’orchestra; I) Orchestra. A forma di semicerchio, misura 27m di diametro. Qui potevano prendere posto i musici; J) Proedria. Fila di sedili riservati alle autorità; K) Euripo. Rete di condotti di scolo che permetteva il deflusso delle acque; L) Scena. Dell’ampio edificio scenico, lungo 54m, rimangono scarsi resti dei muri di fondazione, coperti in epoca recente con materiale cementizio di color rosa. La scena era certamente ornata da un ricco e sontuoso apparato scultoreo; M) Porta regia. Entrata in scena riservata agli attori protagonisti; N) Porta hospitale. Entrata in scena degli attori non protagonisti; O) Camerino. Da notare, sull’angolo, una latrina; P) Pozzetti quadrati che ospitavano le armature lignee del sipario; Q) Porticus post scaenam. Porticato quadrangolare che si ergeva dietro l’edificio scenico, e di cui scavi ora coperti hanno rimesso in luce i resti dei plinti delle colonne in laterizio; R) Porzione ben conservata di opus reticolatum.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Contrada Anfiteatro
Data costruzione: Prima del 23 d.C.

Ussita

-Santa Maria Assunta

Conserva ancora elementi della costruzione originaria. All’interno affreschi attribuiti a Paolo da Visso (sec. XV) e a Camillo e Fabio Angelucci (sec. XVI).


Indirizzo Loc.tà Pieve
Data costruzione: 1300
-Ss.Vincenzo e Anastasio

Chiesa romanica di antichissima origine, conserva una suggestiva abside semicircolare con monofore ed una porta ad arco con ghiera dentellata.


Indirizzo Loc.tà Casali
Data costruzione: 1093

Valfornace

-Castello dei Conti di San Maroto

Restano alcuni ruderi del Castello.


Pievebovigliana
Indirizzo Loc.tà S.Maroto
approfondimenti
-Castello di Beldiletto

Costruito da Giovanni da Varano, fu riadattato a villa rinascimentale da Giulio Cesare nel secondo quattrocento.


La sua struttura, originariamente circondata da un largo e profondo fossato, è quadrangolare, con torri in tutti gli angoli. Al suo interno si apre una corte con un loggiato, con pilastri ottagonali e con archi a sesto acuto in pietra bianca e rossa. Nella sala più grande del castello sono visibili i resti di un vasto ciclo di affreschi raffigurante dei cavalieri (in totale 60), tra cui Roberto il Guiscardo, suo figlio Ruggero, re di Napoli e Tancredi d'Altavilla, del XV secolo, che rimanda alla cultura dei poemi cavallereschi.
Pievebovigliana
approfondimenti
Data costruzione: 1371-1381
-Castello di Colvenale

Castello della famiglia Monaldeschi, ceduto insieme al castello di Colpolina al Comune di Camerino fin dal 1216. Restano le fondamenta e le case costruite con la pietra del castello.


Pievebovigliana
approfondimenti
Proprietà: Comunale
Data costruzione: XII Secolo
-Castello e Chiesa parrocchiale di Roccamaia

Vi si conserva un calice in rame dorato; affresco della Madonna della Misericordia.


Pievebovigliana
Indirizzo Fraz. Roccamaia
approfondimenti
Data costruzione: XV Secolo
-Chiesa della Madonna della Pecciana

La piccola chiesa, posta lungo la strada per Fiastra, risale al XVIII secolo.


Pievebovigliana
Indirizzo Fraz. Roccamaia
approfondimenti
Data costruzione: 1700
-Chiesa “S.Antonio”

La chiesa presenta sul fianco portali e monofore quattrocenteschi. Internamente sulla parete destra vi è una tela settecentesca raffigurante Madonna con Bambino ed i SS, Antonio da Padova, Antonio Abate, Francesco da Paola e un altro santo. Di fronte la SS. Trinità e i SS Nicola, Giovanni Battista, Giuseppe e un altro santo (tela del settecento) e una tempera su muro raffigurante l´Assunta de i SS. Lucia, Francesco, Carlo e Antonio Abate( 1633- Giovanni Antonio Pellegrino da Milano). Sulla parete di fondo vi è un affresco raffigurante la Crocefissione tra i SS, Ansovino, Elena, Bartolomeo e Nicola(1455-Giovanni di Girolamo da Camerino).


Fiordimonte
Indirizzo Fraz. Castello
Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa “Santa Maria Assunta”

Chiesa in stile romanico, costruita nel XIII° sec


Fiordimonte
Indirizzo Fraz. Nemi
Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa del Rosario

All’interno vi si conserva la tela di Luigi Valeri, raffigurante la Madonna con il Bambino e i Santi Anna, Giovanni Battista, Carlo Borromeo e Angeli. Di ulteriore estrazione un affresco del ‘600 raffigurante il Crocifisso.


Stile: Medievale

Pievebovigliana
approfondimenti
Data costruzione: 1600
-Chiesa di S. Maria Assunta e Cripta Romanica

Chiesa di origine medievale. Al suo interno sono custodite tele di Luigi Valeri (Madonna di Costantinopoli), Girolamo e Antonio Aspri, tutte dei secoli XVIII-XIX.


Notevole la cripta romanica con cinque navatelle, tre absidiole, quattro ordini di colonne con capitelli vari a rozze decorazioni graffite. Di particolare interesse le lapidi del II sec. d. C. e l'affresco Arcangelo di Cola del XV secolo.
Stile: Romanico

Pievebovigliana
approfondimenti
Data costruzione: XI Secolo
-Chiesa di San Giovanni dell’Isola

La struttura presenta un portichetto esterno a colonnine ottogonali in cotto, dove è impresso il simbolo di san Bernardino. Nel pilone dell’arco trionfale appaiono frammenti di Crocifissione trecentesca. Fascia di finestre ad arco centinato nella canonica.


Stile: Medievale

Pievebovigliana
Indirizzo Loc.tà Isola
approfondimenti
Data costruzione: XIV Secolo
-Chiesa di San Giusto

La Chiesa che si trova a San Maroto è un eccezionale monumento romanico.


La sua struttura è il risultato di un delicato gioco di soluzioni ed equilibri geometrici. Nel vano terreno della torre campanaria, aggiunta successivamente, sono visibili degli affreschi della fine del Trecento, mentre all'interno della chiesa è conservata una tavola di Venanzo da Camerino (Madonna del Rosario) ed una Madonna in trono con bambino, della seconda metà del XIII secolo.
Pievebovigliana
approfondimenti
Data costruzione: XI-XII Secolo
-Chiesa di Santa Maria Maddalena

Situata sull’omonima montagna, la chiesa risale all’epoca ed ai canoni romanici. Visibili segni pittorici fanno pensare al pennello di Cola Di Pietro.


Stile: Romanico

Pievebovigliana
Indirizzo Loc.tà Santa Maria Maddalena
approfondimenti
Data costruzione: 1370-1380
-Chiesa e Convento di San Francesco

Chiostro di epoca tarda vi si possono ammirare affreschi dal sec. XIV al XVII. All’interno della chiesa è conservata una copia ottocentesca di un Crocifisso trecentesco simile a quello di San Damiano di Assisi. Il Santuario risale al sec.XIII e contiene un vasto complesso di affreschi dal ‘300 al ‘500.


Pievebovigliana
Indirizzo Loc.tà Pontelatrave
approfondimenti
-Palazzo Fani

Si tratta di una villa signorile, di ampia dimensione, fornita di scuderie, rimessa e giardino, del XIX secolo, costruita da Nicola Fani, signore di campagna, nato a Muccia nel 1811. Nelle sale interne sono conservati alcuni affreschi.


Pievebovigliana
approfondimenti
-Pompeiano

Un tempo comunità monastica femminile. Restano solo due case coloniche.


Pievebovigliana
Data costruzione: XI Secolo
-Ponte Romanico di Pontelatrave

Ponte a cinque arcate. Unisce le sponde del fiume Chienti in località Pontelatrave.


Stile: Romanico

Pievebovigliana
approfondimenti
Data costruzione: XIV Secolo
-Torre Colombaia e Palazzo Marchetti di Campi

La torre, in pietra arenaria del luogo, con evidenti funzioni difensive, rispetto al sottostante castello di Beldiletto, è probabilmente presente già nel XIV secolo. Il palazzo risale al XV secolo.


Pievebovigliana
Indirizzo Fraz. Campi
approfondimenti
Data costruzione: XV Secolo
-Villa “Filippo Marchetti”

E’ la casa in cui abitò Filippo Marchetti, celebre musicista. Autore di importanti opere, Marchetti è stato presidente della Reale Accademia di Santa Cecilia a Roma e maestro di Margherita di Savoia. Si tratta di un’ ampia villa del secondo ‘800.


Indirizzo Loc.tà Gallazzano
approfondimenti
Data costruzione: 1800

Visso

-Collegiata di Santa Maria

Presenta uno stile romanico-gotico. E’ abbellita da una stupenda facciata.


Data costruzione: 1500
-Museo e Pinacoteca

Interessanti le opere contenute perché provengono tutte dalle chiese del territorio vissano.


-Pieve di S. Maria Assunta

L’ antica Pieve dedicata a Santa Maria Assunta è situata nella frazione di Fematre. Nell’ alto medioevo Fematre apparteneva al feudo dei conti Alviano, nel luogo dove si trova il paese sorgeva il castello, che data la sua posizione strategica in zona di confine tra Marche ed Umbria aveva acquisito notevole prestigio sul territorio.


La Pieve fu eretta nel 1100 alle falde del Monte Fema, in forme romaniche e grazie alla sua collocazione divenne un fulcro molto importante non solo religioso ma anche civile per tutte le comunità limitrofe. La vita associata pulsava tutta attorno alla Pieve, nei giorni festivi dopo la messa, si svolgevano anche riunioni di Consiglio. Agli inizi del 1200 il dominio feudale dei Conti Alviano cessò, a causa della vendita del Feudo al Comune di Norcia, si costituì la Communitas Fematris comprendente le ville vicine. Nel 1471 il castello di Fematre passò al comune di Visso. La chiesa ha pianta ad aula, coperta nelle prime due campate, da grandi volte a crociera poggianti su pilastri. Questo corpo centrale dell’edificio corrisponde alla pieve del XII secolo. Nel 1135, al lato sinistro della chiesa, fu aggiunto un altro corpo che fungeva da oratorio, ora è adibito a sacrestia. Nel XIV sec. in seguito ai danni di un terremoto e alle aumentate esigenze demografiche, l' aula fu allungata con l' aggiunta di un presbiterio a base quadrata coperto da volta costolonata e separato dalla navata con un arco trionfale; fu rifatta la facciata con l' aggiunta di un rosone, il campanile a vela fu sostituito da una vecchia torre di vedetta che è l' attuale campanile. Il presbiterio è completamente affrescato con scene della vita di Maria. Gli affreschi eseguiti dagli Sparapane da Norcia (dal 1497 in poi) si possono trovare nel presbiterio, come anche in altre parti della chiesa, mentre nella parete appena si entra sulla sinistra un grande affresco raffigurante la Madonna del Rosario datato 1583 è attribuito a Fabio Angelucci. Sulla destra per ripararsi da intemperie, per i battesimi, per maggiore comodità della liturgia della Candelora, della Settimana Santa e delle Processioni, fu aggiunto un nartece formato da cinque archi a tutto sesto; in fondo venne aggiunta nel 1506 una cappellina affrescata sempre dagli Sparapane da Norcia. La parete sud della Pieve era affrescata fino a qualche tempo fa ad opera dei pittori umbri del Quattrocento. Si scorgono ancora lievemente le immagini di S. Sebastiano, della Vergine con il Bambino, di S. Stefano e di S. Cristoforo col bambino in Spalla. La Pieve sorta come edificio in forme romaniche, nonostante nel tempo abbia subito vari rifacimenti e rimaneggiamenti, mantiene inalterati i caratteri architettonici e tipologici delle costruzioni tipiche montane.
Indirizzo S. C. di Fematre
approfondimenti
Data costruzione: 1100
-Santuario di Macereto

Il Santuario di Macereto é un edificio di eccezionale interesse architettonico; costruito sul modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano.


approfondimenti
Data costruzione: 1399